L’Italia e la carne

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882 (Sdc – nov. 2014) – L’Italia, si sa, è un paese che può vantare uno dei patrimoni più vasti e variegati di cucine regionali. Culla della dieta mediterranea, che include quantità equilibrate di frutta, verdura, carne e pesce, il Belpaese si distingue per una quantità impressionante di piatti e ricette. Che, spesso di umili origini ma non per questo prive di gusto e dignità, hanno portato la cucina italiana a conquistare i palati dell’intero pianeta.

Fra le componenti di questo successo globale, oltre alla qualità, c’è sicuramente la tipicità dei nostri prodotti alimentari, spesso tutelata dall’Unione europea tramite il riconoscimento dei marchi DOP (Denominazione di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Tipica). Queste denominazioni, è bene ricordarlo, vengono assegnate solamente ai prodotti che rispettano un rigido Disciplinare di produzione, e che presentano un’elevata qualità organolettica e un forte legame con il territorio.

La funzione di questi marchi è quella di tutelare i prodotti, i consumatori e le zone rurali. E si può dire che nel nostro Paese lo si sta facendo eccome: secondo i dati Istat relativi ai prodotti agroalimentari di qualità a denominazione, infatti, l’Italia è il primo Paese in Europa per il numero di riconoscimenti conseguiti (dati aggiornati al 24 agosto 2012).

Se la cucina italiana, all’estero, continua ad essere associata in maniera parecchio riduttiva alle sole immagini della pasta e della pizza, è anche interessante un altro aspetto: oltre un terzo delle denominazioni in questione appartiene alla categoria dei prodotti derivati dall’allevamento, molti dei quali appartenenti alle categorie “Carni” e “Prodotti a base di carne”.

In effetti, se ci si pensa, questo importante alimento è alla base di una elevata quantità di piatti tipici legati alla tradizione nostrana (pensiamo anche solo a cosa troviamo sulle tavole durante le Feste). La sua versatilità, inoltre, la rende ideale per la preparazione di pietanze che vanno dagli antipasti ai primi, fino ai secondi piatti, dove diventa letteralmente protagonista in tutte le regioni.

Vogliamo fare qualche esempio? Si può partire da quello comunemente riconosciuto come “Antipasto all’italiana”, il classico tagliere di salumi misti, accompagnati semplicemente da verdure sott’olio e un buon bicchiere di vino locale. Del resto l’Italia è anche uno dei pochi paesi al mondo in cui ogni singola regione è produttrice di vino. Per quanto riguarda i primi piatti tradizionali, invece, è difficile immaginare le lasagne alla bolognese e i cannelloni senza ragù, la pasta alla carbonara senza la pancetta, una amatriciana senza il guanciale o i canederli senza lo speck. Secondo i dati contenuti nel database del Centro Studi Sprim, addirittura, “la carne, i salumi e gli insaccati rientrano fra gli ingredienti di quasi la metà dei primi piatti tipici italiani“. E che dire dei secondi piatti? La lista di ricette a base di carne sarebbe troppo lunga per potere essere elencata qui.

Tradizioni, territorio, tipicità: sono termini dei quali si sente spesso parlare, in questi anni di forte globalizzazione, e di cui chiunque vorrebbe venisse garantita la tutela. Forse è davvero il caso di farlo, soprattutto attraverso la valorizzazione di quei prodotti alimentari che, come abbiamo visto, resistono al passaggio delle mode, alle crisi e al tempo. Grazie a molti fattori, come la loro genuinità, qualità e sincerità.

Autore: Assocarni
Data: 12 novembre 2014

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