Dentista, dieci consigli per fare la scelta giusta

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1187 (Sdc – feb. 2016) – Secondo gli ultimi dati del Censis, la percentuale di famiglie a basso reddito in cui, nel 2015, almeno un membro ha dovuto rinunciare o rimandare prestazioni sanitarie è elevata: il 66,7%. E sono 7,7 milioni le persone che si sono indebitate o hanno chiesto un aiuto economico per pagare cure sanitarie. In questo contesto si inseriscono le prestazioni odontoiatriche. A fronte di un’offerta pubblica inadeguata, i consumatori sono costretti a rivolgersi a strutture private, pagando parcelle costose. Molti rinunciano, così, a curarsi o si rivolgono all’estero. La soluzione richiede, quindi, un intervento pubblico.

L’Unione Nazionale Consumatori non può fare altro che dare alcuni consigli per aiutarvi a scegliere bene a chi rivolgersi e prevenire possibili problemi:

1. Pubblico. Prima di rivolgervi ad un libero professionista, verificate se la prestazione è offerta dal servizio sanitario nazionale ed il nome del dottore, per poter accertare la sua bravura.
2. Professionista qualificato. Competenza e professionalità sono il requisito più importante. Anche se si tratta di otturare un dente, è bene rivolgersi ad un professionista qualificato. Se poi si tratta di rimediare a problemi più seri, se ci indirizziamo alla persona sbagliata rischiamo di spendere e non risolvere, o peggio ancora, aggravare la situazione. Quindi il primo passo, prima ancora di recarsi nel suo studio privato, è accertare che sia un dentista regolarmente iscritto all’ordine dei medici e degli odontoiatri contattando l’ordine o inserendo il suo nominativo sul sito internet della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, alla voce ricerca anagrafica (https://portale.fnomceo.it).
3. Competente e bravo. La qualità della prestazione è tutto. Difficile poter sapere, però, se il dentista è effettivamente bravo fino a che non lo si sperimenta su se stessi. In ogni caso provate a chiedere al vostro medico di base, parenti ed amici. Il classico passaparola, insomma, è uno dei possibili criteri preventivi, anche se è condizione non certo sufficiente. Spesso le esperienze dei pazienti sono diversificate e contrastanti.
4. Locali accoglienti e idonei. L’aspetto non garantisce e non è indicativo della qualità della prestazione, anche se potrebbe essere un indizio utile per capire la poca serietà del professionista. Una targa esterna essenziale che informa è certo meglio di una mira a fare pubblicità. Locali di attesa e arredi puliti e confortevoli, idonei all’uso, sono ovviamente migliori di locali sporchi, che non sono certo indicativi di professionalità. Insomma, non fatevi incantare da una bella segretaria elegante che vi accoglie e vi fa accomodare nella sala d’aspetto. E’ un dettaglio piacevole, ma non ha a che vedere con la bravura dell’odontoiatra. Guardatevi, comunque, intorno. Anche le attrezzature a disposizione dello studio ed i materiali usati potrebbero teoricamente essere un indice della qualità della prestazione, ma difficilmente sarete in grado di capire quali macchinari sono significativi per questa valutazione e quali no, quali sono moderni e quali superati. Stesso discorso per le tecniche e le terapie.
5. Sicurezza ed igiene. Non si tratta solo di pulizia. Gli strumenti utilizzati dal dentista o sono monouso (il kit per la visita, sterilizzato ed imbustato, va aperto davanti al paziente) e vanno sostituiti dopo il trattamento di ogni cliente oppure vanno sterilizzati in autoclave. Non bastano, ad esempio, i raggi ultravioletti. L’autoclave è importante per evitare infezioni o gravi malattie come l’epatite C. Controllate che il medico indossi guanti e mascherina prima di agire.

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