Probiotici: cosa sono e a cosa servono

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giorgio_donegani.jpg 1. Si sente spesso parlare di probiotici. Ma cosa sono e a cosa servono?
I probiotici sono dei batteri. Questi batteri sono dello stesso tipo di quelli che abitano normalmente nel nostro intestino e che costituiscono la naturale flora “buona” intestinale. Il nostro intestino è abitato da una grande quantità di questi batteri che svolgono tutta una serie di azioni positive, nel senso che aiutano, per esempio, a stimolare il sistema immunitario, degradano determinate tossine, aiutano la regolarità dell’intestino, aiutano anche a produrre componenti vitaminiche importanti.
Può capitare che la nostra flora intestinale sia squilibrata: è questo il momento in cui diviene importantissimo introdurre i  batteri probiotici. Per raggiungere questo obiettivo è necessario alimentarsi con prodotti a base di probiotici realizzati in modo tale da superare le barriere gastriche, arrivare nell’intestino e combattere i germi negativi. Ristabiliscono dunque l’equilibrio della flora intestinale, si insediano sulle pareti intestinali e svolgono azioni positive.

2. Hanno delle controindicazioni e come vanno consumati affinché siano realmente efficaci?
Non hanno controindicazioni: esiste infatti una normativa europea che stabilisce che la prima cosa che deve essere garantita da un probiotico è la sicurezza, quindi possono essere consumati da tutti senza alcun problema.
Per quanto riguarda la modalità di consumo, è bene sapere che ne esistono diversi ceppi e ciascuno ha una sua specificità d’azione più o meno marcata. Vi sono infatti probiotici che bisogna prendere tutti i giorni
(proprio perché stabiliscono una condizione ideale di funzionamento dell’intestino che ne garantisce di continuo la miglior funzionalità) ed altri che invece può essere sufficiente prendere per un tempo inferiore e poi sospendere.
La cosa che si tende a fare è cercare di garantire la massima robustezza di questi microbi in modo da renderli il più possibile indipendenti dal contesto in cui si consumano, quindi, ad esempio, mangiarli a stomaco vuoto piuttosto che a stomaco pieno non dovrebbe influire troppo sull’efficacia.

3. E’ corretto definire un alimento o una bevanda “probiotico” e, se sì, quando si può definire tale?
Non è corretto, ma si fa di norma perché ormai è diventata una prassi commerciale. In realtà “probiotico” è il batterio, quindi sarebbe meglio parlare di alimenti o bevande arricchiti con fermenti probiotici.

4. Dove possiamo trovare i probiotici e come vanno conservati?
I  probiotici trovano un habitat ideale nei derivati del latte, quindi normalmente li troviamo nei prodotti lattiero-caseari. Questo perché la maggior parte dei probiotici sono dei lactobacilli che quindi fermentano il lattosio (lo zucchero del latte) producendo acido lattico.
Essendo dei batteri hanno un ciclo vitale che prevede una fase di crescita, una fase stazionaria e una fase di decremento del loro numero. E’ importante tenerli al freddo perché questo prolunga la fase stazionaria nella quale sono presenti nel maggior numero.

5. Sul mercato esiste una diffusione indiscriminata di integratori che decantano caratteristiche probiotiche non adeguate, magari vantando elevate quantità di ceppi probiotici che però non hanno poi reali effetti salutistici. Che consigli possiamo dare al consumatore per orientarlo nella scelta di un buon probiotico?
Purtroppo non è facile. Una prima indicazione può però venire dal prodotto stesso: già guardandone la confezione, il consumatore dovrebbe infatti assicurarsi che la denominazione del probiotico sia la più precisa possibile e che, in particolare, sia composta da tre indicazioni (per esempio lactobacillus casei shirota) che danno informazioni sul gruppo e soprattutto sul ceppo di riferimento. Quando sono invece presenti indicazioni più vaghe composte da soli due nomi, si può anche trattare di prodotti che garantiscono davvero una naturale efficacia.
Un consiglio che possiamo dare è poi quello di documentarsi su riviste qualificate o su Internet, introducendo il nome completo del probiotico su motori di ricerca, verificando dunque se i vantaggi descritti sono supportati da evidenze scientifiche.

6. Nella scelta, ci può aiutare l’etichetta del prodotto?
Sì, senz’altro: su questa non solo deve essere riportato il nome completo del ceppo batterico, ma anche il numero di batteri vivi presenti nel prodotto. E’ bene diffidare dunque da chi scrive genericamente “contiene almeno un miliardo”, perché, anche se può sembrarci un numero elevato, in realtà è solo il minimo indispensabile.  Basti pensare che ci sono prodotti che contengono addirittura 5, 6 miliardi di batteri probiotici e lo dichiarano in etichetta. E’ chiaro che questi prodotti hanno un plus.

7. Ci stiamo avvicinando all’inverno. Con l’influenza in arrivo è consigliato l’uso di probiotici?
Uno degli effetti provati per la maggior parte dei probiotici è proprio quello di potenziare il sistema immunitario e non dobbiamo dimenticare che la maggior parte delle cellule del sistema immunitario si concentra in prossimità dell’intestino. Ippocrate ci ricorda che l’intestino sostanzialmente è l’organo dal quale dipende la salute del corpo, per cui curare l’intestino con i probiotici aiuta sicuramente anche contro i mali dell’inverno.

8. Una curiosità per concludere l’intervista: è vero che i probiotici abbassano il livello di colesterolo?
Gli yogurt che abbassano il colesterolo sono cose diverse dai probiotici. Contengono delle sostanze chimiche, non dei batteri, che si chiamano fitosteroli e che effettivamente agiscono ostacolando l’assorbimento del colesterolo, ma sono una cosa completamente diversa dai probiotici.

Autore: Sonia Galardo
Data: 21 ottobre 2010

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