GIOCO – Cambino le vecchie regole sull’azzardo

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Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

Roma, 26 marzo 2012 – “Cosa succederebbe se il legislatore dovesse applicare anche in altri casi una normativa di più di ottanta anni fa? Non si potrebbe più divorziare, la privacy non sarebbe garantita e il delitto d’onore sarebbe ancora tollerato!” E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), in riferimento alla notizia della condanna del Tar di Torino al Comune di Verbania per aver vietato nelle prime ore della giornata (fino alle 15) l’uso delle slot-machine.

“Il divieto del sindaco mirava a scoraggiare il diffondersi del gioco d’azzardo tra i più piccoli -spiega  Dona- in quanto è usanza, per alcuni, marinare la scuola per andare in sala giochi. Il Tribunale amministrativo regionale  non solo ha dichiarato illegittima l’ordinanza, ma ha sanzionato il Comune a pagare 1,3 milioni di euro”. Perché? Perché il decreto regio firmato da Alfredo Rocco del 1931, al quale il Tribunale fa riferimento, infatti, considera la questione della bische e del gioco come un problema esclusivamente di ordine pubblico e ne da competenza esclusiva allo Stato.

“Se non è colpa del Giudice amministrativo che, in fondo, è chiamato ad applicare la legge -afferma Dona- questa storia dimostra una volte di più l’urgenza di cambiare le regole del gioco considerando la crescita esponenziale che il fenomeno ha avuto negli ultimi anni con l’aumento del rischio ludopatie anche tra i giovanissimi. Speriamo dunque -conclude Dona- che il Consiglio di Stato si esprima in maniera diversa  e soprattutto si intervenga per dare più poteri alle Regioni su questioni che prima ancora dell’ordine pubblico riguardano la salute dei cittadini”.

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