Archivio mensile:Marzo 2013

BANCHE: ecco il decreto sui risparmiatori truffati,si poteva fare meglio

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Per Renzi con il  rimborso forfettario, i risparmiatori truffati dalle quattro Banche popolari potranno ottenere fino all’80% di quanto perso, senza arbitrato, purché abbiano un reddito lordo sotto 35.000 euro, o un patrimonio mobiliare sotto 100.000 euro. Per Unc troppo bassa la soglia, ma bene che non sia stato predeterminato l’ammontare del Fondo.

Roma, 29 aprile 2016 – Secondo quanto dichiarato dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, con il  rimborso forfettario i risparmiatori truffati (Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Banca delle Marche, Cassa Di Risparmio della Provincia di Chieti e Cassa di Risparmio di Ferrara), potrà ottenere fino all’80% di quanto perso, senza arbitrato, purché abbiano un reddito lordo sotto 35.000 euro, o un patrimonio mobiliare sotto 100.000 euro.

“Troppo bassa la soglia di 35.000 euro. Il problema non è tanto, il doppio binario, fatto anche per evitare intromissioni europee, quanto la sostanza, ossia l’entità del rimborso. Nessuno prende il 100% di quanto perso, indipendentemente dal reddito. Inoltre sono molti i truffati che superano il reddito di 35.000 euro, senza per questo essere miliardari” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Giudizio positivo, invece, che non sia stata predeterminata l’entità del fondo, se questo significa che tutti i truffati potranno riavere, almeno il sede di arbitrato, il 100% di quanto perso” ha proseguito Dona.

DIESELGATE: Volkswagen rifiuta il confronto con i consumatori

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Nordio vuole ridurre al silenzio le associazioni dei consumatori. Unione Nazionale Consumatori con Altroconsumo, Cittadinanzattiva, Codacons  e Movimento Consumatori dicono No al diktat di Volkswagen

Roma, 29 aprile 2016 – Le associazioni di consumatori facenti parte del CNCU avevano chiesto un ulteriore incontro con l’amministratore delegato e direttore generale di Volkswagen Group Italia, Massimo Nordio, per valutare la possibilità di un accordo quadro transattivo a favore di tutti gli automobilisti italiani vittime del cosiddetto Dieselgate, dopo un primo incontro già avvenuto nella sede del CNCU il 21 gennaio. La riunione era prevista per oggi.

Ma la casa automobilistica ha inaspettatamente posto nuove condizioni, inaccettabili ed assurde, per prendere parte all’incontro. Un papiro di 3 pagine, infatti, è giunto alle associazioni di consumatori, obbligate a sottoscriverlo come precondizione per la partecipazione. Un impegno di confidenzialità e riservatezza che vincola al silenzio le associazioni di consumatori per ben 3 anni, “indipendentemente dall’eventuale cessazione per qualsiasi ragione del dialogo con VWGI”, per tutte le informazioni che dovessero emergere nel corso dell’audizione. Un divieto a “utilizzare quanto esposto, presentato e comunque appreso in quella sede” che non ha come limite nemmeno la tutela del consumatore.  Alle associazioni è vietato utilizzare le informazioni anche “in relazione ad azioni giudiziali o per comunicazioni in qualunque modo espresse ad Autorità di regolamentazione o della concorrenza nazionali, estere o sovranazionali o aventi a qualunque titolo competenza per i profili connessi alla tematica delle c.d. presunte alterazioni dei dati sulle emissioni inquinanti”.

Ma la condizione più assurda è che, persino a fronte di un provvedimento della pubblica autorità che ordina all’associazione di fornire le informazioni, l’associazione è obbligata ad informare per iscritto la Volkswagen “in modo tale da consentire a VWGI di adottare appropriate misure precauzionali”. In ogni caso la rivelazione dovrà essere limitata al minimo richiesto dalla normativa applicabile affinché si possa essere ritenuti adempienti agli obblighi imposti dalla medesima”. Come dire, una sorta di richiesta di complicità anche a fronte di eventuali misfatti che dovessero emergere nel corso dell’audizione o in future inchieste giudiziarie.

Unione Nazionale Consumatori, Cittadinanzattiva, Codacons e Movimento Consumatori hanno, quindi, rifiutato di partecipare all’incontro capestro previsto per questa mattina, non accettando diktat che costituirebbero una resa rispetto ai doveri deontologici e statutari di un’associazione di consumatori, oltre che una violazione degli obblighi che derivano dal Codice del consumo, a cominciare da quello di dover tutelare gli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti. Un no ad una richiesta di abiura posta da Volkswagen Group Italia come conditio sine qua non per poter incontrare chi rappresenta i loro clienti e che, quindi, qualifica l’azienda.

Le suddette associazioni, davanti a questo incredibile fallimento di ogni possibile trattativa con la casa automobilistica tedesca, si riservano dunque le più ampie azioni giudiziarie, avanti tutte le sedi più opportune, per la tutela concreta degli automobilisti italiani.

CANONE RAI: violati i 60 giorni, si sposti il termine per la dichiarazione

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Secondo il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan i cittadini sono stati adeguatamente informati. Unc, vanno ulteriormente posticipati i termini per presentare la dichiarazione.

Roma 28 aprile 2016 – Secondo il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan “le informazioni ai cittadini sono state pubblicate sul sito dell’Agenzia delle Entrate e anche della Rai, per avvisarli sono stati diffusi due comunicati stampa e a maggio è stata programmata una campagna informativa”. Insomma, dato che la scadenza per fare domanda di esenzione è stata pure posticipata al 16 maggio, non ci sarebbero problemi.

“Peccato che sono stati violati i diritti del contribuente, che avrebbe diritto a 60 giorni per presentare la dichiarazione” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

Per l’art. 3 della  Legge n. 212/2000, infatti, meglio noto come Statuto del contribuente, “le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno dalla data della loro entrata in vigore o dell’adozione dei provvedimenti di attuazione in esse espressamente previsti”.

“Peccato che l’ultima disposizione emanata, quella che definisce cosa è una tv, precondizione per poter dichiarare di non averla, è di appena 8 giorni fa, ossia del 20 aprile, e dal 20 aprile al 16 maggio passano solo 26 giorni. Senza contare che manca ancora il decreto Mise approvato ieri dal Consiglio di Stato, che chiarisce non solo aspetti interni, come sostenuto dal Governo, ma anche che il vecchio abbonato Rai non deve fare dichiarazioni se non è anche titolare di utenza elettrica, dato che vi sarà voltura automatica tra abbonati e utenti della luce” ha proseguito Dona.

“Senza contare che non sanno ancora cosa devono fare i conviventi che non risultano nello stesso stato di famiglia, nonostante rientrino nella definizione dell’art. 4 del DPR n. 223/89, e che, quindi, compilando il modellino dove si parla di famiglia anagrafica temono di fare dichiarazione mendace,  i tutori di persone incapaci di intendere e volere, le persone anziane ricoverate in case di riposo, non in grado di fare dichiarazioni, che, essendo ancora vive, non hanno eredi che possono firmare la dichiarazione al loro posto” ha concluso Dona.

Per questo l’Unione Nazionale Consumatori ribadisce la richiesta di spostare i termini per presentare la dichiarazione al 31 maggio. L’Agenzia delle entrate, infatti, non poteva unilateralmente stabilire termini successivi al 16 maggio, visto che entro il 31/5 deve comunicare i dati all’Acquirente unico. Il Mise, invece, può spostare di 15 giorni entrambi i termini che sono contenuti, appunto, nel decreto che era stato bocciato dal Consiglio di Stato.

CHIAMATE INDESIDERATE: 2000 sottoscrizioni in poche ore per dire basta al teleselling selvaggio

Unione Nazionale Consumatori, Cittadinanzattiva, Mdc e Udicon sostengono la campagna sui social attraverso l’hashtag #nondisturbarmi

Roma, 28 aprile 2016 – “In un giorno e mezzo quasi 2000 sottoscrizioni alla nostra campagna #nondisturbarmi e siamo solo all’inizio! Con queste parole Massimiliano Dona (Unc), Tina Napoli (Cittadinanzattiva), Antonio Longo (Mdc) e Denis Nesci (Udicon) tracciano un primissimo bilancio della petizione sulle chiamate indesiderate.

Unc, Cittadinanzattiva, Mdc e Udicon con l’hashtag #nondisturbarmi chiedono un teleselling rispettoso della privacy e delle persone con una seria riforma del sistema call-center; questi in sintesi i punti chiave della petizione “Stop chiamate indesiderate”:

1) Introduzione di un meccanismo di corresponsabilità tra l’azienda che avvia la campagna e il call-center che fa le telefonate (per evitare rimpalli di responsabilità e di dover perseguire piccoli call-center con sede all’estero), prevedendo anche un attività di monitoraggio e di educazione da parte del gestore.

2) Potenziamento del Registro pubblico delle opposizioni, così da ampliarne le prerogative prevedendo: la possibilità di iscrivere anche i numeri di cellulare e che soprattutto che una volta iscritto il proprio numero, si possano così “cancellare” tutti i precedenti consensi (in modo tale da consentire al cittadino di riprendere il pieno controllo dei propri dati).

Sarebbe inoltre preziosa l’istituzione di un Registro per censire le campagne promozionali (con indicazione dell’operatore che lancia la campagna, il periodo di riferimento e i numeri utilizzati per chiamare i consumatori) così da evitare all’utente di dover fare indagini complicate per scoprire chi lo ha disturbato.

3) Incentivare gli operatori a gestire meglio i dati in loro possesso: il sistema attuale è costruito in modo tale da disincentivare le buone pratiche. Oggi, infatti, il pagamento alla Fondazione Ugo Bordoni (che si occupa del Registro)  è proporzionale all’attività di scrematura dei numeri: tanto più pulisce le liste, tanto più l’azienda deve pagare la Fondazione. Ma in questo modo si disincentivano le imprese a cancellare i numeri (di fatto questi preferiscono pagare le sanzioni), mentre sarebbe meglio stabilire il pagamento in base al fatturato.

Per sottoscrivere la petizione vai alla pagina https://www.consumatori.it/stop-chiamate-indesiderate/

Dai anche tu il tuo contributo e scrivici attraverso i social (#nondisturbarmi) cosa dovrebbe cambiare nel sistema attuale. Utilizzeremo le proposte più interessanti per il documento finale!

ANTITRUST: Unc chiede un’indagine su mercato auto usate

Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

Nove concessionarie di auto usate denunciate al Garante della concorrenza e del Mercato per pratiche commerciali scorrette. Ma la nostra richiesta è di aprire un’ampia indagine sul mercato dell’usato.

Roma, 28 aprile 2016 – “Pubblicità scorrette, offerte ingannevoli e pratiche commerciali orientate a indurre i consumatori ad assumere decisioni commerciali che non avrebbero altrimenti preso”. Questa la motivazione che ha spinto l’Unione Nazionale Consumatori a presentare all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato una denuncia nei confronti di 9 concessionarie di auto usate per gravi carenze informative sui diritti dei consumatori.

“La denuncia -spiega Raffaele Caracciolo, esperto di Automotive dell’Unc- fa seguito alle molteplici segnalazioni giunte allo sportello auto-moto della nostra associazione, che hanno messo in evidenza un modus operandi sleale nei confronti dei consumatori: per questo abbiamo chiesto all’Antitrust di avviare un’ampia indagine sull’intero comparto della vendita di auto usate”.

Nel concreto, sembrerebbe che alcune società di vendita di auto usate abbiano messo in pratica azioni commerciali in contrasto con il Codice del Consumo. In particolare, avrebbero mancato di fornire informazioni in fase pre-contrattuale nonché omesso le indicazioni sulla garanzia legale di conformità e fatto riferimenti impropri alla “scheda tecnica” o simili per giustificare ogni difetto durante il periodo di garanzia.

“Chiediamo, quindi, all’Antitrust di intervenire tempestivamente predisponendo i necessari accertamenti volti a dichiarare la scorrettezza delle pratiche commerciali denunciate, ma anche di avviare una indagine ad ampio spettro per valutare la portata e la diffusione di tale pratica ad opera di altri operatori nel mercato di vendita dell’auto usate” conclude Caracciolo.

L’esperto risponde su carte fedeltà

Ho il portafoglio pieno di carte fedeltà di qualsiasi tipo: dai supermercati alla libreria, dalla profumeria al negozio di elettronica. Mio marito dice che è solo cartaccia, io invece credo siano utili per risparmiare…voi che ne pensate?

Fino a qualche anno fa c’era la vecchia raccolta punti del supermercato con i talloncini da incollare sulla tabella di cartone e in palio c’era un frullatore, la tovaglia o una bicicletta… oggi ci troviamo davanti a raffinati programmi multi partner (che oltre ai tradizionali supermercati riguardano i distributori di carburante, le compagnie aeree, gli operatori telefonici, la paytv e molto altro) in  cui l’accredito dei punti avviene su un conto elettronico e alla scadenza si ha diritto ad un premio, ad un buono acquisto o a sconti fedeltà. Senza contare quelle tessere fedeltà che sono vere e proprie carte di credito e che si possono utilizzare ovunque o solo presso la catena convenzionata. L’obiettivo è fidelizzare il cliente e, ahinoi, raccogliere dati!

Quando si compila il questionario per ottenere la tessera fedeltà ci sono tre caselle da barrare: con la prima si acconsente a fornire i dati anagrafici per ricevere la carta, con la seconda si accetta di ricevere le offerte promozionali e con la terza si permette che le proprie abitudini siano registrate per le ricerche di mercato. Soltanto la prima, dunque, è obbligatoria e con le altre due si acconsente alla ricezione di offerte e promozioni di ogni tipo (Leggi Stop chiamate indesiderate).

Per quanto riguarda il potenziale risparmio economico, qualche volta i vantaggi delle carte fedeltà sono reali, l’importante è che non si degeneri in una dipendenza per cui si compra in maniera compulsiva pur di accaparrarsi un inutile premio. Prima di accettare dunque l’ennesima carta fedeltà sarebbe bene verificare come si ottiene lo sconto e la sua effettiva entità. Tre domande potrebbero aiutare a comprendere la reale convenienza:
1. Devi acquistare prodotti che solitamente non acquisteresti e che sono più cari di quelli che usi di solito? È evidente che l’acquisto di prodotti più cari annulli, di fatto, lo sconto ottenuto.
2. Lo sconto è veramente quello promesso? O ci sono vincoli che lo rendono inferiore a quello apparente?
3. Fare acquisti altrove ti permetterebbe di risparmiare di più?

E poi non sottovalutare mai quello che tu dai in cambio dello sconto… i tuoi dati, merce di gran valore!

Scopri tutte le nostre FAQ.

Autore: Massimiliano Dona
Data: 27 aprile 2016

L’angolo del notaio… contrasto su testamento

Mia madre ha fatto fare una valutazione delle sue proprietà ad una agenzia immobiliare, la quale ha elaborato una valutazione scritta. Su questa base, mia madre ha suddiviso la proprietà volendo lasciare alcuni immobili ad un figlio, e altri ad altro figlio, attraverso testamento olografo. Uno di questi figli però non si ritiene d’accordo con la valutazione fatta e quindi con la destinazione del testamento (si tenga presente che il valore che mia madre darebbe all’altro figlio ricopre sicuramente la quota legittima). Cosa può succedere nel momento in cui morirà mia madre? Il figlio che non accetta la valutazione può impugnare il testamento, anche se la sua quota comunque supera la legittima?

Il figlio che non è soddisfatto di quanto gli viene assegnato con un testamento dalla madre, solo dopo la morte della testatrice potrà lamentare eventualmente una lesione di legittima e chiedere il reintegro. Comunque finché è in vita, il testatore potrà sempre modificare le disposizioni testamentarie e saranno efficaci le ultime.

CHIAMATE INDESIDERATE: una petizione per dire basta a chi ci disturba al telefono

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Con #nondisturbarmi, l’Unc lancia una raccolta firme per chiedere una riforma del sistema call-center; tra le proposte: più responsabilità tra operatori e call-center e potenziamento del Registro delle Opposizioni.

Roma, 26 aprile 2016 – “E ‘inaccettabile che, allo stato attuale, non esista una difesa concreta contro il teleselling selvaggio, per questo motivo abbiamo lanciato una petizione online per dire basta alle chiamate indesiderate a tutte le ore del giorno”.  E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, lanciando la campagna a cui sarà possibile aderire da oggi e per le prossime settimane sul sito www.consumatori.it.

Firma la petizione Stop alle chiamate indesiderate.

“I consumatori sono esasperati da chi chiama a tutte le ore incurante della privacy e spesso con atteggiamenti aggressivi e insistenti per vendere qualcosa o proporre un cambio di contratto”, afferma l’avvocato Dona, che aggiunge: “purtroppo a chi ci scrive per lamentarsi della maleducazione di certi call-center o per aver accettato un contratto conveniente solo sulla carta, oggi  possiamo dare ben poche certezze in quanto non esistono regole adeguate che mettano un freno all’aggressività di alcuni operatori e d’altra parte il Registro Pubblico delle Opposizioni, che doveva servire a limitare le chiamate di telemarketing, si è rivelato un fallimento.”

Ecco in sintesi i punti chiave della nostra petizione:

  1. Introduzione di un meccanismo di Responsabilità solidale tra l’azienda che avvia la campagna e il call-center che fa le telefonate (per evitare rimpalli di responsabilità e di dover perseguire piccoli call center con sede all’estero)
  2. Potenziamento del Registro pubblico delle opposizioni, così da ampliarne le prerogative, prevedendo: la possibilità di iscrivere i numeri di cellulare e che soprattutto una volta iscritto il proprio numero, si possano così “cancellare” tutti i precedenti consensi (in modo tale da consentire al cittadino di riprendere il pieno controllo dei propri dati). Sarebbe inoltre preziosa l’istituzione di un Registro per censire le campagne promozionali (con indicazione dell’operatore che lancia la campagna, il periodo di riferimento e i numeri utilizzati per chiamare i consumatori) così da evitare all’utente di dover fare indagini complicate per scoprire chi lo ha disturbato
  3. Incentivare gli operatori a gestire meglio i dati in loro possesso: il sistema attuale è costruito in modo tale da disincentivare le buone pratiche. Oggi, infatti, il pagamento alla Fondazione Ugo Bordoni (che si occupa del Registro) è proporzionale all’attività di scrematura dei numeri: tanto più pulisce le liste, tanto più l’azienda deve pagare la Fondazione. Ma in questo modo si disincentivano le imprese a cancellare i numeri (di fatto questi preferiscono pagare le sanzioni), mentre sarebbe meglio stabilire il pagamento in base al fatturato.

“Chiediamo che ciascuno di noi abbia il diritto di essere lasciato in pace, vogliamo una riforma del sistema call-center, ma abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti: una semplice firma può fare la differenza!”, conclude Massimiliano Dona.

 

Firma la petizione e seguici su Facebook e Twitter attraverso l’hashtag #nondisturbarmi

Scarica i poster Uomo e Donna della campagna!

Totano, polpo e calamaro sbiancati: sai come?

calamaro polpo totano sbiancatoTotani, polpi, calamari congelati e decongelati hanno spesso un candido colore bianco, che, in alcuni casi potrebbe dipendere da un trattamento sbiancante a base di acqua ossigenata. Niente paura non ci sono controindicazioni per la salute del cittadino ma è bene che i consumatori sappiano di questa importante novità decisa di recente dal Ministero della Salute.

 

La decisione del Ministero

La Circolare n.0003649 del Ministero della Salute, diffusa il 5 febbraio 2016, autorizza infatti l’impiego di “soluzioni acquose contenenti perossido di idrogeno, come coadiuvante tecnologico, nella lavorazione dei molluschi cefalopodi eviscerati da commercializzare decongelati o congelati” in quantità non superiori all’8%.

Per la precisione si tratta della soluzione Acquative 3S, contenente perossido di idrogeno e può essere impiegata nella lavorazione dei prodotti solo se il contenuto di perossido di idrogeno non sia superiore all’8% e che il contenuto di acido citrico E330 e di citrato di sodio E331 non sia superiore rispettivamente al 15%.

La nostra Unione, in accordo con Codici e MDC, nutre forti dubbi sulla scelta di questo prodotto, realizzato da una sola impresa: quali sono infatti i criteri secondo i quali è stata fatta questa scelta?

Non siamo solo in presenza dell’ autorizzazione all’impiego di acqua ossigenata per cefalopodi congelati, bensì il Ministero della Salute ha autorizzato una specifica soluzione realizzata da una determinata impresa, garantendo a questa una posizione di rilievo nel mercato specifico di riferimento.

Secondo la Circolare si tratta di coadiuvante tecnologico e come tale non deve essere indicato nella lista degli ingredienti.

Il Ministero della Salute ha consultato il Consiglio Superiore di Sanità e ha anche sentito le Autorità alimentari  della Spagna dove già da tempo l’impiego di acqua ossigenata è consentito: sulla base delle informazioni acquisite ha espresso un parere favorevole alla sua utilizzazione anche in Italia; è chiaro che l’intervento è stato adottato per consentire lo specifico trattamento anche alle aziende italiane, visto che in Spagna è già praticato.

 

La nostra posizione

Nonostante appaia condivisibile la valutazione sull’assenza di pericoli significativi per la salute dei consumatori a seguito del trattamento dei cefalopodi con miscele contenenti acqua ossigenata, si ritiene che sia un diritto dei consumatori essere messi a conoscenza delle procedure seguite. Se è pur vero che non vi sia un impatto sulla sicurezza e qualità del prodotto, vi è una modifica dell’aspetto dello stesso sulla base del quale sempre più spesso i consumatori sono indotti a scegliere i prodotti alimentari.

L’impiego di questo trattamento sbiancante dovrebbe comparire nell’etichetta dell’alimento, precisamente come indicazione facoltativa,nonostante la procedura di autorizzazione all’indicazione implica il parere favorevole della Commissione Europea, interpellata dallo Stato membro. Il Ministero della Salute ricordi che rappresenta l’interesse di tutti i cittadini, non solo quelli delle aziende del settore, per cui è esigenza del consumatore scegliere i prodotti attraverso la più esaustiva informazione. Una soluzione di buon senso e trasparenza nei confronti del cittadino che consentirebbe ai consumatori di sapere se i cefalopodi hanno subito un trattamento o meno e quindi scegliere quelli di maggiore gradimento.

Infine è fondamentale ribadire che i cefalopodi freschi non possono subire nessun trattamento, quindi niente paura se stiamo acquistano polpi rossastri o totani dalle sfumature grigiastre!

Leggi questa e altre notizie sui cefalopodi e altri pesci sul blog sicurezzalimentare.it

Autore: Agostino Macrì
Data: 20 aprile 2016