Levis autentici: come riconoscerli

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Chi non ha mai avuto tra le mani almeno una volta nella vita un paio di Levi’s?
Alzi la mano chi, nel toccarli o indossarli, non si è mai chiesto se fossero autentici o falsi e chi, nonostante le rassicurazioni del negoziante di turno, non si è mai del tutto convinto della loro genuinità!
Quella dei Levi’s, infatti, è una delle forme di contraffazione più conosciute e diffuse al mondo, in voga praticamente da decenni, che “vanta” ormai un livello di evoluzione e un numero di varianti tali da rendere davvero difficile -anche agli occhi di un acquirente esperto- riconoscere un paio di jeans originali da un paio contraffatto.

Su Internet non vi sono molte guide dedicate all’argomento e, non a caso, sono in tanti a chiedersi se tra i numerosi modelli di jeans Levi’s (501, 503, 505 etc.) in commercio, vi siano degli elementi “comuni” o quanto meno grossolani che possano in qualche modo aiutare i più a riconoscere e distinguere un paio di jeans autentici da un modello falso.

Di seguit riportiamo 4 criteri particolarmente evidenti che possono aiutare non solo chi acquista il capo nel tradizionale negozio d’abbigliamento ma soprattutto chi cerca il pezzo da collezione o il capo low price optando per le vie dell’e-commerce. Ed è proprio a queste ultime che bisogna prestare particolare attenzione, non essendo in molti casi i Levi’s venduti nel web altro che modelli scadenti prodotti in Tailandia e rimarchiati dai venditori finali orientali come autentici.

Fermo restando che per il numero di varianti di jeans prodotti dalla Levi’s e per il numero di Paesi di fabbricazione, non è escluso che delle piccole differenze “strutturali” tra modelli vadano necessariamente viste come segnali di contraffazione, entriamo nel merito dell’articolo e vediamo nel dettaglio quali elementi possono aiutarci generalmente a riconoscere dei falsi jeans, prendendo in esame uno dei modelli più noti e venduti di Levi’s: il 501.

1) La targhetta posteriore (patch) con il marchio Levi’s.
In un modello autentico è collocata sul lato destro, è cucita su tutti e quattro i lati ed è in tessuto resistente simile -per spessore, colore e al tatto- a del cartoncino; in un falso invece non solo la forma, lo spessore, il materiale e il colore della patch possono variare ma le scritte stampate all’interno possono presentare errori grammaticali, omissioni o indicazioni apparentemente superflue.

2- I bottoni.
La patch posteriore, tuttavia, è anche uno degli elementi più finemente riprodotti dai falsari e non c’è da stupirsi se in circuiti come quelli delle aste on line i venditori esteri la mettano sempre in evidenza. Considerarlo pertanto l’unico criterio di genuinità in dei jeans Levi’s non è sufficiente.
E’ utile allora esaminare anche i bottoni presenti sui jeans i quali devono riportare il testo (da notare il testo “LEVI STRAUSS&CO*SF CAL*”. La chiusura dei jeans deve essere ovviamente a bottoni (più piccoli ma con scritta in rilievo come quello principale) mentre i vari rivets (i chiodi che sporgono esternamente e delimitano le tasche) devono presentare le sigle “L.S. & Co. S.F.” sia sulla parte anteriore che posteriore:
Proprio quest’ultima sigla nei jeans autentici è presente su tutti i rivets, mentre in quelli contraffatti può presentarsi “liscia” o con altre scritte (v. esempi nelle due immagini a seguire).

3) Il numero seriale.
E’ l’elemento che indubbiamente aiuta più chi acquista in un negozio fisico che in uno virtuale.
In un paio di jeans autentici l’etichetta di cartone che solitamente affianca la patch posteriore al momento dell’acquisto presenta un numero seriale (da noi evidenziato in rosso nelle immagini) che deve corrispondere a quello posto sulla linguetta di stoffa interna ai jeans.
In caso contrario avete tra le mani indubbiamente un falso.

4) La linguetta rossa.
La linguetta rossa con la scritta “Levi’s” deve essere necessariamente presente sul retro di un 501 e deve essere posta sul lato sinistro della tasca destra, cucita tra quest’ultima e il tessuto dei jeans: nelle contraffazioni più grossolane la linguetta manca, è cucita in modo non parallelo al bordo della tasca o è direttamente incollata a quest’ultima.

Se questi rappresentano i principali segni distintivi tra Levi’s autentici e contraffatti non mancano in Rete consigli secondari; vi è ad es. chi suggerisce di prestare attenzione alla cucitura presente al centro delle tasche posteriori (rigorosamente a “v” aperta in un capo originale):
alla grandezza stessa delle tasche frontali (simmetriche tra loro), alle indicazioni per il lavaggio presenti sulla linguetta interna ai jeans, e alla taglia indicata sulla patch, che deve corrispondere a quella reale dei jeans (nelle contraffazioni questo criterio solitamente non viene rispettato).

Chiudiamo con un aneddoto riguardante proprio i falsi Levi’s provenienti dalla Tailandia rivenduti in maniera massiccia in Rete. Secondo alcune testimonianze raccolte nel Web, le piccole aziende che producono questi jeans (originariamente senza marca) li venderebbero a 5 dollari (circa 4 euro) ai propri operai, lasciandoli indossare loro per un periodo variabile tra i 6 e 12 mesi senza mai lavarli. Successivamente, quando i pantaloni hanno acquisito un buon livello di usura, sporcizia e perdita di colore, gli operai li riconsegnerebbero ai propri datori di lavoro ricevendo sempre per 5 dollari un altro paio. I vecchi jeans verrebbero quindi lavati, riparati, rimarchiati come Levi’s e rivenduti al prezzo di un modello autentico a turisti, esportatori o direttamente nel Web.

Autore: www.intertraders.eu
Data: marzo 2009

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