GIUSTIZIA – Nessuna tutela sotto i 500 euro?

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Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

La class-action e l’ADR dovrebbero aiutare i cittadini ad ottenere giustizia così riducendo quella asimmetria processuale che, di fatto, induce i consumatori a rinunciare ai propri diritti se la controversia ha un valore inferiore ai 500 euro.

Roma, 16 aprile 2013 – "E’ di 500 euro la soglia al di sotto della quale i consumatori rinunciano all’azione legale: in questa riluttanza risiede il più appariscente limite nella concreta tutela del consumatore che ricade, più in generale, sull’efficienza stessa del mercato". E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (http://www.consumatori.it), a margine del convegno "La class action – Riflessioni in tema di azione di classe tutela dei consumatori e degli utenti", in corso oggi a Napoli.

"L’azione di classe e le soluzioni alternative delle controversie (ADR) -prosegue Dona (segui @massidona su Twitter)- cercano di ovviare all’asimmetria processuale, cioè a quel divario tra l’utilità della tutela individuale ed il costo che il consumatore si assume nel momento in cui decide di intraprendere un’azione. Perché si possa dire che i diritti dei consumatori siano effettivi in Italia, dunque, sarebbe necessario poter affermare che essi siano concretamente azionabili: nel nostro Paese, invece, esiste ancora una significativa distanza tra la protezione scritta nel Codice del Consumo (c.d. ‘law in the book‘) e quella effettivamente riconosciuta nel mercato (‘law in action‘)".

"Nonostante l’Unione Nazionale Consumatori sia la prima associazione ad aver vinto una class-action -afferma l’avvocato Dona- nutriamo ancora forti dubbi sull’efficacia di questo strumento. Per certi aspetti potrebbe aiutare un maggiore sviluppo degli strumenti alternativi di soluzione delle controversie ed in particolare le conciliazioni; ma a volte non è una strada meno tortuosa. E’ da queste premesse -conclude il Segretario generale- che discende l’esigenza di riformare questi strumenti, nella prospettiva di realizzare un vero enforcement, anche in virtù della funzione di deterrenza che la minaccia di una reale tutela potrebbe esercitare nel dissuadere i comportamenti delle imprese scorrette".

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