La carne è davvero più costosa per i consumatori?

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959 (Sdc – mar. 2015) – In un periodo in cui la crisi economica è protagonista della vita quotidiana, assume ancora più rilevanza la spesa alimentare nei consumi delle famiglie. Che, negli ultimi 40 anni, si è ridotta a discapito di voci quali l’abitazione e il tempo libero. Nell’ambito dei consumi alimentari, le carni contribuiscono a circa il 20-25% dello “scontrino” mensile di una famiglia media. Il livello di reddito è infatti spesso utilizzato come determinante della qualità della vita e del tipo di alimentazione seguita.

Spesso si pensa che la carne sia più costosa di altri alimenti, ma non è così, soprattutto nel caso delle carni avicole. Che, a differenza di molti altri prodotti, hanno visto un’impennata dei consumi in questi ultimi anni. Secondo quanto riportato nello studio “Consumers Purchase Behaviours” condotto da Nielsen per conto di Elanco Animal Health, emerge proprio l’importanza del prezzo nella scelta degli alimenti e di come quest’ultimo orienti il consumatore. L’analisi dei dati sulla spesa condotta dai consumatori fornisce un quadro realistico: i consumatori sono sempre più attenti a come investono il proprio denaro ed è il costo dei prodotti a costituire il principale fattore che li orienta nell’acquisto.

Nella primavera del 2013, quando Nielsen ha condotto il sondaggio, sono stati intervistati 13.000 consumatori americani e britannici, a cui è stato chiesto quale fosse il fattore che più orientava le loro scelte di acquisto: il costo è risultato essere la risposta più significativa. A seguire è risultato il gusto, quindi l’importanza degli aspetti più piacevoli legati al cibo e i livelli nutrizionali, ossia l’attenzione all’apporto calorico. Nella categoria “altro” ci sono il desiderio di acquistare prodotti biologici, le preoccupazioni legate agli OGM e altre variabili, che però incidono soltanto per il 2% sulle decisioni di acquisto dei consumatori.

La carne bianca è sicuramente quella con il rapporto qualità prezzo più conveniente. Ma non è l’unica ad incidere meno di quanto si pensi sul bilancio di una famiglia media italiana. Le carni in generale non portano a maggiori spese, se consumate seguendo le linee nutrizionali della dieta mediterranea. Moltiplicando le quantità di alimenti suggerite dalle linee guida INRAN (ora CRA-NUT, Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria) per i prezzi medi delle singole categorie di prodotto, infatti, si nota che con un regime alimentare con “porzioni corrette” la categoria delle carni non abbia dei costi maggiori rispetto a quella della frutta e della verdura, per le quali il costo unitario è inferiore ma il consumo suggerito è maggiore.

Questo concetto è bene descritto dalla “Clessidra economica” (calcolata a partire da quella ambientale), che esprime il costo settimanale della dieta suggerita dalle linee guida dello stesso CRA-NUT. Elaborando la spesa economica settimanale sulla base dei dati di aprile 2014 forniti dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe, ad esempio, si può osservare che a una spesa settimanale media di 13,5 euro a famiglia per carne, pesce, uova e salumi, corrisponde una spesa di 15,5 euro per frutta e ortaggi.

Cosa significa? Che quando fate la spesa, vi potete concedere senza ansie un ottimo piatto a base di pollo. Anche perché, provate a farci caso, spesso può comunque costare meno di prodotti freschi o “già lavati” venduti letteralmente a peso d’oro.

Autore: Unaitalia
Data: 4 marzo 2015

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