Archivio mensile:Marzo 2013

La CE archivia il provvedimento contro l’Italia sul numero “112”

La Commissione Europea ha deciso di archiviare il procedimento di infrazione aperto contro l’Italia nel 2006 per la non corretta applicazione del nostro Paese della normativa sul "112", il numero che si può digitare in qualunque stato membro dell’Unione europea per contattare i servizi di emergenza. In particolare, tale normativa impone agli stati membri di informare i cittadini sull’esistenza del numero unico di emergenza, il 112 appunto, e di rendere il più possibile affidabili e precise le informazioni sulla localizzazione del chiamante.

Conoscere la posizione esatta da cui proviene la chiamata permette infatti di accelerare l’intervento dei servizi di emergenza, evitando l’aggravarsi delle condizioni di salute delle vittime e permettendo di salvare delle vite. Inoltre, sempre secondo quanto stabilito dalla direttiva europea, tale localizzazione deve essere resa nota gratuitamente non appena la chiamata raggiunge i servizi di emergenza.

L’Italia, nonostante i richiami della Commissione Europea, non si era ancora adeguata agli obblighi della direttiva, motivo per cui la stessa Commissione aveva chiesto alla Corte di giustizia europea di comminarle un’ammenda. La scorsa estate, il nostro Paese ha però introdotto un sistema di informazione nazionale provvisorio per l’identificazione delle chiamate sia per la telefonia fissa, sia per quella mobile, capace di trasmettere in pochi secondi alle autorità preposte alla pubblica sicurezza i dettagli sulla localizzazione del chiamante.

Inoltre, l’Italia sta sviluppando un sistema più avanzato al fine di allinearsi alle disposizioni più rigorose in materia di numero unico europeo 112 stabilite dalle nuove norme UE nel settore delle comunicazioni e che saranno operative a partire dal prossimo 25 maggio. Ecco perché Bruxelles ha deciso di archiviare il procedimento di infrazione a carico del nostro Paese.

Autore: Sonia Galardo
Data: 16 marzo 2011

PUBBLICITA’ – Stop alla Coca-Cola a tavola!

Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

Roma, 11 marzo – “E’ scorretto invitare a consumare la Coca-Cola a tavola”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), annunciando l’apertura del procedimento presso l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, alla quale si era rivolta la stessa Associazione segnalando lo spot del noto colosso americano in onda in questi giorni su tutte le reti televisive e chiedendo di vietarne la diffusione perché giudicato ingannevole.

“Lo spot -spiega Dona- non ci piace affatto: dapprima, con scene in bianco e nero, intende convincere i consumatori che l’abitudine di pranzare con la Coca-Cola a tavola è una vecchia tradizione italiana; mostra una mamma che porta in tavola una bottiglia di Coca-Cola di grande formato scatenando la gioia dei commensali. Entrambe le immagini -evidenzia Dona- non hanno niente a che fare con la realtà: per fortuna in Italia la Coca-Cola si beve soprattutto fuori casa!”

“E’ poi inaccettabile -incalza il Segretario generale dell’UNC- il ricorso ai bambini che non solo sono mostrati mentre accolgono la bevanda con atteggiamenti entusiasti, ma si fanno anche testimonial dell’abbinamento tra un piatto fumante (non un panino!) e la nota bevanda zuccherata, disegnandola su una lavagna”.

Nello spot si vedono bicchieri di grandi dimensioni sulla tavola (dove non c’è traccia di altre bevande, neppure l’acqua), mentre la voce fuori campo esorta a prendere l’abitudine di accompagnare i pasti con la bevanda gassata: “un piacere che tutti possono scoprire in tavola, buon appetito con Coca-Cola”. Massimiliano Dona spiega quindi così i motivi della segnalazione all’Antitrust: “come è noto, il fabbisogno giornaliero di calorie di un individuo dipende dallo stile di vita, ma se si assecondasse lo spot bevendo due bicchieri di Coca-Cola sia a pranzo che a cena, si assumeranno circa 108 gr. di zuccheri, equivalenti (secondo la stessa etichetta nutrizionale sulla lattina) al 116% del fabbisogno giornaliero di zuccheri: un dato esorbitante rispetto ad una dieta corretta, tanto più se tale livello di consumo fosse tenuto da un bambino”.

“Come ulteriore elemento di valutazione della denunciata scorrettezza -continua il Segretario generale dell’UNC- si aggiunga che la società Coca-Cola nel 2006 ha sottoscritto il ‘Codice per l’autoregolamentazione delle attività di promozione e commercializzazione dei prodotti del settore’, promosso da ASSOBIBE (Associazione Italiana tra gli Industriali delle Bevande Analcoliche) e contenente, tra l’altro, l’impegno di astenersi dal suggerire un consumo eccessivo di simili bevande”.

“E’ anche alla luce di quanto sottoscritto in questo Codice di Autoregolamentazione -rende noto il Segretario generale dell’UNC- che la nostra Unione ha ritenuto opportuno denunciare lo spot, coinvolgendo anche l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria. E’ arrivato il momento -conclude Dona- che la società ‘Coca-Cola’ inizi a rispettare gli impegni presi davanti ai consumatori”.

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Stop alla Coca-Cola in tavola!

Dopo la nostra segnalazione, l’Autorità Antitrust ha aperto un procedimento contro  “Coca Cola”, in merito spot in onda in questi giorno in cui, la società, invita a consumare la bevanda.

A seguito della segnalazione della nostra Unione Consumatori, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha aperto il procedimento contro la società “Coca-Cola”, in merito allo spot in onda in questi giorni su tutte le reti televisive, in cui il noto colosso americano invita a consumare la Coca-Cola a tavola. Un messaggio che giudichiamo  ingannevole e del quale abbiamo chiesto venga vietata l’ulteriore diffusione.

Lo spot non ci piace affatto: dapprima, con scene in bianco e nero, intende convincere i consumatori che l’abitudine di portare la Coca-Cola a tavola è una vecchia tradizione italiana; poi, rappresentando il momento di andare a tavola, mostra una mamma che porta una bottiglia di Coca-Cola di grande formato scatenando la gioia dei commensali. Entrambe le immagini non hanno niente a che fare con la realtà: per fortuna in Italia la Coca-Cola si beve soprattutto fuori casa!

E’ poi inaccettabile il ricorso ai bambini che non solo sono mostrati mentre accolgono la bevanda con atteggiamenti entusiasti, ma si fanno anche testimonial dell’abbinamento tra un piatto fumante (non un panino!) e la nota bevanda zuccherata, disegnandola su una lavagna.

Nello spot si vedono bicchieri di grandi dimensioni sulla tavola (dove non c’è traccia di altre bevande, neppure l’acqua), mentre la voce fuori campo esorta a prendere l’abitudine di accompagnare i pasti con la bevanda gassata: “un piacere che tutti possono scoprire in tavola, buon appetito con Coca-Cola”. Nessuna avvertenza è data circa la necessità di contenere l’assunzione di zuccheri o di accompagnare il consumo della bevanda con adeguata attività fisica.

Ecco perché abbiamo deciso di segnalare lo spot all’Antitrust: come è noto, il fabbisogno giornaliero di calorie di un individuo dipende dallo stile di vita, ma per chi conduce una vita sedentaria può essere considerato mediamente nell’ordine di 1600 Kcalorie/giorno per una donna, 1700 per un bambino in età scolare, fino a 2200 per un adulto. La Coca-Cola ‘classica’ contiene, stando alle indicazioni riportate nell’etichetta, 27 grammi di zuccheri per ogni bicchiere da 250 ml. Così ipotizzando che, durante il pasto a tavola, ciascun individuo beva almeno due bicchieri di Coca-Cola ‘classica’, se terrà questo comportamento sia a pranzo che a cena, assumerà circa 108 gr. di zuccheri, equivalenti (secondo la stessa etichetta nutrizionale sulla lattina) al 116% del fabbisogno giornaliero di zuccheri.

Si tratta di un dato esorbitante rispetto ad una dieta corretta tanto più se tale livello di consumo fosse tenuto da un bambino. Va infatti considerato che l’organismo assume lo zucchero anche da altri alimenti. Ecco perché gli esperti raccomandano di limitare il più possibile lo zucchero nella dieta, soprattutto per il suo elevato potere calorico. In ogni caso è consigliabile fare movimento perché lo zucchero assorbito con i dolci e le bevande zuccherate è immediatamente disponibile per essere ‘bruciato’ dall’organismo e questo avviene solo quando c’è un esercizio fisico costante.

Come ulteriore elemento di valutazione della denunciata scorrettezza, si aggiunga che la società Coca-Cola nel 2006 ha sottoscritto il “Codice per l’autoregolamentazione delle attività di promozione e commercializzazione dei prodotti del settore”, promosso da ASSOBIBE (Associazione Italiana tra gli Industriali delle Bevande Analcoliche). In forza di detto accordo l’azienda si impegna, tra l’altro, a diffondere comunicazioni commerciali che “non suggeriranno, descriveranno, giustificheranno o avvalleranno il consumo eccessivo di qualsiasi bevanda ed offriranno confezioni dalle dimensioni adeguate all’ambiente sociale e culturale descritto”. Ed ancora “non mineranno la promozione di regimi dietetici salutari, equilibrati o stili di vita salutari e attivi”.
E’ anche alla luce di quanto sottoscritto in questo Codice di Autoregolamentazione  che la nostra Unione ha ritenuto opportuno denunciare lo spot, coinvolgendo anche l’Istituto di Autodisciplina pubblicitaria. E’ arrivato il momento che la società “Coca-Cola” inizi a rispettare gli impegni presi davanti ai consumatori.

Autore: Sonia Galardo
Data: 11 marzo 2011