Archivio mensile:Marzo 2013

TURISMO: viaggi in Tunisia, intervenga la Farnesina

Nonostante l’attentato dei giorni scorsi in Tunisia, la Farnesina non ha ancora sconsigliato i viaggi; ma cosa possono fare i turisti che avevano programmato una vacanza nel Paese? I legali dell’Unione Nazionale Consumatori sono a disposizione dei cittadini…

Roma, 30 giugno 2015 – Gli avvisi della Farnesina sul sito www.viaggiaresicuri.it, dopo quanto accaduto in Tunisia, non sconsigliano ancora le partenze verso quel Paese. Sorprende che, mentre per altre nazioni, come ad esempio lo Yemen, l’avviso è perentorio (“E’ assolutamente sconsigliato, in questo particolare momento, recarsi in Yemen”) per la Tunisia si dice solo di “esercitare la massima prudenza e attenersi alle indicazioni delle autorità locali”,  “osservare massima cautela ed elevare la soglia di vigilanza nella frequentazione di luoghi pubblici” oppure “non attraversare zone isolate del Paese”. Decisamente troppo poco!

Sempre sul sito del Ministero segue un lungo elenco di località sconsigliate: “è fortemente sconsigliato avvicinarsi ai valichi di frontiera con la Libia e, più in generale, al confine con quel Paese e nell’area di Tataouine”;  “è altresì sconsigliato di effettuare spostamenti ed escursioni anche nelle aree adiacenti i confini con l’Algeria”; “sconsigliabili” i viaggi  a Douz e Souk Lahad (Governatorato di Kebili) e così via.

Peccato che, come dice lo stesso avviso della Farnesina: “le Autorità di sicurezza tunisine hanno ulteriormente innalzato il livello di allerta terrorismo in tutto il Paese, in particolare nelle aree ad elevata presenza turistica“. Tutto il Paese, quindi, non solo alcune località.

Ha, poi, dell’incredibile l’avviso relativo a Sousse: “si consiglia di evitare anche i sobborghi delle città di Sousse e Sfax”. Ci saremmo aspettato ben più di un consiglio bonario!

L’Unione Nazionale Consumatori chiede, quindi, al ministero degli Esteri di modificare immediatamente gli avvisi, riservandosi, in difetto, azioni legali a tutela della difesa dell’incolumità degli italiani.

“Non è la prima volta che la Farnesina, invece di rischiare di peccare in prudenza, per proteggere maggiormente i nostri connazionali, minimizza i rischi, con colpevoli ritardi”, ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

Innumerevoli i precedenti: Turchia nel 2003 (attentati), Maldive nel dicembre 2004 (tsunami), bombe a Londra nel luglio 2005, Dahab nell’aprile 2006, Giamaica nell’agosto 2007 (uragano), Kenia nel dicembre 2007, Messico nell’aprile 2009 (influenza suina), Libia, Egitto (rivoluzione) e Giappone (centrale nucleare) nel 2011.

L’associazione ricorda ai turisti che non vogliono più partire per la Tunisia, quanto prevede la legge, ossia il Codice del Turismo (Decreto Legislativo 23 maggio 2011, n. 79), all’art. 42: in caso di pacchetto turistico, il consumatore che non vuole più partire ha diritto al rimborso integrale di quanto versato. Non si tratta, infatti, di una rinuncia volontaria, ossia di “colpa del turista”, ma di una causa di forza maggiore. Per questo il turista ha diritto al rimborso integrale, salvo decida (è una sua facoltà, non un obbligo) di accettare in alternativa un cambio di destinazione, di data o un bonus.

Se sceglie il rimborso, la somma di denaro già corrisposta deve essergli restituita entro sette giorni lavorativi dal recesso. Non ha diritto, invece, ad un risarcimento del danno, essendo un caso di forza maggiore. Ricordiamo che anche senza lo sconsiglio della Farnesina, i tour operator sarebbero tenuti a offrire soluzioni alternative, evitando di approfittare di una situazione così grave; i consumatori che avessero bisogno di assistenza, possono contattare i nostri consulenti attraverso lo sportello dedicato al Turismo sul nostro sito www.consumatori.it.

BANCHE: i consumatori uniti sul divieto di anatocismo

Roma, 30 giugno 2015 – L’Unione Nazionale Consumatori con le associazioni: Adiconsum, Adoc, Adusbef, CTCU, Cittadinanzattiva, Codacons, Confconsumatori ACP, Federconsumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Rete Consumatori Italia (Assoutenti, Casa del Consumatore, Codici), hanno sollecitato con una lettera il Governo a dare immediata e definitiva attuazione all’art. 120 T.U.B. sul divieto di anatocismo.

Sebbene, infatti, il divieto sia operante dal 1° gennaio 2014, ad oggi non è ancora stata adottata la deliberazione del CICR (Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio) che deve regolare la produzione degli interessi nelle operazioni bancarie. Tale intervento eliminerebbe definitivamente ogni scusa alla palese violazione del divieto posta in essere dall’intero sistema bancario. Le associazioni hanno ribadito al Governo di intervenire evitando ogni nuova norma ‘salvabanche’ che toglierebbe ai consumatori e alle imprese circa 2 miliardi di euro all’anno, e hanno chiesto di informare la Commissione europea che il divieto di anatocismo non è un’anomalia italiana e non contrasta con alcun principio comunitario.

ISTAT: inflazione giugno resta allo 0,1%

Secondo i dati provvisori resi noti oggi dall’Istat, a giugno l’indice dei prezzi al consumo aumenta dello +0,1% sia rispetto al mese precedente che su base annua. Confermato, dunque, il rialzo dei prezzi di maggio.

Roma, 30 giugno 2015 – “I prezzi salgono per l’immissione di liquidità da parte della BCE. Ma essere favorevoli al Quantitative Easing, per gli effetti positivi che avrà sull’onere del debito pubblico e sul rilancio degli investimenti, non vuol dire essere contenti dei suoi effetti collaterali, come l’aumento artificioso dei prezzi, slegato da un effettiva ripresa dei consumi delle famiglie” ha dichiarato Massimiliano Dona (segui @massidona su Twitter), Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando i dati Istat, secondo i quali a giugno l’indice dei prezzi al consumo aumenta dello +0,1% sia rispetto al mese precedente che su base annua.

Aumentano anche i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona che, come ad aprile e maggio, segnano un incremento dello 0,8% su base annua, determinando, in termini di aumento del costo della vita, per la tradizionale famiglia italiana, una coppia con due figli, un aggravio di spesa di 55 euro in più su base annua. Per un pensionato con più di 65 anni sono 30 euro in più, mentre per un single con meno di 35 anni si tratta di 36 euro.

Consulta: illegittimo blocco contratti

“La Corte Costituzionale, in relazione alle questioni di legittimità costituzionale sollevate con le ordinanze R.O. n. 76/2014 e R.O. n. 125/2014, ha dichiarato, con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza, l’illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico, quale risultante dalle norme impugnate e da quelle che lo hanno prorogato. La Corte ha respinto le restanti censure proposte”.

Con questo scarno comunicato la Consulta ha annunciato che è illegittimo il blocco dei contratti dei lavoratori pubblici che dura da ben 6 anni e, nello stesso tempo, ha precisato che la pronuncia non avrà effetti retroattivi. Evitato, dunque, il buco di bilancio di 35 miliardi di euro stimato dall’Avvocatura generale dello Stato. Le norme impugnate sono quelle che prevedevano il blocco dal 2010 al 2013, mentre le altre lo hanno prorogato nei due anni successivi. Il deposito della sentenza avviene entro 20 giorni dalla decisione. L’Avvocatura aveva chiesto, nel caso in cui la Corte avesse optato per una pronuncia di incostituzionalità, che si tenesse conto di quanto previsto dall’articolo 81 della Costituzione, nella nuova formulazione, relativamente al principio di pareggio di bilancio.

Secondo l’UNC è un’ottima notizia, non solo per i 3,5 milioni di dipendenti pubblici, ma perché si stabilisce il diritto di un lavoratore di difendere la propria retribuzione dalla perdita del potere d’acquisto. Si spera che nelle motivazioni non si sostenga che l’incostituzionalità dipende solo dalla durata eccessiva del blocco, altrimenti prima o poi il problema si ripresenterà.
I sindacati hanno chiesto l’apertura immediata di un tavolo di contrattazione per arrivare subito al rinnovo del contratto.

Autore: Mauro Antonelli
Data: 30 giugno 2015

SALUTE: positiva la vendita on-line dei farmaci senza ricetta

L’Unione Nazionale Consumatori commenta l’imminente apertura alla vendita on-line dei farmaci senza obbligo di prescrizione.

Roma, 29 giugno 2015 – A breve sarà possibile effettuare le vendite on line dei farmaci senza obbligo di prescrizione. Sta per essere emanato il decreto con il quale verrà definito il logo identificativo nazionale delle farmacie e degli esercizi commerciali che intenderanno aderire, in modo da garantire il consumatore che si tratta di soggetti autorizzati.

“E’ una buona notizia. Finalmente l’E-commerce arriva anche nelle farmacie. Una garanzia per i consumatori che in questi anni hanno acquistato illegalmente farmaci via internet e che hanno subito truffe, acquistato medicinali contraffatti e messo gravemente a rischio la loro salute” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Il successo degli acquisti on line è dovuto alla facilità e comodità di poter acquistare da casa, 24 ore su 24. Ma il consumatore non deve mai mettere in secondo piano la sicurezza e la salute. I dati, purtroppo, ci dicono che sono in aumento i farmaci illegali venduti in Italia tramite internet. E’ di pochi giorni fa il sequestro di 93.000 prodotti, per un controvalore di mezzo milione di euro. La vendita tramite le farmacie rappresenta, quindi, un primo argine contro questa pratica pericolosa e dannosa” ha concluso Dona.

VERO O FALSO: il flash mob contro la contraffazione alimentare

Divertimento e informazione nel flash mob dell’Expo di Milano
Appuntamento il 29 giugno alle 10.30 a piazza Cairoli

Roma, 26 giugno 2015 – Grandi eventi in programma per Io Sono Originale, l’iniziativa finanziata dal Ministero dello Sviluppo economico Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione – UIBM e realizzata dalle associazioni dei consumatori*, che mette in campo attività di informazione e di sensibilizzazione per i cittadini sulla contraffazione e sulla tutela della proprietà industriale.

Per questa campagna di comunicazione nazionale, “Io Sono Originale” girerà l’Italia con una serie di flash mob che toccheranno sei città italiane da nord a sud del Paese.

Si inizia lunedì a Milano, presso l’Expo Gate in piazzale Cairoli dalle 10,30 dove un gruppo di ragazzi che fanno capo all’associazione Codici coinvolgeranno i passanti con una semplice domanda: “vero o falso”? Proponendo, infatti, un prodotto alimentare originale e uno contraffatto, saranno i cittadini  a dover riconoscere il vero Parmigiano Reggiano. Il flash mob si concluderà con il gesto,  da parte di tutti i ragazzi insieme,  di gettare i prodotti contraffatti nei cestini della spazzatura e verranno offerti ai passanti i prodotti autentici utilizzati nel flash mob. Il tutto dovrebbe concludersi entro e non oltre le ore 11.00 e sarà debitamente fotografato per testimoniare l’evento e rimbalzarlo sul web.

Per maggiori informazioni, è possibile contattare l’associazione Codici – Centro per i Diritti del Cittadino attraverso l’indirizzo email eventi@codici.org.

*ACU, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Asso-consum, Assoutenti, Altroconsumo, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori, Utenti Radio Televisivi

Ufficio stampa_Io sono originale
Maria Alliney_Tel. 06/6833617_m.alliney@assoutenti.it
Sonia Galardo_ Tel.06/32600239_sonia.galardo@consumatori.it

Ufficio stampa Consumago
Simona Volpe_327/4761405_s.volpe@consumago.com

OGM: il vero pericolo è la disinformazione

I Ministri dell’Ambiente dell’UE hanno raggiunto un accordo per la predisposizione di una norma legislativa che lascia liberi gli Stati di autorizzare o meno la coltivazione di piante OGM sul loro territorio.

Attualmente possono essere coltivate e utilizzate anche a scopo alimentare soltanto quelle piante OGM che hanno superato il vaglio dell’Autorità Alimentare Europea (EFSA) e degli organi legislativi della UE; nelle varie sedi “regolatorie” che portano alla emanazione delle norme di legge sono presenti i rappresentanti di tutti i Paesi Comunitari inclusi ovviamente quelli italiani. In definitiva, quindi, gli OGM “autorizzati” sono legali e quindi possono essere utilizzati come alimenti in tutto il territorio UE.

Secondo quanto previsto con questo ultimo accordo, invece, gli OGM non potranno essere coltivati nei Paesi che, per motivi anche di politica agricola, non vogliono farlo.

E’ il caso di ricordare che per molti Paesi dell’UE, e soprattutto per l’Italia, a causa di insufficienti produzioni nazionali, esiste una forte dipendenza dall’importazione di soia (ma anche di cereali come il mais) dai mercati internazionali dove questi prodotti sono nella quasi totalità OGM. Anche se non tutti lo vogliono ammettere, le condizioni climatiche del nostro Paese in alcuni anni non sono particolarmente propizie per la coltivazione e la raccolta del mais che, insieme alla soia, è il costituente di base dei mangimi utilizzati negli allevamenti zootecnici.

Se si dovesse bloccare l’importazione di soia OGM si metterebbe in ginocchio la zootecnia italiana e con essa alcune produzioni tipiche di formaggi e di salumi. Bisogna aggiungere che i costi delle produzioni agricole in Italia sono molto più elevati di quelli di altri Paesi: appare evidente che per ragioni di convenienza e di praticità siamo obbligati ad importare soia e mais OGM, nonostante i molti pareri contrastanti soprattutto delle organizzazioni di agricoltori che difendono strenuamente le produzioni italiane locali e sono contrarie alla introduzione di qualsiasi semente OGM anche perché ritengono che possono contaminare l’ambiente.

A queste posizioni contrarie di ordine pratico si aggiungono quelle di carattere ideologico per cui anche buona parte dell’opinione pubblica guarda con sospetto alle coltivazioni di OGM. L’aspetto che sembra essere trascurato e che, forse, invece andrebbe preso in considerazione è quello scientifico: sarà forse una curiosità, ma la maggior parte degli scienziati che hanno studiato gli OGM sono favorevoli all’impiego di quelli di cui è stata comprovata la sicurezza.

La decisione presa dai Ministri dell’Ambiente è l’evidente frutto di un compromesso che deve ancora superare il vaglio delle Autorità amministrative e politiche della UE che dovrà trasformarla in una Direttiva o un Regolamento.

Il vero punto cruciale, di cui ovviamente nessuno vuole parlare, è che gli OGM possono essere una grande opportunità per il futuro di miliardi di persone affamate. Proprio per questo motivo i ricercatori di tutto il mondo stanno studiando alacremente e spesso in modo silente per sviluppare nuovi OGM che brevetteranno e che imporranno nei prossimi anni. Come è noto il nostro Paese fa eccezione e non favorisce la ricerca sugli OGM, ma addirittura la boicotta.

Sembra opportuno un cambiamento di rotta che non necessariamente deve portare ad una totale apertura agli OGM, ma quanto meno ad un approfondimento sulla loro conoscenza anche per poter fare un’adeguata valutazione dei rischi e dei benefici che si possono ottenere.

Sull’argomento, leggi anche l’articolo di Agostino Macrì pubblicato sulla rivista scientifica “Alimenta”

CLASS-ACTION: proposte per modificare l’azione di classe

L’azione di classe disciplinata dall’art. 140bis cod. cons., dopo cinque anni dalla sua entrata in vigore ha messo in evidenza l’inefficienza e l’inadeguatezza del nostro meccanismo di tutela collettiva risarcitoria. Il ridotto numero di azioni promosse, i tempi e le insidie presenti nella valutazione di ammissibilità, l’insignificante livello delle adesioni alle azioni dichiarate inammissibili impongono di riconsiderare la disciplina dell’azione di classe.

  1. La legittimazione ad agire

Pressoché tutte le azioni di classe sono state ad oggi promosse da un’associazione di consumatori rappresentativa a livello nazionale quale mandataria di uno o più danneggiati. E’ opportuno prevedere che le associazioni dei consumatori rappresentative a livello nazionale siano legittimate di diritto a promuovere l’azione di classe. La legittimazione dovrebbe quindi essere concorrente tra individui, associazioni e comitati muniti di deleghe dei danneggiati e associazioni di consumatori rappresentative a livello nazionale.

  1. Il sistema dell’opt-in

Il maggiore ostacolo ad un corretto funzionamento dell’azione di classe è rappresentato dal sistema dell’opt-in che comporta un esiguo numero di adesioni da parte dei danneggiati e rende l’azione di classe inefficiente rispetto alle proprie finalità risarcitorie, di deterrenza dal compimento degli illeciti e di economia processuale.

E’ necessario abbandonare l’attuale sistema dell’opt-in e introdurre l’opposto sistema dell’opt-out, o comunque assegnare alla sentenza collettiva che accolga l’azione di classe un’efficacia per tutti i danneggiati.

Per le controversie di minor valore connotate da una più spiccata identità delle posizioni dei consumatori danneggiati (small and non viable claims) potrebbe essere scelto il sistema dell’opt-out o della condanna diretta del convenuto.

Qualora si ritenga opportuno limitare il meccanismo dell’opt-out ed ad alcune specifiche tipologie di controversie, l’attuale sistema dell’opt-in dovrebbe essere radicalmente modificato consentendo l’adesione anche successivamente alla decisione sull’azione di classe. In caso di condanna del convenuto si dovrebbe aprire presso il Tribunale un procedimento concorsuale per la concreta liquidazione del danno modellato sul sistema dell’ammissione al passivo nella procedura fallimentare.

Un sistema simile è stato recentemente approvato in Francia con la l. 2014-344 17 mars 2014 – che ha modificato l’Art. 423-1 e ss del Code de la Consommation prevedendo un’azione « ordinaria » di classe ed una procedura semplificata.

Di regola l’azione di classe francese è divisa in due fasi. Nella prima fase del giudizio, la cui instaurazione è riservata alle associazioni di consumatori riconosciute e rappresentative a livello nazionale, il giudice:

  • accerta la responsabilità dell’impresa nei confronti del gruppo
  • definisce i parametri di appartenenza al gruppo dei consumatori danneggiati
  • determina l’ammontare dei danni o i criteri di quantificazione
  • ordina le misure di pubblicità necessarie per informare i consumatori della possibilità di aderire al gruppo una volta resa la decisione, fissandone il termine.

Una volta resa la sentenza si apre una seconda fase del giudizio diretta alla liquidazione del danno da parte dell’impresa.

L’azione di gruppo semplificata si applica invece nei casi in cui l’identità e il numero dei consumatori danneggiati sia conosciuto e il pregiudizio subito sia identico. In tale ipotesi il giudice può condannare l’impresa ad indennizzare individualmente e direttamente i singoli consumatori, a prescindere da una loro adesione all’azione.

  1. L’oggetto dell’azione di classe

E’ necessario chiarire che l’azione di classe possa essere esercitata in caso di violazione di tutte le norme di tutela del consumatore, anche non contenute nel codice del consumo (in particolare il testo unico della finanza, d.lgs 58/98; il testo unico bancario, d.lgs 385/93, il codice delle assicurazioni private, d.lgs 209/2005) a prescindere dalla natura contrattuale o extracontrattuale della responsabilità. Recentemente è stata infatti dichiarata inammissibile un’azione in tema di responsabilità da prospetto informativo che rappresenta invece il terreno di elezione delle azioni di classe negli Stati Uniti.

  1. I costi ed i tempi dell’azione di classe

Le azioni di classe possono svolgere il proprio ruolo solo in presenza di meccanismi idonei a riequilibrare la disparità di forze tra il convenuto e l’attore. Riteniamo necessario prevedere che l’attore possa essere condannato alle spese di giustizia solo qualora abbia agito con dolo o colpa grave. Una volta dichiarata ammissibile l’azione, i costi per la comunicazione al pubblico dell’avvio dell’azione di classe dovrebbero essere sostenuti dal convenuto che, ove possibile, potrebbe essere condannato a comunicare individualmente a tutti i danneggiati identificabili la decisione di ammissibilità dell’azione di classe.

In caso di accoglimento della domanda il convenuto deve essere condannato a rimborsare all’attore tutti i costi sostenuti per l’organizzazione dell’azione, per le consulenze tecniche e le spese legali da liquidarsi con riferimento alla stima del valore complessivo dell’illecito oggetto del giudizio.

Gli attuali tempi del giudizio di ammissibilità sono eccessivi ed è necessario introdurre misure dirette ad accorciare i tempi della decisione di ammissibilità.

Lavastoviglie, la manutenzione

lavastoviglieLa lavastoviglie è ormai un elettrodomestico irrinunciabile nella case degli italiani, ma come fare per mantenerla efficiente per il più a lungo possibile?Pochi semplici consigli:

•    Prima di mettere le stoviglie nel cestello, eliminare i residui di cibo.

•    Caricare il vano portastoviglie in modo da non impedire il movimento rotatorio degli spruzzatori.

•    Di norma lavare a 50° C le stoviglie riservando le temperature più elevate solo a piatti molto sporchi.

•    A fine ciclo di lavaggio non attivare il programma di asciugatura. Aprire invece lo sportello lasciando circolare l’aria all’interno. Si ottiene lo stesso risultato con un risparmio di corrente di circa il 45%.

•    Pulire filtro e ugelli degli spruzzatori e lavare periodicamente la guarnizione dello sportello

•    Controllare sempre che sale e brillantante non siano esauriti.

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Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 24 giugno 2015

LAVORO: illegittimo blocco dei contratti della P.A.

Roma, 24 giugno 2015 – La Consulta ha giudicato illegittimo il blocco dei contratti nel pubblico impiego.

“Ottima notizia. E’ una svolta. Anche se la sentenza non vale per il passato, e, quindi, non ha effetto retroattivo, il principio rappresenta un cambio di rotta epocale e sacrosanto” ha commentato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

“E’ un diritto dei lavoratori vedere le proprie retribuzioni adeguate all’inflazione. Non è possibile che si debbano attendere 6 anni per potersi difendere dalla perdita del potere d’acquisto. Se la maggioranza delle famiglie non riesce più ad arrivare alla fine del mese, è anche per questo” ha proseguito Dona.

“Ricordiamo che proprio oggi l’Istat ha reso noto che l’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 51,2 mesi e che alla fine di maggio la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 40,3% nel totale dell’economia. Dati inaccettabili” ha concluso Dona.