E’ ingannevole la pubblicità delle patatine artigianali

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A pochi mesi dalla nostra segnalazione sui “vanti di artigianalità” attribuiti da alcune aziende produttrici di patatine in busta ai loro prodotti, è arrivata la condanna dell’Autorità Antitrust.

San Carlo, Amica Chips, Pata e Ica Foods, sono state multate complessivamente per oltre un milione di euro con alcuni differenze: alcune di queste aziende, infatti, come si legge sul provvedimento dell’Antitrust, “attraverso diciture e immagini suggestive, attribuivano a taluni prodotti specifiche caratteristiche nutrizionali o salutistiche non corrette oppure fornivano informazioni, in merito alla composizione e agli ingredienti o alle modalità di trasformazione o cottura, ai prodotti anche vanti di artigianalità nonostante la loro natura industriale.

Altre aziende sanzionate dichiaravano un ridotto contenuto di grassi nelle loro confezioni, ma le modalità rappresentative prescelte non sono risultate aderenti alle prescrizioni comunitarie in materia (Reg. CE n. 1924/06), in quanto la percentuale di riduzione vantata era inferiore a quella consentita oppure priva o non adeguatamente accostata -nello stesso spazio visivo e con la medesima evidenza grafica- allo specifico termine di raffronto utilizzato quale versione base dello stesso prodotto”.

Tre aziende hanno conferito, poi, una particolare enfasi grafica alla presenza di olio d’oliva nelle rispettive confezioni,  omettendo di evidenziare l’effettiva percentuale impiegata (il quantitativo veniva indicate solo sul retro delle buste e risultava assai più basso a quello di altri oli vegetali).

Due aziende hanno presentato in maniera ambigua e omissiva le caratteristiche reali e distintive di alcuni prodotti, ingenerando così nei consumatori l’erronea convinzione che queste confezioni fossero nettamente diverse dal prodotto base o dalla variante aromatizzata. E infine un produttore  ha accreditato un proprio prodotto di proprietà salutistiche che sono risultate non autorizzate dalla Commissione europea.

“Insomma -commenta il Segretario generale Massimiliano Dona- grazie alla nostra segnalazione, l’Antitrust ha potuto accertare una situazione di grave trascuratezza informativa da parte di alcuni players, mentre per altri le censure appaiono meno significative: piuttosto resta da rilevare che, mentre alcuni produttori, già nelle more dell’indagine Antitrust, si sono già attrezzati per cambiare le confezioni, altri perseverano tuttora nell’ingannare il consumatore dichiarando l’artigianalità del prodotto, cosa particolarmente grave, trattandosi di un settore nel quale le scelte dei consumatori sono spesso influenzate dalle caratteristiche produttive delle chips”.

Autore: Simona Volpe
Data: 18 Febbraio 2015

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