Archivio mensile:Marzo 2013

Quali sono le tue abitudini di acquisto?

abitudini degli acquistiQuali sono le tue abitudini di acquisto? Preferisci comprare nei negozi fisici oppure on-line? E quali metodi pagamento prediligi?” E’ proprio per dare una risposta a queste domande che abbiamo realizzato l’indagine ‘Acquisti: quali sono le tue abitudini?’” E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’UNC, invitando gli utenti a rispondere al questionario disponibile a questo link.

“Le abitudini di acquisto -spiega Dona- stanno cambiando velocemente e talvolta si muovono su linee in apparente contraddizione: cresce l’e-commerce, ma resta importante il rapporto personale nel momento dell’acquisto: per questo diventa importante capire quali sono i comportamenti dei consumatori e le loro intenzioni per il futuro”.

“Per partecipare basterà rispondere a 6 semplici domande; poi continua a seguirci -conclude Dona- i risultati saranno presto disponibili su www.consumatori.it!”

 

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L’esperto risponde: pasta di kamut

kamutI nostri esperti rispondono alle domande più frequenti dei consumatori. La domanda di oggi è: Sono una gran mangiatrice di pasta, ma vorrei passare a quella di kamut perché ho letto che più digeribile, è davvero così? 

Bisogna subito precisare che Kamut è il marchio registrato di una azienda americana che ha importato e poi coltivato i semi di un frumento denominato Khorasan in quanto originario delle omonima regione iraniana. Si tratta quindi di un grano “antico” che la ditta Kamut coltiva negli Stati Uniti seguendo i metodi dell’agricoltura biologica che, come è noto, non fa ricorso ne’ a fitofarmaci, ne’ a concimi chimici.

In Italia esistono dei grani simili che sono prodotti e disponibili anche se in piccole quantità in diverse aree del nostro meridione.

La Kamut asserisce che il proprio grano non è mai stato sottoposto ad ibridazione e quindi mantiene intatte le caratteristiche nutrizionali originarie; afferma anche che la mancanza di incroci lo rende maggiormente “tollerabile”.

La farina di questo grano ha un contenuto in proteine (quindi in glutine) dal 20 al 40 % più elevato di altre farine. Ha anche un maggior contenuto di lipidi con la presenza anche di acidi grassi saturi e polinsaturi e un buon contenuto di magnesio e zinco; viene anche messo in evidenza il buon contenuto di selenio. Per quanto riguarda i sali minerali, non si può escludere che un ruolo importante sia svolto dalle caratteristiche del terreno in cui viene coltivato il frumento quindi anche altri grani possono avere caratteristiche simili.

Viene anche affermato che il glutine è meno “strutturato” e di conseguenza è più facilmente tollerato. Questo però non significa che il “Kamut” possa essere mangiato dalle persone affette da celiachia, anzi ci sarebbe una maggiore esposizione al glutine con conseguenti più rilevanti pericoli. La maggiore quantità di glutine rende la farina più facilmente “lavorabile” per la produzione dei prodotti da forno.

Presso l’Università di Firenze sono stati condotti degli studi su un numero limitato di persone somministrando loro alimenti a base di grano Khorasan, prodotto dalla Kamut, in confronto ad altre persone  che invece mangiavano alimenti fatti con la farina di grano tradizionale.

Da questi studi risulterebbe che gli alimenti a base di farina di  Khorasan hanno un affetto favorevole nei casi di “intestino irritabile” e riducono l’incidenza di alcuni fattori di rischio cardiocircolatorio. Tuttavia molti esperti in alimentazione ritengono che i dati ottenuti non siano sufficienti a dimostrarne l’effettiva efficacia salutistica.

Le informazioni sopra riportate sono state utilizzate per lanciare sul mercato il prodotto e in effetti molte persone si sono convinte a consumare prodotti da forno a base di “Kamut” senza sapere che si tratta del frumento Khorosan.

E’ evidente che si tratta di una importante operazione commerciale che non crea preoccupazioni per la salute dei consumatori, ma che lede i loro interessi economici. Il costo dei prodotti “Kamut” è decisamente superiore a quello di altri prodotti “convenzionali” a fronte di benefici non sufficientemente dimostrati.

Forse si potrebbe pensare a valorizzare i grani italiani simili al Khorasan.

In conclusione, cara signora, non esistono prove sufficienti di reali benefici a fronte dei costi che si devono sostenere!

Autore: Agostino Macrì
Data: 24 febbraio 2016

INDUSTRIA: dati positivi ma non siamo fuori dal tunnel

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, a dicembre il fatturato dell’industria diminuisce dell’1,6% rispetto a novembre e del 3% su base annua (dati corretti per gli effetti di calendario), mentre gli ordinativi scendono del 2,8% su base mensile  ed aumentano dell’1,5% rispetto a dicembre 2014 (dati grezzi). Nella media del 2015 il fatturato segna un aumento dello 0,2% e gli ordinativi del 5,2%.

Roma 24 febbraio 2016 – “I dati nel loro complesso presentano ancora luci ed ombre, segno che, per quanto i principali indicatori economici siano ormai positivi, il Paese non è ancora del tutto uscito dal tunnel della crisi. E’ indubbiamente positivo, però, il dato degli ordinativi interni, segno di una ripresa delle domanda interna” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, se nel 2015, rispetto al 2014,  gli ordinativi spiccano un balzo deciso, sia quelli totali (+5,2%) che quelli interni (+8,6%), nel confronto con il 2007 o il 2008 la strada da percorrere per tornare ai valori precrisi è ancora lunghissima. Dal 2007 al 2015 gli ordinativi totali sono calati del 15,6%,   –24,4% quelli interni,  +0,8% quelli esteri. Dal 2008 al 2015 gli ordinativi totali sono scesi dell’ 11,5%, -22,1% quelli interni e +8,9% quelli esteri.

Per quanto riguarda, invece, il fatturato dell’industria, dati corretti per gli effetti di calendario, dal 2008 al 2015, il fatturato totale è crollato dell’11,9%,  -19,8% quello interno.

“E’ chiaro, quindi, che per quanto sia positiva l’inversione di tendenza, +0,2%  il fatturato totale del 2015 rispetto al 2014, si tratta di ben poca cosa. Gli entusiasmi, insomma, vanno ridimensionati se si confrontano i dati del 2015 con quelli del 2007 o del 2008” ha concluso Dona.

I risultati dell’indagine su sanità e previdenza

1192 (Sdc – feb. 2016) – “Sanità e previdenza: più o meno tasse per il futuro?” è il titolo dell’indagine realizzata dall’Unione Nazionale Consumatori tra ottobre 2015 e gennaio 2016 e promossa da Forum ANIA-Consumatori (l’indagine si colloca nell’ambito del progetto “Prospettive per un fisco pro-welfare”, all’interno di un programma poliennale di analisi e studi in tema di welfare, intitolato “Gli Scenari del Welfare”, che imprese e associazioni dei consumatori – con il contributo del Censis – portano avanti fin dal 2008 http://www.forumaniaconsumatori.it/gli-scenari-del-welfare.)

L’indagine (che ha raccolto oltre 500 risposte) costituisce un utile strumento di analisi delle opinioni e delle attese dei consumatori riguardo ai temi del welfare e fornisce elementi di particolare interesse dal punto di vista socio-economico. Del resto, i cambiamenti nel settore previdenziale e sanitario cui abbiamo assistito negli ultimi tempi richiederanno, soprattutto alle giovani generazioni, nuovi sacrifici: per questo diventa interessante capire quali sono le speranze e le preoccupazioni dei consumatori. L’esigenza di rendere compatibile la spesa sociale con un adeguato livello di competitività economica ha avuto un forte impatto sul welfare che oggi è posto ad un bivio: imboccare la strada della propria revisione per adeguarsi al nuovo scenario e conservare la propria funzione di motore principale della promozione sociale ed economica oppure avviarsi verso il declino accettando un ruolo marginale incapace di soddisfare efficacemente i bisogni della popolazione.

Da queste premesse emerge l’attualità della nostra indagine e delle sue risultanze: tra queste si osserva che quasi un italiano su tre, rispondendo alla domanda “come è possibile mantenere un adeguato livello di assistenza sanitaria pubblica” (domanda n.5), suggerisce di ricorrere a forme assicurative integrative. Il dato dimostra che buona parte dei cittadini è concretamente interessata e culturalmente propensa a forme di assistenza integrativa.

D’altro canto, il 61% degli intervistati si è dichiarato molto o abbastanza favorevole a pagare direttamente i servizi di cui ha bisogno se lo Stato riducesse le tasse (domanda n.8), così confermando che gli italiani sono tendenzialmente propensi all’introduzione di vantaggi fiscali per alcuni strumenti assicurativi (polizze sanitarie, iscrizioni a mutue sanitarie, polizze long term care, ecc) e sulla possibilità di dedurre fiscalmente alcune spese per il welfare (badante, baby sitter, ecc.).

L’altra faccia della medaglia è rappresentata però da quell’ 85% dei consumatori che desidera che lo Stato conservi il monopolio dei servizi fondamentali (domanda n.9), così sintetizzando la “voglia di welfare” e “la capacità di resistenza” (resilience) della società che si contrappone ad ipotesi di “taglio” (retrenchment) dei servizi.

Ciò non toglie che gli italiani sembrano consapevoli dell’incertezza tipica della situazione attuale: alla domanda n.4 sul futuro della copertura del servizio sanitario pubblico, infatti, il 46 % degli intervistati risponde che si aspetta di dover “pagare di più per ottenere i servizi attuali“, mentre il 26% si rassegna ad accettare un ridimensionamento dei servizi della salute.

Ancora significativo quanto emerge dalla domanda “com’è possibile mantenere un adeguato livello di assistenza sanitaria pubblica?”. ll 63% degli intervistati propone di aumentare le tariffe per le prestazioni limitatamente alle fasce di reddito più elevate. Si tratta di una risposta che non sorprende e che, sia pure indirettamente, pone al centro dell’attenzione ancora una volta i criteri di definizione dei LEA, cioè dei livelli essenziali di assistenza che sono le prestazioni e i servizi forniti dal Servizio sanitario nazionale a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket).

Scarica la presentazione con tutti i risultati dell’indagine

Leggi il report “Prospettive per un fisco prowelfare”

Autore: Simona Volpe
Data: 24 febbraio 2016

Indagine sugli acquisti: partecipa anche tu!

1194 (Sdc – feb. 2016) – Le abitudini di acquisto stanno cambiando velocemente e talvolta si muovono su linee in apparente contraddizione: cresce l’e-commerce, ma resta importante il rapporto personale nel momento dell’acquisto: per questo diventa importante capire quali sono i comportamenti dei consumatori e le loro intenzioni per il futuro.

L’UNC ha deciso di farlo conducendo una breve indagine disponibile a questo link: potrai dirci quali sono le tue abitudini di acquisto, se preferisci comprare nei negozi oppure on-line, a quali metodi di pagamento ti affidi di solito.

Per partecipare, ti basterà rispondere a 6 semplici domande; poi continua a seguirci: i risultati saranno presto disponibili su www.consumatori.it! 

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Autore: Sonia Galardo
Data: 24 febbraio 2016

La risposta del vetro al controllo solare

vetro-controllo-sole1195 (Sdc – feb. 2016) – Assovetro, l’Associazione Nazionale degli Industriali del Vetro, nel perseguire l’obiettivo di promozione della cultura del vetro, ha perfezionato il dossier “Il controllo solare delle superfici trasparenti”, per approfondire il delicato tema del controllo solare, orientato alla necessità di ridurre i carichi termici estivi e di abbassare gli eccessivi livelli di illuminamento, chiarendo il ruolo svolto dai vetri per l’edilizia. La finalità è anche quella di dare conoscenza, non solo agli operatori impegnati nel settore delle costruzioni, ma anche ai consumatori finali, delle prestazioni che i prodotti vetrari sono in grado di fornire per soddisfare le esigenze ottiche, energetiche e di benessere dell’utenza.

In Italia, in recepimento della Direttiva comunitaria 2010/31/UE, è in vigore dallo scorso 1° Ottobre il D.M. Requisiti Minimi, che disciplina gli interventi di ristrutturazione e di efficientamento energetico e che aggiorna la metodologia di verifica relativa al rispetto dei requisiti minimi degli edifici.

Tra le novità contenute nel suddetto Decreto, riveste particolare importanza, con specifico riferimento ai prodotti vetrari per l’edilizia, l’abbassamento del fattore solare ggl+sh richiesto sia per gli interventi di Ristrutturazione importante di 2° livello sia per quelli di Riqualificazione energetica (sono esclusi gli edifici di nuova costruzione e gli interventi di ristrutturazione di maggiore entità con annessa modifica dell’impianto termico) relativo a tutte le finestre che abbiano orientamento da Est ad Ovest passando per Sud.effetto-solare-vetro

La scelta dei vetri selettivi, le cui caratteristiche ottiche e luminose sono in grado di soddisfare i dettami imposti dal Decreto, costituisce un notevole valore aggiunto al prodotto vetrario, che, se opportunamente scelto in relazione all’esposizione del componente finestrato, può garantire un ottimo comportamento energetico durante tutte le stagioni e consentire una riduzione dei costi necessari per il mantenimento delle condizioni di comfort interno. E tutte queste proprietà sono garantite da un vetro che mantiene le consuete, ed universalmente apprezzate, trasparenza e leggerezza visiva.Il fattore solare rappresenta la quota parte di energia che passa attraverso le finestre e che viene trasmessa all’interno delle nostre abitazioni, per via diretta te o dopo esser stato assorbita dal vetrocamera qi, e rappresenta dunque un parametro determinante per la progettazione edile. Con le finalità di migliorare il comfort interno e, conseguentemente, di ridurre i consumi energetici, il Decreto ha imposto come limite massimo al fattore solare ggl+sh ≤ 0.35, così da ridurre il surriscaldamento degli ambienti interni durante la stagione estiva.

Per soddisfare tale dettame, evitando il ricorso a schermature solari esterne, è possibile installare particolari tipologie di vetri selettivi, di recente immissione sul mercato, tecnologicamente efficienti ed in grado di ridurre il calore in ingresso e di garantire al contempo un’elevata trasmissione luminosa e, pertanto, ambienti luminosi senza l’utilizzo di sistemi di illuminazione artificiale.

Per maggiori informazioni e approfondimenti sulle caratteristiche prestazionali dei vetri selettivi, è possibile scaricare gratuitamente il dossier “Il controllo solare delle superfici trasparenti” nella Sezione Documenti – Vetro per l’edilizia del sito www.assovetro.it

Autore: Assovetro
Data: 24 febbraio 2016

L’angolo del notaio… separazione dei beni

1196 (Sdc – feb. 2016) – La rubrica per rispondere alle domande di consumatori su compravendite, successioni, etc. La domanda di oggi è… Sono sposata con regime di comunione dei beni, ho chiesto la separazione giudiziale ma la sentenza è stata impugnata dal mio ex marito. Premesso che i bambini vivono con me e il papà non ha ottenuto l’affidamento condiviso, negli ultimi due anni a seguito di una malattia rara che ha colpito la schiena,non sono più riuscita a lavorare regolarmente. Possiedo un invalidità pari al 67 % con handicap  permanente non grave L104. Vorrei aprire una lavanderia self service per avere un reddito e mantenere i figli ma visto che non possiedo una sentenza definitiva  non so se rientrerebbe ancora nel regime di comunione dei beni. Potete aiutarmi? 

Anche se è stata impugnata la sentenza i coniugi sono comunque separati legalmente e quindi in regime di separazione dei beni,comunque l’attività imprenditoriale che vorrebbe intraprendere la lettrice non rientrerebbe mai nella comunione legale dei coniugi.

Autore: Associazione Sindacale Notai del Lazio
Data: 24 febbraio 2016

SANITA’ E PREVIDENZA: le risposte dei consumatori sul futuro del welfare

L’Unione Nazionale Consumatori presenta i risultati del sondaggio “Sanità e previdenza: più o meno tasse per il futuro?”

Roma 23 febbraio 2016 – Tra ottobre 2015 e gennaio 2016, l’Unione Nazionale Consumatori (www.consumatori.it) ha diffuso un sondaggio online dal titolo Sanità e previdenza: più o meno tasse per il futuro?, iniziativa sviluppata all’interno del programma di ricerca “Gli scenari del welfare” promosso dal Forum ANIA-Consumatori. (L’indagine si colloca nell’ambito del progetto “Prospettive per un fisco pro-welfare”,  all’interno di un programma poliennale di analisi e studi in tema di welfare intitolato “Gli Scenari del Welfare”, che imprese assicuratrici e associazioni dei consumatori che fanno parte del Forum ANIA-Consumatori portano avanti fin dal 2008 http://www.forumaniaconsumatori.it/gli-scenari-del-welfare). 

L’indagine (che ha raccolto oltre 500 risposte) costituisce un utile strumento di analisi delle opinioni e delle attese dei consumatori riguardo ai temi del welfare e fornisce elementi di particolare interesse dal punto di vista socio-economico. Del resto, i cambiamenti nel settore previdenziale e sanitario cui abbiamo assistito negli ultimi tempi richiederanno, soprattutto alle giovani generazioni, nuovi sacrifici: per questo diventa interessante capire quali sono le speranze e le preoccupazioni dei consumatori.

L’esigenza di rendere compatibile la spesa sociale con un adeguato livello di competitività economica ha avuto un forte impatto sul welfare che oggi è posto ad un bivio: imboccare la strada della propria revisione per adeguarsi al nuovo scenario e conservare la propria funzione di motore principale della promozione sociale ed economica, oppure avviarsi verso il declino accettando un ruolo marginale incapace di soddisfare efficacemente i bisogni della popolazione.

Da queste premesse emerge l’attualità dell’indagine condotta dall’Unione Nazionale Consumatori e delle sue risultanze: tra queste si osserva che quasi un italiano su tre, rispondendo alla domanda “come è possibile mantenere un adeguato livello di assistenza sanitaria pubblica”, suggerisce di ricorrere a forme assicurative integrative. Il dato dimostra che buona parte dei cittadini è concretamente interessata e culturalmente propensa a forme di assistenza integrativa.

Il 61% degli intervistati si è dichiarato “molto o abbastanza favorevole a pagare direttamente i servizi di cui ha bisogno se lo Stato riducesse le tasse”, così confermando che gli italiani sono tendenzialmente propensi all’introduzione di vantaggi fiscali per alcuni strumenti assicurativi (polizze sanitarie, iscrizioni a mutue sanitarie, polizze long term care, pensioni integrative, ecc) e sulla possibilità di dedurre fiscalmente alcune spese per il welfare (badante, baby sitter, ecc.).

L’85% dei consumatori desidera, comunque, che lo Stato conservi il monopolio dei servizi fondamentali, così sintetizzando la “voglia di welfare” e “la capacità di resistenza” (resilience) della società che si contrappone ad ipotesi di “taglio” (retrenchment) dei servizi.

Gli italiani sembrano in ogni caso consapevoli dell’incertezza tipica della situazione attuale: alla domanda sul futuro della copertura del servizio sanitario pubblico, infatti, il 46 % degli intervistati risponde che “si aspetta di dover pagare di più per ottenere i servizi attuali“, mentre il 26% si rassegna ad “accettare un ridimensionamento dei servizi della salute e della pensione”.

Scarica i risultati completi dell’indagine

“l consumatori –spiega il Segretario generale di UNC, Massimiliano Dona hanno ben chiaro il trasferimento di certi rischi dal settore pubblico alle famiglie, che rimangono il principale ammortizzatore sociale del nostro Paese, ma le stesse famiglie sempre più spesso non dispongono di risorse adeguate per far fronte alle emergenze”.

Significativo quanto emerge dalla domanda “com’è possibile mantenere un adeguato livello di assistenza sanitaria pubblica?”. ll 63% degli intervistati propone di aumentare le tariffe per le prestazioni limitatamente alle fasce di reddito più elevate. “Si tratta di una risposta che non sorprende -conclude Dona– e che, sia pure indirettamente, pone al centro dell’attenzione ancora una volta i criteri di definizione dei LEA, cioè dei livelli essenziali di assistenza che sono le prestazioni e i servizi forniti dal Servizio sanitario nazionale a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket). Il welfare non sarà più lo stesso e dobbiamo spiegarlo alle giovani generazioni: ecco quindi l’importanza di iniziative come queste in collaborazione con un ente, come la Fondazione Forum ANIA-Consumatori, che ha tra i propri compiti proprio quello di diffondere una più ampia cultura sui prodotti assicurativi e previdenziali”.

“Il sistema attuale di welfare –afferma Pier Ugo Andreini, Presidente Forum ANIA-Consumatori– è inadeguato a rispondere alle reali esigenze dei cittadini soprattutto a causa del trend demografico che sta rendendo il nostro Paese uno dei più vecchi del mondo. Secondo i più recenti dati Istat, abbiamo toccato il minimo storico di nascite dall’Unità d’Italia e gli ultra sessantacinquenni sono diventati 13,4 milioni, pari al 22% del totale della popolazione italiana, con evidenti conseguenze sul piano pensionistico e dell’assistenza ai non autosufficienti. I cittadini, inoltre, si sono resi conto che le protezioni sociali sono diminuite e che le cose potranno cambiar ancora, tanto è vero che ormai solo il 5% degli intervistati da UNC ritiene che la copertura dei bisogni garantita dallo Stato resterà invariata anche in futuro. Siamo convinti –conclude Andreini- che assicuratori e consumatori devono lavorare insieme soprattutto per impegnare la politica e i media a fornire una informativa chiara, semplice, tempestiva e trasparente, tale da rendere i cittadini sempre più consapevoli del loro futuro”.

Scarica il report di accompagnamento “Prospettive per un fisco prowelfare”

previdenza tasse sanità

I risultati dell’indagine su sanità e previdenza

previdenza tasse sanità“Sanità e previdenza: più o meno tasse per il futuro?” è il titolo dell’indagine realizzata dall’Unione Nazionale Consumatori tra ottobre 2015 e gennaio 2016 e promossa da Forum ANIA-Consumatori (l’indagine si colloca nell’ambito del progetto “Prospettive per un fisco pro-welfare”, all’interno di un programma poliennale di analisi e studi in tema di welfare, intitolato “Gli Scenari del Welfare”, che imprese e associazioni dei consumatori – con il contributo del Censis – portano avanti fin dal 2008 http://www.forumaniaconsumatori.it/gli-scenari-del-welfare.)

L’indagine (che ha raccolto oltre 500 risposte) costituisce un utile strumento di analisi delle opinioni e delle attese dei consumatori riguardo ai temi del welfare e fornisce elementi di particolare interesse dal punto di vista socio-economico. Del resto, i cambiamenti nel settore previdenziale e sanitario cui abbiamo assistito negli ultimi tempi richiederanno, soprattutto alle giovani generazioni, nuovi sacrifici: per questo diventa interessante capire quali sono le speranze e le preoccupazioni dei consumatori. L’esigenza di rendere compatibile la spesa sociale con un adeguato livello di competitività economica ha avuto un forte impatto sul welfare che oggi è posto ad un bivio: imboccare la strada della propria revisione per adeguarsi al nuovo scenario e conservare la propria funzione di motore principale della promozione sociale ed economica oppure avviarsi verso il declino, accettando un ruolo marginale incapace di soddisfare efficacemente i bisogni della popolazione.

Da queste premesse emerge l’attualità della nostra indagine e delle sue risultanze: tra queste si osserva che quasi un italiano su tre, rispondendo alla domanda “come è possibile mantenere un adeguato livello di assistenza sanitaria pubblica” (domanda n.5), suggerisce di ricorrere a forme assicurative integrative. Il dato dimostra che buona parte dei cittadini è concretamente interessata e culturalmente propensa a forme di assistenza integrativa.

D’altro canto, il 61% degli intervistati si è dichiarato “molto o abbastanza favorevole a pagare direttamente i servizi di cui ha bisogno se lo Stato riducesse le tasse” (domanda n.8), così confermando che gli italiani sono tendenzialmente propensi all’introduzione di vantaggi fiscali per alcuni strumenti assicurativi (polizze sanitarie, iscrizioni a mutue sanitarie, polizze long term care, ecc) e sulla possibilità di dedurre fiscalmente alcune spese per il welfare (badante, baby sitter, ecc.).

L’altra faccia della medaglia è rappresentata però da quell’ 85% dei consumatori che desidera che lo Stato conservi il monopolio dei servizi fondamentali (domanda n.9), così sintetizzando la “voglia di welfare” e “la capacità di resistenza” (resilience) della società che si contrappone ad ipotesi di “taglio” (retrenchment) dei servizi.

Ciò non toglie che gli italiani sembrano consapevoli dell’incertezza tipica della situazione attuale: alla domanda n.4 sul futuro della copertura del servizio sanitario pubblico, infatti, il 46% degli intervistati risponde che si aspetta di dover “pagare di più per ottenere i servizi attuali“, mentre il 26% si rassegna ad accettare un ridimensionamento dei servizi della salute.

Ancora significativo quanto emerge dalla domanda “com’è possibile mantenere un adeguato livello di assistenza sanitaria pubblica?”. ll 63% degli intervistati propone di aumentare le tariffe per le prestazioni limitatamente alle fasce di reddito più elevate. Si tratta di una risposta che non sorprende e che, sia pure indirettamente, pone al centro dell’attenzione ancora una volta i criteri di definizione dei LEA, cioè dei livelli essenziali di assistenza che sono le prestazioni e i servizi forniti dal Servizio sanitario nazionale a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket).

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Leggi il report: Report per un fisco più welfare

 

Guarda il servizio con le interviste realizzato da Affari Italiani Roma

Autore: Simona Volpe

Data: 23 febbraio 2016