Archivio mensile:Marzo 2013

Denuncia all’Antitrust per i contributi scolastici volontari

L’Unione Nazionale Consumatori, in collaborazione con Skuola.net, ha interessato l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sui contributi scolastici volontari, richiesti da alcune scuole come se fossero obbligatori.

Secondo Skuola.net ogni anno le famiglie versano 200 milioni di euro di contributi scolastici: dal 2009 Skuola.net ha raccolto quasi un migliaio di segnalazioni circa irregolarità sulla richiesta di contributi scolastici, documentando, quindi, un malcostume ormai diventato prassi nelle nostre scuole. “Dalle famiglie -spiega Daniele Grassucci, responsabile delle relazioni esterne del portale- si esigono somme che vanno dai 20-30 euro alle scuole medie fino ai 250 alle superiori, senza però specificare che si tratta di un’erogazione liberale. Nei casi più gravi si minaccia di non iscrivere gli studenti non in regola con i pagamenti, di bocciarli, di non ammetterli agli scrutini oppure di procedere al recupero coatto delle somme”.

E’ una triste realtà lo stato di abbandono di molti istituti scolastici del nostro Paese, ma ricordiamo che le tasse obbligatorie sono ben riconoscibili perché ‘intestate’ all’Agenzia delle Entrate e mai alla scuola. Poi, per le famiglie che vogliono contribuire (certe scuole sono effettivamente a corto di risorse) si ha il diritto di ricevere informazioni specifiche in merito all’utilizzo del versamento e che tale contributo (letteralmente ‘erogazione liberale’) è detraibile nella dichiarazione dei redditi.

“Ci auguriamo -commenta il Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona- che l’Autorità Antitrust intervenga, dichiarando illegittima la pratica; è fondamentale, inoltre, che le famiglie siano correttamente informate, in modo da poter scegliere consapevolmente la scuola per i propri figli, valutando l’ammontare della somma richiesta come contributo volontario e quale tipo di attività o spese andrà a coprire”.

Autore: Simona Volpe
Data: 16 aprile 2014

L’efficacia della terapia EMDR

Appuntamento il 7 maggio alle 16,30 a Roma, Sala Gianfranco Imperatori (Piazza Venezia 11) con il convegno “L’efficacia della terapia EMDR“. Scarica il programma

CHE COS’E’ L’EMDR

L’Associazione EMDR Italia ha coordinato l’applicazione dell’EMDR in molti disastri collettivi avvenuti nel nostro paese, aiutando in modo efficace la popolazione, i soccorritori e le persone più esposte a questi eventi traumatici.

In questo modo ha diffuso in Italia questo metodo terapeutico, frutto di studi ed esperienze di ricerca negli Stati Uniti.

Nel 2012 l’Associazione ha svolto un’importante ricerca riguardante i disturbi post-traumatici in vittime sopravvissute al terremoto di San Giuliano in Molise.

Si tratta del primo studio in assoluto in cui, attraverso tecniche di neuro immagini, siano state evidenziate in tempo reale, ovvero durante una sessione di psicoterapia con EMDR, le modificazioni dell’attività elettrica corticale e quindi la guarigione clinica.

L’evento di questa giornata ha il fondamentale scopo di fare si che il mondo scientifico, i media e i comuni cittadini vengano a conoscenza di questa informazione di altissimo rilievo scientifico, che potrebbe modificare le metodologie d’intervento per quanto riguarda i disturbi psichici.

Garanzia post-vendita: cosa c’è da sapere

748 (Sdc – apr. 2014) – Per ogni bene di consumo mobile (elettrodomestici, auto, abbigliamento, mobili, pc, telefoni, condizionatori, prodotti alimentari, etc.) le legge stabilisce che l’acquirente ha diritto a una garanzia legale della durata di due anni che può far rivalere sul venditore in tutte quelle situazioni in cui il prodotto risulta difettoso, non funzionante, difforme rispetto a quello ordinato o diverso da quello descritto nella pubblicità.

I rimedi previsti dalla garanzia legale sono:

  1. riparazione o sostituzione del bene (c.d. rimedi primari) che si caratterizzano per i seguenti elementi:
  • sono alternativi, a scelta del consumatore, salvo impossibilità o eccessiva onerosità dell’uno rispetto all’altro;
  • sono senza spese per il consumatore;
  • devono essere posti in essere entro un congruo termine e non devono arrecare notevoli inconvenienti al consumatore.
  1. riduzione del prezzo o risoluzione del contratto (c.d. rimedi secondari), che si caratterizzano per i seguenti elementi:
  • sono anch’essi alternativi, a scelta del consumatore;
  • sono attivabili nel caso in cui la riparazione o la sostituzione siano impossibili o eccessivamente onerose; nel caso in cui riparazione o sostituzione siano tardive rispetto al termine congruo assegnato; nel caso in cui riparazione o sostituzione abbiano provocato notevoli inconvenienti al consumatore.

Pertanto, quando la riparazione o la sostituzione non abbiano dato esito favorevole per il consumatore, egli potrà richiedere, a sua scelta, la risoluzione del contratto (e cioè dovrà restituire la merce con restituzione contestuale del prezzo pagato) o la riduzione del prezzo (il consumatore potrà tenere il bene “difettoso”, ma con il rimborso di una parte del prezzo). Nel caso della riduzione del prezzo, l’entità della somma da restituire sarà proporzionata all’uso che sia stato fatto della cosa, valutando il singolo caso.

I termini per far valere i diritti di garanzia sono:

  • 2 anni decorrenti dalla consegna del bene (nel caso di vendita di beni usati, le parti possono limitare tale termine a 1 anno);
  • 2 mesi di tempo dalla scoperta per denunciare al venditore il difetto (la denuncia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l’esistenza del difetto o l’ha occultato).

Il consumatore ha quindi complessivamente 26 mesi dalla consegna (24 mesi + 2 mesi per denunciare) per far valere i suoi diritti. E’ opportuno, dunque, conservare tutti i documenti che attestino la data dell’acquisto (scontrino, fattura, ecc.) e la data di consegna del bene, in caso avvenga successivamente al perfezionamento dell’acquisto. E’ inoltre bene fotocopiare gli scontrini per evitare che la carta termica nella quale sono stampati si deteriori nel tempo.

Quanto alla prova del difetto (o meglio, la prova che il difetto sia tra quelli che rientrano nel concetto di difetto di conformità), se esso si manifesta entro 6 mesi dalla consegna, si presume che si tratti di un difetto originario e, come tale, non causato dal consumatore: la prova contraria, in tal caso, sarà ovviamente a carico del venditore.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 30 aprile 2014

Paura di volare: imparare a gestirla

749 (Sdc – apr. 2014) – Con il ponte del 1° maggio alle porte, saranno in molti a decidere di staccare la spina e partire per qualche giorno di vacanza. C’è chi però ha paura di volare e l’idea di prendere un aereo può creare stress e ansia; per imparare a gestire la paura, cerchiamo allora di capire di cosa si tratta.

Cos’è l’aviofobia?

L’aviofobiaconsiste nel timore di volare in aereo o su qualsiasi altro mezzo in grado di farlo. In un mondo in cui ormai l’aereo è divenuto il mezzo più pratico e usato per percorrere lunghi tragitti è inevitabile giungere alla conclusione che questa fobia limiti largamente la vita di chi ne soffre. Che sia una paura immotivata è dimostrato anche dalle più diffuse statistiche secondo le quali la percentuale di incidenti aerei è molto più bassa rispetto alla percentuale di incidenti in macchina. Tuttavia i dati empirici, com’è normale che sia, non bastano a tranquillizzare gli aviofobici: basti pensare che i risultati di recenti studi hanno rilevato che un italiano su due ha timore di prendere l’aereo (50% della popolazione).

Le categorie degli aviofobici

Questa malattia ha diversi sintomi: tachicardia, difficoltà respiratoria, sudori freddi, tremori, dolori addominali, fino ad arrivare a veri e propri attacchi di panico. In particolare, è possibile dividere i soggetti che soffrono di aviofobia in tre categorie:

  • quelli che non volano affatto: in questa categoria rientrano le persone che non hanno mai volato perché il solo pensiero di mettere piede su un aereo le sconvolge al punto di fargli avere un attacco di ansia; ci sono poi le persone che hanno sempre volato, ma che ad un certo punto, a causa magari di un volo con troppi vuoti d’aria, smettono di farlo di punto in bianco, anche se hanno necessità di viaggiare;
  • quelli che volano di rado e che quando lo fanno vivono una costante sensazione di terrore: queste persone vivono per tutto il tragitto con l’angoscia che possa succedere qualcosa e cercano di calmare l’ansia con l’aiuto di ansiolitici o dell’alcol. Nei giorni che precedono il viaggio, inoltre, possono soffrire d’insonnia, essere particolarmente nervosi o stressati;
  • quelli che prendono l’aereo nonostante convivono con l’ansia, un’ansia che però non si manifesta con particolare intensità: viaggiano dunque in aereo con regolarità, spesso per lavoro, e non rinuncerebbero mai a volare poiché lo stato ansiogeno è sempre presente, ma mai invalidante.

Nei casi più gravi anche solo l’ipotesi di dover partire può scatenare un attacco di panico, mentre nei casi meno preoccupanti a scatenare la paura può essere l’atto pratico di comprare il biglietto o quello di prenotare il volo.

Come gestire la paura?

Ecco allora cosa fare per cercare di gestire al meglio la paura di volare:

    • a volte può succedere che a scatenare la paura siano interpretazioni erronee di normali avvenimenti collegati al volo, quindi informarsi potrebbe essere utile a diminuire l’ansia;
    • evitare accuratamente qualsiasi sostanza eccitante prima del volo (è, infatti, noto che bevande come il caffè non sono di aiuto nelle situazioni di stress o ansia);
    • evitare di pensare ossessivamente al volo alimentando così l’ansia e la paura;
    • tentare di dormire in maniera regolare nei giorni precedenti alla partenza: la mancanza di sonno potrebbe accentuare lo stato di alterazione fisiologica legata alla paura del volo;
    • nel caso in cui si è in aereo e si sente la paura salire, bisogna cercare di non lasciarsi prendere dal panico e rendere nota la situazione al personale di bordo. Stuart e hostess, infatti, sono perfettamente addestrati ad intervenire e sapranno come aiutarvi.

Autore: Eleonora Iacobelli
Data: 30 aprile 2014

L’angolo del notaio: vendita

750 (Sdc – apr. 2014) – Mia moglie, cittadina inglese, ed io, cittadino statunitense, abbiamo comprato una casa in Italia prima di sposarci nel Regno Unito. Il cognome di mia moglie che appare nell’atto di acquisto è quello che aveva prima del matrimonio. A seguito del matrimonio, lei ha preso il mio cognome: cosa dobbiamo fare in Italia per aggiornare la documentazione e qualora volessimo vendere la proprietà di cosa avrà bisogno il notaio alla firma dell’atto di vendita?

Può presentare un certificato di matrimonio dal quale risulti il cognome della moglie prima di sposarsi.

Fonte: Associazione Sindacale Notai del Lazio
Data: 30 aprile 2014

La voce del territorio: spirito del gioco

752 (Sdc – apr. 2014) – La nostra rubrica “La voce del territorio”: oggi parliamo di… Spirito del gioco

Nuova emozionante esperienza per la delegazione Unione Nazionale Consumatori di Trieste che ha deciso di sponsorizzare una squadra Locale di Calcio A7 militante nella I categoria del torneo “Coppa Venezia Giulia”. Un simpatico progetto della neo costituita sede UNC per dare maggiore visibilità sul proprio territorio attraverso lo spirito del gioco e del fair play.

Ora tocca alla delegazione di Trieste tenere alti i colori sociali, il bianco e il verde, e attraverso i risultati ottenuti sul campo garantire una maggiore visibilità e conoscenza sul territorio locale.

Non resta che aspettarsi un ottimo piazzamento dei ragazzi in campionato e magari ambire ad una straordinaria promozione in una categoria successiva. In bocca al lupo!

Data: 30 aprile 2014

Packaging Design: forme che parlano

Bevande iconiche immancabili nel nostro frigorifero, vini e liquori con cui abbiamo brindato agli eventi importanti, la boccetta del profumo che usava nostra madre… i contenitori e le loro forme costellano le nostre vite e sono capaci di evocare ricordi e sensazioni. Per questo il design del packaging dei prodotti che consumiamo ha un’importanza fondamentale: esso deve essere funzionale, certo, ma anche unico, facilmente identificabile, capace di sintetizzare i valori di un brand e, perché no, essere il più possibile bello, se non addirittura di valore artistico.

Il vetro, grazie alle caratteristiche che abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare, è un materiale che particolarmente bene si presta alle esigenze di cui stiamo parlando. La sua malleabilità in fase di lavorazione, le sue numerosissime possibilità di colorazione, e anche la sua resistenza e sicurezza gli permettono di adattarsi alle richieste sempre crescenti del mercato al fine di realizzare prodotti che sempre più spesso si identificano con lo stesso design del contenitore.

I contenitori “on demand” nascono dalla stretta sinergia tra i produttori vetrari e il designer, ma, soprattutto, sono frutto di un lavoro di alta specializzazione della vetreria che dovrà realizzare un prodotto efficace ed efficiente da presentare al proprio cliente.

Forme differenti caratterizzano inequivocabilmente una marca e le sue peculiarità (storicità, artigianalità, autorevolezza) o anche un prodotto e le sue caratteristiche: le silhouette sinuose di una bottiglia identificano un certo gusto morbido o una consistenza cremosa, forme più aguzze possono suggerire sapori più decisi. Oppure pensiamo al campo della cosmesi dove non solo il contenitore in vetro identifica un prodotto più pregiato, ma ci si può sbizzarrire al punto di imitare nel packaging le trame di un tessuto iconico identificativo di un brand.

E non c’è solo la forma: fondamentale è l’importanza del colore e della trasparenza e anche la possibilità del contenitore in vetro di presentare incisioni e rilievi.

Insomma, le esigenze comunicative di un brand vanno ben al di là del solo prodotto che esso rappresenta: una forma racconta una sostanza, una storia, un progetto, un’idea. Un contenitore, soprattutto se in vetro, può aiutarci a dire tutto questo, aggiungendo eleganza, stile e solidità.

Data: 30 aprile 2014
in collaborazione con Assovetro

La scelta dell’operatore telefonico (LIS)

Dino Cimaglia, esperto dell’Unione Nazionale Consumatori, spiega come scegliere a quale operatore telefonico affidarsi, in un video tradotto in lingua dei segni (LIS) da Laura Santarelli, Presidente Accademia europea sordi e TG1 Rai LIS.