Archivio mensile:Marzo 2013

Il Made in Italy

Il 10 dicembre 2009 la Camera ha approvato la proposta di legge C. 2624, recante disposizioni sulla commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri e sulla riconoscibilità e tutela dei prodotti italiani di tali settori.
E’ stata approvata dalla Camera, il 10 dicembre 2009, la proposta di legge A.C. 2624, recante disposizioni in materia di commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri (anche con riferimento alla riconoscibilità e tutela dei prodotti italiani di tali settori), come risultante dalle modifiche introdotte nel corso dell’esame.
In particolare, il provvedimento, è volto ad assicurare la tracciabilità dei prodotti dei predetti settori, introducendo un sistema di etichettatura obbligatoria che evidenzi il luogo di origine di ciascuna delle fasi di lavorazione.
Inoltre si consente l’uso dell’indicazione «Made in Italy» esclusivamente per i prodotti dei suindicati settori le cui fasi di lavorazione, come individuate dallo stesso provvedimento, abbiano avuto luogo prevalentemente nel territorio italiano.
Infine, si prevedono sanzioni amministrative pecuniarie e il sequestro e la confisca delle merci nel caso di violazione delle disposizioni del provvedimento, che se reiterata è soggetta a sanzione penale.
Il decreto-legge 135/2009, convertito dalla legge 166/2009 era già intervenuto, con l’articolo 16, a tutela del made in Italy.
In particolare, i commi 1-4 introducono una regolamentazione dell’uso di indicazioni di vendita che presentino il prodotto come interamente realizzato in Italia, quali «100% made in Italy», «100% Italia», «tutto italiano» o simili, prevedendo una sanzione penale per l’uso indebito di tali indicazioni di vendita ovvero di segni o figure che inducano la medesima fallace convinzione.
Invece i commi 5-8 sanzionano la condotta del produttore e del licenziatario che maliziosamente omettano di indicare l’origine estera dei prodotti pur utilizzando marchi naturalmente riconducibili a prodotti italiani, a tal fine modificando la precedente disciplina in materia. Le modifiche così introdotte da una parte sono volte a superare i limiti interpretativi e applicativi posti dalle disposizioni previste dall’art. 17, comma 4, della legge 99/2009 – a sua volta intervenuto a modificare  la disciplina contenuta nell’art. 4, comma 49, della legge 350/2003 (finanziaria 2004) – specificando la condotta sanzionata e qualificando la violazione come illecito amministrativo, mentre dall’altra si rendono necessarie per evitare possibili profili di contrasto delle stesse disposizioni con la normativa comunitaria.
Come già ricordato con esse sono state rese più stringenti, a tutela del made in Italy, le sanzioni in caso di mendace indicazione di provenienza o di origine. L’azione di contrasto alla contraffazione e alle frodi è stata potenziata anche per i prodotti agroalimentari ed ittici.
Alle indagini per i delitti di contraffazione viene estesa la disciplina delle “operazioni sotto copertura”, che consistono in attività di tipo investigativo affidate in via esclusiva ad ufficiali di polizia giudiziaria, infiltrati sotto falsa identità negli ambienti malavitosi al fine di reperire prove e accertare responsabilità.
I beni mobili registrati sequestrati (automobili, navi, imbarcazioni, natanti e aeromobili) nel corso dei procedimenti per la repressione di tali reati sono affidati dall’autorità giudiziaria in custodia giudiziale agli organi di polizia o ad altri organi dello Stato o enti pubblici non economici per finalità di giustizia, protezione civile o tutela ambientale.
Salvo che il fatto costituisca reato, si procede a confisca amministrativa dei locali ove vengono prodotti, depositati, detenuti per la vendita o venduti i materiali contraffatti, salvaguardando il diritto del proprietario in buona fede.
Presso il Ministero dello sviluppo economico viene istituito il Consiglio nazionale anticontraffazione, con funzioni di indirizzo, impulso e coordinamento delle azioni intraprese da ogni amministrazione, al fine di migliorare l’azione complessiva di contrasto della contraffazione a livello nazionale.
Più in generale,la legge 99/2009 introduce modifiche al Codice della proprietà industriale (decreto legislativo 30/2005), incidendo su profili sia di natura sostanziale sia processuale. Per quanto riguarda i profili sostanziali le modifiche riguardano, tra l’altro, il diritto di priorità per i brevetti di invenzione e per i modelli di utilità e i limiti alla protezione accordata dal diritto d’autore ai disegni e modelli industriali. Con riferimento ai profili processuali si segnala, tra le altre modifiche, l’eliminazione del riferimento all’applicazione del rito societario per i procedimenti in materia di proprietà industriale e di concorrenza sleale e l’ampliamento delle controversie devolute alle sezioni specializzate. Inoltre la legge delega il Governo ad adottare disposizioni correttive o integrative del richiamato Codice, anche con riferimento ai profili processuali.

Data: gennaio 2010

La marcatura CE: tutte le risposte

Che cos’è la marcatura CE?
E’ l’indicazione di conformità del prodotto ai requisiti essanziazli di sicurezza previsti da una o più direttive comunitarie.

La marcatura CE è un marchio di qualità  o di origine?
Né di qualità né di origine e non significa “Made in Europa”. Essa è esclusivamente la dichiarazione che sono stati rispettati i requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla/e direttiva/e comunitaria/e applicabile/i

Che forma deve avedre la marcatura CE?
La marcatura CE di conformità è sostituita dalle iniziali “CE” secondo il simbolo grafico che segue:

marchio ce.jpg

In caso di riduzione o di ingrandimento della marcatura CE, devono essere rispettate le proporzioni indicate nel simbolo grafico graduato di cui sopra. – I diversi elementi della marcatura CE devono avere sostanzialmente la stessa dimensione verticale, che non può essere inferiore a 5 mm.

Dove deve essere apposta la marcatura CE?
Sul prodotto. Nel caso ciò non fosse possibile , trattandosi di dimensioni troppo piccole, sull’eventuale imballaggio e sull’eventuale documentazione di accompagnamento.

Chi deve apporre la marcatura CE?
Il fabbricante se risiede nell’unione Europea, altrimenti un suo rappresentante, da lui autorizzato, stabilito nella UE. In mancanza anche di quest’ultimo, la responsabilità della marcatura CE ricade sul soggetto che effettua la prima immissione del prodotto nel mercato comunitario.

Quando deve essere apposta la marcatura CE?
Prima che il prodotto sia immesso sul mercato, salvo il caso che direttive specifiche non dispongano altrimenti.

Tutti i prodotti  devono avere la marcatura CE?
No, soltanto quelli che ricadono sotto le “Direttive comunitarie cosiddette del nuovo approccio (es. Giocattoli, tutti i prodotti elettrici, occhiali da sole e da vista, apparecchia a gas o a pressione.)

I componenti dei prodotti devono anch’essi avere la marcatura CE?
NO, se la commercializzazione avviene tra utilizzatori professionali, cioè se detti componenti sono assemblatiin prodotti più complessi e non più utilizzabili separatamente.
SI, se sono disponibili sul mercato agli utilizzatori finali come ad esempio parti di ricambio.

Quali sono gli obblighi del fabbricante?
Immettere sul mercato solo prodotti sicuri e conformai requisiti contemplati dalle direttive sotto cui il prodotto ricade, in particolare i requisiti di sicurezza

Quale documentazione deve preparare il fabbricante?
Il fabbricante è tenuto a redigere una “dichiarazione CE di conformità, in cui indica le Direttiva applicata e le norme tecniche utilizzate; deve inoltre predisporre e custodire un “fascicolo tecnico” descrittivo delle caratteristiche tecniche del prodotto e delle prove da lui effettuate comprovanti la sicurezza del prodotto stesso. Tale documentazione deve essere disponibile a richiesta delle Autorità competenti a sorvegliare il mercato.

Che cos’è un organismo notificato (ON)?
E’ un Istituto tecnico riconosciuto dalle Autorità Competenti di uno Stato Membro della UE e notificato alla Commissione europea. L’organismo, sulla base delle prove di laboratorio, accerta la conformità dei prodotto e dei requisiti essenziali di sicurezza prescritti dalla/e Direttiva/e che li riguardano.

Quando è necessario l’intervento degli ON?
Quando è espressamente previsto dalle Direttive. In genere, ciò avviene quando si tratta di prodotti particolarmente pericolosi (es. apparecchi a gas, apparecchi a pressione). Negli altri casi il fabbricante può “autocertificare” il prodotto apponendo la marcatura CE, dopo aver proceduto geli stesso alle verifiche di rispondenza ai requisiti di sicurezza richiesti dalle Direttive stesse.

Quali sono i prodotti di largo consumo che non devono riportare la marcatura CE?
L’elenco è molto ampio. Gli esami più comuni sono: mobilio in legno porte blindate, infissi, avvolgibili, articoli per il giardinaggio, orologi, strumenti musicali non elettrici, materassi, forbici, coltelli, stoviglieria, prodotti tessili, arredi bagno, pavimenti, rivestimenti, calzature, valigeria

A chi può rivolgersi il consumatore per segnalare un prodotto privo della marcatura CE ovvero recante una marcatura palesemente contraffatta o presente su un prodotto che non deve riportarla?
Può inoltrare una segnalazione ai Ministeri competenti per materia (es. Ministeri delle attività produttive per giocattolo o materiale elettrico; es. al Ministero della salute per lenti a contatto correttive, occhiali da vista);inoltre può rivolgersi, per consigli ed assistenza ad un’associazione a tutela dei consumatori.

(Unione Nazionale Consumatori)

CLASS-ACTION – On line il sito www.classaction.it

Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

Roma, 13 gennaio 2010 – “Uno strumento utile per conoscere più da vicino l’azione di classe e le opportunità che questa può offrire ai cittadini se utilizzata in modo responsabile”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, annunciando la nascita del sito www.classaction.it.

“Dopo una lunga serie di rinvii, la class-action è entrata in vigore lo scorso 1° gennaio, ma in molti -spiega Dona- ancora non hanno ben chiaro a cosa serve, da quale normativa è regolata, qual è il suo ambito di applicazione”.

“Grazie al sito www.classaction.it -prosegue il Segretario generale- cercheremo, da un lato, di guidare i cittadini verso una maggiore conoscenza dell’azione collettiva risarcitoria e delle circostanze nelle quali vi si può ricorrere; dall’altro, terremo aggiornata l’opinione pubblica sulle azioni intraprese e raccoglieremo le adesioni degli interessati”.

“L’augurio -conclude Dona- è che possa presto diventare un punto di riferimento per tutti coloro che riconoscono l’esigenza di strumenti di tutela collettiva in grado di azionare, in un unico processo, le difese di interessi riconducibili ad una indefinita generalità di soggetti. Solo così si può riequilibrare l’asimmetria esistente tra la debolezza del cittadino e la potenza schiacciante del mondo imprenditoriale. Il messaggio, valido oggi più che mai, è che l’unione fa la forza”.

Roma, 13 gennaio 2010

Commissione di massimo scoperto

Nei contratti di conto corrente caratterizzati dalla concessione di un fido (un prestito accordato dalla banca al cliente che permette a quest’ultimo di andare “in rosso” sul conto fino alla cifra concessa) si definisce “commissione di massimo scoperto” la percentuale, calcolata al tasso convenuto, che gli istituti di credito addebitano al cliente sul massimo saldo negativo registrato ogni trimestre e che va ad aggiungersi agli interessi convenzionali.

Per comprendere meglio il meccanismo, si pensi, ad esempio, al caso in cui la banca conceda al cliente un fido di 50 mila euro, sotto forma di scoperto di conto corrente. Ciò vorrà dire che il cliente potrà andare “in rosso” sul conto per una cifra pari all’ammontare del fido (e quindi, nel nostro caso, 50 mila euro). Sullo scoperto, la banca praticherà un tasso d’interesse a debito, ad esempio del 10 per cento l’anno. A ciò, andrà ad aggiungersi la “commissione di massimo scoperto”, giustificata dal fatto che la facoltà di andare in scoperto implica un costo per la banca, poiché quest’ultima si impegna a mettere a disposizione l’importo del fido concesso, utilizzabile senza preavviso.

Autore: Sonia Galardo
Data: 12 gennaio 2009

AFFARI TUOI – Il video rivelatore

Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

Roma, 8 gennaio 2010 – "Il video che abbiamo diffuso sul nostro sito non lascia spazio a dubbi sulle anomalie da noi denunciate alla Procura della Repubblica". E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, annunciando la pubblicazione sul sito www.consumatori.it  di un video ripreso durante la fase di preparazione dello studio televisivo, a telecamere spente.

"Nel video si nota che al momento dell’arrivo dei pacchi i concorrenti si trovano già nello studio ed hanno la possibilità di osservare l’ordine di ingresso dei pacchi", prosegue Dona. "Proprio questa dinamica consente ad alcuni concorrenti di capire come trovare i premi più ricchi e come conservarli fino alla fine".

"Auspichiamo -conclude Dona- che la Procura chiarisca rapidamente se le anomalie da noi evidenziate hanno una rilevanza penale, trattandosi di una situazione che ha consentito di frodare svariati milioni di euro, mettendo in atto una possibile truffa in danno della RAI”.

Roma, il 8 gennaio 2010

 

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CLASS ACTION – L’assordante silenzio di Confindustria

Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

Roma, 7 gennaio 2010 – “Nessuna protesta da Cortina né da St. Moritz”. Ironizza sull’assordante silenzio di Confindustria l’avv. Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando l’entrata in vigore della class-action dal 1° gennaio sulla quale non si è fatta sentire la voce delle imprese.

“Saranno ancora in vacanza gli imprenditori italiani, ma sono certo che se la nuova class-action li avesse in qualche modo preoccupati si sarebbero fatti vivi anche dalle piste di sci. Questo silenzio condiscendente dimostra, invece, che l’attuale normativa è di loro gradimento!”

“Evidentemente -incalza Dona- hanno parlato quando era necessario influire sull’art. 140-bis per condannarlo ad essere una scatola vuota. Oggi possono limitarsi a sfogliare i giornali, davanti al camino, dopo aver tolto la tuta da sci, godendosi un bel the caldo e leggendo qua e là le notizie del teatrino messo in scena intorno ad un soggetto (la class-action, appunto) di quart’ordine”.

“ ‘Da operetta’ -secondo Dona- sarebbero non solo gli annunci di azioni miliardarie già proclamati forse per colpa della sbornia di capodanno, ma anche alcuni pessimismi ad oltranza di quelli che continuano a parlare di ‘scatola vuota’ o ‘strumento inutilizzabile’ ”.

“E sì perché -conclude Dona- adesso questa è la legge sull’azione di classe italiana ed andrà utilizzata seppur con moderazione, acume e spirito pratico: ad esempio scegliendo delle cause accessibili e realizzabili in tempi brevi, magari promuovendole contro aziende che, consapevoli di aver tradito la fiducia dei consumatori, siano inclini a porre rimedio ai comportamenti scorretti risarcendo spontaneamente i danneggiati in via transattiva così da rendere inutile di condurre l’azione collettiva fino in porto, cogliendone tuttavia l’effetto più importante e cioè quello di ottenere giustizia in tempi brevi dai danni collettivi”.

Roma, 7 gennaio 2010

I VIAGGI DEL VENTAGLIO – Non trascurare i turisti

Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

Roma, 5 gennaio 2010 – “Abbiamo la fondata preoccupazione che la grave situazione debitoria del gruppo ‘I Viaggi del Ventaglio’ possa riversarsi sui consumatori che hanno acquistato pacchetti turistici o che sono in possesso di buoni viaggio”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando le recenti notizie secondo le quali, nei giorni scorsi, il gruppo “I Viaggi del Ventaglio” avrebbe deliberato di presentare al Tribunale di Milano una domanda di concordato per la ristrutturazione dei debiti.

“Sono numerose -prosegue Dona-  le segnalazioni di viaggiatori che si lamentano per la mancata fornitura dei servizi concordati, la modifica della sistemazione alberghiera ed altri disagi che gli incaricati del tour operator affermano essere dovuti alla difficoltà economica del gruppo”.

“Se sono fondate le notizie diffuse proprio da ‘I Viaggi del Ventaglio’, secondo cui il gruppo avrebbe ricevuto ingiunzioni di pagamento per oltre 10 milioni di euro (e pignoramenti per oltre 3 milioni euro), è giustificabile la preoccupazione dei consumatori che hanno acquistato servizi turistici; per questo -conclude Dona- abbiamo cominciato a raccogliere le adesioni per una eventuale azione di classe la cui proponibilità valuteremo nei prossimi giorni”.

Roma, 5 gennaio 2010

CLASS ACTION – Carbone per Scajola

Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

Roma, 5 gennaio 2010 – “Il carbone spetta a chi non mantiene le promesse”. È quanto auspica Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, per il Ministro delle Attività Produttive, Claudio Scajola, colpevole di aver tradito la parola data alle associazioni dei consumatori del CNCU.

“Il Ministro aveva promesso di regalare ai consumatori italiani la class-action per difendersi dalle imprese scorrette; invece l’attuale normativa è un’arma spuntata”, prosegue Dona riferendosi all’art. 140 bis del Codice del Consumo che impedisce alle organizzazioni di consumatori di avere un ruolo attivo nella proposizione dei processi collettivi.

Ma secondo Massimiliano Dona non è il caso di farsi abbattere dal pessimismo “Comunque le azioni collettive si faranno perché anche con un’arma poco affilata si può far male; anzi abbiamo il dovere di mettere alla prova questo strumento proprio per rendere palesi i limiti della normativa onde realizzare un ponderato progetto di riforma”.

Roma, 5 gennaio 2010

 

La tutela del consumatore

Al via il progetto “La protezione del consumatore. I rimedi giudiziali e stragiudiziali tra diritto interno e diritto dell’Unione Europea”, iniziativa di ricerca dell’Università Europea di Roma (www.unier.it) nell’ambito del programma “Jean Monnet 2009” promosso dalla Commissione Europea.

Saranno organizzate sei tavole rotonde al fine di contribuire allo sviluppo di una cultura del consumatore a livello nazionale ed europeo, attraverso l’approfondimento delle esperienze giudiziali ed extragiudiziali nel quadro dell’attuale dibattito fra docenti, giudici, avvocati ed esperti di mondi istituzionali e professionali.

Nel dettaglio, verrà dato rilievo ai seguenti aspetti: i rimedi giudiziali a livello interno e di derivazione comunitaria, con riferimenti al tema della class-action; i rimedi stragiudiziali quali la conciliazione e la mediazione; il ruolo svolto dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato; i rimedi previsti  a favore del consumatore nei confronti della Pubblica amministrazione; infine, gli strumenti di tutela nel caso di controversie transfrontaliere.

Il calendario prevede diversi incontri a partire da venerdì 29 gennaio fino a maggio 2010, mese in cui si svolgerà il convegno conclusivo del progetto dal titolo “Nuovi rimedi per i consumatori in Italia e nell’Unione Europea”.

Per maggiori dettagli, scarica il programma.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 4 gennaio 2010