La sostenibilità delle carni in Italia

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924 (Sdc – gen. 2015) – Produrre e consumare carne è sostenibile. Lo conferma lo studio “La sostenibilità delle carni in Italia”, in cui si dimostra in modo scientifico che la maggior parte delle accuse al settore delle carni sono infondate.

Il rapporto, che attraverso l’innovativa “Clessidra ambientale” dimostra come i cibi più impattanti a livello ambientale siano anche quelli consumati in minori quantità e con il maggiore valore nutrizionale, analizza i temi legati alla sostenibilità ambientale, economica e sociale del settore italiano delle carni. “Il lavoro, che nasce come un’organizzazione di materiale pubblico disponibile, vuole rappresentare un contributo ai vari dibattiti sul tema”, spiega Massimo Marino di LCE, centro di consulenza in campo ambientale che ha curato la stesura del rapporto.

Primo argomento: quello nutrizionale. “In una situazione in cui la popolazione mondiale passerà dagli attuali 7 ai 9 miliardi di individui nel 2050, lo scenario che si prospetta è un aumento della domanda di cibo che, indipendentemente dai modelli alimentari scelti, riguarda sia l’apporto energetico (prevalentemente cereali), sia quello proteico (carne, uova, latte e proteine vegetali)”, spiega Marino: “In questo contesto, le carni si candidano a fornire un valido contributo alla formazione di un’offerta di cibo varia necessaria per una sana alimentazione”.

Per quanto riguarda la sicurezza, il sistema sanitario italiano è uno dei più strutturati a livello mondiale, grazie ai circa 4.500 veterinari coinvolti e alla completa tracciabilità dei prodotti: “Basti pensare che oltre il 99,9% dei controlli sulle carni e sui salumi consumati in Italia risultano conformi ai requisiti di legge”. Il report affronta poi il tema dello spreco alimentare, evidenziando come la filiera della carne sia una delle più virtuose e possa fungere da modello produttivo, in uno scenario che prevede appunto un aumento del 60% della domanda di proteine da parte della popolazione mondiale entro i prossimi due decenni.

A livello ambientale, l’analisi parte dalla forte correlazione tra le filiere agricole e la gestione del territorio, con due aspetti di rilievo: la diffusione delle aziende e l’utilizzo di pratiche rispettose dell’ambiente. “È necessario che l’incremento della produzione alimentare si fondi su un più efficiente utilizzo delle aree già esistenti e sulla riduzione degli impatti ambientali dell’agricoltura”. Ma è appunto con la Clessidra Ambientale che viene dato il messaggio più forte: “Fino ad oggi si è valutato il Carbon Footprint della filiera delle carni in termini assoluti (emissioni di CO2 per kg di carne), il che ha portato a conclusioni poco significative e a valutazioni distorte”, sottolinea Marino: “L’impatto di un alimento, infatti, deve essere valutato sulla base delle quantità consumate nell’ambito di una dieta corretta ed equilibrata”.

Infine, lo studio espone il valore del modello zootecnico italiano, che da solo vale ben 30 dei 180 miliardi di fatturato annuo dell’intero settore alimentare. E mentre le tre filiere principali avicola, bovina e suina si ripartiscono in modo abbastanza equivalente il valore economico complessivo, le differenze si trovano nel numero di addetti in Italia: 80.000 per le carni bovine, 44.000 per le carni suine e i salumi e 55.000 per le carni avicole, per un totale di circa 180.000 addetti sul territorio nazionale.

Il report “La sostenibilità delle carni in Italia” non vuole solo “rappresentare un punto di partenza per un confronto costruttivo e trasparente, libero da preconcetti e mosso dalla volontà di analisi scientifica e oggettiva”, ma esprime l’attività di un gruppo di operatori del settore zootecnico (aziende e associazioni) che, dal 2012, si è organizzato per supportare studi scientifici che hanno permesso di arrivare, oltre che alla pubblicazione di questo rapporto, all’avvio del progetto “Carni Sostenibili” e, quindi, del portale Web www.carnisostenibili.it, nato dalla comunione di intenti delle tre associazioni di categoria, Assocarni, Assica e Unaitalia.

Autore: Unaitalia
Data: 14 gennaio 2015

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