Archivio mensile:Marzo 2013

LAVORO: si rispetti la Consulta sulle retribuzioni

Secondo gli ultimi dati Istat sono aumentati i tempi di attesa per il rinnovo dei contratti dei lavoratori pubblici e privati. La situazione confligge con la recente sentenza n. 178 della Corte Costituzionale che sblocca il congelamento delle retribuzioni.

Roma, 28 agosto 2015 – “I dati resi noti oggi dall’Istat sulle retribuzioni sono vergognosi. Non è possibile che ai lavoratori non siano rinnovati i contratti per più 4 anni e mezzo. I consumi non potranno mai riprendere se i lavoratori non ricevono uno stipendio adeguato all’inflazione e alla perdita del potere d’acquisto” ha commentato ha dichiarato Massimiliano Dona, (segui @massidona su Twitter), Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando i dati Istat resi noti oggi, secondo i quali, a luglio, l’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 55,3 mesi per l’insieme dei settori e di 38 mesi per quelli del settore privato.

L’Unione Nazionale Consumatori evidenzia che i mesi di attesa per il rinnovo del contratto sono saliti in un solo anno, rispetto al luglio 2014, del 78%, passando da 31 mesi a 55,3. Rispetto al luglio 2010 il dato è ancora più clamoroso. Si tratta di un incremento del 313% (312,69), più di 4 volte l’attesa del 2010, che era pari a 13,4 mesi.

“E’ evidente che il Governo deve dare il buon esempio in questa situazione inaccettabile, cominciando con il rispettare la recente sentenza n. 178 della Corte Costituzionale, sbloccando il congelamento delle retribuzioni dei dipendenti pubblici ormai ferme da più di 6 anni” ha concluso l’avv. Dona

L’UNC ricorda che secondo la sentenza della Consulta “sarà compito del legislatore dare nuovo impulso all’ordinaria dialettica contrattuale, scegliendo i modi e le forme che meglio ne rispecchino la natura, disgiunta da ogni vincolo di risultato“. Il legislatore, cioè, può scegliere i modi e le forme per riaprire la contrattazione, ma non i tempi.

BANCHE: il nostro commento sugli ultimi dati di ABI

Secondo l’ABI nei primi sette mesi del 2015 c’è stato un incremento del 16% dei finanziamenti alle imprese sullo stesso periodo del 2014, ma il dato è incompatibile con quelli di Bankitalia…

Roma 27 agosto 2015 – “I dati  sono incompatibili con quelli di Bankitalia, ossia con quelli ufficiali ed effettivi” ha dichiarato Massimiliano Dona, (segui @massidona su Twitter), Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando l’aumento dei finanziamenti alle imprese reso noto dall’Abi, secondo la quale nei primi sette mesi del 2015 c’è stato un incremento del 16% sullo stesso periodo del 2014.

“Non sappiamo dove quelli dell’Abi prendano questi dati, certo non dalle imprese o dai consumatori che continuano a chiedere prestiti alle banche senza ottenerli” ha proseguito Dona. “Non vorremmo che in questi dati venissero conteggiate anche le surroghe, come se fossero nuovi mutui. Sarebbe sbagliato, trattandosi solo di uno spostamento da una banca all’altra. Il dato delle surroghe è certamente positivo ed è indicativo di un po’ di concorrenza nel settore bancario, ma indica anche il fatto che la tua banca non ha accettato la rinegoziazione e piuttosto, che ridursi gli interessi, ha preferito perdere un cliente” ha concluso Dona.

L’Unione Nazionale Consumatori ricorda che secondo i dati di Bankitalia, considerando le variazioni percentuali nei dodici mesi, i prestiti al settore privato sono scesi dell’1,8% a gennaio, del 2% a febbraio, dell’1,4% a marzo ed aprile, dell’1,2% a maggio, dell’1% a giugno, ultimo mese reso noto da Bankitalia. Come si possa parlare di dati positivi, non si sa. Considerando, in particolare, il solo mese di giugno, i prestiti alle società non finanziarie sono scesi dell’1,6%. Solo quelli alle famiglie, finalmente, hanno fatto registrare un  segno positivo, ma si tratta di un misero + 0,1% su base annua, non certo di percentuali bulgare come quelle rese note dall’Abi.

BENZINA: dal 2002 aspettiamo la sterilizzazione

E’ positivo che non ci saranno aumenti sulel accise dei carburanti, ma non basta: va introdotto meccanismo di sterilizzazione

Roma, 26 agosto 2015. “Una notizia positiva che non scattino ulteriori aumenti, ma non basta” ha dichiarato Massimiliano Dona, (segui @massidona su Twitter), Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la dichiarazione del sottosegretario all’Economia, Paola De Micheli, che oggi ha dichiarato che il Governo non prevede interventi sulle accise dei carburanti e punta a non far scattare gli aumenti previsti dalle clausole di salvaguardia inserite dai governi precedenti.

“Dal 2002 stiamo aspettando un meccanismo che sterilizzi l’aumento dei prezzi dei carburanti quando si supera una certa soglia. Bisogna approfittare di questo momento favorevole, con i prezzi della benzina bassi, per introdurre e sperimentare una misura che, a parità di gettito per lo Stato, impedisca di svuotare le tasche degli automobilisti per via della doppia tassazione accise + Iva. Va fatto ora proprio perché nell’immediato non entrerà in vigore e, quindi, non si rischiano buchi di bilancio imprevisti” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Il meccanismo ci è stato promesso da tutti i Governi che si sono succeduti dal 2002 ad oggi, ma fino ad ora i consumatori sono sempre stati presi in giro. La scusa è sempre stata quella che il Governo sta studiando, ma da allora sono passati 13 anni. Nessun corso di laurea dura 13 anni! Eppure non c’è niente di più facile di un meccanismo che riduca le accise quando il prezzo dei carburanti supera una certa soglia, ad esempio 1,90 euro al litro” ha concluso Dona.

L’Unione Nazionale Consumatori ricorda che il primo a “studiare” fu, nel 2002, l’allora ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano, che dichiarò: “stiamo studiando un meccanismo sulle accise che possa stabilizzare il prezzo della benzina”.

Persino i professori del Governo Monti dovettero studiare. “Stiamo studiando”, infatti, dichiarò il 20 settembre 2012 l’allora sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti.

ANTITRUST: denunciato l’estrattore di frutta che riduce le fibre

L’Unione Nazionale Consumatori ha denunciato all’Antitrust l’estrattore Essenzia Green per alcune caratteristiche di salubrità che suscitano perplessità…

Roma 25 agosto 2015 – “Pubblicizzare un prodotto puntando proprio su quello che in realtà è un aspetto penalizzante ci sembra proprio un bel paradosso!”. E’quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (https://www.consumatori.it), annunciando la denuncia all’Autorità Antitrust per l’estrattore Essenzia Green, prodotto da Coway.

“Sul sito www.siquiri.com, dove l’estrattore è in vendita -spiega Massimiliano Dona- vengono esaltate alcune caratteristiche del prodotto come la facilità di assemblaggio, di pulizia e di utilizzo, ma troviamo anche alcuni attributi che ci sembrano a dir poco esagerati: prima di tutto si allude alla possibilità di aumentare il consumo ‘salutare’ di frutta e verdura attraverso l’assunzione di ‘succo vivo’ ottenuto grazie all’estrattore (‘Aumentare il consumo salutare di frutta e verdura non è mai stato così facile: l’estratto di succo vivo è la soluzione!’), attribuendogli vanti salutistici maggiori rispetto a quelli propri ed indiscutibili della frutta intera o centrifugata. Sotto un altro profilo, ci sembra poco trasparente il claim ‘Fino al 30% di fibra in meno nel succo rispetto agli estrattori tradizionali’. Andrebbe forse spiegato a chi lo produce che la frutta e la verdura sono importanti perché apportatrici di vitamine, sali minerali, antiossidanti e appunto fibra grezza. Quindi la vantata proprietà dell’estrattore in questione di ridurre la fibra grezza, riduce in realtà sensibilmente le virtù salutistiche dei vegetali ed incrementa notevolmente gli sprechi. In pratica, si noti che mangiando mezzo chilo di frutta e verdura sotto forma di succo ottenuto con un estrattore, circa 150 grammi di ottimo valore alimentare vengono buttati via”.

“Infine ad attrarre la nostra attenzione è stata la così detta ‘tecnologia slow’ nominata nella comunicazione commerciale -conclude Dona- vorremmo infatti che l’Autorità indagasse sul fondamento scientifico dell’affermazione: ’40 giri al minuto per garantirti il massimo dei nutrienti di frutta e verdura’. A noi sembra soltanto il tentativo di nascondere dietro  una presunta salubrità un business particolarmente profittevole in questo periodo estivo e per questo motivo ci auguriamo che l’Antitrust intervenga al più presto.”

TRASPORTI: denunciata Car2go per gli aumenti del parcheggio in periferia

La decisione di Car2go di chiedere un sovrapprezzo di 4,9 euro a chi lascia l’ auto in periferia, finisce all’Autorità dei Trasporti. L’Unc ha deciso, infatti, di presentare un esposto al Comune di Milano, all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e all’Antitrust su questa vicenda e su altre anomalie segnalate dagli utenti su Car2go.

Roma, 23 agosto 2015 – “Chiediamo di accertare se l’operatore sta rispettando la delibera della Giunta n. 1148 del 10/6/2013, la n. 338 del 27/2/2015 e la determinazione dirigenziale di autorizzazione al servizio. Numerose, infatti, le anomalie segnalate dai consumatori” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

Secondo le prescrizioni del Comune, infatti, “il servizio dovrà essere disponibile senza nessuna imposizione minima né in termini temporali, né in termini di distanza“, ma questo sovrapprezzo è, di fatto, una discriminazione. Fino al 19 agosto, inoltre, non vi era traccia sul sito dei famigerati 4,90 euro. Solo ora, ossia dopo le polemiche sui giornali, compare la voce “Costo di fine noleggio in zone a tariffazione aggiuntiva“.

Peccato che secondo le loro stesse condizioni contrattuali è addirittura un obbligo del consumatore (art. 8, lettera k) “consultare con ragionevole frequenza il Portale Internet per prendere visione di ogni aggiornamento“. Già, ma se non viene aggiornato …..

A tal proposito il call center 800 835 834, indicato ancora oggi sul sito, risulta irraggiungibile (“Informazione gratuita, attenzione, il numero selezionato è inesistente” dice la solita vocina automatica). Solo il numero dedicato alle emergenze (02-60063093) è attivo, ma la delibera n. 1148 del 10/6/2013 prescrive in modo chiaro ben altro, ossia che il call center sia sempre e comunque attivo, indipendentemente dalla ragione per cui uno chiama (si legge nella delibera: “il gestore dovrà garantire un servizio di call-center attivo in tutto il periodo di erogazione del servizio“).

Rispetto al canone di 1.100 euro che Car2go paga al Comune per ogni veicolo, a differenza di quanto sostenuto in risposta al nostro comunicato del 19/8 dall’Ad di Car2go, Gianni Martino, andrebbe precisato che non si tratta solo del corrispettivo “per il transito in Area C e la sosta sulle strisce gialle e blu“, ma più in generale (come scritto nella delibera del Comune n. 1148/2013) “per l’utilizzo del suolo comunale e dei servizi comunali tra cui anche quelli manutentivi“. Inoltre va detto che le società di car sharing, con la delibera n. 338 del 27/2/2015, usufruiscono o usufruiranno di uno sconto per “l’avvio del servizio integrato sul territorio extracomunale” e per “l’ampliamento sperimentale del servizio alla città metropolitana” di importo pari al 4% del canone “per ogni Comune dell’Area Urbana in cui verrà attivato il servizio”.  “Una ragione in più per non far pagare questo balzello di 4,90 ai consumatori sulla cui legittimità è bene che si pronuncino il Comune di Milano e l’ART” ha dichiarato Dona.

Infine, nell’esposto dell’Unione Nazionale Consumatori (per questo anche all’Autorità Antitrust) si evidenziano alcune clausole delle Condizioni contrattuali che sembrano volte a limitare illegittimamente la responsabilità della società “per violazioni contrattuali dovute a colpa lieve”.

SALUTE: l’Unc chiede maggiori informazioni sulle sigarette elettroniche

In Gran Bretagna le sigarette elettroniche potrebbero venir prescritte dal servizio sanitario. Anche in Italia la questione andrebbe approfondita da Ministero della Salute…

Roma, 19 agosto 2015 –  Le sigarette elettroniche potrebbero venir prescritte dal servizio sanitario britannico, il cosiddetto Nhs. E’ quanto consiglia un ampio rapporto condotto nel Regno Unito per conto di Public Health England, autorità sanitaria inglese, secondo cui le e-cig sono del 95% più sicure rispetto al tabacco e che se quindi usate su larga scala dalla popolazione possono contribuire a ridurre, anche drasticamente, le 80mila morti che si verificano ogni anno nel Paese per malattie derivanti dal fumo.

“Chiediamo che anche in Italia siano condotti studi sulle sigarette elettroniche. Lo chiediamo, in primo luogo, al ministero della Salute. E’ necessario, infatti, un approfondimento sul tema. Vogliamo capire esattamente quali sia l’evidenza scientifica su questa delicata questione” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

“In Italia il problema del fumo non è certo minore rispetto al Regno Unito. Il fumo è ancora oggi la prima causa di morte. In Italia muoiono per patologie correlate al fumo circa 70.000 persone l’anno. Ecco perché chiediamo un’attività di ricerca mirata. Inoltre sta per essere recepita la nuova direttiva UE sul tabacco. Una ragione in più per fare i giusti approfondimenti” ha proseguito Dona.

“Da parte nostra, vogliano conoscere il sentiment dei consumatori. A settembre, per sapere meglio cosa ne pensano gli italiani, come associazione di consumatori lanceremo un’iniziativa importante” ha concluso Dona.

TRASPORTI: Car2go penalizza chi vive nell’hinterland di Milano

L’Unione Nazionale Consumatori chiede l’intervento della Regione Lombardia e del Comune di Milano dopo la decisione di Car2go di chiedere un sovrapprezzo pari a 4,9 euro a chi lascia l’ auto in periferia a Milano

Roma, 19 agosto 2015 – “La decisione di Car2go, una delle società che offre il servizio di car sharing di Milano, di chiedere un sovrapprezzo pari a 4,9 euro a chi lascia l’ auto in periferia, penalizza chi vive nell’hinterland e danneggia gli obiettivi che il Comune di Milano e la Regione Lombardia hanno perseguito in questi anni, incentivando e favorendo il car sharing: ridurre il traffico e l’inquinamento. Utilizzare l’auto condivisa come un mezzo di trasporto alternativo a quello pubblico, come un autobus distribuito, o come alternativa alla seconda auto, consente, infatti, vantaggi per la collettività e risparmi economici al consumatore” ha dichiarato Massimiliano Dona, (segui @massidona su Twitter), Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Per questo chiediamo al presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni di convocare una riunione con il Comune di Milano, quelli dell’hinterland e con le società di car sharing operanti sul territorio lombardo. L’obiettivo deve essere quello, attraverso una politica di incentivi, ma anche di disincentivi, di favorire l’uso del car sharing come una valida alternativa alla seconda auto. Vogliamo ricordare che queste società hanno già un aiuto pubblico. Ad esempio tutte le società di car sharing che operano a Milano hanno l’accesso libero all’Area C ed il posteggio gratuito in tutta la città sia sulle strisce blu che su quelle gialle per residenti. Qualcosa in cambio, quindi, la devono dare” ha proseguito l’avv. Dona.

“Chiediamo, inoltre, al Comune di Milano di intervenire subito. Non si può attendere il 2016, anno in cui scadranno i bandi del car sharing, per stabilire regole più stringenti” ha proseguito Dona.

“Questa vicenda, comunque, dimostra che la Città Metropolitana è una fantasia. Nella realtà non esiste. Anche per questo occorre che il Comune di Milano, che si è già pronunciato contro l’iniziativa di Car2go, sia supportato dalla Regione, che, invece, al momento, risulta silente” ha proseguito Dona.

L’UNC ricorda i dati di un proprio studio, secondo il quale a Milano, a differenza del resto d’Italia, per via dell’Area C e del caro sosta, il car sharing è sempre più conveniente della seconda auto.

Se si considera un uso poco intensivo dell’auto, pari a quello di una seconda auto, con 3 spostamenti a settimana per 46 settimane, ecco che mentre nel resto d’Italia il costo annuo dell’auto privata è pari a 1399 euro, meno del car sharing più conveniente che costa 1653 euro, a Milano l’accesso all’Area C ed il caro sosta del centro fanno lievitare il costo dell’auto privata a 2418 euro all’anno, visto che vanno aggiunti 690 euro per l’Area C e 329 euro per la sosta (in media nazionale si pagano 223 euro per ricovero e parcheggio).

Se si decide di andare in centro in auto, a fare acquisti in Area C, conviene, quindi, prendere un’auto in car sharing. Nelle altre città italiane, invece, meno care per l’automobilista rispetto a Milano, l’auto condivisa è più conveniente della seconda auto solo se non si conteggia la sosta, ossia se si ipotizza che il consumatore utilizzi per il viaggio di ritorno un’auto diversa rispetto a quella dell’andata, facendo due prenotazioni differenti.

Stesso risultato se si considera un singolo spostamento, ossia  un viaggio di 11 km (andata + ritorno) a 22 km/h (30 minuti di viaggio) con 2 ore di sosta in centro città e accesso all’Area C.

In questo caso nella gara tra vettura privata, car sharing, mezzi pubblici e taxi vince, come convenienza, il mezzo pubblico, bus o metro, con 3 euro a spostamento (considerato che la sosta ipotizzata di 2 ore supera la durata di validità del biglietto di 90 minuti, altrimenti scenderebbe a 1,50 euro se non si deve usare la metropolitana). Perdono decisamente i taxi che, oscillando tra 34,30 euro (nel caso lo si trovi libero e si prenda al volo) e 41,40 (in caso di chiamata alla centrale) sono il mezzo di trasporto più caro.

Al secondo posto il car sharing, che, anche con il pagamento di una sosta di 2 ore, ha un costo che oscilla da 11,55 euro a 38,50, meno dell’auto che varia da 14,08 euro a 17,83. Se invece non si deve andare in Area C, il costo dell’auto privata scende tra 5,08 e 8,83. In questa ipotesi, ossia se non si deve andare nella Ztl Cerchia dei Bastioni, il car sharing conviene solo se non si paga la sosta. Il solo viaggio, infatti, costa da 3,9 a 8,7 euro.

SCUOLA: costi delle ripetizioni e consigli per risparmiare

Una stangata media da 625 euro a materia. E’ questa la stima dell’Unione Nazionale Consumatori sul costo delle ripetizioni. Ma la cifra può salire fino a 925 euro per chi deve fare ripetizioni di greco.

Roma 18 agosto 2015 –  “Se i debiti formativi sono più di uno, oppure ci sono più figli che devono recuperare, la spesa diventa veramente impegnativa per una famiglia e, per alcune, decisamente insostenibile” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

Le ripetizioni hanno un prezzo variabile a seconda della materia (greco è la più cara), di chi le dà (in ordine di prezzo: docente, laureato, studente) e di chi le riceve (universitario, superiori, medie). Il record, ovviamente, spetta ai docenti universitari che danno lezioni private ad uno studente universitario, mentre il prezzo più abbordabile è quello di uno studente di liceo che dà ripetizioni ad un ragazzo delle medie (scuola secondaria di primo grado).

In media, comunque, il costo orario è pari a 25 euro e le ore di lezioni private necessarie per recuperare le lacune di uno studente sono solitamente di 25 ore (costo medio finale: 625 euro, 25 x 25), anche se può arrivare, per chi è particolarmente indietro, a 40 ore complessive. Considerato che in media si fanno 2 ore di ripetizioni a settimana, si tratta di un esborso mensile pari a 200 euro, ma la cifra sale a settembre, quando le ore di lezione si intensificano. Con 4 ore a settimana, si tratta di 400 euro al mese.

Per uno studente delle superiori che riceve lezioni da un docente, il costo medio è di 37 euro all’ora per greco, 35 euro per matematica, 30 per italiano o lingue straniere (cfr. tabella 1). La stangata mediamente fluttua, quindi, a seconda della materia, tra 925 e 750 euro. Mensilmente, con 4 ore a settimana, si può arrivare, quindi, ad una cifra pari a 592 euro (16 ore x 37 euro all’ora), ossia quasi 600 euro.

Tabella 1: costo ripetizioni date un docente ad uno studente delle superiori

Materia Costo orario Costo finale
Greco 37 925
Matematica 35 875
Italiano/lingue 30 750

Fonte: Unione Nazionale Consumatori

La spesa scende, invece, intorno ai 20-25 euro all’ora se il tutor è uno studente universitario. Se a ricevere le lezioni è un alunno delle medie, il prezzo è di 10/15 euro all’ora.

Inutile dire che il 95% delle ripetizioni è rigorosamente in nero. Solo alcune agenzie che forniscono servizi di ripetizioni private forniscono regolare ricevuta.

Dai tempi della lira, ossia dall’estate 2001, i prezzi sono lievitati dal 45 al 61%. A fronte di un’inflazione del 29,5%, i prezzi delle ripetizioni, cioè, sono aumentati del 108,1% rispetto all’inflazione, ossia il doppio dell’inflazione.

Chi, ai tempi della lira, faceva pagare 45.000 lire, oggi chiede mediamente 35 euro, gli insegnanti che esigevano 40.000 lire ora vogliono 30 euro e chi pretendeva 30.000 lire oggi ne reclama 25.

Tabella 2: confronto tra prezzi ripetizioni estate 2001 ed estate 2015

Prezzo 2001 Prezzo 2015 (in euro) % aumento
45.000 (23,24 euro) 35 +50,6
40.000 (20,65 euro) 30 + 45,27
30.000 (15,49 euro) 25 +61,39

Fonte: Unione Nazionale Consumatori

“Le scuole dovrebbero attivarsi per fare corsi di recupero seri e dare un supporto alle famiglie in difficoltà” ha proseguito l’avv. Dona.

“Durante l’anno è bene che i genitori verifichino la reale necessità di mandare il figlio a ripetizioni, ad esempio andando a parlare con il professore. In alcuni casi al figlio può bastare fare i compiti insieme a compagni più bravi per sbloccarsi. I genitori, quindi, possono organizzare merende ad hoc. Se poi ci sono debiti formativi, allora è bene seguire alcune accortezze per risparmiare” ha proseguito Dona.

Di seguito i consigli dell’Unione Nazionale Consumatori per risparmiare, tenendo sempre presente, però, che ad un minor costo potrebbe, e sottolineiamo potrebbe, corrispondere una minore competenza e qualità della prestazione.

  • Le ripetizione collettive costano meno rispetto di quelle individuali.
  • Andare al domicilio del professore costa meno che farlo venire in trasferta.
  • Il costo delle ripetizioni sale con il variare della qualifica dell’insegnante. Un docente universitario costa di più rispetto ad un professore di liceo e via a scendere. Inoltre un docente che di professione insegna la materia costa di più rispetto ad un laureato nella materia,  a  sua volta più caro rispetto ad uno studente non ancora laureato. Per questa sola voce si può risparmiare anche più del 50%.
  • Sharing economy: esiste la possibilità di barattare lezioni gratuite per il proprio figlio mettendo al servizio di altri le competenze della famiglia. Sono le cosiddette banche del tempo. Non c’è bisogno di essere avvocati, può bastare saper cucire, stirare o saper fare buone torte.

ALIMENTAZIONE: nuove regole sulle insalate in busta, le autoritá controllino

Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

Da domani in vigore la nuova legge su prodotti di IV gamma a tutela del consumatore. UNC chiede controlli a tappeto per accertare violazioni ed invita il consumatore a segnalare inosservanze.

Da domani si applicano le nuove regole previste dal decreto attuativo (decreto 20 giugno 2014) dell’art. 4 della legge n. 77/2011 sulla preparazione,  il  confezionamento e la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli di IV gamma, ossia su quei prodotti freschi pronti per il consumo, come le insalate in busta, preparati freschi pronti da cuocere per minestroni o contorni, macedonie in vasetto.

Tra i nuovi obblighi, quello di mantenere i prodotti ortofrutticoli ad una temperatura inferiore a 8°C. Questo vuol dire che in alcuni supermercati e negozi non attrezzati con frigoriferi adatti, le insalate pronte potrebbero sparire, almeno nel breve periodo.

“Sono prodotti che si sono affermati sul mercato per la loro comodità e praticità, anche se, ovviamente, queste qualità si pagano. Le nuove disposizioni sono un passo avanti in materia di sicurezza alimentare e verso la trasparenza e la corretta informazione del consumatore. Un rafforzamento delle sue tutele, anche se alcune previsioni potranno comportare un aumento dei costi” ha dichiarato Agostino Macrì, responsabile dell’Area sicurezza alimentare dell’Unione Nazionale Consumatori.

L’associazione di consumatori chiede alle autorità di controllo competenti (per approfondire, vedasi il link: http://www.sicurezzalimentare.it/index.php/non-tutte-le-ciambelle-escono-col-buco-alimenti-imperfetti/#more-813) di fare controlli a tappeto per verificare la corretta applicazione delle nuove regole ed invita i consumatori a segnalare eventuali anomalie ed irregolarità all’indirizzo email: segnalazioni@consumatori.it.

Di seguito le principali nuove regole che entrano in vigore a partire da domani 13 agosto e che il consumatore può e deve controllare:

1) Nei supermercati e nei negozi i  prodotti ortofrutticoli di IV gamma dovranno essere mantenuti ad una temperatura inferiore a 8°C.

2) E’  consentita l’aggiunta di ingredienti di origine vegetale non freschi o secchi, ma in quantità non superiore al 40% del prodotto finito.

3) Sulla confezione dovranno essere riportate, “in un punto evidente dell’etichetta, in modo da essere facilmente visibili e chiaramente leggibili“:

  1. a) “prodotto (oppure il tipo di prodotto, ad es. insalata) lavato e pronto per il consumo“, o “prodotto lavato e pronto da cuocere“;
  2. b) le istruzioni per l’uso per i prodotti da cuocere;
  3. c)  la  dicitura: “conservare in frigorifero a temperatura inferiore agli 8°C“;
  4. d) la dicitura: “consumare entro due giorni dall’apertura della confezione e comunque non oltre la data di scadenza“, a meno che il prodotto è da cuocere nella confezione integra. Non ci saranno più equivoci, insomma, sulla durata dell’insalata una volta aperta la confezione.

Si ricorda, comunque, che i prodotti etichettati o immessi in commercio non conformi alle nuove disposizioni possono essere commercializzati fino a esaurimento delle scorte e, quindi, almeno per alcune di queste regole, come per l’etichettatura (ma non per la conservazione a -8° C), potrebbe esserci ancora qualche giorno di tolleranza, al massimo fino al 20 agosto, prima che scattino le sanzioni.

Insalata in busta, le regole per il commercio

L’ insalata in busta, i preparati di verdura per minestrone e contorni, le macedonie in vasetto sono prodotti di IV gamma: ecco a cosa deve fare attenzione il consumatore quando li acquista…

1) Nei supermercati e nei negozi i prodotti ortofrutticoli di IV gamma dovranno essere mantenuti ad una temperatura inferiore a 8°C.

2) E’ consentita l’aggiunta di ingredienti di origine vegetale non freschi o secchi, ma in quantità non superiore al 40% del prodotto finito.

3) Sulla confezione dovranno essere riportate, “in un punto evidente dell’etichetta, in modo da essere facilmente visibili e chiaramente leggibili“:

  1. “prodotto (oppure il tipo di prodotto, ad es. insalata) lavato e pronto per il consumo“, o “prodotto lavato e pronto da cuocere“;
  2. le istruzioni per l’uso per i prodotti da cuocere;
  3.  la  dicitura: “conservare in frigorifero a temperatura inferiore agli 8°C“;
  4.  la dicitura: “consumare entro due giorni dall’apertura della confezione e comunque non oltre la data di scadenza“, a meno che il prodotto è da cuocere nella confezione integra. Non ci saranno più equivoci, insomma, sulla durata dell’insalata una volta aperta la confezione.

Ricordiamo che, qualora si riscontrassero delle irregolarità o i consumatori volessero ulteriori informazioni sull’insalata in busta, è possibile contattare i nostri esperti attraverso lo sportello sul nostro sito, clicca qui 

 

Autore: Agostino Macrì

Data: 10 agosto 2015