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Rinegoziazione mutui a tasso variabile PDF Stampa E-mail

Da oltre un anno l’importo della rata mensile dei mutui è diventato un vero problema per le famiglie italiane. La crescita dei tassi d’interesse, infatti, ha prodotto un incremento dell’importo delle rate per i mutui a tasso variabile che, in alcuni casi , rende insostenibile l’onere da fronteggiare.
I tassi sono cresciuti non solo per effetto delle decisioni della BCE (Banca Europea) per fronteggiare le spinte inflazionistiche, ma soprattutto a causa della riduzione di denaro disponibile sul mercato (liquidità) come conseguenza della crisi dei mutui-spazzatura verificatasi negli Stati Uniti e riversatasi su alcuni colossi bancari europei (mutui erogati a persone con scarsa possibilità di far fonte ai propri impegni e quindi rimasti impagati, con una sofferenza di liquidità per le banche).
Nell’ambito degli interventi di liberalizzazione dei mercati attuati dal precedente governo con lo scopo di incrementare la concorrenza settore bancario, con il decreto Bersani (aprile 2007) sono state emanate alcune norme per consentire la modifica dei mutui per acquisto e ristrutturazione prima casa, intervenendo sul tasso o sulla scadenza.
In poche parole il mutuo può già essere rinegoziato nelle condizioni, senza la necessità di ricorrere ad un nuovo atto (quindi senza l’intervento del notaio) e senza alcun costo per il richiedente. La Banca, però, non è obbligata a rinegoziare e lo fa solo se si rende conto che il cliente può trasferire il mutuo ad un’altra banca disposta a praticare migliori condizioni, portandole via il cliente. Questa operazione, anch’essa prevista dal decreto Bersani, consiste nella surroga (portabilità) e può costare al richiedente solo per l’importo della parcella del notaio, peraltro limitato ad alcune centinaia di euro – come da impegno del Consiglio dell’Ordine –  che in moltissimi casi viene sostenuto dalla stessa banca che subentra per acquisire il cliente. Non possono essere addebitati altri costi.
In questi giorni, inoltre, è stata prevista una ulteriore forma di rinegoziazione con il decreto Tremonti (27.5.08) che dal 1 gennaio 2009 consentirà, a tutti coloro che hanno sottoscritto un mutuo a tasso variabile prima dell’entrata in vigore del decreto, di ottenere dalle banche che aderiscono alla convenzione stipulata al proposito fra Governo ed Abi, il ricalcolo dell’attuale rata dal tasso variabile corrente a un tasso fisso (media dei tassi dell’anno 2006) con una immediata riduzione dell’importo della stessa.
Ma aderire a questo tipo di rinegoziazione, se è la modalità più immediata per allentare la morsa delle rate diminuendone l’importo, risulta anche la più onerosa. Infatti, la quota parte di interessi non pagati mensilmente (differenza fra la vecchia e la nuova rata) viene congelata ed accumulata alla scadenza del mutuo, con l’aggravio oltretutto di altri interessi. Detto importo accumulato verrà poi rateizzato e prolungherà la scadenza del mutuo. Il consumatore, quindi,  non avrà nessun risparmio, ma un aumento di interessi mentre con la rinegoziazione prevista dal decreto Bersani può ottenere qualche condizione migliorativa,  specie nello spread applicato.
Nel corso degli incontri al tavolo tecnico presso il Ministero dell’Economia, abbiamo richiesto che nella Convenzione da stipulare fosse esplicitamente previsto un obbligo per le Banche aderenti ad informare, con la massima trasparenza, i propri Clienti su tutte le opportunità previste delle norme vigenti per la modifica del proprio mutuo. Solo in questo modo si potrà stimolare la concorrenza sul mercato, con benefici per i consumatori  e combattere il protezionismo del settore bancario che continua ad essere la principale causa dell’incredibile e progressivo aumento dei costi dei servizi bancari.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: giugno 2008

 


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