Bistecca di soia: un nome, una contraddizione

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Viviamo costantemente il fenomeno della commercializzazione di beni che si richiamano in modo improprio a prodotti universalmente conosciuti come sinonimo di qualità, genuinità e provenienza localizzata. Pensiamo alle famose mozzarelle, al parmigiano, ai pomodori, al prosciutto e all’aceto. In questo scenario – su cui le associazioni dei consumatori sono costantemente allertate – si inserisce ora un fenomeno nuovo, che per dimensione del pubblico potenzialmente coinvolto presenta diversi profili di possibile pericolosità. Ci riferiamo alla dilagante commercializzazione di prodotti vegetali o per vegani che si presentano assumendo arbitrariamente la definizione commerciale che agli occhi del consumatore richiama prodotti di natura diversa.

Salame vegano, bistecche di tofu, scaloppine, cotolette e spezzatini di soia, hamburger vegetali: i prodotti di origine vegetale che richiamano alla mente quelli carnei ormai non si contano più e le nuove frontiere del marketing sembrano non avere un limite ben preciso. Almeno fino a quando si sfocia nelle informazioni scorrette o addirittura nella pubblicità ingannevole.

Il tema è questo: è giusto far credere ai consumatori di acquistare un prodotto con determinate caratteristiche (nutrizionali e non solo), quando non è affatto così’?

Se si considerano gli aspetti nutrizionali di un alimento, potrebbe risultare ingannevole e fuorviante presentare un prodotto vegetale come fosse un alimento di origine animale, con caratteristiche nutrizionali, metodi di produzione e provenienza localizzata completamente diverse. Ad esempio, un prodotto che imita la carne, ma che è composto di proteine e fibre vegetali, non ha sicuramente le stesse componenti nutrizionali: quindi un nome che evochi un prodotto con un profilo nutrizionale diverso rischia appunto di essere evidentemente ingannevole per il consumatore. D’altronde, considerazioni equivalenti in Europa sono già state fatte da oltre 30 anni sul latte: la denominazione “latte” è riservata esclusivamente al prodotto della secrezione mammaria normale, ottenuto mediante una o più mungiture. Ecco perché non esiste più  nessuna etichetta “latte di soia”.

La battaglia per una corretta informazione dei consumatori sulla composizione dei prodotti alimentari non conosce sosta. Correttamente, tanto il legislatore quanto le associazioni dei consumatori sono in prima linea perché non siano posti in commercio prodotti che possano indurre in errore i potenziali consumatori sulla loro natura e composizione. Questo vale soprattutto per quei prodotti che assumono appunto una dicitura in sé potenzialmente ingannevole o tale da indurre in errore i destinatari attraverso assonanze o riferimenti a ben precise tipologie di prodotti.

Il problema che riscontriamo in questa pratica commerciale è di prospettare al consumatore un prodotto con caratteristiche non veritiere. Ad esempio “bistecca di soia” non è una bistecca nel senso consolidato del termine (e della tipologia merceologica di prodotto), ma sfrutta parassitariamente il vissuto positivo che questa ha costruito negli anni e di cui gode presso i potenziali consumatori finali.

La buona reputazione nel mondo di molti prodotti a base di carne e degli insaccati, infatti, è legata a metodi di produzione, tradizioni e fenomeni culturali secolari che non ci pare giusto dovere sacrificare in nome del marketing e del profitto di prodotti alimentari che si sono solo di recente affacciati sul mercato. Prodotti che, tra l’altro, fanno la loro fortuna anche sui continui attacchi mediatici al settore zootecnico o caseario.

Per una corretta e trasparente informazione verso i consumatori, crediamo si debba affrontare il problema e quindi avanzare delle richieste di regolamentazione affinché venga inibita la possibilità di utilizzare, per prodotti che non sono a base di carne o insaccati, espressioni identificative ingannevoli. Certamente hamburger o scaloppina, spezzatino o salame sono termini anche descrittivi, ma hanno senso e valore se riferiti a prodotti a base di carne, mentre possono indurre in errore i consumatori se riferiti a prodotti di origine vegetale o vegana.

Anzi, con riferimento proprio a quest’ultima categoria, si tratta di una palese contraddizione in termini.

Autore: Agostino Macrì
Data: 6 aprile 2016

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Daniele

Fra le righe di questo articolo si legge chiaramente la crisi che sta attraversando il settore della carne…che forse la zootecnica (macellazione) non stia raggiungendo livelli insostenibili, anche eticamente. Mi attenderei che uno spazio venga riservato all’Assovegan.

Elena

Bistecca di manzo, bistecca di tacchino, bistecca di cavallo bistecca di soja. Cosa c’è che non va? Si indica esattamente di cos’è fatta la bistecca e si sceglie liberamente.

xxx78

no la bistecca e solo di carne La bistecca è un tipo di taglio di carne quella di soia e solo soia impanata

Elena

Non è corretto, bistecca deriva dall’ inglese beef steak,
trancio/taglio di manzo. Quindi volendo essere fiscali qualsiasi taglio o trancio di qualunque cosa che non sia manzo non dovrebbe essere chiamato bistecca. Dal momento che il significato è stato esteso a qualunque carne e anche a qualunque pesce, non vedo perchè non si possa estendere a qualunque proteina. L’unica cosa importante per il consumatore è far capire che è un prodotto vegetale. Vogliamo piuttosto parlare di come il termine “Balsamico” venga abusato per vendere prodotti a base di aceto e zucchero che non hanno niente a che vedere col vero aceto balsamico? Questo si che è un modo di trarre in inganno il consumatore.

giovanni protti

Perfetto ! Condivido in pieno ! Ma al “popolo” che è, notoriamente, ignorante, penso che queste ” battaglie ” interessino fino ad un certo punto….. anzi ( vuoi mettere la soddisfazione della tipica Mamma Italiana = il cibo sopra ogni cosa, che dice al figlio <> ? Mahh…. Spero sinceramente di sbagliarmi…. giovanni protti/como

Luciano

Secondo questo articolo, allora, anche il famoso dolce “Salame di Cioccolato” avrebbe un nome fuorviante …
Mi sembra una forte esagerazione e più che altro una paura a perdere clientela da parte dei commercianti di carne

Assocarni

Gentile signor Luciano, il salame di cioccolato è chiaramente un dolce, e in quanto tale non si pone come sostituto o alternativa del salame vero. Quindi è tutto un altro discorso.

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