La tutela del benessere animale

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852 (Sdc – ott. 2014) – Quello del benessere animale è un tema che, di anno in anno, interessa sempre più persone. I fattori di stress e le cattive condizioni che, soprattutto in passato, caratterizzavano la vita di alcuni animali da allevamento, infatti, possono non solo fare soffrire inutilmente gli animali, ma anche portare gli stessi a una maggiore predisposizione alle malattie. Di conseguenza, la qualità della carne e dei prodotti che se ne ricavano potrebbe essere compromessa, così come la sua commerciabilità e la sicurezza dell’intera filiera alimentare. Lo stato di salute di un animale, del resto, influisce molto su tutti questi aspetti. La tutela del benessere animale, insomma, oltre ad avere un’indubbia valenza etica ha un impatto positivo sulla possibile insorgenza di malattie.

Qualunque sia il motivo per cui si decide di portare agli animali da allevamento il rispetto che meritano, c’è da dire che l’Unione europea, ancora una volta, è particolarmente all’avanguardia in questo senso. La Commissione si sta infatti impegnando molto per incrementare il livello di benessere animale negli Stati membri, con un investimento continuo nel perfezionamento degli standard normativi. Uno sforzo questo che porta l’Europa ad investire mediamente 70 milioni di euro all’anno in azioni finalizzate alla sola tutela del benessere animale.

Nell’Unione europea sono proibiti tutti quei metodi di allevamento che provocano sofferenze o lesioni ai capi di bestiame, e si impone che gli animali vengano controllati giornalmente e, nel caso, curati. Non solo, secondo la legislazione europea, deve essere garantita libertà di movimento a tutti gli animali, mentre le attrezzature per la somministrazione di mangimi e acqua devono essere concepite, costruite e installate in modo da ridurre al minimo le possibilità di contaminazione degli alimenti o dell’acqua e le conseguenze negative derivanti da rivalità fra gli animali.

La tutela del benessere animale si esprime in particolare in tre fasi: l’allevamento, il trasporto e la macellazione. Durante la fase di allevamento, i proprietari, i custodi e i detentori degli animali sono obbligati a garantire l’assenza di dolore, sofferenze o lesioni inutili agli stessi, attraverso ispezioni quotidiane, controllo delle condizioni ambientali dei locali adibiti all’allevamento e adeguata disponibilità di acqua e cibo.

Per quanto riguarda il trasporto, la legislazione stabilisce che il viaggio debba essere pianificato in funzione della distanza da percorrere. In particolare, per i viaggi di durata superiore alle otto ore, si impone l’utilizzo di mezzi di trasporto omologati, mentre per i viaggi più lunghi deve essere prevista una pausa, la cui lunghezza dipende dalla specie trasportata. Le misure adottate, comunque, non coinvolgono solo i trasportatori, ma anche altri attori della filiera quali allevatori, commercianti e operatori dei centri di raccolta. Le operazioni di carico e scarico, infatti, rappresentano importanti momenti di stress per gli animali.

Per quanto riguarda la fase finale, invece, dal 1 gennaio 2013 sono entrate in vigore delle norme che impongono il rispetto di procedure di macellazione standardizzate per assicurare appunto il benessere animale. Ogni macello deve avere ad esempio un responsabile che valuti l’efficacia dei metodi di stordimento, mentre il ricorso a metodi di uccisione che non rispettino il benessere animale è vietato, fatte salve circostanze eccezionali quali ad esempio le macellazioni rituali.

Il rispetto dell’animale, come si può notare, negli ultimi anni è diventato a dir poco prioritario, nell’Unione europea. E non solo lì: anche tutti i Paesi che esportano carne in Europa, infatti, sono tenuti ad adeguarsi a standard equivalenti a quelli previsti per i Paesi europei.

Autore: Assocarni
Data: 8 ottobre 2014

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liliana

Penso che, io che amo gli animali, non tollero vederli maltrattare o ancor peggio ucciderli in maniera barbara.
Gli allevamenti,devono essere assolutamente controllati.
Queste notizie, mi tranquillizzano.

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