AUTOSTRADE – Un ricorso all’Antitrust per i consumatori?

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Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

Dalla campagna "Una sosta di qualità?" sulla ristorazione autostradale è emerso un mercato in cui la concorrenza è realizzata solo in parte: a farne le spese sono i consumatori e gli stessi operatori del settore. L’Unione Nazionale Consumatori sta verificando l’opportunità di depositare una segnalazione all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Roma, 3 aprile 2013 – "Stiamo verificando l’opportunità di depositare una segnalazione affinché l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato torni ad interessarsi delle dinamiche del mercato autostradale con particolare riguardo alla qualità del servizio e al prezzo dei prodotti venduti nelle aree di sosta". E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (http://www.consumatori.it), riferendosi ai dati emersi dalla campagna dell’associazione dedicata alla qualità della ristorazione autostradale.

"Gli esiti della nostra recente campagna ‘Una sosta di qualità?’ -afferma Dona (segui @massidona su Twitter)- descrivono, infatti, un quadro preoccupante del mercato autostradale: se per un verso i consumatori hanno notato una certa evoluzione dell’offerta, non sono però sfuggite le ricadute sui prezzi a causa di una concorrenza realizzata solo in parte; su questo deve intervenire l’Autorità Antitrust prendendo atto, in particolare, dell’anomalia del sistema nel nostro Paese rispetto a quanto accade nel resto d’Europa".

"A causa della crisi -prosegue il Segretario generale- il traffico totale in autostrada ha subito nell’anno scorso un decremento in media superiore al 7% con punte del -15%, mentre le vendite della ristorazione sono calate negli ultimi due anni del 18%; in un simile contesto non è accettabile che le dinamiche di prezzo siano incise così negativamente dal meccanismo delle royalties che i singoli operatori (Autogrill, My Chef, Chef Express, Sarni) devono pagare ai concessionari come Autostrade per l’Italia (ASPI) nell’ordine del 30% del fatturato. Questo costo si scarica in buona parte sul consumatore (con prezzi più elevati fino anche al 20%) ed in parte sui citati operatori che, infatti, hanno dichiarato lo stato di crisi avendo registrato perdite di esercizio nel 2012 pari a circa 50 milioni di euro".

"Se si vuole evitare -conclude Massimiliano Dona- che, come spesso accade nel nostro Paese, l’interesse di pochi (e nello specifico mi riferisco ai concessionari autostradali) prevalga su quello di molti (e cioè imprese e consumatori) si rende urgente l’intervento dell’Antitrust prima che, in un momento di così grave incertezza, il decadimento dell’offerta rovini anche la reputazione del nostro Paese in Europa".

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