ALIMENTAZIONE – La triste storia del pecorino romeno

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Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

Roma, 23 gennaio 2012 – “Come uscire dalla crisi se si accetta che risorse e tradizione siano trasferite all’estero a danno del made in Italy?” E’ quanto si chiede Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), commentando la triste vicenda del pecorino prodotto in Romania anche grazie ai finanziamenti pubblici italiani.

“E’ purtroppo emblematico -dichiara l’avv. Dona- il caso ‘SIMEST’ (Società Italiana per le Imprese Miste all’Estero), di cui il Governo Italiano è il principale azionista, che attraverso un complesso meccanismo di interventi, è entrata nella Roinvest S.r.l. (società italiana), ma controlla la Lactitalia che opera in Romania, dove produce formaggi che vengono etichettati con marchi che palesemente richiamano il made in Italy”.

“La Coldiretti da tempo ha denunciato il fatto, ma per il momento sembra che abbia ottenuto soltanto solidarietà e promesse. Probabilmente quanto fatto rientra nella piena legalità anche se il percorso seguito sembra essere simile al gioco delle scatole cinesi. Quello che però si deve sottolineare -prosegue l’avv. Dona- è che, di fatto, un imprenditore si è arrogato il diritto di trasferire un pezzo della nostra tradizione e della nostra cultura in Romania. Questo è stato possibile trasferendo le tecniche casearie che si sono affinate nel nostro Paese nel corso dei secoli utilizzando probabilmente anche l’esperienza di mastri casari italiani che è stata trasferita a loro colleghi rumeni”.

“Questo tipo di esportazione -incalza Dona- danneggia la nostra economia: come dimenticare che la pastorizia in alcune Regioni italiane, ed in particolare in Sardegna, ha una importanza economica capitale ed attualmente si trova in crisi drammatica? Il nostro Governo ha deciso di finanziare la ‘concorrenza’, cosa che è inaccettabile. Questa mancanza di lealtà è ampiamente dimostrata dal fatto che i formaggi romeni vengono venduti non soltanto con denominazioni come “pecorino romano” o “caciotta”, ma anche con etichette che richiamano il nostro Paese con il tricolore”.

“Sarebbe interessante sapere -conclude Massimiliano Dona- se il nostro Governo, nell’intervenire finanziariamente a favore di un’impresa romena ne ha verificato i disciplinari di produzione. Chiediamo di fare chiarezza di quanto è stato fatto, ma soprattutto auspichiamo che il Governo si impegni a sostegno delle nostre produzioni agroalimentari”.

 

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