| QUAL E’ IL GIORNO PIU’ STRESSANTE DELLA SETTIMANA? |
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Newsletter dell'Unione Nazionale Consumatori Cerca un'altra notizia 326 (SdC – ott. 11) – La creazione della settimana al termine della quale vi fosse un giorno di riposo è tradizione antica. Col tempo si sono aggiunte altre varie festività, a seconda della religione o delle celebrazioni civili, ma è innegabile che la giornata festiva è da sempre sinonimo di riposo dalle fatiche lavorative. Ebbene, secondo uno studio dell'Eurodap (Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico), che da mesi tiene sotto controllo le reazioni degli italiani rispetto alla difficile situazione politico-sociale-economica che sta vivendo il nostro Paese, non sarebbe la giornata lavorativa, ma quella festiva, a procurare il massimo dello stress. Attraverso un sondaggio effettuato sul web, al quale hanno risposto 800 persone, si è arrivati a questa paradossale conclusione: secondo la dottoressa Paola Vinciguerra, psicologa, psicoterapeuta e presidente Eurodap "la famiglia, da luogo di tranquillità dove ci si poteva ricaricare, oggi procura forte stress, soprattutto nel fine settimana. A soffrirne sono sia gli uomini, sia le donne, anche se i primi manifestano disturbi più evidenti". Secondo i partecipanti allo studio, i sintomi più riscontrati sono senso di soffocamento, stato elevato di irritabilità o apatia, insonnia. "L'origine di questo stato – prosegue la dottoressa Vinciguerra - va ricercato nella precarietà economica e lavorativa che moltissimi italiani stanno vivendo. La paura di perdere il lavoro, le ristrettezze economiche, creano la sensazione di fallimento e di inadeguatezza". Sono gli uomini a soffrirne di più, poiché sentono su di loro il peso del capofamiglia, la responsabilità di mantenere un buon tenore di vita per la propria moglie e i propri figli. E le donne non sono da meno: lo studio evidenzia come la tendenza a vivere la giornata in famiglia come un “peso” coinvolge anche le femmine seppur in maniera minore. Ciò è dovuto, secondo la dottoressa Vinciguerra, al fatto di sentirsi “abbandonate alle loro difficoltà, alle loro paure, probabilmente avendo anche dovuto rinunciare ad aiuti domestici o a piccoli lussi, che però riuscivano ad alleviare i pesi delle incombenze quotidiane”. Lo studio condotto dall’Eurodap lancia un campanello d’allarme preoccupante, quantomeno a livello sociologico: la famiglia da guscio protettivo cui rifugiarsi sembra divenire luogo di fallimento e solitudine. E se anche il dialogo con i propri cari venisse vissuto come un momento di ansia piuttosto che come sano meccanismo di sfogo dalle difficoltà quotidiane, il problema potrebbe assumere proporzioni davvero preoccupanti.
Autore: Luca Cecchetti |
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