Archivio mensile:Marzo 2013

CANONE RAI: l’Agenzia delle entrate rettifichi sulla scadenza

L’Agenzia delle entrate elimina dallo scadenzario il pagamento del canone Rai entro il 1°  febbraio per chi non  ha la bolletta della luce. L’ Unc chiede una nota ufficiale

Roma, 30 gennaio 2016 – Dopo il pasticcio dell’Agenzia delle entrate, che aveva pubblicato tra le scadenze delle tasse il pagamento del canone Rai entro il 1° febbraio per “i soggetti non titolari di utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui hanno la loro residenza anagrafica“, ossia per le famiglie che, abitando in case multifamiliari, hanno un contatore solo per più appartamenti, l’Unione nazionale Consumatori non si accontenta della rimozione della scadenza dal sito, ma chiede una rettifica ufficiale.

“Apprezziamo il passo indietro dell’Agenzia delle entrate, ma non vorremmo che poi le famiglie si trovassero a pagare sovrattasse per il ritardato pagamento” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

“La rimozione della richiesta di pagamento dal sito, dall’elenco delle tasse da pagare nel mese di febbraio, è condizione necessaria, ma potrebbe non essere sufficiente se poi a qualcuno venisse in mente di multare ugualmente gli onesti cittadini, che, a quel punto, per valere i loro giusti diritti, si troverebbero comunque costretti ad adire le vie legali” ha proseguito Dona.

“Ecco perché non basta una NON richiesta di pagamento, ma occorre una nota ufficiale che chiarisca che nessuno, anche chi non paga la luce, deve più pagare il canone Rai entro il 31 gennaio” ha concluso Dona.

L’Unione Nazionale Consumatori ricorda il problema. Nella legge di stabilità è scritto: “Per i titolari di utenza di fornitura di energia elettrica (…) il  pagamento  del canone avviene in dieci rate mensili, addebitate sulle fatture emesse dall’impresa elettrica …”. Nulla si dice, insomma, per chi ha la tv, ma non ha un’utenza elettrica. Un caso molto più frequente di quel che si pensi, viste le molte case multifamiliari dove c’è un solo contatore e abitano genitori e figli sposati oppure fratelli vari.

Per questo, fin dal 2 gennaio, l’Unione Nazionale Consumatori aveva chiesto all’Agenzia delle entrate e alla Rai di chiarire i termini del problema. Chiarimento che sembrava essere arrivato con il comunicato congiunto del 13 gennaio, nel quale era scritto: “Niente più bollettini postali nelle case degli italiani” e  “Niente più bollettino da pagare entro il 31 gennaio“.

Invece,  nello scadenzario fiscale dell’Agenzia delle entrate, nei giorni scorsi era stranamente apparso, per la data del 1° febbraio, tra gli adempimenti,  il “versamento canone RAI per i soggetti non titolari di utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui hanno la loro residenza anagrafica“. Ieri l’Agenzia delle entrate, dopo la nostra sollecitazione, ha rimosso l’avviso ma la fonte del problema resta nel fatto che la Legge di stabilità non ha mai ufficialmente abolito per tutti il pagamento entro il 31 gennaio. Da qui la richiesta di una nota ufficiale che elimini qualunque equivoco a riguardo.

CANONE RAI: il balletto dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate, dopo aver pubblicato nello scadenzario fiscale, la data del 1° febbraio per il pagamento del canone Rai, fa un passo indietro grazie al nostro intervento: ora però serve chiarezza.

Roma, 29 gennaio 2016 – “Incredibile, ma vero! L’Agenzia delle entrate si era rimangiata quanto aveva sostenuto e chiarito nel comunicato congiunto con la Rai del 13 gennaio e che la Rai sta ininterrottamente comunicando in tutti i telegiornali e le trasmissioni (“A gennaio non riceveremo il bollettino postale”), ossia che il canone non va più pagato entro il 31 gennaio” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Niente più bollettini postali nelle case degli italiani” diceva l’inizio del comunicato congiunto, per poi proseguire “Niente più bollettino da pagare entro il 31 gennaio” e gli italiani ci hanno ovviamente creduto. Invece, nel silenzio generale, senza alcuna comunicazione a riguardo, senza alcun comunicato stampa, nello scadenzario fiscale dell’Agenzia delle entrate, era apparso, per la data del 1° febbraio, tra gli adempimenti, il “versamento canone RAI per i soggetti non titolari di utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui hanno la loro residenza anagrafica”. Ossia chi ha la tv, ma non ha la bolletta della luce, un caso molto frequente nelle case multifamiliari dove c’è un solo contatore e abitano genitori e figli sposati oppure fratelli vari, doveva pagare e doveva farlo entro fine mese, anche se ormai mancavano pochissimi giorni.
Ora, grazie alla denuncia dell’Unione Nazionale Consumatori, sembra che l’Agenzia delle entrate abbia fatto, almeno per il momento, un temporaneo dietrofront, ritirando la scadenza dal suo sito internet.

“Era evidente che, in caso di sovrattasse, sarebbero scattate possibili azioni legali a tutela dei consumatori, male informati prima dal legislatore e poi dall’Agenzia delle entrate stessa. Per non parlare della Rai, che ha informato milioni di consumatori fidandosi di quanto riportato nel comunicato congiunto con l’Agenzia delle entrate” ha proseguito Dona.

Resta comunque il problema di non aver fatto una circolare esplicativa che chiarisse che nessuno deve più pagare il canone entro il 31 gennaio. Sulla legge di stabilità infatti, è scritto: “Per i titolari di utenza di fornitura di energia elettrica di cui all’articolo 1, secondo comma, secondo periodo, il pagamento del canone avviene in dieci rate mensili, addebitate sulle fatture emesse dall’impresa elettrica aventi scadenza del pagamento successiva alla scadenza delle rate.” Nulla si dice, insomma, per chi non ha un’utenza elettrica. Per questo, fin dal 2 gennaio, l’Unione Nazionale Consumatori aveva chiesto all’Agenzia delle entrare e alla Rai di chiarire i termini del problema. Chiarimento che sembrava essere arrivato con il comunicato congiunto.

“Ora si spera che nessuno si azzardi a mettere sovrattasse per i consumatori che non pagheranno entro il 1° febbraio. In ogni caso chiediamo, entro lunedi mattina, un chiarimento definitivo, nero su bianco, da parte dell’Agenzia delle entrate” ha concluso Massimiliano Dona.

Di seguito quanto andava sostenendo l’Agenzia delle entrate:

VERSAMENTO CANONE RAI PER I SOGGETTI NON TITOLARI DI UTENZA PER LA FORNITURA DI ENERGIA ELETTRICA NEL LUOGO IN CUI HANNO LA LORO RESIDENZA ANAGRAFICA
1 febbraio 2016
· Chi: Titolari di abbonamento alla radio o alla televisione che non siano intestatari di utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui hanno la loro residenza anagrafica
· Cosa: Versamento del canone annuale o della rata trimestrale o semestrale. N.B.: Per i titolari di utenza di fornitura di energia elettrica nel luogo in cui hanno la loro residenza anagrafica il pagamento del canone avviene in dieci rate mensili, addebitate sulle fatture emesse dall’impresa elettrica aventi scadenza del pagamento successiva alla scadenza delle rate
· Modalità: Presso le Agenzie Postali con apposito bollettino postale c/c 3103 oppure presso i rivenditori di generi di monopolio autorizzati (tabaccherie) oppure tramite Bancomat oppure tramite carta di credito utilizzando servizi via internet

LIRA-EURO: Bankitalia dà informazioni scorrette sul cambio

 L’Unc contesta quanto dichiarato questa mattina durante la trasmissione “Mi manda Raitre” dalla dottoressa Enrica Teresa Vignoli, Capo Servizio Cassa Generale di Bankitalia sul cambio lira-euro. 

Roma, 28 gennaio 2016 – Questa mattina, nel corso della trasmissione Mi Manda Raitre, la dottoressa Enrica Teresa Vignoli, Capo Servizio Cassa Generale di Bankitalia, ha sostenuto che non esistono termini di prescrizione per presentarsi agli sportelli delle filiali della Banca d’Italia e che la data del 28 gennaio come termine ultimo non esiste.

“Se fosse vero sarebbe una bella notizia. Peccato che non sia così ed è una vergogna che un’istituzione importante come Bankitalia disinformi i cittadini” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

“I termini di prescrizione, purtroppo, ci sono, eccome! Non ci sono, o perlomeno non sono così stringenti, solo per quei pochi che, avendo le prove di essersi presentati nelle filiali della Banca d’Italia tra il 6 dicembre 2011 ed il 28 febbraio 2012,  avevano bloccato i termini di prescrizione decennali che scadevano il 28 febbraio 2012. Per tutti gli altri, che avevano rinunciato a presentarsi in quel breve lasso di tempo, facendo affidamento sul decreto Salva Italia pubblicato in Gazzetta e sugli avvisi di Bankitalia all’epoca presenti sul sito, secondo i quali la conversione non era più possibile, la sentenza della Consulta riapre i termini solo per quel numero di giorni che restavano tra il 6 dicembre 2011 ed il 28 febbraio 2012” ha proseguito Dona.

“Il termini più prudenziale è il 28 gennaio 2016, se consideriamo come data per la ripartenza del countdown quella del deposito della sentenza della Consulta, ossia il 5 novembre. Se invece consideriamo come data la pubblicazione della sentenza sulla Gazzetta Ufficiale, avvenuta 6 giorni dopo, ossia l’11 novembre, allora i consumatori hanno ancora tempo fino al 3 febbraio per inviare il modulo di diffida dell’Unione nazionale Consumatori, indispensabile per bloccare nuovamente la prescrizione imminente. Al massimo, con altri dettagli tecnici, si può arrivare al 5 febbraio” ha concluso Dona.

Intanto fioccano le segnalazioni da tutta Italia. I centralini dell’UNC sono letteralmente intasati. Molti italiani conservano ancora somme molto ingenti. A Messina un consumatore ha ancora 91 milioni delle vecchie lire, in provincia di Milano 59 milioni, in provincia di La Spezia 90 milioni. Cifre decisamente astronomiche. Spessi si tratta di persone anziane.

L’UNC ricorda che la procedura più corretta per far valere i propri diritti è quella di inviare IMMEDIATAMENTE la diffida predisposta dall’Unione Nazionale Consumatori, così da poter direttamente avviare, in caso di rifiuto, le azioni contro la Banca d’Italia. Di seguito le modalità operative:

  1. Inviare la diffida con raccomandata a /r  e con la fotocopia della cartamoneta all’indirizzo di BANKITALIA di Roma (Via Nazionale 191 –  00186 Roma) oppure, per chi possiede la pec, all’indirizzo pec bancaditalia@pec.bancaditalia.it).
  2. Il Modulo della diffida potrà essere richiesto dai soci Unc presso le sedi locali dell’associazione, oppure, per chi non è socio, all’indirizzo email help@consumatori.messina.it , indicando il proprio nominativo e l’importo da convertire.
  3. Inviare la diffida anche all’indirizzo mail help@consumatori.messina.it con le fotocopie della cartamoneta.
  4. Le monete e la cartamoneta interessate sono solo quelle in corso al 28.02.2002.

GE.RI: una nuova denuncia per recupero crediti aggressivo

Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

Nonostante la multa dell’Antitrust di oltre 200 mila euro, molti consumatori denunciano il reiterato comportamento aggressivo di Ge.ri_Gestione Rischi S.r.l.

Roma, 27 gennaio 2016 “Ge.Ri persevera con una condotta intimidatoria e minacciosa nei confronti dei consumatori, per questo motivo chiediamo un nuovo intervento dell’Antitrust, dopo la sanzione di oltre 200 mila euro dell’estate 2015”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (https://www.consumatori.it), annunciando una nuova denuncia nei confronti della società di recupero crediti Ge.Ri Gestione Rischi S.r.l.

Moltissimi consumatori, negli ultimi mesi hanno scritto agli sportelli dell’Unione Nazionale Consumatori indignati dal comportamento aggressivo di Ge.Ri che, su incarico di diverse società di telecomunicazioni e dell’energia, ha sollecitato, per posta, e-mail, sms e telefonate, il pagamento di crediti (spesso non dovuti o comunque contestati), minacciando, in caso di mancato pagamento, azioni legali o visite domiciliari di un incaricato della società per agevolare la composizione bonaria del debito. “E’ inaccettabile -commenta Dona (segui @massidona su Twitter)- che una società di recupero crediti minacci i consumatori di ‘sopralluoghi a sorpresa presso gli indirizzi comunicati’ con un tenore assolutamente intimidatorio, idoneo a creare nel destinatario uno stato di preoccupazione.  Senza contare l’assurdità per cui i crediti richiesti non sono neanche accertati: molti consumatori ci segnalano di essere stati contattati per la riscossione di crediti nei confronti di società con le quali non hanno alcun rapporto contrattuale, così come casi in cui il sollecito giunge al consumatore, nonostante si sia già attivato per pagarlo alla società creditrice”.

“Ci auguriamo -conclude l’avvocato Dona- che l’Autorità intervenga tempestivamente anche in considerazione del fatto che si tratta di un comportamento reiterato e, in attesa che l’Autorità Antitrust verifichi l’opportunità e la legittimità delle comunicazioni inviate da  Ge.Ri.,  la società interrompa questo tipo di pratiche per evitare che altri consumatori, preoccupati dal tono dei solleciti, siano indotti a pagare importi non dovuti”.

I consumatori che avessero problemi con Ge.Ri. e altre società di recupero crediti, possono contattare i nostri esperti attraverso lo sportello https://www.consumatori.it/segnalaci-il-tuo-problema/ sul nostro sito.

NOTA DI AGGIORNAMENTO MARZO 2017.
In seguito a questa nostra iniziativa, l’AGCM emetteva provvedimento di condanna a carico di GERI (IP211). La società, tuttavia, impugnava questa decisione dinanzi al TAR che, con sentenza del marzo 2017, ritenendo fondato il ricorso, ha disposto l’annullamento della sanzione.

La voce del territorio: Lira-Euro, domani scadono i termini

1174 (Sdc – gen. 2016) – Sono molte più del previsto le persone che posseggono ancora il vecchio conio e che non si erano presentate a convertire le lire in euro tra il 6 dicembre 2011 e il 28 febbraio 2012. Questo almeno a giudicare dalle telefonate e dalle email di chiarimento giunte alla nostra associaizone da tutta Italia e dalle richieste di ricevere il modulo di diffida da inviare alla Banca d’Italia.

Ricordiamo che Bankitalia ed il Mef,  in modo assolutamente illegittimo, vorrebbero rimborsare solo “chi è in grado di documentare di aver richiesto di convertire lire tra il 6 dicembre 2011 e il 28 febbraio 2012″. Tesi contraria alla sentenza della Corte Costituzionale che, invece, ha riaperto i termini per tutti, annullando l’articolo del decreto Salva Italia che aveva anticipato il termine ultimo per la conversione delle lire.

Attenzione!  I termini per esercitare i propri diritti sono molto brevi e scadono domani, giovedì 28 gennaio.

“Bankitalia e Mef, molto scorrettamente,  hanno cercato di mettere la sordina su questa questione, facendo un comunicato stampa, notturno, il 21 gennaio, troppo a ridosso dei termini. Ecco perché chiediamo ai mass media di aiutarci ad informare i consumatori sui loro diritti” ha dichiarato il Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori di Messina, l’Avv. Mario Intilisano, che su questa vicenda sta seguendo il processo in corso al Tribunale di Messina.

L’UNC ricorda che mentre chi si era presentato alla Banca d’Italia tra il 6 dicembre 2011 ed il 28 febbraio 2012 può recarsi con calma agli sportelli delle Filiali che svolgono il servizio di Tesoreria dello Stato, senza fretta, chi invece in quel lasso di tempo aveva rinunciato a presentarsi, facendo affidamento su quanto dichiarato da Bankitalia, ossia che la conversione non era più possibile, ora deve correre a bloccare i termini di prescrizione entro giovedì 28 gennaio.

Due le possibilità tecniche che possono seguire tutti coloro che detengono ancora le vecchie lire (ma l’UNC consiglia la seconda):

1) Presentarsi immediatamente, e comunque entro il 28 gennaio, alle Filiali della Banca d’Italia, chiedendo la conversione in euro delle vecchie monete e banconote detenute, e farsi rilasciare ricevuta scritta di diniego, interrompendo così i termini di prescrizione. Questa procedura è, però, sconsigliata dall’UNC perché, per farsi attestare il diniego, occorre presentarsi con il contante presso le sedi della Banca d’Italia, cosa rischiosa perlomeno per chi è ancora in possesso di ammontari elevati.

2) Inviare la diffida predisposta dall’Unione Nazionale Consumatori, così da poter direttamente avviare, in caso di rifiuto, le azioni contro la Banca d’Italia. Di seguito le modalità operative:

  1. Inviare la diffida con raccomandata a /r  e con la fotocopia della cartamoneta all’indirizzo di BANKITALIA di Roma (Via Nazionale 191 –  00186 Roma) oppure, per chi possiede la pec, all’indirizzo pec bancaitalia@pec.bancaditalia.it ).
  2. Il Modulo della diffida potrà essere richiesto dai soci Unc presso le sedi locali dell’associazione, oppure, per chi non è socio, all’indirizzo email help@consumatori.messina.it , indicando il proprio nominativo e l’importo da convertire.
  3. Inviare la diffida anche all’indirizzo mail help@consumatori.messina.it con le fotocopie della cartamoneta.
  4. Le monete e la cartamoneta interessate sono solo quelle in corso al 28.02.2002.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 27 gennaio 2016

Il notaio risponde su… Spese allacciamenti

1175 (Sdc – gen. 2016) – La rubrica per rispondere alle domande di consumatori su compravendite, successioni, etc. La domanda di oggi è… Con il mio fidanzato abbiamo firmato il preliminare per l’acquisto di un appartamento e c’è scritto che le spese per i vari allacciamenti sono a nostro carico. E’ davvero così? Nel caso fossero invece a carico dell’agenzia, ora che è tutto firmato si potrebbe modificare questa voce?

Le spese per gli allacciamenti sono  regolate dai contratti,pertanto se avete già firmato un contratto che prevede che sono a vostro carico potete solo chiedere di modificare l’accordo e sperare che la controparte accetti la vostra richiesta.

Autore: Associazione Sindacale Notai del Lazio
Data: 27 gennaio 2016

L’esperto risponde su… Multe a rate

1176 (Sdc – gen. 2016) – I nostri esperti rispondono alle domande più frequenti dei consumatori. La domanda di oggi è: ho preso una multa di un importo molto elevato e ho sentito dire che è possibile chiedere una rateizzazione, è vero?

E’ possibile ricorrere alla rateizzazione al verificarsi delle seguente condizioni:

  • la multa è di importo superiore a 200 euro;
  • il proprio reddito imponibile non supera i 10.628,16 euro. Questo limite è alzato di 1.032,91 euro per ogni familiare convivente;
  • la multa deve essere riferita a un unico verbale (non è possibile rateizzare l’importo complessivo di più multe diverse);
  • la multa non deve essere già stata impugnata dinanzi al giudice di pace o al Prefetto.

Ricordiamo che il termine per inviare la richiesta di rateizzazione è di trenta giorni dalla contestazione o notifica della sanzione: è bene non confondersi con il termine di sessanta giorni per la contestazione della sanzione.

Se la sanzione è stata accertata dalla Polizia di Stato, la richiesta deve essere inviata al Prefetto, invece se si tratta di sanzioni accertate dalla Polizia locale la richiesta dovrà essere inviata al Presidente della Giunta regionale, provinciale o al Sindaco.

L’amministrazione si pronuncerà con un provvedimento in un tempo massimo di novanta giorni.

È importante tenere presente che nel caso di mancata risposta entro il termine citato la richiesta deve intendersi rigettata, quindi il consumatore dovrà pagare (entro trenta giorni dallo scadere del termine di novanta giorni) l’intero importo della sanzione ovvero entro trenta giorni dalla notifica del provvedimento di rigetto.

Invece, in caso di accoglimento, l’amministrazione indicherà nel provvedimento anche l’importo e il numero delle rate fissato sulla base delle condizioni economiche del trasgressore e in base all’entità della multa.

È possibile ottenere:

  • al massimo 12 rate per multe da 200 a 2.000 euro;
  • al massimo 24 rate per multe da 2.000 a 5.000 euro;
  • al massimo 60 rate per multe superiori a 5.000 euro.

Ogni rata non può essere inferiore a 100 euro e in ogni caso si applicano gli interessi dovuti.

Se il consumatore non paga la prima rata e, successivamente, la seconda, decade automaticamente dal beneficio della rateizzazione.

Autore: Dino Cimaglia
Data:
27 gennaio 2016

TAXI: il legislatore non si faccia condizionare da manifestazioni di piazza

I tassisti stanno manifestando in alcune città italiane, come  Roma e Firenze,  contro l’abusivismo nel settore, Uber e contro alcuni emendamenti presentati in commissione al Senato.

Roma, 27 gennaio 2016 – “Non è accettabile che i tassisti blocchino ogni tentativo del legislatore di aggiornare una legge antidiluviana che non prevede la sharing economy e l’utilizzo di piattaforme digitali come Uber e che costringe chi svolge il servizio di noleggio con conducente a dover rientrare in rimessa dopo ogni singolo servizio, con evidenti aumenti dei costi per i consumatori”  ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Tanto più se poi utilizzano i vuoti legislativi per fare ricorsi in tribunale, come nella vicenda Uber. Invitiamo i politici a perseguire l’interesse nazionale e a non farsi condizionare da manifestazioni di piazza. L’agenda politica non può essere dettata da chi vuole difendere i propri privilegi di casta. Chiediamo, quindi, al legislatore di accogliere tutte le proposte avanzate dall’Autorità dei trasporti” ha concluso Dona.

L’Unione Nazionale Consumatori chiede: individuazione nelle regioni degli ambiti territoriali di riferimento per tutti i servizi di trasporto di passeggeri non di linea, possibilità di praticare sconti (fissazione di una tariffa massima) e cumulare licenze, eliminazione, per il servizio di noleggio con conducente, dell’assurdo obbligo di dover rientrare in rimessa dopo ogni singolo servizio e previsione, per servizi come Uber, di requisiti di idoneità del guidatore e del veicolo: assicurazione per responsabilità civile aggiuntiva, conducente con più di 21 anni e almeno 3 anni di guida, nessun provvedimento di sospensione della patente, riconduzione al regime del lavoro occasionale delle prestazioni dei conducenti non professionisti.

LIRA-EURO: ancora pochi giorni per la conversione

Numerosi consumatori stanno scrivendo ai nostri sportelli per avere informazioni sulla conversione lira-euro. Ecco alcune informazioni….

Roma, 25 gennaio 2016 – Sono molte più del previsto le persone che posseggono ancora le lire e che non si erano presentate a convertire le lire in euro tra il 6 dicembre 2011 e il 28 febbraio 2012. Questo almeno a giudicare dalle telefonate e dalle email di chiarimento giunte  all’Unione Nazionale Consumatori da tutta Italia e dalle richieste di ricevere il modulo di diffida da inviare alla Banca d’Italia.

Ricordiamo che Bankitalia ed il Mef,  in modo assolutamente illegittimo, vorrebbero rimborsare solo “chi è in grado di documentare di aver richiesto di convertire lire tra il 6 dicembre 2011 e il 28 febbraio 2012″. Tesi contraria alla sentenza della Corte Costituzionale che, invece, ha riaperto i termini per tutti, annullando l’articolo del decreto Salva Italia che aveva anticipato il termine ultimo per la conversione delle lire.

Attenzione!  I termini per esercitare i propri diritti sono molto brevi e scadono tra appena 3 giorni, giovedì prossimo, 28 gennaio.

“Bankitalia e Mef, molto scorrettamente,  hanno cercato di mettere la sordina su questa questione, facendo un comunicato stampa, notturno, il 21 gennaio, troppo a ridosso dei termini. Ecco perché chiediamo ai mass media di aiutarci ad informare i consumatori sui loro diritti” ha dichiarato il Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori di Messina, l’Avv. Mario Intilisano, che su questa vicenda sta seguendo il processo in corso al Tribunale di Messina.

L’UNC ricorda che mentre chi si era presentato alla Banca d’Italia tra il 6 dicembre 2011 ed il 28 febbraio 2012 può recarsi con calma agli sportelli delle Filiali che svolgono il servizio di Tesoreria dello Stato, senza fretta, chi invece in quel lasso di tempo aveva rinunciato a presentarsi, facendo affidamento su quanto dichiarato da Bankitalia, ossia che la conversione non era più possibile, ora deve correre a bloccare i termini di prescrizione entro giovedì 28 gennaio.

Due le possibilità tecniche che possono seguire tutti coloro che detengono ancora le vecchie lire (ma l’UNC consiglia la seconda):

1) Presentarsi immediatamente, e comunque entro il 28 gennaio, alle Filiali della Banca d’Italia, chiedendo la conversione in euro delle vecchie monete e banconote detenute, e farsi rilasciare ricevuta scritta di diniego, interrompendo così i termini di prescrizione. Questa procedura è, però, sconsigliata dall’UNC perché, per farsi attestare il diniego, occorre presentarsi con il contante presso le sedi della Banca d’Italia, cosa rischiosa perlomeno per chi è ancora in possesso di ammontari elevati.

2) Inviare la diffida predisposta dall’Unione Nazionale Consumatori, così da poter direttamente avviare, in caso di rifiuto, le azioni contro la Banca d’Italia. Di seguito le modalità operative:

  1. Inviare la diffida con raccomandata a /r  e con la fotocopia della cartamoneta all’indirizzo di BANKITALIA di Roma (Via Nazionale 191 –  00186 Roma) oppure, per chi possiede la pec, all’indirizzo pec bancaditalia@pec.bancaditalia.it).
  2. Il Modulo della diffida potrà essere richiesto dai soci Unc presso le sedi locali dell’associazione, oppure, per chi non è socio, all’indirizzo email help@consumatori.messina.it , indicando il proprio nominativo e l’importo da convertire.
  3. Inviare la diffida anche all’indirizzo mail help@consumatori.messina.it con le fotocopie della cartamoneta.
  4. Le monete e la cartamoneta interessate sono solo quelle in corso al 28.02.2002.

LIRA-EURO: il cambio deve valere per tutti e non solo per chi l’aveva richiesto

L’Unc contesta la nota di Bankitalia e il Ministero dell’Economia sulle lire da cambiare: il cambio deve valere per tutti e non solo per chi si era presentato agli sportelli.

Roma, 22 gennaio 2016 – Secondo il comunicato stampa di ieri della Banca d’Italia, a partire da oggi “chi è in grado di documentare di aver richiesto di convertire lire tra il 6 dicembre 2011 e il 28 febbraio 2012, specificandone l’importo, potrà eseguire la conversione presso una qualsiasi delle Filiali della Banca d’Italia che svolgono il servizio di Tesoreria dello Stato“. Ma la tesi di Bankitalia e del ministero dell’Economia e delle Finanze è contestata dall’Unione Nazionale Consumatori.

“Tutti gli italiani che posseggono ancora il vecchio conio possono ottenere il cambio lira/euro, non solo chi si era presentato agli sportelli di Bankitalia tra il 6 dicembre ed il 28 febbraio” ha dichiarato il Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori di Messina, l’Avv. Mario Intilisano, che su questa vicenda sta seguendo il processo in corso al Tribunale di Messina.

“Sul sito della Banca d’Italia, infatti, in quel periodo era presente un avviso che annunciava che non era più possibile la conversione. Per non parlare dei giornali e dei telegiornali. Normale, quindi, che i possessori della lira non si siano presentati, in quel lasso di tempo, agli sportelli delle filiali della Banca d’Italia, rinunciando al cambio. Ma i loro diritti, come attesta ora la sentenza della Consulta, non erano venuti meno. Quindi i termini vanno riaperti per tutti” ha concluso Intilisano.

L’Unione Nazionale Consumatori invita chi possiede ancora le lire, monete e cartamoneta, a presentarsi immediatamente, e comunque entro il 28 gennaio, alle Filiali della Banca d’Italia, chiedendo la conversione in euro delle vecchie monete e banconote detenute, e facendosi rilasciare ricevuta scritta di diniego, interrompendo così i termini di prescrizione.

In alternativa, da lunedì, i consumatori potranno richiedere all’indirizzo email help@consumatori.messina.it  un modello predisposto di diffida da inoltrare per raccomandata alla Banca d’Italia.