La sostenibilità della filiera avicola

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980 (Sdc – apr. 2015) – L’analisi degli impatti della filiera avicola risiedono principalmente nelle fasi di allevamento, di macellazione e nelle lavorazioni fatte prima della distribuzione. Per quanto riguarda l’allevamento, occorre tenere conto di nascita, svezzamento e crescita dei polli, oltre alla produzione degli alimenti costituenti la razione e la gestione delle deiezioni presso gli allevamenti stessi.

Analizzando nel dettaglio il carbon footprint della carne avicola, come stato recentemente fatto con lo studio “La sostenibilità delle carni in Italia”, è interessante osservare come tra gli aspetti che maggiormente contribuiscono all’impatto ambientale ci siano appunto la gestione delle deiezioni (la pollina), la produzione dei mangimi e le fase di trasformazione.

Agli stabilimenti di macellazione/trasformazione si affiancano generalmente delle piattaforme distributive altamente automatizzate, che permettono agli operatori di garantire un elevato livello di servizio, elemento fondamentale per poter competere sul mercato. Oltre a queste piattaforme, sono presenti anche numerose altre attività, quali ad esempio impianti per il trattamento dei sottoprodotti, per la produzione di energia da fonti rinnovabili e per il trattamento delle acque di processo (depuratori).

La gestione dei sottoprodotti è imprescindibile dall’attività di macellazione e trasformazione. Oggi, a differenza di quanto poteva succedere in passato, la valorizzazione dei sottoprodotti rappresenta un valore aggiunto per l’intera filiera, dal momento che permette di ridurre i costi legati allo smaltimento tradizionale e diminuisce il carico del sistema produttivo sull’ambiente.

Per quanto riguarda la produzione dei mangimi, si può dire che questa è una fase con un certo impatto ambientale in tutte le filiere di produzione animale. È possibile intervenire, ad esempio, modificando gli alimenti che costituiscono la razione, o anche solo la loro provenienza. La fase di macellazione e di trasformazione, infine, è caratterizzata principalmente dai consumi energetici di processo, ed è possibile ridurne in parte il carico ambientale ricorrendo a sistemi alternativi per la produzione di energia, o all’uso di fonti rinnovabili.

Alcuni accorgimenti in questo senso possono essere l’installazione di impianti fotovoltaici o impianti che riutilizzino i sottoprodotti della lavorazione per produrre energia (un ottimo esempio è quello dei biodigestori). Il riutilizzo dei sottoprodotti permette di limitare la movimentazione e di recuperare energia dagli scarti di processo che andrebbero in ogni caso smaltiti con relativi costi ed impatti.

Nel settore avicolo italiano ci sono molti esempi di buone pratiche, quando si tratta di ridurre l’impatto ambientale di tutto il settore. Ciò che conta maggiormente, però, è che questi esempi non sono affatto isolati, e stanno diventando la regola. E questo perché, arrivati nel 2015, la sostenibilità ambientale, sociale ed economica è diventata una priorità sia per i produttori che per i consumatori.

Autore: Unaitalia
Data: 1 aprile 2015

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