Obbligo di etichettatura per le carni

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986 (Sdc – apr. 2015) – Dal primo aprile 2015 è obbligatoria in tutta l’Unione europea l’etichettatura delle carni fresche, refrigerate o congelate suine, ovine, caprine e pollame. Obiettivo: indicarne con precisione l’origine. Questo provvedimento, in realtà, era già stato preso in precedenza per il pollame italiano in seguito all’influenza aviaria, mentre per le carni bovine era già stato preso ben quindici anni fa.

La novità prevista dal regolamento europeo 1337/2013, attuativo del Regolamento della Commissione europea 1169/2011 entrato in vigore il 13 dicembre 2014, stabilisce che i consumatori europei possano leggere in etichetta il luogo dell’allevamento e della macellazione, mentre l’origine potrà apparire, su base volontaria, se la carne è ottenuta da animali nati, allevati e macellati nello stesso Paese.

Oltre a questo, si è poi fissata una serie di norme per ogni tipo di produzione, affinché il luogo dell’allevamento corrisponda al luogo in cui l’animale ha trascorso una parte sostanziale della sua vita. Per le carni macinate, ad esempio, dovrà essere indicato se provengono da animali allevati e macellati in Paesi appartenenti all’Unione europea, oppure se questi provengono da nazioni extra Ue.

In pratica, potremo sapere se l’animale èAllevato in…” e in seguito “Macellato in…” un determinato Stato membro, oppure in un Paese terzo. Con l’“Origine…”, invece, si indica se l’animale stesso è nato, allevato e macellato in un unico Stato membro o in un Paese terzo. Ad esempio, solo se l’animale è nato, allevato e macellato in Italia si potrà scrivere “Origine: Italia”. In caso contrario, si dovrà indicare “Allevato in…” con il nome del Paese in cui è avvenuto gran parte dell’allevamento.

È possibile anche prevedere di etichettare una stessa confezione presentata al consumatore finale contenente pezzi di carne della stesse specie o di specie diverse alle quali corrispondono indicazioni di etichettatura diverse. In questo caso l’etichetta deve indicare per ciascuna specie l’elenco dei relativi Stati membri o Paesi terzi e il codice unico della partita che identifica il prodotto fornito al consumatore. In questo caso, ovviamente, l’operatore deve essere in grado di dimostrare a quali codici partita, in entrata o in lavorazione, le carni appartenevano.

Il nuovo regolamento non si applica alle frattaglie di nessuna delle specie animale citate sopra, alle carni salate, in salamoia, secche, affumicate o cotte, e alle carni di volatili diverse da quelle che rientrano nella “voce doganale 0105” (ossia polli, tacchini, anatre, oche e faraone). Per la carne bovina, misure già prese nel lontano 2000 con il regolamento Ce 1760/2000 impongono l’obbligo di indicare anche il luogo di nascita, oltre a quello di allevamento e macellazione.

Secondo il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, a cui il direttore di Assocarni François Tomei, in rappresentanza del Progetto “Carni sostenibili” ha recentemente consegnato lo studio “La sostenibilità delle carni in Italia” (proponendo l’innovativa “Clessidra ambientale” come valida proposta per la Carta di Milano), un’etichettatura ancora più trasparente va nella giusta direzione. “Per noi l’origine dei prodotti è fondamentale”, ha spiegato il ministro: “Per questo motivo continueremo un serio impegno sull’origine come tratto distintivo del lavoro delle nostre aziende e per una più forte garanzia per la sicurezza dei consumatori”.

Una garanzia in più che il settore bovino, vale la pena ripeterlo, dà ai consumatori ormai da molti anni.

Autore: Assocarni
Data: 8 aprile 2015

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