Archivio mensile:Marzo 2013

ISTAT: marzo ancora in deflazione

Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

Crollano beni ad alta frequenza di acquisto: risparmio di 172 euro per una coppia con due figli e di 86 euro per un pensionato.

Roma, 31 marzo 2016 – Secondo i dati provvisori resi noti oggi dall’Istat, a marzo l’Italia continua ad essere in deflazione, registrando  una diminuzione dei prezzi dello 0,2% su base annua.

“Il dato più significativo, però, è il crollo dei prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto che diminuiscono dell’1,1% in termini tendenziali, dal -0,8% del mese precedente. Al di là delle ragioni di questa caduta, i consumi ancora fermi, il rallentamento dei prezzi consente di ridare capacità di acquisto alle famiglie. E’, quindi, una buona notizia. Cause negative, insomma, ma gli effetti sul portafoglio delle famiglie sono decisamente positivi” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

Secondo i calcoli dell’Unione Nazionale Consumatori, la discesa  dell’1,1% dei prezzi dei beni acquistati più frequentemente, consente di risparmiare, in termini di minor del costo della vita, per una tradizionale famiglia, una coppia con 2 figli, 172 euro su base annua.

Una coppia con 1 figlio spenderà, invece, 159 euro in meno nei dodici mesi, un pensionato con più di 65 anni sborserà 86 euro in meno, -93 euro un single con meno di 35 anni.

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ENERGIA E GAS: ottima notizia, nel mercato tutelato i prezzi si abbassano

Dal 1° aprile per la famiglia-tipo la bolletta dell’elettricità registra un ribasso del 5%, mentre la bolletta gas scende del 9,8%. Sono i dati dell’Authority.

Roma, 30 marzo 2016 – “Ottima notizia. L’Autorità ha tenuto conto dell’andamento del mercato energetico. E’ la dimostrazione che i prezzi di riferimento del mercato tutelato funzionano e che la sua abolizione, prevista nel ddl concorrenza per il 1° gennaio 2018, è solo un regalo alle compagnie ed un sopruso nei confronti delle famiglie” ha dichiarato Pieraldo Isolani, Responsabile settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Nel mercato libero, infatti, chi ha optato per i prezzi bloccati non ha usufruito delle riduzioni di prezzo che ci sono state a partire dal 2015. Non per niente, in media, chi ha rinunciato al mercato di maggior tutela ha finito per pagare, secondo gli ultimi dati disponibili, il 16,7% in più per la luce (+42,5 euro annui la famiglia tipo) ed il 7,9% per il gas (+68,2 euro annui), per una maggior spesa complessiva di 121 euro annui” ha proseguito Isolani.

“Ecco perché chiediamo che nel ddl concorrenza sia rivista la data del 1° gennaio 2018 e, comunque, sia prevista un’asta competitiva internazionale per assegnare i lotti di clienti che rimarranno nel mercato tutelato invece di essere assegnati al previsto servizio di salvaguardia, che salvaguarda solo i guadagni e gli interessi delle imprese” ha concluso Isolani.

TELEFONIA: bene l’indagine Ue su Wind e 3Italia

La Commissione europea ha avviato un’indagine approfondita per valutare se la proposta di joint venture tra Wind e 3Italia è in linea con il regolamento UE sulle concentrazioni.

Roma, 30 marzo 2016 – “Bene, accolta finalmente la nostra richiesta. E’ dal 6 agosto 2015, appena annunciata l’operazione, che abbiamo chiesto lumi sia all’Antitrust italiano che a quello europeo. E’ evidente che queste nozze vanno nella direzione opposta rispetto a quello che necessiterebbe il settore della telefonia, ossia aumentare i soggetti in campo ed in competizione” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Il rischio di un possibile aumento dei prezzi per i consumatori, determinato da una diminuzione dell’offerta, è oggettivo” ha concluso Dona.

Carte di credito prepagate: quali sono i vantaggi?

Le carte di credito prepagate possono essere una valida soluzione per gestire le spese e quindi monitorare le uscite mensili. A differenza delle normali carte di credito, le carte di credito prepagate non sono collegate ad un conto corrente, quindi rappresentano una sorta di portafoglio virtuale che l’utente può ricaricare periodicamente versando una qualunque cifra. In questo modo è possibile gestire in tranquillità le proprie spese avendo la certezza di non poter sforare il tetto massimo di spesa, e quindi non compromettere le proprie finanze.

Carte di credito prepagate: come richiederne una?

Dunque le carte di credito prepagate possono essere una valida soluzione per tutte le vittime dello shopping e per tutti quelli che proprio non riescono a gestire le proprie finanze. Avere una di queste carte è semplicissimo, basta rivolgersi ad un qualunque istituto di credito muniti di un documento d’identità e seguire la relativa procedura. Fatto questo si può subito eseguire la prima ricarica, scegliendo se utilizzare dei contanti, una qualunque altra carta o un bonifico. In genere la ricarica è immediata e consente di effettuare subito gli acquisti

Per godere a pieno dei vantaggi offerti da questa soluzione di pagamento occorre valutare con attenzione le proposte del mercato, scegliendo la carta di credito ricaricabile conveniente e in linea con le proprie esigenze. Nello specifico occorre valutare:

  • la tipologia della carta, se ricaricabile o usa e getta;
  • l’ammontare dei costi di gestione, ovvero la quota di rilascio, la quota associativa annuale, eventuali commissioni di ricarica e di prelievo, ed se sono previste delle spese per le procedure di consultazione del saldo.

Inoltre, è bene sapere che ci si può rivolgere (oltre che alle Banche) anche a Poste Italiane che gestiscono una delle carte prepagate più diffuse ed articolate.

Quali sono i vantaggi offerti dalla carte di credito prepagate?

Oltre alla garanzia di una gestione più attenta delle proprie risorse economiche, le carte di credito prepagate offrono diverse possibilità di impiego, dagli acquisti effettuati nei punti vendita tradizionali fino agli acquisti online. A tal proposito è bene ricordare che proprio la mancanza di un accesso diretto al conto corrente dell’intestatario, rende queste carte particolarmente sicure per lo shopping online, rendendo impossibile ogni caso di truffa e accesso alle proprie finanze.

Con queste carte è possibile prelevare del contante da qualunque sportello bancomat e garantire l’anonimato dei propri dati durante le operazioni di acquisto e pagamento. Inoltre possono essere un valido strumento per “responsabilizzare” i giovani e renderli più attenti nella gestione del denaro. Le carte di credito prepagate sono ideali anche per viaggiare perché consentono di liberarsi dal pensiero del contante e di poter effettuare acquisti anche all’estero. Le carte prepagate sono utilizzate praticamente in tutto il mondo, perché appartengono ai maggiori circuiti di pagamento come PagoBancomat e Visa Electron e MasterCard.

Tra le ultime novità occorre segnalare l’adozione della tecnologia contactless, ovvero basata sulla tecnologia RFID (Radio Frequency IDentification). In questo caso la transazione viene effettuate senza digitare alcun codice pin e senza firmare lo scontrino. Tutto questo a patto che la somma da versare non superi i 25 euro e la transazione avvenga in un esercizio commerciale dotato di un lettore contactless.

E i punti critici?

Anche in questo caso non mancano degli aspetti critici che riguardano nello specifico le commissioni previste in caso di prelievo e acquisto, che potrebbero pesare se la carta è usata in modo particolarmente intenso. Per questo bisogna prestare molta attenzioni a tutte le voci di costo riportate nel contratto. Una regola universale, valida per qualunque tipo di soluzione.

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Per avere maggiori informazioni sull’utilizzo della carta di credito e per eventuale assistenza è possibile contattare i nostri esperti attraverso lo sportello Banche sul nostro sito.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 30 marzo 2016

DDL CONCORRENZA: ritirare questo pessimo provvedimento

La senatrice Linda Lanzillotta ha dichiarato al Foglio che è “meglio rimandare a tempi migliori” il ddl concorrenza; per Unc sarebbe auspicabile cancellare questo pessimo provvedimento.

Roma, 30 marzo 2016 – “Giusto, ritirate il provvedimento! Meglio nessuna riforma che una come questa che peggiora le cose invece di migliorarle” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

“L’eliminazione della proroga di sei mesi per il passaggio al mercato libero dell’energia e gas e la mancata previsione di un’asta competitiva internazionale per assegnare i lotti di clienti che al primo gennaio 2018 sono ancora nel mercato tutelato, ha dato il colpo di grazia ad un già pessimo provvedimento” ha proseguito Dona.

“Le poche cose positive contenute in questo ddl concorrenza sono del tutto insufficienti a compensare i maggiori costi che il provvedimento determinerà per le famiglie italiane. Insomma, era un’occasione d’oro per ridurre, a costo zero per lo Stato, le spese che gravano su famiglie e imprese e invece le lobby hanno stravinto su tutti i fronti” ha concluso Dona

Mutuo: cosa c’è da sapere

prestito casa o mutuo casa quale scegliereSono sempre frequenti le domande dei consumatori sul mutuo. Ecco dunque dieci informazioni di base fondamentali quando si chiede un mutuo

1. Cosa è un mutuo casa?

È un finanziamento a medio/lungo termine, (in genere da 5 a 30 anni) erogato da un istituto di credito e concesso per acquistare o ristrutturare un immobile (anche in costruzione),  che prevede l’assunzione dell’impegno da parte del debitore alla restituzione dello stesso con il pagamento periodico di rate, comprensive di capitale e interessi.
Il finanziamento è garantito da ipoteca e viene stipulato con atto pubblico davanti ad un notaio.

2. Cosa valuta una banca per concedere il mutuo?

Valuta sia le capacità economiche, finanziarie e patrimoniali del cliente, ed in particolare il rapporto tra reddito e rata affinché la rata del mutuo sia sostenibile nel tempo, che il valore dell’immobile oggetto della richiesta del mutuo.

3. Quali sono gli elementi principali che il cliente deve valutare?

Il cliente deve valutare: l’importo del finanziamento e della rata, il tasso offerto dalla banca (ossia il costo del finanziamento), la durata e le spese per la stipula del contratto (istruttoria della pratica, perizia dell’immobile, assicurazione obbligatoria incendio e scoppio).
Al momento della richiesta del mutuo il cliente potrà inoltre richiedere: il Foglio Informativo del mutuo dove trova tutte le informazioni relative alle voci sopra indicate, il Foglio Comparativo con le informazioni generali sui tipi di mutuo, una copia del contratto in bianco, il documento di sintesi e la
Guida gratuita “ Il mutuo per la casa” di Banca d’Italia.

4. Come è composto il tasso applicato al mutuo?

Il tasso d’interesse che viene applicato ad un mutuo è composto dal parametro di riferimento e dallo spread. Il parametro di riferimento è un tasso interbancario utilizzato nei Paesi della UE ed esprime il costo del capitale finanziario all’ingrosso. Per i tassi variabili può essere l’Euribor o il BCE, mentre per i mutui a tasso fisso è l’IRS.
Lo spread è la maggiorazione percentuale che si aggiunge al parametro di riferimento di un mutuo, varia da una banca all’altra ed esprime il margine applicato dalla banca rispetto al costo all’ingrosso.

5. Quali tipi di mutuo esistono?

Tasso variabile
Il tasso d’interesse previsto per questo mutuo può modificare nel tempo in base all’andamento dell’indice del costo del denaro a breve termine cui è agganciato. Rispetto al tasso iniziale, il tasso di interesse può variare, con cadenze prestabilite, secondo l’andamento di uno o più parametri di indicizzazione fissati nel contratto.
Tasso fisso
Il tasso d’interesse rimane fisso per tutta la durata del mutuo, come l’importo delle singole rate.
Tasso misto
Il tasso di interesse può passare da fisso a variabile (o viceversa) a scadenze e/o a condizioni stabilite nel contratto. Il contratto indica se questo passaggio dipende o meno dalla scelta del consumatore e secondo quali modalità la scelta può essere effettuata.

Due tipi di tasso
Il mutuo è suddiviso in due parti: una con il tasso fisso, una con il tasso variabile. Il doppio tasso è consigliabile a chi preferisce una soluzione intermedia tra il tasso fisso e il tasso variabile, equilibrando vantaggi e svantaggi di ciascuno.
Tasso variabile entro limiti prefissati
Formula che adotta una sorta di paracadute: in caso di forte salita dei tassi, l’importo da pagare non può superare un certo tetto prefissato, detto “cap”.

6. Cos’è il piano di ammortamento?

È il piano di rimborso del mutuo con l’indicazione della composizione delle singole rate (quota capitale e quota interessi) da pagare e relative scadenze. Per il mutuo a tasso variabile è calcolato sul tasso al momento della stipula e quindi fornisce un’indicazione dimassima del valore delle rate che possono
modificarsi ad ogni variazione del parametro di riferimento.

7. Quali sono i costi accessori da valutare?

Oltre alle voci di spesa da sostenere nei confronti della banca, come i costi per la stipula del contratto (istruttoria della pratica, assicurazione obbligatoria incendio e scoppio), il consumatore deve sostenere alcuni oneri relativi ai servizi prestati da soggetti terzi come: i corrispettivi previsti
per il perito che valuta l’immobile, per il notaio, per l’eventuale intermediario finanziario qualora esistente, ed il costo dell’imposta sostitutiva.

Il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) è un indice che indica il costo totale delmutuo su base annua ed è espresso in percentuale sull’ammontare del finanziamento concesso. Comprende il tasso di interesse e altre voci di spesa, ad esempio spese di istruttoria della pratica e di riscossione della rata.
Alcune spese, invece, quali ad esempio quelle notarili, non sono comprese.

8. Una volta scelto il mutuo il denaro è subito disponibile?

No, dalla scelta del mutuo all’erogazione del finanziamento, in caso di valutazione positiva da parte della Banca, possono passare diversi giorni, nei quali si attivano le procedure necessarie per arrivare all’incontro con il notaio per la stipula del contratto. In questo periodo di tempo il cliente si occuperà
di consegnare i documenti richiesti, la banca procederà con la valutazione della situazione del cliente e la perizia dell’immobile. Quando il cliente avrà scelto il notaio, la banca fornirà a quest’ultimo tutta la documentazione necessaria per le attività notarili al fine di arrivare alla data di stipula con il
finanziamento pronto.

9. Cosa comporta il ritardo nel pagamento delle rate?

Il ritardato pagamento di una rata genera un costo (interessi di mora) che il mutuatario dovrà corrispondere alla Banca. Si tratta di una maggiorazione del tasso di interesse che è esplicitata dalle condizioni contrattuali e viene calcolata sull’importo delle rate non pagate per l’intero periodo di
ritardo rispetto alle scadenze prestabilite.
Oltre agli interessi di mora, quando la rata è pagata dopo il 30° giorno rispetto alla data di scadenza, la Banca è tenuta a segnalare tale inadempimento ad enti pubblici e privati costituiti per il controllo ed il rischio del credito, la segnalazione degli inadempimenti a questi enti può pregiudicare
l’ottenimento di nuovi finanziamenti.

10. Cos’è la portabilità?

È la possibilità di poter spostare senza spese un mutuo (e la relativa ipoteca) da una banca ad un’altra, che offre condizioni più vantaggiose in termini di spread, durata o per tipologia di tasso (l’operazione si chiama surroga).
L’importo richiesto alla “nuova” banca sarà finalizzato esclusivamente all’estinzione del vecchio mutuo, di conseguenza non sarà possibile chiedere somme aggiuntive né modificare il contratto.

Autore: Giuseppe Mermati
Data: 30 marzo 2016

 

Canone Rai: le novità della Legge di stabilità

canone raiEcco le novità introdotte dalla Legge di stabilità 2016:

1) Paga chi possiede la tv. Il canone deve pagarlo chiunque detiene un apparecchio atto od adattabile alla ricezione delle trasmissioni televisive. Fin qui nessun cambiamento. La novità, pessima, è che si presume la detenzione dell’apparecchio nel caso in cui esiste “un’utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui un soggetto ha la sua residenza anagrafica”. Se non è vero, per superare questa presunzione, dovrete presentare un’autocertificazione all’Agenzia delle entrate – Direzione Provinciale I di Torino – Ufficio territoriale di Torino I – Sportello S.A.T. La dichiarazione “ha validità per l’anno in cui è stata presentata“. Ossia, ahimè, dovrete ripresentarla ogni anno.

2) Pagamento in bolletta. Il pagamento del canone Rai avviene mediante addebito nella fattura per i titolari di utenza di fornitura di energia elettrica. Per chi, invece, non è titolare di utenza elettrica, vale quanto detto al punto 1) del vademecum precedente, ossia, per il 2016, pagamento in unica soluzione entro il 31 ottobre.

3) Autocertificazione. La dichiarazione di non detenere apparecchi deve essere presentata nelle forme previste dalla legge, inviando il modellino predisposto dall’Agenzia delle entrate (vedete il primo vademecum) e che trovate, oltre che sul nostro sito, anche sui siti www.agenziaentrate.it www.finanze.it e www.canone.rai.it Si ricorda che ci si espone a responsabilità penali nel caso di dichiarazioni false (la dichiarazione è rilasciata ai sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, che, all’art. 76, prevede che “chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso nei casi previsti dal presente testo unico e’ punito ai sensi del codice penale…”.

4) Importo. Per l’anno 2016, poi si vedrà, il canone annuo ordinario è stato ridotto a 100 euro, dai 113,50 del 2015. Un importo, per quanto diminuito, troppo elevato. Considerando l’obiettivo del Governo di recuperare l’evasione, infatti, per mantenere il gettito invariato l’abbonamento avrebbe dovuto essere pari a 77 euro, 83 se restasse un’evasione del 7%. L’importo del canone sarà indicato nella fattura in modo distinto dal resto della fattura, ma il rischio che il consumatore non se ne accorga è elevato, specie perché l’importo sarà suddiviso in dieci rate mensili, da gennaio ad ottobre (con l’eccezione del 2016, cfr. la voce scadenza). L’importo non è imponibile ai fini fiscali, ossia non pagheremo l’Iva sui 100 euro.

5) Scadenza. Limitatamente al 2016, il primo addebito del canone avverrà nella prima fattura elettrica successiva al 1° luglio 2016 e comprenderà le rate già scadute, ossia da gennaio a luglio. L’importo sarà, quindi, di 70 euro e non di 60, dato che la legge di stabilità prevede che le rate “s’intendono scadute il primo giorno di ciascuno dei mesi da gennaio ad ottobre“. Quindi, il 1° di luglio, scade già il pagamento della settima rata. Per chi riceve normalmente le bollette bimestrali a giugno, il canone sarà addebitato in quella di agosto (e l’importo salirà a 80 euro).

6) Domiciliazione automatica. Attenzione: le autorizzazioni all’addebito diretto sul conto corrente bancario delle fatture per la fornitura di energia elettrica si estendono automaticamente al pagamento del canone di abbonamento televisivo. E’ fatta salva la facoltà di revoca dell’autorizzazione nel suo complesso da parte dell’ utente. Ossia, per revocare la domiciliazione del canone, dovete revocare anche quella della luce. Bisognerà, quindi, prestare molta attenzione a luglio o agosto per evitare prelievi automatici non dovuti dal proprio conto corrente ed essere costretti, poi, a chiedere la restituzione dei soldi.

7) Sanzioni e arretrati. Molti consumatori ci chiedono: non ho mai pagato il canone Rai, ma quest’anno per la prima volta pagherò: rischio qualcosa per gli arretrati? Risposta: legalmente il pagamento del canone è dovuto solo dal momento in cui una famiglia entra in possesso della tv. E’ sempre stato così e lo è ancora. La nuova legge di stabilità ha previsto che “la detenzione di un apparecchio si presume nel caso in cui esista un’utenza per la fornitura di energia elettrica”, ma questa presunzione è entrata in vigore con la pubblicazione della legge, ossia il 1° gennaio 2016 e, dato che non può giuridicamente equivalere ad una certezza, consentono, a decorrere dall’anno 2016, per superarla, di presentare all’Agenzia delle entrate l’autocertificazione per dire che non si possiede la tv. Non si può, quindi, estendere automaticamente la presunzione al passato. Naturalmente non si può escludere che poi, come già facevano in precedenza, provino a chiedere anche gli arretrati, domandando, magari, al consumatore da quando ha la tv, anche se nulla rispetto a questo si dice nella Legge di stabilità, che non ha introdotto a riguardo alcuna modifica legislativa. La prescrizione per il recupero di eventuali importi non versati è di 10 anni. In ogni caso ricordiamo che se si autocertifica il falso ci si espone a responsabilità penali.

8) Seconde case. In teoria non ci sono novità, ma in pratica si. Se avete una seconda abitazione dove vi è un televisore, non dovete pagare un secondo abbonamento. Idem se avete più televisori. Il canone, infatti, è dovuto una sola volta per tutti gli apparecchi detenuti “nei luoghi adibiti a propria residenza o dimora, dallo stesso soggetto e dai soggetti appartenenti alla stessa famiglia anagrafica“. Il testo della legge di stabilità, sopra riportato, è sostanzialmente uguale alla vecchia regola.

Attenzione, però, allo stato di famiglia: se non siete nello stesso stato di famiglia dovete pagare due volte il canone! Se, ad esempio, la moglie ha la residenza in un luogo diverso rispetto al marito, ad esempio nella seconda casa, si devono pagare due canoni. E’ sempre stato così, solo che in passato la regola non trovava quasi mai applicazione, visto che era difficile intercettare l’evasore. Ora, invece, con il pagamento in bolletta, il rischio di doppio pagamento diventa concreto, in particolare nel caso l’utenza elettrica sia intestata a due coniugi differenti, ad esempio prima casa al marito e seconda casa alla moglie. Il rischio permane, comunque, anche se la bolletta elettrica è intestata in entrambe le case allo stesso coniuge, visto che i Comuni dovranno trasmettere all’Agenzia delle entrate i dati relativi alle famiglie anagrafiche.

Ricordiamo che la famiglia che conta è quella individuata dall’articolo 4 del DPR del 30 maggio 1989 n. 223: “Agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune. Una famiglia anagrafica può essere costituita da una sola persona”.

9) Esenzione. Una buona notizia! Il limite di reddito per il diritto all’esenzione dal pagamento del canone Rai a favore dei soggetti di età pari o superiore a 75 anni, previsto dall’articolo 1, comma 132, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è stato elevato a 8.000 euro annui (era 6.713,98 euro). Sempre poco, ma meglio di prima. Il problema è che questo innalzamento della soglia non è ancora operativo, perché va finanziato con le eventuali maggiori entrate che si presume arrivino rispetto a quanto previsto nel bilancio 2016. L’Unione Nazionale Consumatori ha ufficialmente chiesto che nel 2016 siano restituiti i canoni eventualmente versati da chi supera la vecchia soglia di esenzione di 6.713,98 euro anni ma non la nuova di 8000 euro.

10) Suggellamento. Non è più possibile chiedere il suggellamento del televisore. Non che fosse una pratica diffusa, considerato che avrebbero dovuto venire in casa vostra e mettere la tv in un sacco, ma la legge di stabilità ha eliminato questa possibilità. Il suggellamento, però, è stato abolito per il futuro (ossia non si può più fare). La legge dice: “A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge non e’ più esercitabile la facoltà di presentare la denunzia di cessazione dell’abbonamento radiotelevisivo per suggellamento”. Nulla si specifica nella legge di stabilità per chi lo ha fatto in passato. L’Agenzia delle entrate ha chiarito che chi ha fatto il suggellamento entro il 31 dicembre 2015, dovrà fare una dichiarazione per dire di non avere altre tv (cfr. primo vademecum).

In caso di controversie, dubbi o richieste di assistenza, è possibile contattare gli esperti dell’Unione Nazionale Consumatori attraverso lo sportello Risolvi un problema o scrivendo un’email a segnalazioni@consumatori.it.

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CANONE RAI, ALTRE REGOLE 

Autore: Mauro Antonelli
Data: 31 marzo 2016

ANTITRUST: dopo la nostra denuncia Amazon Prime cambia spot

Amazon Prime, a seguito della segnalazione all’Autorità Antitrust dell’Unione Nazionale Consumatori, modifica i messaggi pubblicitari attualmente in onda.

Roma, 29 marzo 2016 – “Siamo soddisfatti del risultato, l’Autorità Antitrust  ha recepito la nostra denuncia del 20/11/2015 (https://www.consumatori.it/comunicati-stampa/antitrust-denunciata-amazon-prime-per-la-prova-gratuita) e concluso il procedimento sulla scorrettezza dei messaggi pubblicitari del servizio Amazon Prime”. E’ quanto dichiara Emanuela Dona, legale dell’Unione Nazionale Consumatori che ha seguito il caso.

“Nello spot, infatti, Amazon promuoveva a costo zero il servizio di consegna veloce ‘Amazon Prime’ -spiega Emanuela Dona- riportando solo nelle note, e a caratteri illeggibili, il fatto che dopo i primi 30 giorni di utilizzo gratuito diventava automaticamente a pagamento per la durata di 1 anno”.

Dopo la denuncia, l’Antitrust, in pieno accoglimento della tesi dell’UNC, ha ordinato ad Amazon di rimuovere o modificare i messaggi pubblicitari scorretti. Secondo quanto riferisce oggi l’Authority, l’azienda ha provveduto a modificare i messaggi pubblicitari in onda e si è impegnata a fornire una informativa più chiara e trasparente sul servizio “Prime” e i vantaggi ad esso connessi. Nel concreto Amazon ha eliminato dalla pagina del sito internet l’espressione “prova gratuita” e ha inserito la dicitura “Abbonati e usa Prime per 30 giorni gratis”, aggiungendo maggiori dettagli sul servizio offerto nel corso del processo di adesione. Inoltre, ha modificato lo spot pubblicitario e ha aggiunto un riferimento esplicito all’abbonamento annuale.

“Ci stupisce che un’azienda che si dichiara così vicina ai consumatori abbia trascurato le nostre sollecitazioni costringendoci a depositare una denuncia all’Autorità per fare chiarezza” conclude l’avvocato Dona.

L’angolo del notaio… atto “fai da te”

Dovrei acquistare a brevissimo un piccolissimo bilocale da intestare ai miei figli. Mi piacerebbe poter stilare personalmente (non tanto per il risparmio economico, che vista la rendita esigua 178,18 euro sarebbe molto relativo, quanto per soddisfazione personale) sia l’atto di compravendita definitivo, che il relativo pagamento delle imposte dovute e i controlli alla conservatoria ed al catasto, senza ricorrere all’ausilio del professionista. Gradirei però avere alcune delucidazioni:

  • per la compilazione dell’atto, è possibile utilizzare normali fogli di carta A4?
  • Tra gli intestatari vi è una anziana con diritto di abitazione; per far cessare tale diritto reale, basta scrivere la rinuncia nell’atto, successivamente  firmato in calce e su ogni pagina, oppure serve un atto a parte?
  • Per l’autenticazione delle firme, a chi posso rivolgermi? E solo i notai possono autenticarle?

Dovrà necessariamente rivolgersi a un notaio per la stipula dell’atto di compravendita: il notaio non solo è l’unico pubblico ufficiale autorizzato a pubblicare questo tipo di atto nei pubblici registri per rendere conoscibile  a tutti l’acquisto dell’immobile, ma con la sua professionalità farà tutti gli accertamenti necessari e predisporrà un contratto che renderanno l’acquisto sicuro e di cui il notaio stesso si assume la responsabilità.