Archivio mensile:Marzo 2013

Cappa da cucina: come sceglierla

cappa da cucinaGli odori che si diffondono quando si cucina possono esser invitanti, ma nessuno gradisce che ristagnino o che si spargano per casa e ciò spiega la grande diffusione delle cappe. Ve ne sono di due tipi, quelle aspiranti e quelle filtranti, anche se la maggior parte dei prodotti presenti sul mercato è convertibile e può funzionare in entrambi i modi mediante il semplice azionamento di un’apposita leva. Nelle cappe aspiranti l’aria viene aspirata da un ventilatore elettrico, passa attraverso un sistema di filtri che la purifica e infine viene convogliata verso il tubo che la porta all’esterno. Nelle cappe filtranti, invece, l’aria aspirata passa attraverso una serie di filtri che trattengono grassi, fumi e odori, ma non viene espulsa all’esterno, è semplicemente riammessa nell’ambiente dalla parte superiore dell’apparecchio. E’ evidente che sono preferibili le cappe aspiranti, ma spesso ci sono problemi di collegamento con le canne fumarie nelle quali viene convogliata l’aria cattiva.

Per quanto riguarda i filtri, quelli antigrasso possono essere in metallo, con una conformazione a nido d’ape, oppure sintetici. I primi sono lavabili anche in lavastoviglie, in genere ogni due mesi, i secondi devono essere sostituiti quando sono impregnati di grasso. Per verificare se i filtri sono intasati basta avvicinare un foglio di carta velina alla griglia di aspirazione della cappa, facendola funzionare alla massima velocità: solo se il foglio rimane attaccato la cappa è efficiente, in caso contrario i filtri sono saturi e devono essere lavati o sostituiti. Comunque, quelli in metallo sono preferibili anche perché limitano i pericoli di incendio. Sono presenti anche filtri antiodore costituiti da cartucce contenenti carboni attivi e servono per il filtraggio degli odori. Non possono essere lavati e devono essere sostituiti almeno ogni quattro mesi, altrimenti la cappa rilascerebbe nell’ambiente tutti gli odori della cucina.

In una cappa conta anche la portata, cioè il volume d’aria che aspira in un’ora. Se si cucina molto, è meglio una cappa con una portata di almeno 500 metri cubi d’aria all’ora, anche perché una cappa potente può essere usata alle velocità più basse, producendo meno rumore e durando di più. La superficie interna ed esterna della cappa deve essere pulita regolarmente con un panno morbido imbevuto di detersivo neutro, evitando detersivi al cloro per le cappe in acciaio inox.

Per la scelta del modello, vanno preferiti comunque quelli che hanno il marchio IMQ, l’istituto delegato per legge a verificare la sicurezza dei prodotti elettrici. Il marchio garantisce che l’apparecchio ha superato tutte le verifiche di corrispondenza alle norme tecniche, in modo che durante il funzionamento normale e in caso di guasti imprevedibili non si creino situazioni di pericolo. Queste potrebbero verificarsi, per esempio, quando si lasciano fuochi accesi senza pentole sopra, di modo che la fiamma tende a salire verso l’alto e a causare incendi, ma per ottenere il marchio IMQ occorre che i filtri, anche se di tipo non metallico, non siano infiammabili.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 28 febbraio 2015

TRASPORTI: le proposte dell’UNC su taxi, NCC e servizi alternativi come Uber

Roma, 27 febbraio 2015 – Il Presidente dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti Andrea Camanzi ha incontrato ieri, a Torino, le associazioni di consumatori per raccogliere le loro posizioni in materia di trasporto collettivo non di linea, ossia taxi, noleggio con conducente (NCC) e trasporti alternativi, tipo Uber.

Per l’Unione Nazionale Consumatori l’aver accantonato la materia nel recente ddl concorrenza è un cattivo segnale che non fa presagire nulla di buono, anche perché la materia urge, invece, di una nuova regolamentazione, considerato che attualmente la legislazione è talmente antidiluviana da non considerare la possibilità di ricevere una prenotazione tramite app, non contempla la sharing economy, oltre a costringere gli autisti di noleggio ad un servizio antieconomico ed inefficiente, iniziando e finendo ogni servizio nella loro rimessa, allungando così inutilmente il percorso, con un aumento del costo del viaggio, dell’inquinamento e del traffico cittadino.

Ma per l’UNC l’urgenza dipende soprattutto dal fatto che i taxi di Milano sono assolutamente insufficienti in occasione di eventi importanti, come la settimana della moda, il Salone del mobile ecc ecc. Tutti i tentativi di aumentare le licenze, fin dal sindaco Albertini, sono finora falliti. L’imminenza dell’evento Expo rendeva, quindi, necessario rivedere la normativa già nel ddl concorrenza e, anzi, sarebbe addirittura auspicabile un decreto legge, se non si vuole, in occasione di Expo, fare una magra figuraccia internazionale.

Di seguito le proposte avanzate dall’UNC all’Autorità dei Trasporti, che mirano a consentire l’utilizzo di piattaforme tecnologiche e le nuove forme innovative di trasporto legate alla sharing economy, oltre che a mettere in concorrenza taxi e noleggio con conducente, sovrapponendo, almeno in parte, i due servizi:

1) sì alla multicanalità nella mobilità cittadina e alle nuove forme di mobilità personale su chiamata;

2) sì alle proposte contenute nella bozza del ddl concorrenza e poi ritirate, ossia abolizione dell’art. 3 comma 3,  art. 5 bis, art. 8 comma 3 (limitatamente alle parole “situati nel territorio del comune che ha rilasciato l’autorizzazione”) e art. 11 comma 4 della legge quadro n. 21 del 15 gennaio 1992. In pratica eliminare, per il servizio di noleggio con conducente, l’obbligo di avere la rimessa nel comune che ha rilasciato l’autorizzazione, la possibilità per i Comuni di far pagare per il servizio svolto nel loro territorio, ed il fatto che l’inizio ed il termine di ogni servizio avvenga alla rimessa;

3) UNC ha fatto presente, però, all’Art che per l’Antitrust era necessario rivedere, sempre per la legge n. 21/1992, anche l’art. 11 comma 3 (obbligo di stazionamento esclusivamente all’interno della rimessa) e 11 bis (le sanzioni esagerate per chi trasgredisce);

4) revisione anche dei commi 1 e 2 dell’art. 3, in modo che le prenotazioni possano avvenire non solo presso la rimessa, ma anche con l’utilizzo di piattaforme tecnologiche, ad es. via smartphone;

5) revisione degli art. 11 comma 2 e art. 2 comma 1, in modo che sia gli autisti di noleggio che i tassisti possano operare anche oltre i confini del comune che ha rilasciato loro la licenza. Provvedimento, questo, molto urgente in previsione di Expo;

6) accogliere tutte le proposte dell’Antitrust contenute nella segnalazione del 3 marzo 2004. Ossia compensare gli attuali tassisti per la perdita di valore della licenza (o con indennizzo, finanziato ad es. da una procedura d’asta per le nuove licenze, o con doppia licenza, consentendo il cumulo delle licenze, anche se in modo limitato) e poi liberalizzare l’accesso alla professione;

7) licenze part time per orari di punta e bandi temporanei per eventi tipo Expo.

GIUSTIZIA: dal Ministro Orlando un importante impegno per la riforma della class action

Roma, 26 febbraio 2015 – Rendere più efficiente la disciplina della class action facendola diventare un concreto strumento di tutela per i consumatori: questa la richiesta avanzata nella giornata di ieri in occasione di un incontro con il ministro della Giustizia Andrea Orlando, al quale abbiamo illustrato il documento sottoscritto da 18 associazioni dei consumatori (oltre alla nostra Unione Nazionale Consumatori: Altroconsumo, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Asso-Consum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Centro Tutela Consumatori Utenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori-ACP, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Movimento Consumatori, Utenti dei Servizi Radiotelevisivi), contenente alcune proposte di modifica dell’art. 140 bis del Codice del Consumo relativamente all’istituto della class action.

Ringraziamo il ministro Orlando per la disponibilità dimostrata e l’impegno ad elaborare una bozza di testo attraverso un lavoro interministeriale, garantendo il coinvolgimento delle associazioni. Auspichiamo che si possa intervenire sulla materia attraverso un emendamento al DDL Concorrenza, così da mettere rapidamente a disposizione delle nostre associazioni e dei consumatori uno strumento di tutela realmente efficace.

Un ringraziamento alla Sen. Elena Fissore che a partire da luglio si è fatta promotrice di un tavolo che coinvolge le nostre associazioni in un importante lavoro di approfondimento normativo e di proposta.

CONCORRENZA: chiediamo zero spese per la spedizione delle bollette e per il recesso

L’Unione Nazionale Consumatori avanza delle proposte per rendere efficace il capitolo II, art. 16 e 17, del ddl concorrenza, che disciplina il recesso in materia di comunicazioni.

Roma, 26 febbraio 2015 – “Attualmente la norma del Governo è, nella migliore delle ipotesi, inutile. La reintroduzione dell’espressione penali, eliminate formalmente con la Bersani, per quanto rimaste nella sostanza sotto forma di spese giustificate, è simbolicamente indicativa dell’inutilità della proposta”,  dichiara Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori (https://www.consumatori.it).

Per un’effettiva liberalizzazione, l’Unc propone al Parlamento le seguenti modifiche:

  • Azzeramento delle spese per il recesso da contratto telefonico, in modo da realizzare una vera portabilità, come avviene per i conti correnti.
  • Zero spese di chiusura anche in caso di offerte promozionali legate a sconti tariffari.
  • Nuovo tetto di durata alle offerte promozionali: da 24 a 12 mesi
  • In presenza di beni in offerta, tipo modem o smartphone in omaggio o scontati, in caso di recesso anticipato il consumatore dovrà versare una spesa commisurata al valore del bene al momento del recesso.
  • Eliminazione delle spese di spedizione delle bollette a carico degli utenti. Oggi, con la scusa che sono servizi a favore del consumatore, le compagnie telefoniche (ma anche quelle elettriche, del gas, ecc), fanno pagare al consumatore la spedizione della fattura, anche se, per l’art. 21 del D.P.R. n. 633/1972 sono a carico di chi le emette (“non possono formare oggetto di addebito a qualsiasi titolo”). La proposta era nella famosa terza lenzuolata Bersani, mai approvata.

Nel dettaglio ecco le modifiche tecniche proposte al ddl concorrenza:

  • E’ abrogato l’art. 1 comma 3 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, limitatamente alle parole “senza spese non giustificate da costi dell’operatore”.
  • Al comma 3 è aggiunto, infine, il seguente periodo: non potranno essere addebitate spese o ogni altro onere comunque denominato in relazione al recesso o al trasferimento dell’utenza ad altro operatore, anche in caso di offerte promozionali legate a sconti tariffari.
  • L’art. 3, comma 3 ter. che il ddl concorrenza propone di aggiungere all’art. 1 della legge n. 40/2007 diventa: “Il contratto stipulato con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica ove comprensivi di offerte promozionali non può avere durata superiore a dodici mesi. Se, e solo se, nel contratto sono previsti beni offerti in promozione, ed in caso di recesso anticipato, le spese e ogni altro onere comunque denominato dovranno essere rese note al consumatore al momento della sottoscrizione del contratto, nonché comunicati, in via generale, all’Autorità per le garanzie delle comunicazioni, esplicitando analiticamente la composizione di ciascuna voce e la rispettiva giustificazione economica. In ogni caso la spesa e ogni altro onere per il recesso anticipato dovranno essere equi e proporzionati, oltre che inferiori al valore del bene offerto nel contratto, tenuto conto anche dei versamenti già effettuati dal consumatore e del valore del bene al momento del recesso”.
  • Al ddl va aggiunto un nuovo articolo: “E’ fatto divieto assoluto di addebitare spese di qualsiasi natura o contributi comunque denominati anche inerenti alla predisposizione o produzione oppure alla spedizione o riscossione della fattura o della bolletta”.

ANTITRUST: denunciate RegalONE e Movebox

L’Unione Nazionale Consumatori ha denunciato all’Autorità Antitrust le società distributrici dei cofanetti regalo RegalONE e Movebox.

Roma, 25 febbraio 2015 – “Ricevere un cofanetto regalo e non riuscire ad utilizzarlo, è ciò che è accaduto a numerosi consumatori che hanno scritto alla nostra associazione, denunciando RegalONE e  Movebox”. E’ quanto dichiara Emanuela Dona,  avvocato dell’Unione Nazionale Consumatori (https://www.consumatori.it), annunciando la denuncia all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato delle società distributrici dei coupon, venduti nei negozi e online rispettivamente sui siti www.regalone.it e www.moveboxe.eu.

“Acquistando i cofanetti -spiega l’avvocato Dona, che ha seguito la pratica- i consumatori avrebbero il diritto di scegliere, tra tutte le offerte disponibili, l’attività che preferiscono, chiamando direttamente la struttura e comunicando il codice contenuto nel buono regalo. In realtà, sono arrivate moltissime segnalazioni sull’impossibilità di utilizzare i cofanetti in quanto numerose strutture rifiutano le prenotazioni dichiarando che le società distributrici dei buoni sono inadempienti nei loro confronti. I consumatori, quindi, si trovano in possesso di voucher e coupon, già interamente pagati e in molti casi prossimi alla scadenza, che di fatto non possono utilizzare”.

“Inoltre -aggiunge Emanuela Dona- alcuni consumatori segnalano un’ulteriore circostanza che vorremmo fosse verificata dall’ Autorità: sembrerebbe, infatti, che per i voucher prossimi alla scadenza (il cui mancato utilizzo, si ricorda, è imputabile alle società distributrice) venga proposto ai consumatori la concessione di una proroga della validità a fronte, però, del pagamento di somme ulteriori. Ci auguriamo, dunque, che l’Antitrust faccia chiarezza sulla situazione e, qualora riscontri scorrettezze, proceda con l’adeguata sanzione, oltre naturalmente alla sospensione del servizio”.

Per le ultime informazioni clicca qui.

TELEFONIA: nessuna penale per cambio gestore tlc

Roma 24 febbraio 2015. – In merito alla precisazione del Mise, secondo il quale il ddl concorrenza non prevedrebbe la reintroduzione delle penali per chi recede dai contratti di abbonamento a telefoni, è evidente che l’autogol, la gaffe del Governo costringe il Mise ad una precisazione che assomiglia più ad un’arrampicata sugli specchi. All’art. 16 del ddl concorrenza, infatti, si legge: “l’eventuale penale deve essere equa e proporzionata al valore del contratto e alla durata residua della promozione offerta“. L’espressione “penale“, insomma, c’è, eccome!

E’ assolutamente vero, come dice il Mise, che l’espressione si riferisce al recesso anticipato in caso di promozioni, come l’uso dello smartphone, e non al solo recesso, ma è evidente il valore simbolico della parola usata a sproposito da chi ha stilato la bozza (bastava parlare di spese commisurate al valore del bene avuto in omaggio, ossia della promozione o del bonus ricevuto). Il ministro Bersani, insomma, elimina le penali, almeno formalmente, con la legge n. 40 del 2 aprile 2007 ed il Governo Renzi fa talmente passi in avanti che compie il capolavoro di reintrodurle.

Ma, espressioni simboliche a parte (ovvio che sparirà dal testo finale…), la sostanza è che anche per il solo recesso di cui parla il Mise, quello per chi recede dal contratto di abbonamento al telefono, anche se non si parla di penali, il Governo non ha introdotto la portabilità, non ha azzerato le spese di chiusura, come avviene, ad es., per i conti correnti.

“Non si può avere concorrenza, senza perfetta mobilità dei fattori, ossia senza la possibilità per il consumatore di passare velocemente e senza spese da una compagnia all’altra” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

Si legge, nel ddl: “le spese e ogni altro onere comunque denominato relativi al recesso o al trasferimento dell’utenza ad altro operatore sono commisurati al valore del contratto e comunque resi noti al consumatore al momento della sottoscrizione del contratto, nonché comunicati, in via generale, all’Autorità per le garanzie delle comunicazioni, esplicitando analiticamente la composizione di ciascuna voce e la rispettiva giustificazione economica“. Le spese di chiusura, insomma, restano e l’unica novità, rispetto al fallimento su questo punto della lenzuolata Bersani, è che vanno commisurate al valore del contratto e rese note al consumatore e all’Agcom. Troppa grazia!

D’altronde  lo ammette, indirettamente, lo stesso Mise: “la norma… non cambia le disposizioni generali”. Un’occasione perduta e, soprattutto, una norma inutile.

PREZZOFELICE: bene la multa, ma ora arrivino i rimborsi

Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

A seguito di una segnalazione dell’Unione Nazionale Consumatori, l’Autorità Antitrust ha multato Happyprice S.r.l., titolare del sito www.prezzofelice.it, per 150 mila euro.

Roma, 23 febbraio 2015 – “Bene la condanna dell’Antitrust su Prezzofelice, ma ora ci aspettiamo che le banche si prendano le loro responsabilità, restituendo i soldi ai consumatori”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la multa di 150 mila euro comminata dall’Autorità Antitrust alla società Happyprice S.r.l., titolare del sito www.prezzofelice.it.

“Nei mesi scorsi -spiega Dona (segui @massidona su Twitter)– numerosi consumatori hanno scritto agli sportelli della nostra associazione, denunciando di aver acquistato sul sito www.prezzofelice.it alcuni prodotti (soprattutto hi-tech) e nonostante si siano visti addebitare i costi di acquisto sulla propria carta di credito, non hanno ricevuto i prodotti ordinati o la fornitura del servizio. Per questo motivo, abbiamo denunciato all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato il portale. Oggi l’Autorità ha multato la società Happyprice S.r.l (che è in liquidazione dallo scorso giugno) per ‘l’ingannevolezza delle informazioni diffuse circa la disponibilità, i tempi di consegna e le caratteristiche dei prodotti pubblicizzati sul sito www.prezzofelice.it.”

Tutte le segnalazioni, come si legge nel provvedimento del Garante, sono concordi nel riferire che “nonostante il buon esito delle transazioni, confermato dalla comunicazione via email successiva all’acquisto online, il professionista o rappresentava l’impossibilità di consegnare il prodotto pubblicizzato, proponendo un modello alternativo molto più risalente e qualitativamente inferiore, oppure informava il consumatore che il prodotto non era al momento nella disponibilità dell’operatore, rassicurandolo, in modo ulteriormente ingannevole, circa il fatto che lo stesso sarebbe stato presto disponibile”. Inoltre, la società è stata multata per la fase post-vendita, in quanto “ha in vario modo ostacolato l’esercizio di fondamentali diritti contrattuali dei consumatori” sia per quanto riguarda il diritto di recesso che per il rimborso ai consumatori che ne avevano fatto legittimamente richiesta.

“A questo punto, considerato che l’Autorità ha riconosciuto la pratica commerciale scorretta -conclude l’avvocato Dona-  ci auguriamo che sia più facile per i consumatori riavere il loro soldi. Ricordiamo a coloro che hanno problemi con il sito www.prezzofelice.it, che possono continuare a scriverci attraverso il nostro sportello dedicato all’E-commerce sul sito www.consumatori.it“.

La protezione del consumatore on-line

Per fornire ai consumatori le informazioni adeguate per acquistare sul web in sicurezza, l’Unione Nazionale Consumatori ha realizzato, nell’ambito del Progetto “E-commerce e tutela del consumatore digitale” (finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ai sensi del Dl 383/2000-linee di indirizzo annualità 2013), alcuni focus sulle principali aree di interesse legate agli acquisti on-line. Dopo un primo approfondimento sul rapporto del consumatore con l’e-commerce, parliamo questo mese delle tutele per il consumatore, con particolare riferimento al Decreto legislativo n.21 del 21 Febbraio 2014 (che recepisce la direttiva europea 2011/83).

La nuova direttiva, entrata in vigore lo scorso giugno, garantisce ai consumatori maggiori informazioni e sicurezza nelle vendite a distanza attraverso garanzie sul consenso all’acquisto, sull’oggetto del contratto, sul prezzo e sul diritto di recesso.

Grazie a una regolamentazione più attenta, quindi, i consumatori hanno maggiori garanzie di sicurezza per i servizi apparentemente gratuiti: al momento dell’acquisto devono, infatti, confermare esplicitamente di avere compreso che l’offerta è a pagamento. Se per confermare un ordine, ad esempio, è necessario un click su un pulsante o un link, questi devono indicare chiaramente che con tale conferma il consumatore si obbliga a pagare una somma di danaro (dovrà esserci una scritta del tipo: “ORDINE CON OBBLIGO DI PAGARE”); in caso contrario, il consumatore non è vincolato al contratto o all’ordine e, dunque, non è obbligato a pagare.

Sono vietati, inoltre, quegli antipatici meccanismi delle caselle “prespuntate”, secondo i quali è il consumatore a dover rifiutare espressamente la prestazione che altrimenti si intende tacitamente richiesta o accettata.

Per quanto attiene ai prezzi, secondo la direttiva, devono essere espressi in modo chiaro e completo: i venditori devono chiarire il costo totale del prodotto o servizio offerto, comprensivo di qualsiasi costo aggiuntivo.

Una volta acquistato il bene o il servizio, inoltre, i consumatori hanno 14 giorni per ripensarci ed esercitare il diritto di recesso: nel caso di contratti di vendita il termine decorre dal giorno in cui il consumatore ha ricevuto il bene; per i contratti di servizi, invece, dal giorno della conclusione del contratto. Se il professionista non fornisce al consumatore le informazioni sul diritto di recesso, il termine per esercitare quest’ultimo si estende a un anno e 14 giorni. In caso di violazione degli obblighi informativi il consumatore non deve sostenere neppure il costo diretto di restituzione dei beni.

Se il consumatore esercita il diritto di recesso, dovrà ricevere il rimborso di quanto pagato entro i 14 giorni successivi, con lo stesso strumento di pagamento utilizzato per acquistare il bene o il servizio (per esercitare il diritto di recesso, si può utilizzare un modello standard, valido per tutti i paesi europei, ma è valida qualsiasi altra forma di espressione della volontà di recedere).

Il consumatore che recede dal contratto ha l’obbligo di restituire la merce a meno che il professionista abbia offerto di ritirare egli stesso i beni. Il consumatore restituisce i beni o li consegna al professionista entro 14 giorni dalla data della comunicazione contenete la volontà di voler recedere; i costi di restituzione dei beni sono a carico del professionista nel caso in cui lo abbia espressamente concordato o nel caso in cui abbia omesso di informare il consumatore che tale costo è a suo carico.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 23 febbraio 2015

CONCORRENZA: Renzi cede alla lobby dei tassisti

Roma, 20 febbraio 2015 – “Se la sparizione della riforma sui taxi fosse confermata non potremmo che dedurre che anche il Presidente del Consiglio Renzi ha dovuto cedere alla lobby dei tassisti. D’altronde nessun suo predecessore è riuscito a superare questo muro invalicabile, da Prodi a Monti hanno fallito nel tentativo. Ricordiamo che è dal 2006, con l’allora ministro Bersani, che non si riesce a riformare il settore” ha dichiarato Massimiliano Dona (segui @massidona su Twitter), Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

Nel comunicato ufficiale del Governo sul Consiglio dei Ministri appena concluso, infatti, non c’è alcun cenno rispetto alla riforma sui taxi e sul noleggio con conducente (NCC), che dovevano invece essere inserite nel disegno di legge sulla concorrenza.

“Non è possibile mantenere una legislazione anacronistica ed antidiluviana che non tiene conto dell’esistenza dei cellulari e non considera l’esistenza della sharing economy, che rappresenta invece il nuovo che avanza, una nuova frontiera per i consumatori” ha proseguito Dona.

Per l’UNC bisogna stabilire regole nuove che creino le condizioni per un’effettiva concorrenza tra taxi, noleggio con conducente, car sharing, una liberalizzazione che non deve necessariamente andare contro i tassisti, ma che può consentire anche a loro nuove forme di esercizio della professione.

“Invece di difendere uno status quo, ormai superato, invitiamo i tassisti a partecipare ad un tavolo di confronto. Si tratta di allargare la torta a vantaggio di tutti, invece di litigare per una fetta” ha concluso l’avv. Dona.

ENERGIA: eliminato il mercato tutelato, una vergogna

Roma, 20 febbraio 2015 – “E’ una vergogna!” ha dichiarato Massimiliano Dona (segui @massidona su Twitter), Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la notizia dell’eliminazione del mercato tutelato dell’energia a partire dal 2018.

“Un regalo alle compagnie, non certo ai consumatori. Evidentemente al Governo non hanno letto i dati resi noti nei giorni scorsi dall’Autorità per l’energia ed il gas, secondo la quale i prezzi del mercato libero sono mediamente superiori a quelli della tutela del 15-20%. Inoltre quasi il 60% di chi passa al libero sceglie il venditore dello stesso gruppo che aveva in tutela. Infine il primo operatore detiene circa il 50% dei volumi serviti ed i principali 3 oltre il 70%. Altro che concorrenza! Invece di stabilire una scadenza predeterminata, il 2018, ci domandiamo cosa intende fare il Governo per superare gli ostacoli alla concorrenza e per accompagnare verso il mercato libero. Non resta che sperare nel rigoroso accompagnamento verso il mercato da parte dell’Antitrust perché persegua le aziende scorrette” ha concluso Dona.