Pizza e cartone

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Sono quasi 5 milioni le pizze sfornate ogni giorno in Italia. Il più celebre stereotipo dell’italianità all’estero muove ogni anno un giro di affari di oltre 10 miliardi di euro.
Questo alimento cardine della dieta mediterranea, in Italia lo si consuma prevalentemente nelle pizzerie anche se va sempre più diffondendosi l’abitudine di portarlo a casa, dove arriva conservato in apposite scatole di cartone: ogni giorno vengono vendute oltre due milioni di pizze da asporto.

Nel contenitore di cartone, dove la temperatura può raggiungere i 60/65°C, le pizze appena uscite dal forno restano anche per molti minuti. Non solo: spesso il cartone viene utilizzato per riscaldare la pizza nel forno di casa o come vassoio per il consumo. Abitudini ormai radicate che possono però nascondere alcune insidie, soprattutto se non si conosce la materia prima con la quale è realizzato il contenitore.

Siamo soliti chiamarlo “cartone”, ma viste da vicino le cose sono più complesse : la scatola è fatta da un coperchio (prima carta) che sarà stampato a piacimento dell’azienda produttrice, come una vera e propria copertina esterna. Poi c’è l’ondulato (seconda carta) che funge da rinforzo della scatola conferendogli una certa rigidezza. Infine c’è il rivestimento interno (terza carta), quello che sta a diretto contatto con l’alimento.

Secondo il decreto ministeriale 21 marzo del 1973 (e successive modifiche) i contenitori destinati al contatto diretto con alimenti umidi e grassi (la pizza per l’appunto) devono essere prodotti esclusivamente con carte di pura cellulosa e senza contenuti di macero.
Per questioni di igiene e di sicurezza alimentare nessuno di questi tre strati, nemmeno la copertina, che è il più esterno di tutti, possono essere fatti con carta riciclata. Eppure oltre il 90 per cento dei produttori di scatole per pizza, contravvenendo alle norme e mettendo a rischio la salute dei consumatori, utilizza come materia prima cartoni che hanno un contenuto di macero non inferiore al 20 per cento.

La questione non è nuova. Già nel 1994 ci fu un allarme per questi contenitori. Erano scatole vendute a basso prezzo ai pizzaioli e, secondo le denunce, erano fatte con carta riciclata, addirittura anche con rifiuti cartacei di telefax e fotocopiatrici: contenevano sostanze nocive che potevano contaminare le pizze, non avendo nemmeno uno strato di carta-cellulosa vergine nella parte a contatto con l’alimento.

A quell’epoca nei contenitori fu rinvenuto piombo in alte percentuali, che migrava nella pizza con estrema facilità. Adesso se si effettuano analisi sulla carta impiegata, il piombo non si trova più, però sono comparse altre sostanza altrettanto nocive: i diisopropilnaftaleni (DIPN) e diisobutilftalati (DIBP). Il diisobutiliftalato ad esempio, è un solvente usato nel processo di riciclaggio della carta, per togliere inchiostri e coloranti. Queste sostanze sono considerate dei veri e propri rivelatori della presenza di maceri nella carta ed anch’esse, come il piombo, migrano facilmente negli alimenti, soprattutto in presenza di calore.

La questione dei cartoni per la pizza mette in luce uno dei tanti paradossi di cui è ricca la legislazione italiana. Pur essendo obbligatorio l’uso di carta di pura cellulosa e vietato l’impiego di carta da macero, non esiste l’obbligo di apporre sulle scatole alcuna dichiarazione che attesti l’adeguamento a questa norma da parte dell’azienda produttrice. Così il consumatore non sa di che cosa è fatta la carta che contiene la sua pizza ed ignora che questa carta non può essere fatta con carta riciclata. Una situazione davvero curiosa.

La stessa ditta produttrice di scatole che acquista la materia prima non ha, da parte sua, l’obbligo di richiedere alle cartiere e ai produttori di fogli di cartone una dichiarazione che quelle carte sono prodotte solo con pura cellulosa. Insomma, bisognerebbe fidarsi delle buone pratiche commerciali di chi produce i cartoni per pizza.

Ma considerato che i dati non sono incoraggianti (sono appena il 10 per cento i produttori che usano solo carta di pura cellulosa), diventa assolutamente necessario che l’Istituto Superiore di Sanità ed il Ministero della Salute colmino questo vuoto, obbligando le aziende produttrici a dichiarare inequivocabilmente (ed assumendosi tutta la responsabilità di una asserzione mendace), che le tre carte utilizzate per la produzione dei contenitori da asporto per la pizza  sono di pura cellulosa senza contenuti di macero.

Fino a che non sarà imposto questo obbligo invitiamo tutti i consumatori a dare un’occhiata in anticipo alle scatole entro le quali stanno per finire le loro pizze e richiedere (fino a rinunciare all’acquisto della pizza) una scatola che riporti in modo chiaro la dichiarazione di composizione della carta. Senza dimenticare che sarebbe meglio diffidare anche delle scatole di cartone che non riportano il nome del produttore.

Come al solito, se il legislatore nicchia, è invece ben attiva la fantasia dell’imprenditore disonesto. Così basta farsi un giro tra le varie offerte di cartoni per la pizza per scoprire un variegato mondo di improvvisazioni. Ad esempio sui cartoni si trova stampato il logo composto da un bicchiere e da una forchetta con la sottostante dicitura “per alimenti”. Questo marchio, obbligatorio per i contenitori di prodotti alimentari secchi (come la pasta) se apposto sui cartoni per pizza, un alimento umido e grasso, non garantisce affatto che la carta utilizzata sia idonea e di pura cellulosa.

Poi spesso si legge la dicitura “scatola ecologica per alimenti”, che non significa niente e soprattutto non esclude l’uso di carta da macero. Anche le definizioni “carta alimentare” oppure “contenitore idoneo per alimenti” o “carta interamente alimentare”, non significano nulla e non offrono alcuna garanzia per il consumatore sulla reale composizione della materia prima utilizzata.
Insomma, la pizza può anche essere “capricciosa”, la scatola no!

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: giugno 2008

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Santo

Salve, a distanza di 7 anni da questo articolo e i numerosi report che hanno evidenziato il problema, cosa è cambiato? nulla! senza parlare dell’uso di preparare prima e impilare i contenitori per pizza in attesa di utilizzarli senza rispettare alcuna norma igienica. Oltre la Pizza sostanze tossiche e Germi.

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