L’esperto risponde su… Danni in tintoria

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1003 (Sdc – apr. 2015) – I nostri esperti rispondono alle domande più frequenti dei consumatori. La domanda di oggi è: ho portato in tintoria un abito da sera indossato una sola volta in occasione di un matrimonio, ma al ritiro ho avuto un’amara sorpresa trovando un evidente buco sul corpetto. Ho diritto ad un risarcimento?

Sì, ne ha diritto. Solitamente, quando l’abito è irrimediabilmente danneggiato e sia impossibile il suo utilizzo, si ha diritto ad un risarcimento in base al valore del capo al momento della consegna. Va considerato, quindi, non solo il prezzo di acquisto del vestito ma anche l’età e il suo stato d’uso. In questo caso, essendo l’abito nuovo, si ha diritto al prezzo pieno. E’ sempre buona regola quando si ritira un capo in tintoria ispezionarlo con cura per constatare eventuali danni e contestarli immediatamente, facendoli annotare sul documento fiscale emesso dalla tintoria. Se i danni vengono trovati una volta arrivati a casa ci sono otto giorni di tempo dalla scoperta per denunciare le difformità ed i vizi occulti. L’azione si prescrive in un anno. Dopo questo primo tentativo, se la tintoria non riconosce il danno, non resta  che inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno per chiedere il risarcimento, indicando il costo e la data di acquisto del capo (meglio ancora se si ha lo scontrino).

Le tintorie, però, non rispondono dei danni conseguenti alle indicazioni inesatte, ingannevoli o non veritiere relative alla composizione del capo di abbigliamento o alle modalità di lavaggio riportate nell’etichetta (art. 4, comma 5, legge n. 84 del 22 febbraio 2006). Resta fermo, però, l’obbligo di diligenza nell’adempimento (art. 1176 cod. civ.). Se l’etichetta è sbagliata potete comunque far valere i vostri diritti con il venditore del capo (a patto che non siano trascorsi due anni dall’acquisto (+ 2 mesi per denunciare il difetto) o con il produttore.

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Autore: Mauro Antonelli
Data: 29 aprile 2015

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