Etichetta semaforo: vittoria del buon senso.

commenta  |   stampa  |  pdf

semaforo-alimentareIl Parlamento Europeo ha respinto la proposta di classificare gli alimenti con il criterio dell’etichetta semaforo. Cerchiamo di capire di cosa si tratta: l’agenzia alimentare inglese, negli anni scorsi, ha deciso di segnalare ai consumatori le caratteristiche nutrizionali degli alimenti attraverso il sistema dei semafori. In pratica la presenza negli alimenti di quantità elevate di zuccheri, grassi, grassi saturi e sale deve essere segnalata con un bollo rosso; quando la quantità è media il bollo giallo ed infine quando i nutrienti sono bassi il loro contenuto si segnala con un bollo verde. Su un alimento possono essere presenti contemporaneamente bolli di colore diverso ed il consumatore deve regolarsi di conseguenza. Curiosamente le bevande alcoliche sembra che non debbano essere soggetto del semaforo.

Una persona con problemi di pressione potrà acquistare quegli alimenti in cui sotto l’indicazione del sale troverà un bollo verde; chi ha problemi di diabete cercherà quelli con il bollo verde sotto lo zucchero; le persone con sovrappeso eviteranno gli alimenti con il bollino rosso sotto i grassi e gli zuccheri e cosi via. L’agenzia alimentare fornisce anche delle indicazioni sulle quantità di alimento da consumare in funzione del colore del bollo o dei bolli. Ovviamente esistono dei limiti: ad esempio quando la quantità di grasso supera il 20% il bollo deve essere rosso; dal 3% fino al 20% il bollo deve essere giallo e sotto il 3% il colore è verde. Indicazioni analoghe debbono essere per gli altri nutrienti considerati pericolosi di cui abbiamo parlato all’inizio.

Chi danneggia l’etichetta semaforo?

Le industrie alimentari debbono adeguarsi alla norma ed apporre le etichette in funzione del contenuto dei diversi nutrienti; presumibilmente c’è la caccia a ridurre le quantità al di sotto delle soglie (ad esempio il 19,99 % di grasso) per mettere un bollo più rassicurante.

L’approccio del semaforo finisce con il favorire determinati alimenti a scapito di altri e tra questi ultimi alcuni prodotti tipici italiani, primi fra tutti i formaggi stagionati come il grana, il parmigiano e il pecorino. Si tratta di alimenti di straordinario valore nutrizionale, ma grazie alla loro composizione dovrebbero essere etichettati con quattro bolli rossi che più rossi non si può! Stessa cosa vale per il prosciutto (anche se in questo caso c’è il verde dello zucchero) e per l’olio extravergine di oliva per cui il bollo rosso riguarda solo i grassi.

Per i prodotti citati non è possibile una manipolazione per ridurre i nutrienti in modo da “ingiallire” o addirittura “inverdire” i bolli.

D’altra parte il consumatore quando si trova davanti ad un prodotto che essendo di grande qualità ha dei costi superiori, ma che è pieno di bolli rossi probabilmente sceglie prodotti meno pregiati e solo apparentemente salutistici. Ovviamente per fare una scelta oculata occorrerebbe sapere che un consumo moderato dei prodotti di eccellenza può essere molto utile per la salute.

Educare i consumatori senza il semaforo

Il problema delle malattie dipendenti dall’alimentazione è stato valutato con molta attenzione dall’Unione Europea che, per prevenirlo ha emanato il Regolamento 1169/2011, che ha l’obiettivo primario di educare ed informare i consumatori sui potenziali pericoli dipendenti dal cibo. Ha quindi deciso di etichettare i vari alimenti indicando in modo preciso i nutrienti presenti ed in particolare i grassi, gli zuccheri, il sale, le proteine, i carboidrati, gli additivi alimentari ed anche gli eventuali allergeni. Si tratta di indicazioni complete che debbono essere chiare consentendo ai consumatori delle scelte consapevoli e non condizionate da messaggi più o meno allarmistici.

Una corretta educazione alimentare dei cittadini è il vero obiettivo da perseguire; le scorciatoie del tipo dei semafori inglesi, possono creare sconcerto ed anche condizionare in modo negativo le scelte alimentari aprendo le porte a comportamenti poco salutari. Bisogna ricordare che tutti i nutrienti sono necessari purché presenti in modo equilibrato nella nostra alimentazione quotidiana. Non si può pensare che evitando cibi con il bollo rosso si risolvono i problemi; sarebbe molto meglio dire che è bene mangiare tutti i cibi di cui si dispone, alternandoli e conducendo una vita in cui alla inevitabile sedentarietà ci siano momenti di attività fisica.

Non possiamo che accogliere positivamente la decisione del Parlamento Europeo a dire no ai semafori alimentari inglesi: esistono già, infatti, delle norme rigorose e molto ragionevoli sull’etichettatura, appesantirle con il sistema a semaforo avrebbe soltanto creato apprensione ai cittadini e anche danneggiato l’immagine di ottimi alimenti, il che evidentemente non ci sembra una cosa molto sensata!

Potrebbe interessarti sull’argomento anche Etichetta semaforo: è la scelta giusta?

Autore: Agostino Macrì
Data: 13 aprile 2016

   Hai bisogno della nostra assistenza? Contattaci

Vuoi commentare questo articolo? Usa questo spazio.

Usa questo spazio solo per i commenti. Per le richieste di assistenza invece vai qui.

xAvvertenza

* Campi obbligatori

I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di consumatori.it e dei moderatori eccetto i commenti inseriti degli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di consumatori.it hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di consumatori.it invita ad un uso costruttivo dei commenti.

*

Unione Nazionale Consumatori è membro di TUTTOCONSUMATORI CONSUMERS INTERNATIONAL CONSUMERS' FORUM

Unione Nazionale Consumatori è membro di:
TUTTOCONSUMATORI
CONSUMERS INTERNATIONAL
CONSUMERS' FORUM

© 2016 Unione Nazionale Consumatori
© 2016 Unione Nazionale Consumatori