Tortellini al cavallo

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La Buitoni, che in realtà è un marchio della Nestlè, ha deciso di ritirare dal commercio una partita di tortellini poiché, a seguito di controlli effettuati, ha scoperto la presenza di piccole quantità di carne equina nel suo prodotto. Da quanto si può sapere, la scoperta della “contaminazione” con carne equina è conseguenza dei controlli che l’azienda ha effettuato sulle materie prime utilizzate per la produzione dei tortellini.

La fabbrica dei tortellini si trova in Piemonte e la carne utilizzata è stata importata dalla Germania; il fornitore deve aver dato delle garanzie sulla qualità della carne, ma questo non è sufficiente. Com’è noto, infatti, le aziende alimentari sono tenute ad attuare programmi di autocontrollo in modo tale da garantire la qualità e la sicurezza degli alimenti da loro prodotti: soltanto se i controlli effettuati danno esito favorevole si può procedere nella lavorazione.

Quello che non è chiaro è in quale momento sono state fatte le ricerche per individuare la presenza di carne equina, ovvero nei tortellini oppure nella materia prima. Si può presumere che, sull’onda delle informazioni provenienti da altre aziende e dalle Autorità di controllo di diversi paesi europei, si sia deciso di approfondire le indagini e quindi si è proceduto al controllo dei tortellini già finiti; una volta accertata la contaminazione, la pasta è stata ritirata dal commercio.

Un altro elemento da prendere in considerazione è la concentrazione molto bassa di carne equina; si potrebbe pensare che si sia trattato di una contaminazione accidentale dovuta alla incuria della ditta tedesca fornitrice della carne che non ha vigilato attentamente sulla qualità del suo prodotto. La Buitoni aveva evidentemente fiducia nel proprio fornitore e probabilmente i controlli erano meno severi.

Sulla base di queste premesse si possono fare le seguenti considerazioni:

•    non sono chiare le ragioni che hanno causato la presenza di carne equina: considerate la basse concentrazioni (inferiori all’1%), probabilmente si è trattato di una “contaminazione” accidentale in quanto quantità così piccole non comportano vantaggi economici significativi;

•    i sistemi di autocontrollo hanno funzionato in modo parziale poiché i tortellini sono comunque arrivati sui banconi di vendita e non si può escludere che in precedenza siano stati venduti e consumati;

•    l’Unione Europea ha organizzato un piano di controllo (molto costoso) dei prodotti a base di carne al quale le Autorità del nostro Paese si sono opposte. Alla luce di quanto avvenuto, resta il dubbio se la posizione italiana sia giustificata (anche se la “filiera” della carne di cavallo è già severamente controllata), pur essendo le aziende produttrici a doversi assumere la responsabilità e farsi carico dei costi delle analisi;

•    le piccole quantità di carne equina non sembrano aver inciso sulla qualità e la sicurezza dei tortellini, ma questo non giustifica assolutamente quanto avvenuto. Il consumatore ha infatti il diritto di conoscere la composizione di quello che acquista e non è tollerabile che sia minata la sua fiducia a causa della “leggerezza” dei produttori: i cittadini debbono poter essere certi che quando acquistano gli alimenti le etichette sono veritiere e non nascondono inganni.

Un’ultima considerazione riguarda le norme di autocontrollo che debbono essere rispettate da tutte le aziende alimentari che operano nell’Unione Europea. Sulle etichette c’è scritto il paese in cui i singoli alimenti sono stati prodotti e quindi al consumatore va ricordato che, non solo in momenti di emergenza come quello attuale, resta in suo potere di fare scelte di acquisto consapevoli, anche dando un’occhiata a quanto riportato circa il luogo di produzione.

Leggi l’articolo di Agostino Macrì “Findus: rischi per il nostro Paese?”

Autore: Agostino Macrì
Data: 21 febbraio 2013

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