Findus: rischi per il nostro Paese?

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A seguito di controlli effettuati nel Regno Unito, si è scoperto che in partite di hamburger e di lasagne prodotte da Findus, vendute surgelate in diversi supermercati, erano presenti quantità anche rilevanti di carne equina, nonostante venisse dichiarata la presenza di sola carne bovina. La presenza di carne di cavallo non era nominata in etichetta e quindi si è trattato di una frode molto grave anche, se, almeno cosi sembra, non ci sono stati problemi di carattere sanitario.

Le prime indagini condotte hanno permesso di appurare un incredibile traffico di carne equina, che sembra abbia avuto inizio in Romania ed in Polonia con intermediazioni che hanno coinvolto anche Cipro. Le indagini probabilmente non sono ancora terminate e non si può escludere che ci siano più soggetti coinvolti nei traffici e che magari gli hamburger “di cavallo” siano stati distribuiti anche in altri Paesi.

Sembra (il condizionale è di obbligo e verrà impiegato più volte in questa nota in quanto le informazioni disponibili non sono ancora complete) comunque che all’origine della truffa ci sia un’ampia disponibilità di equini da macello in Romania ed in Polonia e quindi carne a prezzi molto convenienti e favorevoli per l’industria alimentare. L’episodio ha destato particolare scalpore nel Regno Unito dove il consumo della carne di cavallo non rientra tra le abitudini alimentari della popolazione; nel nostro Paese invece in alcune Regioni le carni equine trovano gradimento tra i consumatori, ma la produzione nazionale è nettamente insufficiente a fare fronte alle richieste: proprio per questo motivo esiste una consistente importazione di equini proprio dai Paesi dell’Est Europa.

Indipendentemente dagli aspetti etici e dai comportamenti alimentari che sono molto diversi nell’ambito dei Paesi della stessa Unione Europea in merito al consumo della carne di cavallo, non si può ignorare la gravità dell’episodio. A tutte le aziende alimentari che operano nel territorio comunitario, dovrebbe essere noto che l’Unione Europea con i Regolamenti emanati nel 2004 (ed in particolare con i numeri 852 e 853) ha affidato ai produttori degli alimenti la responsabilità primaria della loro sicurezza. Per raggiungere questo obiettivo gli stessi produttori debbono esercitare un controllo costante sulla intera “filiera” e registrare tutte le attività svolte. Tra queste attività è ovviamente molto importante il controllo delle materie prime utilizzate.

Le autorità di controllo pubbliche hanno l’incarico di ispezionare periodicamente le modalità di conduzione del lavoro nell’interno degli stabilimenti di produzione; tale controllo prevede anche  una verifica dei registri in cui debbono essere riportate in dettaglio le attività incluse la analisi chimiche e/o microbiologiche effettuate. Non solo: sono anche tenute ad effettuare dei controlli sui prodotti che vengono messi in commercio.

Nel caso specifico sembra che ci sia stata una grave negligenza da parte dei responsabili degli stabilimenti della Findus che non avrebbero verificato la natura della materia prima impiegata per fare gli hamburger e le lasagne mettendo in lavorazione carne di cavallo invece di quella bovina. Sembra anche che le autorità pubbliche siano state latitanti nei controlli nell’interno degli stabilimenti ed in questo modo hanno lasciato l’azienda libera di commettere delle illegalità. Inoltre i controlli sui prodotti messi in commercio sembra che siano stati tardivi e che gli hamburger e le lasagne con la carne di cavallo siano stati consumati prima che venisse scoperto l’illecito.

Dalle informazioni che arrivano dai media, risulta che qualche autorevole esponente politico del Regno Unito, probabilmente per scaricarsi delle proprie inadempienze, ha chiamato in causa la criminalità organizzata di alcuni Paesi inclusa quella italiana. Forse sarebbe stato meglio “guardarsi allo specchio” e riflettere sulla inefficienza che, almeno nel passato, il sistema di prevenzione e controllo del Regno Unito ha dimostrato. Probabilmente se ci fosse stata maggiore attenzione la BSE, meglio conosciuta  come “mucca pazza” non si sarebbe diffusa nel modo che purtroppo conosciamo: a distanza di quasi ventanni sembra che nel sistema di controllo degli alimenti nel Regno Unito c’è ancora qualche falla.

Invece che fare polemiche andando a cercare eventuali capri espiatori, sarebbe utile una reale armonizzazione nei sistemi di controllo in grado di conferire la migliore sicurezza alimentare possibile a tutti i cittadini europei.

Un elemento di preoccupazione riguarda non soltanto il fatto che si tratti di carne di cavallo, ma anche la sua qualità igienico sanitaria ed in particolare la possibile presenza di residui di sostanze chimiche e contaminanti microbiologici non accettabili. Se non si è verificata neanche la natura delle carni si può essere certi che sono stati effettuati tutti i controlli per accertare la loro idoneità sanitaria? Questo è il vero interrogativo a cui le Autorità di vigilanza dovrebbero dare una risposta.

Il problema sembra non riguardare il nostro Paese, ma un atteggiamento prudenziale da parte dei Consumatori non guasta e gli strumenti per applicarlo esistono. Guardando attentamente le etichette delle confezioni dei diversi alimenti (surgelati, refrigerati, ecc.), si può leggere il Paese dove sono stati prodotti. Ad esempio ci sono dei prodotti ittici surgelati della Findus prodotti in Sud Africa ed altri in Uruguay, ma anche prodotti da forno di altre aziende prodotti in Oman o in altri Paesi Comunitari od extra comunitari.

La normativa comunitaria, cui si è accennato precedentemente, impone regole molto severe, ma quello che conta è se sono veramente applicate. Sappiamo che in Italia il sistema di controllo, pur con le sue inevitabili farraginosità, è sufficientemente rigoroso e tale da conferire una ragionevole certezza sulla salubrità degli alimenti che vengono prodotti; nell’acquistare i nostri alimenti è quindi consigliabile verificare dove sono stati prodotti e comportarsi di conseguenza.   

Autore: Agostino Macrì
Data: 14 febbraio 2013

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