TTIP, sciogliamo qualche dubbio

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1000 (Sdc – apr. 2015) – Avrete sicuramente sentito parlare, in quest’ultimo periodo, di TTIP, l’abbreviazione di Transatlantic Trade and Investment Partnership, cioè il Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti.

Si tratta di un nuovo trattato in fase di stesura tra Unione Europea e Stati Uniti d’America, che ha lo scopo di spingere al massimo la liberalizzazione commerciale tra i due mercati, riducendo i dazi doganali e rimuovendo in una vasta gamma di settori le barriere non tariffarie, cioè le differenze in regolamenti tecnici, norme e procedure di omologazione, standard applicati ai prodotti, regole sanitarie e fitosanitarie. Se entrasse in vigore, il primo effetto sarebbe la libera circolazione delle merci; si faciliterebbe il flusso degli investimenti e l’accesso ai rispettivi mercati dei servizi e degli appalti pubblici, ma ci sono anche molti timori sul fatto che gli USA, economicamente più forti, riescano a far prevalere la logica di profitto e delle multinazionali, contribuendo così a far calare drasticamente la qualità delle merci circolanti in Europa.

I dubbi e le paure sono essenziali in questa fase perché solo così i nostri negoziatori potranno fare un lavoro sempre migliore affinché il TTIP possa davvero portare benefici all’Unione Europea e ai suoi cittadini, ma è fondamentale chiarire alcuni aspetti.

A chi avanza il dubbio che il Partenariato possa incentivare l’uso di OGM anche in ambiti dove per ora non si possono usare, l’UE risponde che non esiste questa possibilità: le leggi base dell’Unione, come quelle relative agli Ogm o alla sicurezza per la vita e la salute umana, il benessere e l’ambiente non sono messe in discussione e non rientreranno nelle negoziazioni. Certo, gli organismi geneticamente modificati il cui uso è stato approvato dall’Unione Europea per la preparazione di cibi, l’alimentazione animale o la semina potranno essere venduti sul mercato europeo, ma il resto no. Al momento si tratta di 52 Ogm, che sono stati autorizzati dopo che l’organo preposto, l’EFSA; ne ha testato il rischio con una procedura che non verrà modificata in alcun modo.

Quanto alla questione dell’etichettatura, che in Europa è più recente e completa di quella americana, né l’UE né gli USA vogliono modificare la legislazione sulla sicurezza alimentare.

Quanto alle IGP, DOP, IGT, DOC e DOCG, denominazioni che non piacciono agli USA che vorrebbero invece liberalizzare la vendita di prodotti italian sounding, l’UE assicura che sua priorità è la protezione di tutti i marchi di origine.

Possiamo credere a queste rassicurazioni? Noi diamo il beneficio del dubbio e continueremo a monitorare la situazione, facendo valere le conquiste europee raggiunte fino ad oggi nell’ambito della sicurezza alimentare, dell’etichettatura e della qualità dei controlli.

Leggi a riguardo l’articolo Dossier TTIP: due voci delle Associazioni di Consumatori a confronto

Autore: Agostino Macrì
Data: 29 aprile 2015

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Alberto Zoratti

Beh, se monitorerete come riportate pedestremente le posizioni dell’UE senza metterle minimamente in dubbio, e senza approfondire oltremodo, c’e’ proprio da stare tranquilli…

Giovanni Bravin

Per Alberto. La NOSTRA sovranità ci è stata tolta nel 2011. Quindi l’elettore italiano non ha voce in capitolo—-

Elena

io non concedo neanche il beneficio del dubbio, ormai in Italia rimangono poche “eccellenze”, una di queste è il nostro cibo, la nostra tradizione gastronomica, conviene tutelarla con massima fermezza. Gli interessi economici all’origine di questo accordo internazionale sono forti e pericolosi, vorrei evitare di vedere il “Parmesan” di produzione USA nei negozi europei

Giovanni Bravin

Il Parmesan (straniero) è già in vendita in Germania, UK, etc. Il frumento usato per il pane non è somogliante a quello usato 10/20 anni fa. Ora è addizionato di lievitanti, conservanti etc. Può osservarl0 direttamente, in qualsiasi parte d’Italia, perché non troverà fornaio ultraquarantenne con la dentizione perfetta. TUTTI hanno incisivi o canini consumati dalle polveri emesse dalle farine. Effetti che scompaiono dopo la cottura.

a. macrì

Ho letto i commenti che sono pervenuti. I dubbi e le critiche in merito all’accordo sono fondati. Dobbiamo però renderci conto che facendo parte dell’UE dobbiamo seguirne le norme anche in materia alimentare. Purtroppo spesso il nostro Paese si fa sentire a cose fatte e le proteste divengono inutili. Dobbiamo essere presenti come Paese nelle fasi precedenti alla emanazione di norme. Nel caso TTIP dire che non va bene non serve a niente. Bisogna invece dire con chiarezza quello che vogliamo e puntare i piedi per ottenerlo. Altrimenti faranno comunque l’accordo e noi ne subiremo le conseguenze. In conclusione bisogna aprire gli occhi, esigere di conoscere cosa si sta facendo e fare delle nostre proposte. Il resto serve veramente a poco.

Alberto Zoratti

“faranno comunque l’accordo”? Come se non fosse capitato, vedi Acta, che cose date per scontate vengono respinte persino dal Parlamento UE

Giovanni Bravin

Sig. Macrì, se è l’EU a non applicare le sue stesse norme e protezioni alimentari, che facciamo? In Nord Europa sono in vendita finti vini italiani, fatti con polveri. Oppure ci obbligano a distruggere oliveti, in Puglia, contaminati da Xylella, abbattendo anche le piante sane, nel raggio di 100 metri. Questo danno deve essere ancora quantificato…. Farsi rispettare, a parole, siamo bravi, ma gli sbarchi dei clandestini continuano!

sergio solazzi

Finirà che tutti mangeremo hamburger targati Mc Donalds o altro trash food Usa ed i nostri prodotti di altissima qualità faranno una brutta fine distrutti dalle multinazionali. Politici europei pensateci..

Giovanni Bravin

NON credo alla EU e TTIP! Oggi si possono importare dalla EU le cosce di maiale crude, che diventeranno prosciutti crudi. Inoltre possiamo importare arance dal Nordafrica, trattate con pesticidi, vietati dalla EU ai nostri agricoltori. Inoltre se aderissimo al TTIP, qualsiasi ditta americana potrebbe fare causa, e vincerla, contro l’Italia che non le permette fare utili (es. Monsanto).

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