Archivio mensile:Marzo 2013

Paola Testori, nuovo direttore DG SANCO

La notizia è stata ufficializzata: Paola Testori è il nuovo Direttore Generale per la Salute e protezione dei consumatori (DG SANCO), una decisione che accogliamo con grande soddisfazione ed entusiasmo.

Il nuovo incarico che la Testori è chiamata a ricoprire, sostituendo il britannico Robert Madelin, è il giusto riconoscimento alla sua professionalità e costante attenzione verso la tutela dei consumatori e la difesa della loro salute; a lei vanno dunque i nostri migliori auguri di buon lavoro.

Siamo certi che questa nomina, oltre a rafforzare la posizione italiana ai vertici amministrativi della Commissione ci aiuterà nello sviluppare e migliorare il nostro dialogo a livello comunitario, anche per una maggiora attenzione ai consumatori italiani.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 31 marzo 2010

Pasqua: ecco come risparmiare

A chi si affida al classico pranzo di Pasqua casalingo, sconsigliamo di acquistare gli alimenti all’ultimo minuto, quando i prezzi tendono ad essere più alti. E’ piuttosto preferibile decidere per tempo cosa comprare, affidandosi (ad esempio sul fronte “carne”) al negoziante di fiducia, in modo da evitare “ricarichi speculativi” ed essere tranquilli sulla qualità del prodotto che si andrà a consumare.

Per quanto riguarda l’acquisto di uova e colombe di Pasqua, si può approfittare delle offerte della grande distribuzione o anche dei piccoli punti vendita, ma leggendo sempre con molta attenzione l’etichetta che permetterà di conoscere la qualità del prodotto e di rapportarla al prezzo di listino per valutare eventuali costi eccessivi.

Inoltre, bisogna controllare sempre la data di scadenza. Ogni anno al termine delle festività pasquali si registra una preoccupante percentuale di sprechi: tanto basta per capire che se l’acquisto non è ben ponderato, il salto dallo scaffale del supermercato al cassonetto dell’immondizia può essere immediato.

A chi decide invece di trascorrere la giornata a ristorante (il cui costo è comunque maggiore) ricordiamo che può essere utile andare in posti già conosciuti, anche in questo caso per essere maggiormente sicuri della qualità degli alimenti e per evitare ricarichi eccessivi sul conto, dovuti al giorno festivo.
Se poi si vuole proprio provare un posto nuovo, è preferibile guardare prima il listino, scegliendo i più economici menù fissi o concordando preventivamente il menù.

E per chi vuole partire per trascorrere le vacanze di Pasqua in una bella città d’arte o in un mare tropicale? Il last second è sicuramente una scelta conveniente, anche se sono sempre di più coloro che scelgono di scambiare casa con quella di una famiglia che abita nella località in cui si intende andare: in questo modo non solo si ha un contatto diretto con le persone del luogo che possono darci anche qualche dritta su cosa visitare, ma soprattutto si risparmia, e non poco, sull’alloggio.

Autore: Sonia Galardo
Data: 26 marzo 2010

Occhiali da sole: ecco come sceglierli

L’occhialeria è un settore in cui ricerca e tecnologia applicata si uniscono al valore aggiunto della moda e del design. La qualità e l’estetica oltre alla ricerca tecnologica hanno fatto degli occhiali italiani i più rinomati nel mondo. Queste caratteristiche fanno sì che lo stesso settore sia tra i più colpiti dal fenomeno della contraffazione, sia dei marchi che dei modelli.

Ma come fare a distinguere un paio di occhiali di qualità ed efficace nella protezione dai raggi UV rispetto ad uno contraffatto? Prima di tutto è bene ricordare che l’ottico optometrista è un affidabile esperto al quale rivolgersi quando bisogna acquistare gli occhiali da sole e che esistono precise normative dell’Unione Europea sulla realizzazione degli occhiali da sole: se queste ultime vengono disattese non è possibile apporre sul prodotto il marchio CE.

Nel foglietto illustrativo di accompagnamento degli occhiali devono essere chiaramente indicate le proprietà meccaniche e ottiche dell’occhiale e quelle relative al filtro solare delle lenti, oltre che i requisiti dei filtri per l’esposizione diretta ai raggi solari. In particolare, gli occhiali devono rispondere alla norma UNI EN 1836 che classifica le lenti in base a cinque filtri solari, da 0 a 5.. E bisognerebbe tener conto anche del colore delle lenti: se si soffre di un disturbo alla vista, ad esempio l’ipermetropia, sarebbe meglio acquistare lenti di colori freddi; se, invece, si è miopi, sono preferibili lenti di colore marrone.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: luglio 2009

Levis autentici: come riconoscerli

Chi non ha mai avuto tra le mani almeno una volta nella vita un paio di Levi’s?
Alzi la mano chi, nel toccarli o indossarli, non si è mai chiesto se fossero autentici o falsi e chi, nonostante le rassicurazioni del negoziante di turno, non si è mai del tutto convinto della loro genuinità!
Quella dei Levi’s, infatti, è una delle forme di contraffazione più conosciute e diffuse al mondo, in voga praticamente da decenni, che “vanta” ormai un livello di evoluzione e un numero di varianti tali da rendere davvero difficile -anche agli occhi di un acquirente esperto- riconoscere un paio di jeans originali da un paio contraffatto.

Su Internet non vi sono molte guide dedicate all’argomento e, non a caso, sono in tanti a chiedersi se tra i numerosi modelli di jeans Levi’s (501, 503, 505 etc.) in commercio, vi siano degli elementi “comuni” o quanto meno grossolani che possano in qualche modo aiutare i più a riconoscere e distinguere un paio di jeans autentici da un modello falso.

Di seguit riportiamo 4 criteri particolarmente evidenti che possono aiutare non solo chi acquista il capo nel tradizionale negozio d’abbigliamento ma soprattutto chi cerca il pezzo da collezione o il capo low price optando per le vie dell’e-commerce. Ed è proprio a queste ultime che bisogna prestare particolare attenzione, non essendo in molti casi i Levi’s venduti nel web altro che modelli scadenti prodotti in Tailandia e rimarchiati dai venditori finali orientali come autentici.

Fermo restando che per il numero di varianti di jeans prodotti dalla Levi’s e per il numero di Paesi di fabbricazione, non è escluso che delle piccole differenze “strutturali” tra modelli vadano necessariamente viste come segnali di contraffazione, entriamo nel merito dell’articolo e vediamo nel dettaglio quali elementi possono aiutarci generalmente a riconoscere dei falsi jeans, prendendo in esame uno dei modelli più noti e venduti di Levi’s: il 501.

1) La targhetta posteriore (patch) con il marchio Levi’s.
In un modello autentico è collocata sul lato destro, è cucita su tutti e quattro i lati ed è in tessuto resistente simile -per spessore, colore e al tatto- a del cartoncino; in un falso invece non solo la forma, lo spessore, il materiale e il colore della patch possono variare ma le scritte stampate all’interno possono presentare errori grammaticali, omissioni o indicazioni apparentemente superflue.

2- I bottoni.
La patch posteriore, tuttavia, è anche uno degli elementi più finemente riprodotti dai falsari e non c’è da stupirsi se in circuiti come quelli delle aste on line i venditori esteri la mettano sempre in evidenza. Considerarlo pertanto l’unico criterio di genuinità in dei jeans Levi’s non è sufficiente.
E’ utile allora esaminare anche i bottoni presenti sui jeans i quali devono riportare il testo (da notare il testo “LEVI STRAUSS&CO*SF CAL*”. La chiusura dei jeans deve essere ovviamente a bottoni (più piccoli ma con scritta in rilievo come quello principale) mentre i vari rivets (i chiodi che sporgono esternamente e delimitano le tasche) devono presentare le sigle “L.S. & Co. S.F.” sia sulla parte anteriore che posteriore:
Proprio quest’ultima sigla nei jeans autentici è presente su tutti i rivets, mentre in quelli contraffatti può presentarsi “liscia” o con altre scritte (v. esempi nelle due immagini a seguire).

3) Il numero seriale.
E’ l’elemento che indubbiamente aiuta più chi acquista in un negozio fisico che in uno virtuale.
In un paio di jeans autentici l’etichetta di cartone che solitamente affianca la patch posteriore al momento dell’acquisto presenta un numero seriale (da noi evidenziato in rosso nelle immagini) che deve corrispondere a quello posto sulla linguetta di stoffa interna ai jeans.
In caso contrario avete tra le mani indubbiamente un falso.

4) La linguetta rossa.
La linguetta rossa con la scritta “Levi’s” deve essere necessariamente presente sul retro di un 501 e deve essere posta sul lato sinistro della tasca destra, cucita tra quest’ultima e il tessuto dei jeans: nelle contraffazioni più grossolane la linguetta manca, è cucita in modo non parallelo al bordo della tasca o è direttamente incollata a quest’ultima.

Se questi rappresentano i principali segni distintivi tra Levi’s autentici e contraffatti non mancano in Rete consigli secondari; vi è ad es. chi suggerisce di prestare attenzione alla cucitura presente al centro delle tasche posteriori (rigorosamente a “v” aperta in un capo originale):
alla grandezza stessa delle tasche frontali (simmetriche tra loro), alle indicazioni per il lavaggio presenti sulla linguetta interna ai jeans, e alla taglia indicata sulla patch, che deve corrispondere a quella reale dei jeans (nelle contraffazioni questo criterio solitamente non viene rispettato).

Chiudiamo con un aneddoto riguardante proprio i falsi Levi’s provenienti dalla Tailandia rivenduti in maniera massiccia in Rete. Secondo alcune testimonianze raccolte nel Web, le piccole aziende che producono questi jeans (originariamente senza marca) li venderebbero a 5 dollari (circa 4 euro) ai propri operai, lasciandoli indossare loro per un periodo variabile tra i 6 e 12 mesi senza mai lavarli. Successivamente, quando i pantaloni hanno acquisito un buon livello di usura, sporcizia e perdita di colore, gli operai li riconsegnerebbero ai propri datori di lavoro ricevendo sempre per 5 dollari un altro paio. I vecchi jeans verrebbero quindi lavati, riparati, rimarchiati come Levi’s e rivenduti al prezzo di un modello autentico a turisti, esportatori o direttamente nel Web.

Autore: www.intertraders.eu
Data: marzo 2009

MADE IN ITALY – Un importante passo verso la tracciabilità

Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

Roma, 22 marzo 2010 – "Accogliamo con favore l’approvazione della legge Reguzzoni che dal prossimo 1° ottobre imporrà norme più severe sull’utilizzo delle etichette ‘Made in Italy’.  E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la recente approvazione della legge che, previa notifica dell’UE,  si applicherà all’etichettatura dei prodotti tessili, della pelletteria e delle calzature.

"Finalmente -spiega Dona- i consumatori potranno conoscere la provenienza dei capi che acquistano, perché la dicitura ‘Made in Italy’ potrà essere apposta solo se i prodotti saranno realizzati in Italia per almeno due fasi della lavorazione e se per le restanti sarà verificabile la tracciabilità".

"Non solo -prosegue il Segretario generale. Tramite la presenza obbligatoria in etichetta di ulteriori indicazioni, gli acquirenti  potranno anche controllare la conformità alle norme a tutela dell’ambiente, dei lavoratori e della sicurezza dei capi".

"E’ un importante passo in avanti a favore di trasparenza e tracciabilità -conclude Dona- che permette di sanzionare i contraffattori e premiare le imprese oneste che operano nel nostro mercato, valorizzando così la qualità dei nostri prodotti".

Roma, 22 marzo 2010

MYAIR – Dichiarato il fallimento della compagnia aerea

Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

Roma, 17 marzo 2010 – “Dopo il tentativo di salvaguardare gli interessi economici dell’azienda italiana con la procedura di ‘amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi’, il Tribunale Ordinario di Vicenza si è definitivamente pronunciato dichiarando il fallimento della compagnia aerea low cost ‘Myair.com S.p.A’ ”. E’quanto rende noto l’Unione Nazionale Consumatori.

“I consumatori che hanno acquistato biglietti aerei emessi da Myair e mai usufruiti -prosegue l’Unione- potranno quindi tentare di recuperare il proprio credito depositando presso il Tribunale di Vicenza, entro il 27 Marzo 2010, istanza di ammissione al passivo del fallimento e allegando alla stessa copia della documentazione attestante il proprio credito”.

“Ciò vale -si legge nella nota dell’Associazione- per coloro che non hanno precedentemente presentato domanda di ammissione al passivo alla procedura straordinaria delle grandi imprese in crisi; le domande di ammissione al passivo, già presentate ai sensi del D.lgs. 270/99, sono infatti valide e verranno acquisite dal curatore fallimentare”.

"Coloro che volessero avere maggiori informazioni sul fallimento della compagnia aerea possono consultare il sito www.myair.com. Per ulteriori chiarimenti sulla vicenda e su come tentare di recuperare il proprio credito -conclude l’Unione- è possibile contattarci allo 06.3232593 o all’indirizzo di posta elettronica segreteria@consumerlaw.it ”.

Roma, 17 marzo 2010

Il nuovo logo biologico UE

Dal 1° luglio 2010 tutti gli alimenti biologici preconfezionati prodotti in un Paese dell’Unione Europea dovranno riportare il logo “Euro-leaf”.

La Commissione Europea ha annunciato il vincitore del concorso per il nuovo logo biologico dell’Ue: si chiama “Euro-leaf” ed è stato ideato dallo studente tedesco Dusan Milenkovic. Scelto tra le circa 3.500 proposte pervenute tramite un concorso paneuropeo aperto a studenti di arte e design, il logo ha ottenuto il 63% dei voti totali.

Le stelle simbolo dell’Unione tracciano il profilo di una foglia su sfondo verde; un simbolo molto diretto che trasmette due messaggi chiari: natura ed Europa.

A partire dal 1° luglio 2010 il logo sarà obbligatorio per tutti gli alimenti biologici preconfezionati prodotti in uno Stato membro e che rispondono ai requisiti essenziali, mentre sarà opzionale per i prodotti importati. Accanto al logo Ue sarà consentito riprodurre altri loghi privati, locali o nazionali.

I primi tre classificati saranno premiati dalla direzione generale Agricoltura e sviluppo rurale con una cerimonia ufficiale che avrà luogo a Bruxelles a luglio 2010.

Autore: Sonia Galardo
Data: 8 marzo 2010

GIUSTIZIA – Non solo class-action!

Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

Roma, 2 marzo 2010 – "La class action e le nuove norme appena entrate in vigore, le associazioni dei consumatori e le notizie di cronaca che annunciano i primi possibili bersagli dell’azione di classe all’italiana sembrano evocare scenari di battaglie giudiziarie all’americana. Ma quella del tribunale non è l’unica strada che il consumatore che si sente leso nei suoi diritti può percorrere". E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori.

"Esistono -spiega Dona- dei rimedi extragiudiziali, vie alternative grazie alle quali i consumatori possono battersi per far valere le proprie ragioni e i tribunali non devono rassegnarsi ad uno ‘tsunami di cause’". 

Proprio i rimedi extragiudiziali saranno al centro del terzo incontro che si svolgerà il prossimo giovedì 4 marzo all’Università Europea di Roma nell’ambito del programma Jean Monnet, co-finanziato dall’Unione Europea e diretto dal prof. Alberto Gambino.

Coordinerà i lavori Massimiliano Dona e ne parleranno Bob Schmitz, membro dello European Consumer Consultative Group (ECCG), Giustino Trincia (ABI, rapporti con i consumatori) e i professori Liliana Rossi-Carleo, Oreste Calliano ed Ilaria Garaci.

 

Roma, 2 marzo 2010

I rimedi extragiudiziali per i consumatori

La class action e le nuove norme appena entrate in vigore, le associazioni di consumatori e le notizie di cronaca che annunciano i primi possibili bersagli dell’azione di classe all’italiana sembrano evocare scenari di battaglie giudiziarie all’americana.

Ma quella del tribunale è davvero l’unica strada che il consumatore che si ritiene leso nei suoi diritti può percorrere? E le aziende devono necessariamente subire l’azione collettiva magari anche pretestuosa? E i tribunali non possono che rassegnarsi a questo nuovo tsunami di cause? Fortunatamente no. Una strada alternativa esiste!

Proprio ai rimedi stragiudiziali, come vie alternative al tribunale per gli attori del mercato saranno al centro del terzo incontro che si svolgerà il prossimo 4 marzo all’Università Europea di Roma nell’ambito del programma Jean Monnet, co-finanziato dall’Unione Europea e diretto dal prof. Alberto Gambino.

Coordinerà i lavori Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori e ne parleranno Bob Schmitz, membro dello European Consumer Consultative Group (ECCG), Giustino Trincia (ABI, rapporti con i consumatori) e i professori Liliana Rossi-Carleo, Oreste Calliano ed Ilaria Garaci.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 2 marzo 2010