Focus sulle aziende agricole e zootecniche

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1032 (Sdc – giu. 2015) – Come accade per molti settori italiani, anche quello agroalimentare è molto articolato e organizzato in strutture, spesso a conduzione famigliare, di dimensioni medio-piccole. In realtà il trend si sta lentamente modificando e il mercato si sta muovendo verso imprese con dimensioni via via più grandi e meglio organizzate. Si tratta di segnali “deboli” ma inequivocabili, registrabili non solo in Italia ma anche nel resto dell’Unione europea. La crescita in dimensione è stata in larga parte determinata dalla riduzione del numero di imprese attive che ha interessato sia il settore agricolo, sia quello della prima e seconda trasformazione industriale.

Ma la sola dimensione fisica non è sufficiente a cogliere la complessità delle aziende agricole e zootecniche italiane. A tal fine, l’ultimo censimento dell’agricoltura propone infatti un’altra dimensione, quella economica. Grazie a questo parametro, è possibile classificare le aziende in base alla loro capacità di produrre reddito.

Dall’analisi emerge che il 63% di esse, pur svolgendo un ruolo molto importante sul territorio (anche in termini di presenza, presidio ambientale e cura del paesaggio), dal punto di vista strettamente economico producono un reddito molto basso (inferiore agli 8.000 euro all’anno), che deve necessariamente essere complementare ad altre attività per il raggiungimento della stabilità economica.

I dati statistici non mettono in luce la caratteristica principale del patrimonio agroalimentare italiano: la sua dimensione “agricola”, i valori culturali, identitari, di tradizione e di appartenenza sociale che esso rappresenta. Il territorio italiano è storicamente caratterizzato da molti sistemi agrari ed una grande diversità di paesaggi, agro-ecosistemi e condizioni socio-economiche che, nel tempo, hanno prodotto una molteplicità di realtà economiche, strutture produttive e mercati di riferimento.

Circa l’80% del milione e mezzo di aziende agricole italiane sono micro e piccole realtà, a cui vanno aggiunte le innumerevoli pratiche di autoconsumo. Questa multiformità e capillarità rappresenta la specificità italiana su cui si fonda la grande ricchezza e biodiversità delle produzioni agricole rappresentando, inoltre, il presidio più sicuro per il mantenimento dei territori montani e collinari.

Alcuni caratteri peculiari sono le forme di conduzione familiare, di comunità e cooperative, il radicamento locale, le diverse pratiche di tipo conservativo e sostenibile, il controllo del ciclo riproduttivo attraverso la riproduzione delle sementi locali, delle varietà tradizionali e delle razze autoctone.

La presenza di queste realtà è molto importante e serve anche a ridurre il continuo spopolamento delle aree agricole, riportandovi lavoro e occupazione, riducendo di conseguenza i costi ambientali (assetto idrogeologico, manutenzione dei suoli, tutela della biodiversità), ricostruendo paesaggi sociali e rurali, garantendo la permanenza in luoghi che altrimenti andrebbero abbandonati.

La salvaguardia del territorio è realizzabile principalmente attraverso un’ampia azione di tutela delle imprese agricole e zootecniche: si è infatti assistito a gravi fenomeni di dissesto idrogeologico laddove cessavano progressivamente quelle attività che venivano svolte in piena armonia con il territorio.

La politica agricola europea (PAC), ossia l’insieme delle regole che l’Unione europea, fin dalla sua nascita, ha inteso darsi riconoscendo la centralità del comparto agricolo per uno sviluppo equo e stabile dei Paesi membri, ha proprio lo scopo di aiutare gli agricoltori non soltanto a produrre alimenti, ma anche a proteggere l’ambiente, migliorare il benessere degli animali e mantenere economicamente vive le comunità rurali.

La frammentazione delle aziende agricole rende difficile la loro sostenibilità economica e di tutto il settore agroalimentare, con il rischio di abbandono del territorio da parte degli agricoltori e degli allevatori. Per questo motivo la tendenza ad organizzarsi in cooperative o in piccole e grandi industrie deve essere giudicata positivamente, in quanto l’obiettivo è assicurare la sostenibilità economica, mantenendo l’identità originale. Questa tendenza permette l’organizzazione delle filiere che, come quelle della carne, garantiscono in maggior controllo dei prodotti.

Altro aspetto fondamentale è la possibilità di integrare al meglio i vari sistemi produttivi affini (carne, latte, cereali) aumentando al massimo le efficienze produttive. Questa agricoltura, a volte definita erroneamente “industriale”, è quella più rappresentativa delle principali filiere di produzione della carne in Italia.

Autore: Assocarni
Data: 10 giugno 2015

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Claudio

se invece di bruciare miliardi di € per finanziare produzione elettrica rinnovabile, avessero dato la possibilità e aiuto agli agricoltori di fare un proprio un proprio piccolo impianto questo avrebbe integrato con un reddito fisso esiguo reddito annuo. Miopia dei politici o volontà di aiutare solo chi insegue redditi facili?

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