INFLAZIONE: scende finalmente carrello della spesa, ma arriva stangata sulle vacanze

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Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

Istat smentisce gli sconti annunciati dai commercianti per i saldi e conferma le previsioni dell’UNC.

Roma, 31 luglio 2015 – “E’ una buona notizia che siano finalmente scesi, anche se di pochissimo, i prezzi del carrello della spesa, che su base tendenziale passano da + 0,8% di giugno a + 0,7. Una piccola riduzione del costo della vita” ha dichiarato Massimiliano Dona, (segui @massidona su Twitter), Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando i dati sull’inflazione di oggi.

Secondo i calcoli dell’Unione Nazionale Consumatori, per una tradizionale famiglia, coppia con 2 figli, l’aumento dello 0,7% del carrello della spesa significa pagare, in termini di aumento del costo della vita, 54 euro in più su base annua (cfr tabella 1), per una coppia con 1 figlio l’aumento è di 50 euro in più, per un pensionato con più di 65 anni sono 27 euro in più, mentre per un single con meno di 35 anni si tratta di 29 euro di spesa aggiuntiva.

“Ci preoccupa, invece, la stangata sulle vacanze degli italiani. Come al solito si specula su chi può ancora permettersi di andare in ferie. E’ inaccettabile che su base mensile i prezzi del Trasporto aereo passeggeri salgano del 20,6%, il Trasporto marittimo passeggeri del 16,8%, i Pacchetti vacanza del 9,9%, ed servizi di alloggio offerti da Villaggi vacanze, campeggi del 22,4%” ha proseguito Dona.

Ma la notizia più interessante, per certi versi clamorosa, data oggi dall’Istat, è lo sconto praticato dai commercianti in occasione dei saldi estivi.

“L’Istat con i dati resi noti oggi smentisce gli sconti annunciati dai commercianti e che, ancora oggi, tappezzano le vetrine dei negozi. Percentuali che vanno da un minimo del 30% al 70%. Oggi l’Istat attesta ufficialmente che lo sconto medio praticato, per la voce “Abbigliamento e calzature” è del 21,1%, confermando la stima dell’UNC” ha proseguito Dona.

L’UNC ricorda che il 4 luglio aveva reso noto uno studio sui saldi, stimando uno sconto medio del 21,55%, appena superiore a quello reso noto oggi dall’Istat.

Dall’indagine UNC sugli sconti emergevano in modo chiaro due cose, confermate oggi dall’Istat. In primo luogo che durante la recessione gli sconti sono progressivamente saliti. I commercianti, insomma, sono stati indotti dalla crisi a ridurre sensibilmente i prezzi.

In secondo luogo che gli sconti finora pubblicizzati (70%, 50%, minimo 30%) sono gonfiati. “L’abitudine di aumentare il prezzo vecchio, così da alzare la percentuale di sconto ed invogliare maggiormente all’acquisto, è dura a morire. Ecco perché l’UNC ha sempre messo in guardia il consumatore suggerendo di guardare sempre al prezzo effettivo da pagare e non allo sconto e di diffidare di riduzioni troppo elevate, superiori al 50%. Salvo nell’Alta moda, infatti, un commerciante non può avere ricarichi così alti: dovrebbe vendere sottocosto” ha concluso Dona.

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