Archivio mensile:Marzo 2013

CANONE RAI: fino al 16 maggio per la dichiarazione sostitutiva

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Finalmente un chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate: i contribuenti avranno più tempo per la dichiarazione in forma cartacea e online.

Roma, 21 aprile 2016 – I contribuenti hanno più tempo per presentare la dichiarazione sostitutiva relativa al canone di abbonamento alla Tv. Il termine viene spostato al 16 maggio 2016 sia per la dichiarazione in forma cartacea che online.

“Finalmente una parola chiara. Era ora che si passasse dalla parole ai fatti concreti, visto che mancavano 9 giorni alla scadenza. Eravamo stufi degli annunci del sottosegretario Giacomelli, privi di valor legale. I complimenti, quindi, all’Agenzia delle entrate che chiarisce almeno uno degli aspetti ancora in sospeso, dando un termine più congruo per presentare la dichiarazione sul canone Rai” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

FISCO: allargare il bonus Irpef a 100 euro sarebbe un’ottima notizia, a quando si passa ai fatti?

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Il Governo sembrerebbe stia ipotizzando un aumento del bonus Irpef da 80 a 100 euro, con platea allargata anche ai pensionati al minimo,  ma per farlo si calcoli l’Isee anche per gli attuali beneficiari.

Roma, 21 aprile 2016 – Secondo quanto riportato da Il Messaggero, il Governo sta ipotizzando un aumento del bonus Irpef da 80 a 100 euro, con platea allargata anche ai pensionati al minimo.

“Sarebbe un’ottima notizia, se fosse confermata. Ma dato che la promessa è fatta dal maggio 2014, pensiamo sia giunta il momento di passare dalle parole ai fatti”  ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Per questo avanziamo una proposta concreta per trovare le risorse anche per i pensionati. Attualmente sono troppi i beneficiari che hanno diritto al bonus di 80 euro. Secondo le dichiarazioni 2015 relative ai redditi 2014 si tratta di 11,3 milioni di soggetti. La soglia di 24.000 euro, insomma, va bene, ma a condizione che in famiglia non ci siano altri redditi. Altrimenti si rischia di dare 3 bonus di 80 euro, o peggio ancora 100 euro, ad uno stesso nucleo familiare, se lavora moglie, marito ed un figlio. E’ evidente che in questo caso i soldi non saranno destinati ai consumi, ma solo accantonati. Il risparmio, però, non contribuisce a far ripartire la domanda” ha proseguito Dona.

“Ecco perché proponiamo che sia ristretta la platea degli attuali beneficiari, tenendo conto della reddito complessivo familiare o, meglio ancora, dell’Isee, così da valutare in modo più completo la situazione economica complessiva!” ha concluso Dona.

L’associazione di consumatori ricorda che, secondo gli ultimi dati Istat disponibili, considerando non il numero dei trattamenti, ma il reddito pensionistico, i pensionati con un importo mensile inferiore a 500 euro mensile, considerando anche la tredicesima, erano, nel 2014, 2.037.701, pari al 12,5% dei pensionati complessivi, con un costo di 6.865 mln di euro, pari al 2,5% della spesa pensionistica complessiva. I pensionati che, invece, percepiscono un importo superiore ai 5.000 euro, pur essendo solo 229.929, l’1,4% dei pensionati, costano 18 mld e 575 mln, il 6,7% della spesa pensionistica, quasi 3 volte tanto rispetto agli altri.

Ecco perché, per finanziare il bonus di 80 euro ai pensionati, si possono trovare altre risorse seguendo la proposta Boeri sulle pensioni d’oro.

CANONE RAI: slittano i termini per l’esenzione, ma è necessario cambiare la nota Mise del 2012

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Il sottosegretario alle Comunicazioni Giacomelli ha confermato oggi l’intenzione del Governo di posticipare al 15 maggio i termini per la presentazione dell’autocertificazione e ha poi dichiarato che non è possibile inserire nel decreto ministeriale una definizione di apparecchio televisivo. Per Unc quella note Mise va modificata.

Roma, 21 aprile 2016 – “Evidentemente a 9 giorni dalla scadenza dei termini di presentazione della dichiarazione sostitutiva al Governo non hanno ancora capito le implicazioni del mancato parere del Consiglio di Stato” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Il punto, infatti, non è inserire la definizione di apparecchio nell’ambito del decreto Mise varato sulla base dell’ art 1 comma 154 della Legge di stabilità, ma emanare urgentemente una nuova nota rispetto a quella attualmente in vigore del ministero dello Sviluppo Economico del 22 febbraio 2012, nella quale, ad esempio, si riportano ancora come atti alla ricezione i ricevitori radio fissi, i ricevitori radio portatili, i ricevitori radio per mezzi mobili, i lettori Mp3 con radio FM integrata” ha proseguito Dona.

“Come fanno i cittadini a spedire la dichiarazione di non possedere un apparecchio adattabile, se non sanno cosa è adattabile. Non basta dire in tv o sui giornali che smartphone e tablet non devono pagare il canone, va scritto nero su bianco in una circolare esplicativa che annulli la nota precedente” ha concluso Dona.

AUTO: alterazione su Mitsubishi, quando dei seri controlli?

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Dopo l’ammissione di Mitsubishi di aver alterato i dati relativi alla pressione degli pneumatici, l’Unc si chiede che fine hanno fatto i controlli a campione di cui si parlava dopo il Dieselgate

Roma, 20 aprile 2016 – La casa automobilistica giapponese Mitsubishi avrebbe ammesso di aver alterato dati relativi alla pressione dei pneumatici durante i test di 4 modelli per migliorarne l’efficienza energetica. Le manipolazioni riguarderebbero 625.000 veicoli prodotti dalla metà del 2013 incluse 468.000 macchine assemblate per la Nissan.

“Ci chiediamo che fine abbiano i controlli a campione su almeno mille macchine diesel di tutti i marchi promessi dal ministro dei Trasporti Del Rio” ha dichiarato Raffaele Caracciolo, esperto di automotive dell’Unione Nazionale Consumatori.

“A quando, un serio protocollo dei test su strada? Non è possibile che queste manomissioni si scoprano solo grazie all’autodenuncia delle case automobilistiche. Anche perché, a nostro avviso, questi accorgimenti sono stati utilizzati da quasi tutti. Ecco, perché, fin dall’inizio del Dieselgate abbiamo chiesto un’indagine a 360 gradi per tutti i costruttori. Il problema è che il protocollo è fermo al CNR e non si hanno notizie dello stato del progetto” ha proseguito Caracciolo.

“I risultati di prove fatte in laboratori scelti dalle case dovrebbero essere almeno verificati. Per questo è necessario rivedere al più presto le procedure europee per rendere i risultati dei test più aderenti alle effettive condizioni di utilizzo, oltre che comparabili” ha concluso Caracciolo.

L’esperto risponde sul canone Rai

Io e mia moglie abbiamo due case e siamo nello stesso stato di famiglia. Io sono proprietario della prima casa, dove abbiamo la residenza, mia moglie è proprietaria della seconda casa. Le bollette della luce sono intestate a me in entrambe le abitazioni, ma il canone Rai  lo pagava mia moglie. Devo dichiarare qualcosa per non pagare due volte o peggio ancora 3 volte (io 2 volte per i due contatori della luce e mia moglie come vecchia abbonata)?

No. Una premessa. Ai fini della presentazione dell’autocertificazione all’Agenzia delle entrate, ossia della “Dichiarazione sostitutiva relativa al canone di abbonamento alla televisione per uso privato”, quella che serve per superare la presunzione secondo la quale si detiene una televisione se si è titolari di un’utenza per la fornitura elettrica ad uso domestico residente, non conta né la proprietà della casa né chi pagava il canone Rai. Nella bozza del decreto del ministero dello Sviluppo Economico, infatti, è previsto che i vecchi abbonati saranno sostituiti dal componente della famiglia anagrafica che paga la luce. L’Agenzia delle entrate, quindi, procederà alla voltura d’ufficio e sua moglie sarà automaticamente sostituita dal suo nominativo, ossia dal titolare del contratto di energia.

Ai fini della dichiarazione, invece, contano le utenze elettriche. Ebbene, se si hanno due o più case, ma le bollette della luce sono sempre intestate ad un solo componente della famiglia (in questo caso sempre a lei, il marito), allora non si deve presentare alcuna dichiarazione, nemmeno se le utenze elettriche sono tutte e due residenziali e nemmeno se il vecchio abbonato Rai era la moglie.

In pratica, se una sola persona ha più utenze residenziali, anche se in comuni diversi ed i contratti sono con imprese elettriche differenti, non si deve dichiarare nulla per evitare il doppio o triplo pagamento del canone. (Mauro Antonelli)

Per maggiori informazioni leggi Tutto sul canone Rai

Scopri tutte le nostre FAQ.

Autore: Mauro Antonelli
Data: 20 aprile 2016

Il notaio risponde su… acquisto abitazione

Io e la mia compagna stiamo per acquistare una casa; il valore dell’ immobile è di 200.000 euro e io chiederò un mutuo di 80.000 euro, vale a dire il 40% del valore dell’immobile, mentre i restanti 120.000 euro saranno pagati in contanti dalla mia compagna. La mia domanda è la seguente: nonostante io richieda il 40% è possibile comparire come proprietario di 1/3 della casa, cioè del 33%?

La quota di partecipazione all’acquisto la decidete voi, indipendentemente dall’esborso di danaro che ciascuno di voi fa.

TRUFFA: il promotore finanziario sottrae 105 mila euro, la banca paga

Grazie all’intervento dell’Unc, il Tribunale di Roma ha condannato la banca a rimborsare una consumatrice alla quale erano stati sottratti i suoi risparmi dal promotore finanziario a cui li aveva affidati.

Roma, 19 aprile 2016 – “Quando si è rivolta alla nostra associazione, la consumatrice era certa di aver perso tutti i suoi risparmi pari a 105 mila euro: li aveva affidati con fiducia al promotore finanziario operante all’interno di Finanza & Futuro Banca S.p.A., il quale anziché investirli, come concordato, se ne era indebitamente appropriato” racconta Valentina Greco, legale dell’Unione Nazionale Consumatori (www.consumatori.it). “Il Tribunale civile di Roma ha stabilito che in questi casi la banca è responsabile dell’operato del consulente finanziario e ne risponde: così al termine di un processo civile durato appena un anno e mezzo, la sentenza del giudice ha stabilito il risarcimento” prosegue il legale.

Il Tribunale di Roma ha condannato Finanza & Futuro Banca S.p.A. (gruppo Deutsche Bank) a rimborsare alla cliente le somme sottratte dal promotore finanziario, respingendo la tesi dell’istituto bancario che aveva tentato in ogni modo di addebitare alla risparmiatrice la responsabilità, per aver consegnato al promotore finanziario il denaro con modalità difformi da quelle contrattualmente previste.

“Si tratta di una sentenza importante che conferma un orientamento giurisprudenziale consolidato volto a tutelare gli interessi dei risparmiatori vittime incolpevoli di intermediari senza scrupoli dai quali vengono abilmente truffati abusando della loro fiducia” aggiunge l’avv. Greco.

Per assistenza su casi simili è possibile contattare i nostri esperti scrivendo un’email a banche@consumatori.it, indicando nell’oggetto “truffe finanziarie”  o attraverso lo sportello banche sul nostro sito.

Per maggiori info leggi Truffato dal promotore finanziario? Paga la banca

Privacy e recupero crediti: il vademecum del Garante

PRIVACYStop alle visite a domicilio, alle continue sollecitazioni telefoniche e all’affissione di avvisi di mora sulla porta di casa. Sono alcuni dei comportamenti da evitare nell’attività di recupero crediti evidenziati dal Garante per la protezione dei dati personali nel nuovo vademecum Privacy e recupero crediti.

Il Vademecum del Garante è una guida sintetica che illustra in modo semplice e immediato a quali principi si deve ispirare chi, legittimamente, svolge attività di recupero del credito e le garanzie riconosciute al debitore. Quali dati personali si possono trattare nell’ambito dell’attività di recupero crediti? Quali sono le prassi ritenute illecite? Come vanno conservati i dati? Esiste un diritto alla riservatezza del debitore? Il manuale mira a garantire che ogni operazione avvenga nel rispetto della dignità personale del debitore, evitando comportamenti che possano lederne la riservatezza.

Gli accertamenti dell’Autorità e le continue denunce dei consumatori alla nostra associazione, hanno messo in luce l’esistenza di prassi spesso invasive e talvolta aggressive. Motivo per cui ad agosto 2014 e gennaio 2016, a seguito di una nostra denuncia, la società di recupero crediti Ge.ri è stato multata dall’Autorità Antitrust per 205 mila euro.

Era necessario, quindi, un provvedimento generale dell’Autorità che indicasse a quanti svolgono questo tipo di attività (le società specializzate, finanziarie, banche, concessionari di pubblici servizi, compagnie telefoniche etc) le misure necessarie affinché tutto si svolga nel rispetto dei principi di liceità, correttezza e pertinenza.

Per assistenza in caso di problemi con società di recupero crediti contattaci attraverso il nostro sportello

Autore: Rebecca Manacorda
Data: 19 aprile 2016

CANONE RAI: il vademecum sull’autocertificazione

Dopo la bocciatura del Consiglio di Stato, l’Unc stila un vademecum per facilitare la compilazione dell’autocertificazione e chiede lo slittamento al 31 maggio. 

Roma, 16 aprile 2016 – L’Unione Nazionale Consumatori ha deciso di stilare un vademecum per facilitare la compilazione dell’autocertificazione, con le casistiche finora chiarite dall’Agenzia delle entrate. Si elencano, poi, i principali punti ancora dubbi, in particolare dopo la sentenza del Consiglio di Stato. A tal proposito, non basta che il Governo sposti i termini per l’invio dell’autocertificazione dal 30 aprile o 10 maggio attualmente previsti al 15 maggio.

“Spostare di 5 giorni i termini per l’invio telematico della dichiarazione suona come una presa in giro, specie perché va ancora rifatta la nota Mise del 22/2/2012  sulla definizione di apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni. Bisogna che i termini siano spostati al 31 maggio per i contribuenti e al 15 giugno per la trasmissione dei dati dall’ Acquirente Unico alle imprese elettriche” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

Di seguito il vademecum:

Chi non deve fare la dichiarazione:

  • I vecchi abbonati Rai non devono inviare nulla, se non sono anche titolari di utenza elettrica.
  • Se utenza elettrica intestata al marito e canone era pagato dalla moglie, non si deve inviare la dichiarazione. Ci sarà voltura automatica e pagherà il marito in bolletta (il decreto Mise bocciato dal Consiglio di Stato non subirà modifiche su questo aspetto)
  • Se una sola persona ha più utenze residenziali, anche se in comuni diversi ed i contratti sono con imprese diverse, non deve dichiarare nulla per evitare il doppio pagamento del canone. Insomma, se si hanno due o più case, ma le bollette della luce sono sempre intestate ad un solo componente della famiglia, sempre alla moglie ad esempio, allora non si deve presentare alcuna autocertificazione, nemmeno se le utenze elettriche sono tutte e due residenziali e nemmeno se il vecchio abbonato Rai era il marito.
  • Se luce intestata al proprietario, allora inquilino non può compilare alcuna dichiarazione, non essendo titolare di utenza elettrica residenziale. Che fa?
  • Se ha la tv ed è residente nella casa in affitto, dovrà pagare in unica soluzione entro il 31 ottobre e non dichiarare.
  • Se ha la tv ma risiede altrove con una famiglia che già paga il canone, ad es. studente che risiede ancora con i genitori, non deve pagare e non deve dichiarare
  • Se ha la tv ed è titolare, in un’altra abitazione, di un’utenza elettrica residenziale dove già paga il canone, non deve dichiarare e pagherà in bolletta nell’altra casa.
  • Se luce (utenza residenziale) intestata ad inquilino. Se ha tv non deve fare nulla, a meno che fa parte di una famiglia anagrafica che già paga il canone, ad esempio studente che ha domicilio dove studia ma è ancora nello stato di famiglia con i genitori. In questo caso compila quadro B ed indica il codice fiscale di chi, mamma o papà, è intestatario dell’utenza elettrica che deve pagare il canone.

Chi deve fare la dichiarazione:

  • Solo ed esclusivamente il titolare di utenza per la fornitura di energia elettrica per uso domestico residenziale o, se defunti, i loro eredi.
  • Se si hanno due o più case, ma due o più utenze residenziali intestate diversamente, una alla moglie e una al marito, allora per evitare di pagare due canoni va fatta la dichiarazione. Se i coniugi hanno la residenza nella casa dove la bolletta la paga il marito, allora deve essere la moglie a compilare il quadro B della dichiarazione, indicando il codice fiscale del marito quale intestatario dell’utenza su cui è dovuto il canone. Se invece marito e moglie non hanno la stessa residenza, allora, dato che non sono nello stesso stato di famiglia, non devono dichiarare nulla, dato che devono pagare due canoni.
  • Figli nella seconda casa dei genitori. Se si hanno due case (A e B) e due utenze elettriche residenziali intestate diversamente, una, dove abitano i coniugi, intestata al marito (A) e una, la “seconda” casa (B), alla moglie, allora se nella seconda casa (B) abita 1 figlio, che non ha la residenza con i genitori nella casa A, ma da solo nella casa B, va fatta la dichiarazione. La moglie deve compilare il quadro B indicando il codice fiscale del marito, quale intestatario dell’utenza su cui è dovuto il canone. Il figlio, se ha la tv, dovrà pagare entro il 31 ottobre in unica soluzione, non essendo titolare di utenza elettrica (il decreto Mise bocciato dal Consiglio di Stato non subirà modifiche su questo aspetto).
  • Case affittate. Famiglia proprietaria di 2 abitazioni: A e B. Residenza di entrambi i coniugi nella A, mentre la casa B, nella quale risultano ancora intestatari dell’utenza elettrica residenziale, è stata affittata. Che fare? Se nella casa A l’utenza residenziale è intestata al marito e nella casa affittata (B) la luce (utenza residenziale) è intestata alla moglie, allora, per evitare di pagare due canoni, la moglie deve compilare quadro B indicando il codice fiscale del marito (non dell’inquilino). Se invece entrambe le utenze sono intestate al marito, sia della casa dove abitano che della casa affittata, allora non va fatta alcuna dichiarazione e non va indicato il codice dell’inquilino, che provvederà autonomamente a pagare (se ha la tv).
  • Se il titolare dell’utenza elettrica residenziale è deceduto e la famiglia era composta da una sola persona, se è rimasta una tv nella casa, allora l’erede, se è intestatario di un’utenza su cui è dovuto il canone, deve inserire il proprio codice fiscale, anche se non fa parte della stessa famiglia anagrafica del soggetto deceduto.
  • Chi aveva presentato una denuncia di cessazione dell’abbonamento per suggellamento prima del 2016, deve fare la dichiarare di non avere altri apparecchi, compilando la seconda dichiarazione del Quadro A del modello di dichiarazione sostitutiva.

Cose da chiarire dopo sentenza del Consiglio di Stato:

  • Radio: Dopo la sentenza del Consiglio di Stato si attendono chiarimenti e modifiche sulle radio, visto che non dovrebbero pagare, ma nella nota Mise del 2012, attualmente richiamata dall’Agenzia delle entrate nel modello della dichiarazione sostitutiva, si riportano ancora, tra gli apparecchi atti alla ricezione, e quindi in teoria soggetti al canone, i ricevitori radio fissi, i ricevitori radio portatili, i ricevitori radio per mezzi mobili, i lettori Mp3 con radio FM integrata.

Si ricorda che la Legge 27 dicembre 1997, n. 449, all’ art. 24 comma 14  dispone che: “A decorrere dal 1 gennaio 1998, sono esonerati dal pagamento del canone di abbonamento e della relativa tassa di concessione governativa i detentori di apparecchi radiofonici purché collocati esclusivamente presso abitazioni private“.

Resta, però, il problema. Che succede se con la radio esco di casa? I lettori Mp3 con radio Fm integrata pagano?

Il contribuente che non ha la tv, ma ha un ricevitore radio portatile, è, quindi,  impossibilitato a presentare la dichiarazione di non possesso prevista dal quadro A della dichiarazione sostitutiva, dato che rischia di fare una dichiarazione mendace, con conseguenze penali. Occorre, quindi, che il Ministero per lo Sviluppo Economico rifaccia la nota del 22/2/2012 e che l’Agenzia delle entrate, successivamente, modifichi il modellino per l’autocertificazione.

  • Vecchi tv analogici: decisamente poco chiaro cosa dovevano fare i possessori di vecchie tv analogiche, usate solo come monitor. Sono pochi giorni fa, la Rai (ma quello che è scritto nelle Faq della Rai non ha valore di legge, quella che conta è la nota del Mise) ha sostenuto che chi possiede un vecchio televisore analogico, senza avere il decoder, non deve pagare il canone, salvo poi ribadire che se “uso l’apparecchio televisivo solo come monitor per il computer o per vedere videocassette, devo pagare il canone tv”, senza distinguo tra tv vecchie e nuove.

Difficile distinguere che fare tra vecchie tv analogiche senza decoder digitale e nuove tv, private del sintonizzatore, usate entrambe solo come monitor per vedere vecchie videocassette. Tanto più che la nota Mise del 2012, l’unica che conta, nella tabella, senza alcun distinguo tra tv analogico e digitale, inserisce i “Ricevitori tv fissi” nell’elenco delle apparecchiature che devono pagare, mentre tra le apparecchiature né atte né adattabili inserisce solo i “PC senza sintonizzatore TV” e non anche le TV private del sintonizzatore.

  • Finora è chiaro che chi possiede un “normale” computer non deve pagare il canone. Lo ha chiarito la nota del ministero dello Sviluppo Economico del 22 febbraio 2012. Chi ha, cioè, un computer senza sintonizzatore, con il quale si possono vedere i programmi televisivi, ma solo da internet, non deve pagare il canone. Se, invece, si ha un computer che può ricevere il segnale digitale terrestre o satellitare (oggi esistono chiavette USB che hanno il sintonizzatore), allora il canone va pagato. Ma anche questo aspetto subirà con tutta probabilità modifiche ed il computer potrebbe essere del tutto esonerato.

Dubbi principali ancora da sciogliere:

  • Conviventi che non risultano nello stesso stato di famiglia, nonostante rientrino nella definizione ex art. 4 del DPR n. 223/89, e che, quindi, compilando il modellino dove si parla di famiglia anagrafica temono di fare dichiarazione mendace, dato che al Comune non risultano tali. In sintesi: devono tener per buono quanto risulta al Comune o la definizione di famiglia anagrafica? Le domande sono: due conviventi che hanno la residenza nella stessa casa, ma due stati di famiglia separati, devono pagare due canoni rai? Se hanno due utenze elettriche residenziali diversamente intestate, possono presentare la dichiarazione?
  • Persone anziane ricoverate in case di riposo, non in grado di fare dichiarazioni, che, essendo ancora vive, non hanno eredi (oltre a non avere tv). Chi compila quadro A? Molti chiedono anche, nel caso sia rimasta tv nella vecchia casa e utenza elettrica residenziale ancora attiva, se devono pagare anche i ricoverati in casa di riposo o cosa devono fare per non pagare.
  • Che succede se il marito, intestatario dell’utenza elettrica, è defunto, e la moglie, erede, essendo molto anziana non compila la dichiarazione e non fa voltura? Se arriva il pagamento nella bolletta intestata al marito e la moglie paga senza fare alcuna dichiarazione è tutto in regola? E se la moglie era vecchia abbonata Rai, è possibile, che venga poi chiesto il pagamento alla moglie, non risultando pagante né come abbonata né come utente della luce? Come si dovrà tutelare a quel punto?
  • Se arriva a luglio una richiesta indebita di pagamento, ci sarà un modellino predisposto per contestare il pagamento? Sarà allegato alle bollette? Le imprese elettriche invieranno 2 bollettini, uno con il canone e uno solo con la luce?
  • Nel decreto Mise ora bocciato dal Consiglio di Stato, non si specifica quanto tempo avrà l’Agenzia delle entrate per verificare i presupposti della richiesta di rimborso (art. 6 comma 2), manca cioè un termine per la chiusura del procedimento.

CANONE RAI: l’autocertificazione deve slittare al 31 maggio

L’UNC chiede convocazione straordinaria del CNCU alla presenza del sottosegretario Giacomelli per discutere dello slittamento della presentazione dell’autocertificazione sul canone Rai.

Roma, 15 aprile 2015 – “Dopo la bocciatura del Consiglio di Stato sul canone Rai, che ha sospeso “l’espressione del parere, in attesa che l’Amministrazione svolga gli adempimenti”, il Governo non può procedere come se nulla fosse, limitandosi ad uno spostamento dei termini per la comunicazione all’Agenzia delle Entrate delle dichiarazioni di esenzione dal 30 aprile o 10 maggio attualmente previsti al 15 maggio” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Spostare di 5 giorni i termini per l’invio telematico della dichiarazione suona come una presa in giro. Il ministero dello Sviluppo economico, infatti, deve rifare integralmente la nota del 22/2/2012  sui chiarimenti relativi alla definizione di apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni. Fino ad allora il cittadino è impossibilitato a presentare la dichiarazione di non possesso prevista dal quadro A della dichiarazione sostitutiva relativa al canone di abbonamento alla televisione per uso privato, che, non a caso, attualmente cita e richiama la nota del 2012. Altrimenti il contribuente rischia di fare una dichiarazione mendace, con conseguenze penali. Il modellino attualmente predisposto dall’Agenzia delle entrate, quindi, va rifatto” ha proseguito Dona.

L’Unione Nazionale Consumatori chiede, quindi, la convocazione urgente del CNCU, alla presenza del sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli.

Ricordiamo che anche il Consiglio di Stato considera quell’ “elemento informativo particolarmente utile per i cittadini (…) in riferimento all’autodichiarazione concernente il mancato possesso di apparecchi che gli stessi devono effettuare e alle conseguenze di carattere penale che possono derivare da una dichiarazione mendace”.

“Quanti giorni di tempo si intendono dare al cittadino per poter compilare la dichiarazione, considerato che siamo già al 15 aprile e che, dal giorno in cui Agenzia ha emanato il modellino, ossia dal  24 marzo, sono già trascorsi inutilmente 22 giorni?” ha proseguito Dona.

L’Unione Nazionale Consumatori chiede lo slittamento al 31 maggio del termine per presentare la dichiarazione e lo spostamento al 15 giugno della data entro la quale l’ Acquirente Unico dovrà a sua volta trasmettere alle imprese elettriche tutte le informazioni necessarie all’ addebito del canone nella bolletta elettrica.

“Altrimenti, è evidente che il Governo ed il Parlamento dovranno modificare urgentemente la legge di stabilità, rinviando la scadenza di luglio per il pagamento della prima rata del canone. Sarebbe, anzi, più serio e logico tornare a prevedere, per il 2016, il pagamento in unica soluzione per il mese di ottobre” ha concluso Dona.