Acrofobia: cos’è e come curarla

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777 (Sdc – giu. 2014) – L’acrofobia (dal greco “aκρος“, alto, e “φόβος“, paura) è una fobia specifica riconducibile alla paura irrazionale dei luoghi elevati. I soggetti che ne soffrono non tollerano, per esempio, di guardare fuori da un grattacielo, da un balcone o di sporgersi per guardare nella tromba delle scale e nei casi più gravi è possibile che il solo pensiero di potersi trovare in una situazione del genere, scateni nell’individuo un vero e proprio terrore. Per alcuni l’attacco di ansia si scatena anche se c’è una qualche protezione tra loro ed il vuoto, come ad esempio una ringhiera o un vetro.

Ovviamente, questa patologia è molto limitante per la vita del soggetto che ne soffre. L’acrofobia si manifesta con dei sintomi somatici e psichici che diventano allarmanti solo quando iniziano ad essere patologici, cioè quando diventano troppo intensi o quando si verificano anche in situazioni prive di pericolo. I sintomi fisici più frequenti in questa patologia sono: tachicardia, difficoltà respiratoria, sudori freddi, tremori, fino ad arrivare a dei veri e propri attacchi di panico. Come ogni fobia specifica, l’acrofobia potrebbe avere origine da precedenti esperienze traumatiche riguardanti l’altezza, ma anche da convinzioni interiori estranee a qualsiasi fatto empirico.

Cosa fare per cercare di gestire nella maniera migliore l’acrofobia:

  • tentare di non evitare le situazioni che ci mettono a disagio; infatti, se in un primo momento evitarle potrebbe sembrare la soluzione migliore e più spontanea, non farà altro che ingigantire la paura di cui si soffre;
  • cercare di affrontare in modo graduale le situazioni che ci mettono ansia, aumentando di volta in volta il “limite di sopportabilità”.

Nel caso in cui la fobia sia eccessivamente invalidante o sia di origine traumatica è consigliabile rivolgersi ad un terapeuta, il quale cercherà di capire l’origine della paura e tenterà di far avvicinare gradualmente il soggetto alla fonte di disagio in modo da aiutarlo a superarlo. Nel caso in cui, invece, la fobia sia di origine traumatica, una cura valida potrebbe essere l’E.M.D.R. (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), vale a dire desensibilizzazione e rielaborazione dei ricordi attraverso i movimenti oculari.

Autore: Eleonora Iacobelli
Data: 4 giugno 2014

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