Archivio mensile:Marzo 2013

L’esperto risponde su… console difettosa

Un anno e mezzo fa ho comprato una console, 2 settimane fa il modulo LAN ha smesso di funzionare e recandomi dal venditore, ho chiesto l’immediata sostituzione. Il venditore ha iniziato a farmi storie, dicendo che doveva contattare il produttore per chiedere se la sostituzione/riparazione era a carico suo oppure no (il 2° anno dovrebbe essere a carico del venditore), da lì non ho avuto più informazioni da parte del venditore tranne la sua proposta di un cambio della mia console con una sua usata. La garanzia sta per scadere ed il rischio è che io debba restare con un prodotto difettato ingiustamente. E’ un mio diritto chiedere la sostituzione con un prodotto nuovo? Il secondo anno di garanzia è a carico del venditore o del produttore? E come dovrei procedere?

E’ suo diritto chiedere la sostituzione del prodotto, anche il secondo anno di garanzia è a carico del venditore e può inviargli una richiesta scritta con raccomandata A/R mettendo in copia anche la nostra UNC.

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Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 1 marzo 2017

 

Il notaio risponde su… eredità

Io e mio fratello abbiamo ereditato casa e terreni da nostra madre deceduta il 21-3-2014 e la successione è stata fatta, tra me e mio fratello in parti uguali. Il problema è sorto dopo in quanto mi ha fatto leggere una lettera di mia madre la quale lascia la sua quota a lui facendola registrare da un notaio, però lui sostiene che non vuole assolutamente tenerne conto in avvenire. Ma io mi fido poco di questo fatto ragione per cui le chiedo qual è la mia quota al momento e come mi devo comportare in merito.

Se si fa valere la disposizione testamentaria della madre, comunque un terzo del patrimonio ereditario spetta al fratello pretermesso, il quale deve richiederlo al fratello nominato erede di tutto

Consiglio Nazionale del Notariato

Il decalogo dell’estetista ideale

estetista

Quali caratteristiche deve avere e che regole deve rispettare l’estetista ideale? Scoprilo con i nostri consigli…

  • Competenza e professionalità. E’ molto importante. Gli inestetismi, infatti,  possono essere eliminati con prodotti cosmetici,  tecniche manuali, o con l’utilizzazione di apparecchi elettromeccanici (purché siano solo per uso estetico). In tutti i casi occorre competenza. Anche i più semplici prodotti cosmetici possono provocare reazione cutanee. Utilizzare lampade abbronzanti, poi, può comportare seri rischi.
  • Sicurezza ed igiene. Non si tratta solo di pulizia. Gli strumenti acuminati o taglienti, ad esempio quelli usati per la manicure, come forbicine, pinzette, tronchesi, lime o sono monouso e vanno sostituiti dopo il trattamento di ogni cliente oppure vanno sterilizzati in autoclave. Non bastano, ad esempio, i raggi ultravioletti. L’autoclave è importante per evitare infezioni o gravi malattie come l’epatite C.
  • Qualità della prestazione. Con il trucco si possono fare miracoli, se l’estetista è bravo.
  • Prodotti idonei e di qualità. No all’uso di sostanze pericolose che l’estetista non può usare, tipo botulino.  Anche per i prodotti consentiti, come i cosmetici, è fondamentale la qualità. No a prodotti di dubbia provenienza o di scarsa qualità, che possono provocare dermatiti. Non è divertente andare dall’estetista per farsi belli e tornare con bruciori, pruriti, pelle squamosa, eruzioni cutanee.
  • Rispetto della normativa vigente. La legge n. 1 del 4 gennaio 1990 è chiara. Si alle prestazioni eseguite sulla superficie del corpo umano, ma niente di invasivo. Lo scopo deve essere quello di mantenere il corpo in perfette condizioni e di migliorare l’aspetto estetico, non la salute. No, quindi, a finalità di carattere terapeutico.
  • Orari. Rispetto degli orari concordati.
  • Alla moda. Un buon estetista deve sempre stare al passo con le nuove tendenze e stili, per look, colori degli smalti… 
  • Locali accoglienti e idonei. Sia per l’attesa che durante il trattamento i locali e gli arredi devono essere confortevoli e idonei all’uso.
  • Riservata. Non è un dottore, ma certo conosce i nostri piccoli difettucci. Non vogliamo vada in giro a raccontarli.
  • Assicurata. Per ottenere giustizia il consumatore non deve essere costretto a far valere i propri diritti in tribunale. Un’assicurazione adeguata è utile per indennizzare prontamente i danni che possono essere procurati ai clienti.

Autore: Mauro Antonelli

Data: 1 marzo 2017

Sonno: quanto è importante per la nostra salute? (seconda puntata)

professor InnocentiPubblichiamo la seconda parte dell’intervista al Prof. Pierluigi Innocenti, Presidente di Assirem…

(segue)
5. Per quanto riguarda i bambini molte ricerche scientifiche hanno dichiarato che dormire poco ha un impatto sulle capacità intellettive, sull’ormone della crescita e conseguenze anche sull’aumento di peso e sulla memoria. Quanto, allora, dovrebbe dormire un bambino in età scolare per crescere sano?

Ovviamente il bisogno di sonno è maggiore nei bambini e negli adolescenti, proprio perché il sonno svolge importanti funzioni nello sviluppo sia fisico che mentale degli stessi. Generalmente non dovrebbero dormire meno di 9-10 ore. Purtroppo anche i bambini si stanno abituando a stili di vita che tendono a ridurre il nostro fabbisogno di sonno. In una ricerca effettuata da ASSIREM su un campione di oltre 800 bambini, è emerso che oltre il 50% dorme meno del necessario e questo è un dato molto allarmante che dovrebbe richiamare l’attenzione di tutti. Molti bambini etichettati come irrequieti o socialmente difficili, sono solo soggetti ad una deprivazione di sonno conseguente ad abitudini di vita che non ne rispettano il loro fabbisogno.

6. Cosa regola l’alternarsi del ritmo sonno veglia?

Il  sonno è controllato principalmente da due fattori, il ritmo circadiano ed il processo omeostatico.

Il ritmo circadiano, così definito poiché si sviluppa nell’arco delle 24 ore, è controllato dal nucleo soprachiasmatico e regola molti processi biologici e fisiologici del nostro corpo, tra cui il momento di maggiore propensione al sonno. In condizioni normali, la sera è il momento in cui la spinta al sonno è maggiore, favorita anche da un’altra forza (il processo omeostatico) che è tanto maggiore tanto più siamo rimasti svegli. In condizioni normali, il nostro cervello è programmato per dormire nelle ore notturne.

Purtroppo l’organizzazione del lavoro ma anche i nostri stili di vita che prevedono attività H24, tengono sempre in minor conto dei nostri bisogni fisiologici, per cui tendiamo a ridurre le ore dedicate al sonno e non dormiamo nelle ore previste. Tutto ciò non è senza conseguenze per la nostra salute e la nostra qualità della vita, basti pensare alla sindrome del turnista che si sviluppa nelle persone che abitualmente lavorano nelle ore notturne.

7. Quanto è importante una buon alimentazione per il sonno

E’ esperienza di tutti che una eccessiva alimentazione la sera, soprattutto se accompagnata da bevande alcoliche, può causare difficoltà a dormire ed un sonno scadente. La scelta dei cibi è sicuramente tra i fattori che favoriscono un buon sonno. Quello che comunque è emerso dagli studi degli ultimi anni e che a sua volta il sonno regola la nostra alimentazione e il nostro metabolismo attraverso la produzione di ormoni tra cui la leptina che è responsabile del nostro senso di sazietà. E’ ormai chiaro che, favorendo un sonno migliore, si riesce a dimagrire senza modificare le nostre abitudini alimentari o l’attività fisica, quindi se vogliamo perdere chili di troppo è fondamentale dormire bene.

8. Quanto le nuove tecnologie incidono sui disturbi del sonno

L’utilizzo improprio ed eccessivo delle nuove tecnologie ha contribuito a creare delle condizioni patologiche. Non raramente vengono utilizzate nelle ore serali, anche dai bambini, ed oltre ad essere motivo di attivazione cerebrale, il computer, il tablet o gli smartphone ecc., emettono un tipo di luce che inibisce la produzione di melatonina, ormone indispensabile per il sonno.

9. Quali sono i costi sociali e sanitari dovuti ad una mancanza di educazione al sonno

Sull’insonnia, che riguarda più di nove milioni di italiani non si hanno dati certi, quello che è certo è che le conseguenze sono sia sulla qualità della vita, sulla salute ed in ambito lavorativo e sociale.

Dati più certi si hanno per chi soffre di apnee nel sonno (OSAS) che in Italia riguarda almeno 2 milioni di persone. L’Istituto Superiore di Sanità ha stimato che i costi totali, diretti e indiretti, derivanti dall’OSAS si aggirino fra i 3,5 e i 5 miliardi di euro, ovvero circa lo 0,5% del PIL. Il trattamento del 75% dei pazienti affetti da OSAS determinerebbe un risparmio di circa 2,8 miliardi di Euro. Particolarmente significativi sono i dati in termini di sicurezza della strada, infatti circa ¼ degli incidenti stradali gravi sono causati da colpo di sonno in pazienti con apnee nel sonno.

 10. Professore cos’è Assirem e quale è il suo obiettivo.

ASSIREM è una giovane associazione che è nata con due obiettivi fondamentali, da un lato promuovere la ricerca nella medicina del sonno, dall’altro sviluppare dei percorsi educativi a livello sociale per ridare al sonno la giusta importanza che ha per la nostra qualità di vita e la nostra salute. Non è una associazione di soli medici, ma vuol coinvolgere tutte le persone che, condividendone gli obiettivi (vedi statuto su www.assirem.it), vogliono promuovere una migliore qualità della vita. “Dormi bene, vivi meglio” è uno dei nostri slogan.

Abbiamo già effettuato due progetti di ricerca, uno screening sui disturbi del sonno in più di 800 bambini di terza elementare, patrocinato anche dall’Unicef, in cui è emerso che più del 50% dei bambini dorme meno del previsto, un altro progetto, in collaborazione con la Fondazione Santa Lucia, sui disturbi del sonno nei pazienti in stato vegetativo e post coma, in cui si è costatato come il sonno possa essere sia un elemento fondamentale per valutare la prognosi a distanza, ma anche un momento fondamentale per sviluppare un corretto percorso riabilitativo.

Diceva Dement, uno dei padri della medicina del sonno a livello mondiale, “Grazie a tutte le ricerche compiute negli ultimi 40  anni, sono arrivato all’importante conclusione che,  tra i  disturbi del sonno, il più grave è l’ignoranza. Non  sappiamo come gestire il nostro sonno e ciò provoca inutili sofferenze”.

Quindi la prima educazione per un buon sonno è insegnare alle persone a conoscere meglio il sonno e le sue funzioni, a rispettarlo ed a considerarlo essenziale per il nostro benessere fisico e mentale.

Leggi la prima parte dell’intervista

Autore: Rebecca Manacorda
Data: 1 marzo 2017

USmartConsumer: focus sui contatori intelligenti

Il 21 febbraio si è tenuto a Roma il convegno conclusivo di USmartConsumer , che ha visto UNC collaborare con Aisfor, coordinatore nazionale del progetto. L’evento “Consumatore di elettricità in Europa, com’è e come sarà” si era posto l’obiettivo di presentare non solo i risultati del progetto ma anche illustrare le attività messe in piedi in Italia per favorire l’aumento di consapevolezza nei consumatori in tema di contatori intelligenti e promuovere l’erogazione di nuovi servizi per il consumatore in risposta ai suoi reali bisogni.

Il convegno ha visto una grande partecipazione da parte di tutti i soggetti direttamente o indirettamente interessati a dimostrazione di quanto il tema degli smart meter sia importante non solo da un punto di vista tecnico ma anche per il consumatore visto che lo smart meter dovrebbe servire, oltre che a misurare i consumi energetici, a fornire informazioni utili ai consumatori per poter consumare meno e meglio!

Durante il convegno sono stati presentati da UNC i risultati dell’indagine di mercato che ha evidenziato quanto ancora ci sia da fare in questo campo (come dimostrato dalla ricerca condotta proprio su USmartConsumer in Italia nonostante il 99% degli italiani disponga di uno smart meter, una piccolissima percentuale sa che la bolletta elettrica non è stimata ma basato su dati reali di consumo e una percentuale minima sa usare lo smart meter). Dall’indagine emerge infatti che è ancora ampia la percentuale di consumatori che non è in grado di leggere i propri consumi energetici ma che sono consapevoli dell’importanza del controllo dei consumi tanto da essere disposti a pagare per servizi che consentano il monitoraggio, il risparmio e l’aumento dell’efficienza.

La sessione centrale del convegno ha visto l’alternarsi di diversi attori (e-distribuzione, Telecom Italia, ACOTEL, Sorgenia, Edison) che hanno presentato quanto si sta realizzando per testare i nuovi servizi rivolti ai consumatori e quali sono i risultati di tali iniziative. In particolare è emerso quanto importante sia il rapporto di fiducia da instaurare con i clienti per renderli davvero attivi in una filiera in cui, fino ad oggi, sono stati, purtroppo, attori passivi e deboli.

Il convegno è stato anche l’occasione per approfondire la campagne di comunicazione da parte di alcuni attori chiave del mercato energetico, dalle stesse utilities ad enti istituzionali. Tra le idee interessanti è emerso anche quella del consulente energetico come persona di fiducia della famiglia per assisterla nella gestione dell’energia in casa ad esempio consigliando gli interventi di riqualificazione energetica da effettuare, o spiegando le possibilità di detrazioni e sgravi fiscali a cui è possibile accedere, consigliando le tariffe e i contratti più in linea con il proprio profilo di consumo o, ancora, spiegando quali sono i vantaggi dei bonus sociale elettrico e del gas.

Su quest’ultima idea è stato anche lanciato un sondaggio sulla pagina Facebook del progetto al link https://www.facebook.com/consumatoresmart/

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Autore: Marco Vignola
Data: 1 marzo 2017

Segnalazione al Crif: chi ha ricevuto una segnalazione può richiedere un prestito?

estinzione anticipata del prestitoPer chi ha ricevuto una segnalazione al Crif, ottenere un finanziamento è quasi impossibile. Il Crif rappresenta una banca dati che raccoglie tutte le informazioni sulla situazione finanziaria di ogni soggetto richiedente un prestito. Prima di erogare qualunque somma, gli istituti finanziari utilizzano la banca dati Crif per conoscere lo status del loro cliente.

Essere segnalato al Crif come cattivo pagatore corrisponde, in un momento storico in cui il credito disponibile per le famiglie è molto ridotto, al vedersi negata qualsiasi possibilità di ottenere credito. In questo articolo vedremo come funziona la segnalazione al Crif, quanto dura e come ottenere comunque un prestito attraverso la formula della cessione del quinto dello stipendio.

Segnalazione al Crif: quando si diventa cattivo pagatore

La segnalazione al Crif avviene se si ritarda o si manca il pagamento di due rate consecutive di un finanziamento. L’istituto di credito invia al cliente, 15 giorni prima di segnalarlo al Crif, una comunicazione di avviso sull’avvenuto ritardo; durante questi 15 giorni è ancora possibile evitare di essere segnalati saldando l’importo dovuto. In caso di ulteriori ritardi, l’istituto di credito che eroga la liquidità li segnalerà al Crif attraverso degli aggiornamenti mensili: in questo caso quindi il cliente potrebbe venir informato del ritardo quando la segnalazione è già avvenuta.

Quanto dura la segnalazione al Crif?

I dati del soggetto segnalato sono conservati secondo tempistiche diverse nella banca dati del Crif. La discriminante in questo caso è rappresentata dalla gravità dell’insolvenza:

  • con un ritardo di 2 rate (sanate in seguito): un anno di tempo dalla regolarizzazione – a condizione che nei 12 mesi i pagamenti siano sempre puntuali;
  • con un ritardo di più di 2 rate (poi sanate): due anni dalla regolarizzazione – a condizione che nei 24 mesi i pagamenti siano sempre puntuali;
  • ritardo due o più rate non sanate: tre anni dalla scadenza del contratto di finanziamento o dalla data in cui l’istituto di credito ha fornito l’ultimo aggiornamento.

Come si può vedere, anche se alla fine si provvede a saldare il debito, i dati rimangono nella banca dati Crif per almeno un anno, e la cancellazione avviene automaticamente allo scadere dei tempi stabiliti: solo allora sarà possibile richiedere un nuovo finanziamento.

Alcuni soggetti chiedono denaro promettendo di poter ottenere, attraverso il proprio intervento, la cancellazione dei dati negativi: in realtà il massimo che possono fare è inoltrare una richiesta di cancellazione, cosa che è possibile fare gratis senza bisogno di alcuna intermediazione. La cancellazione dei dati negativi avverrà comunque solo e soltanto allo scadere dei termini; può essere richiesta, invece, quella per i dati positivi. Il Crif però sconsiglia quest’ultima operazione, perché una reputazione da buon pagatore può aumentare le chances di avere di nuovo un prestito: le banche si affidano infatti a questo strumento per valutare l’affidabilità di un richiedente.

Se si volesse comunque richiedere la cancellazione il Crif suggerisce – per accelerare i tempi – di rivolgersi direttamente al proprio istituto di credito. Per modificare i dati infatti il Crif non agisce mai autonomamente, ma fa sempre riferimento alle informazioni fornitegli da quest’ultimo. È possibile, allo stesso modo, anche richiedere la modifica dei propri dati, se si ritiene siano sbagliati.  Nel caso si volesse prendere visione delle proprie informazioni presenti nella banca dati, è possibile farlo attraverso il modulo richiesta Crif.

Cessione del quinto: la soluzione per ottenere un prestito

Cosa fare allora, se si ha bisogno di un prestito ma si è stati segnalati al Crif? La soluzione è richiedere la cessione del quinto. Questa forma di prestito prevede il prelievo diretto di un quinto dello stipendio o della pensione; viene concessa anche ai cattivi pagatori, perché la restituzione regolare è garantita dal fatto che è lo stesso datore di lavoro, o l’ente previdenziale, a detrarre la rata mensile e versarla all’istituto di credito. L’importo richiedibile varia in funziona di diversi fattori, mentre la durata massima è stabilita in 120 mesi (10 anni).

Chi può richiedere la cessione del quinto

Possono richiedere la cessione del quinto:

  • i dipendenti statali
  • pensionati INPS e INPDAP (le rate vengono trattenute dalla pensione)
  • dipendenti privati a tempo indeterminato
  • dipendenti privati a tempo determinato, con la limitazione che i piani di rientro non potranno mai superare il termine del contratto lavorativo.

Per ottenere la cessione del quinto non è necessaria alcuna garanzia; obbligatoria per tutti invece la stipula di una polizza rischio vita; per i lavoratori è necessaria anche una copertura assicurativa “rischio impiego”, che garantisce il pagamento delle rate anche in caso di perdita del posto di lavoro.

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Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 24 marzo 2017

TRASPORTI: al tavolo di Delrio mancano i consumatori

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Nella legge quadro sul trasporto pubblico non di linea ci sono anche le associazioni di consumatori

Roma, 27 febbraio 2017 – “Anche i consumatori sono previsti dalla legge quadro del 1992 sui taxi ed il trasporto pubblico non di linea. L’art. 4, ad esempio, prevede esplicitamente che presso le regioni ed i comuni siano costituite commissioni consultive nelle quali deve essere riconosciuto un ruolo adeguato alle associazioni degli utenti. Eppure non siamo stati invitati al tavolo da Delrio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando il comunicato di Unica taxi Cgil, secondo la quale al tavolo di domani con il ministro Delrio devono sedere solo tassisti, noleggiatori ed enti locali, ossia quelli cioè previsti dalla legge quadro.

“Inoltre, ricordiamo che, fin dal giugno 2015, l’Autorità di Regolazione dei Trasporti ha invitato Governo e Parlamento a dare un adeguato livello di regolazione alle emergenti formule del trasporto non di linea diverse dai servizi di taxi ed NCC, basate su piattaforme tecnologiche che offrono servizi di intermediazione su richiesta e con finalità commerciale.  Quindi è assurdo non convocare anche chi rappresenta i servizi tecnologici per la mobilità” prosegue Dona.

“Evidentemente il Governo non mira ad una legge moderna che apra alla concorrenza e ad un miglioramento del servizio, ma solo a dirimere il conflitto tra i 40mila tassisti e gli 80mila noleggiatori dopo le modifiche del 2008” conclude Dona.

La protesta dei taxi e la soggezione del governo: si rischia di danneggiare i consumatori

servizio taxiCittà importanti come Roma e Milano sono rimaste paralizzate per giorni dall’agitazione dei tassisti che protestano per difendere il proprio lavoro da quelli che giudicano concorrenti sleali: gli Ncc (le macchine nere dei noleggi con conducente) e soprattutto le App tecnologiche che consentono di muoversi in città con modalità alternative (Uber in testa). Il tutto a danno dell’utenza che ha sofferto enormi disagi nel trasporto cittadino.
Alla fine il Governo ha ceduto convocando un tavolo di confronto dove però sono state invitate solo le associazioni dei tassisti e non anche quelle dei consumatori e delle altre parti in causa, come gli Ncc.
Brutto segnale: invece di precettare chi viola la legge sullo sciopero (come denunciato dalla stessa Authority di settore) il ministro Graziano Delrio ha pensato bene di premiare questi paladini dello status quo convocandoli al Ministero dei trasporti.

Andrebbe ricordato, ad onor del vero, che la protesta dei tassisti si è focalizzata sull’emendamento Lanzillotta che però non fa altro che sospendere gli articoli che l’Antitrust ha già da tempo ripetutamente contestato e che (nella segnalazione del 27 aprile 2010), ha chiesto di eliminare considerando quelle norme “suscettibili di introdurre numerosi elementi di rigidità nella disciplina che regola il servizio di noleggio con conducente, producendo, in particolare, compartimentazioni territoriali idonee a limitare sensibilmente il numero di operatori presenti su un dato Comune, con l’effetto di ridurre l’offerta dei servizi di trasporto pubblico non di linea, a danno degli utenti. La portata anticoncorrenziale di tali limiti appare evidente ove si consideri che l’ampliamento dell’offerta dei servizi pubblici non di linea risponde all’esigenza di far fronte ad una domanda elevata e ampiamente insoddisfatta, soprattutto nelle aree metropolitane, di regola caratterizzate da maggiore densità di traffico e dall’incapacità del trasporto pubblico di linea e del servizio taxi a coprire interamente i bisogni di mobilità della popolazione. In conclusione, l’Autorità auspica, sulla base delle considerazioni suddette, l’introduzione di interventi correttivi nelle disposizioni in esame, volti ad eliminare i vincoli amministrativi previsti per l’attività di noleggio con conducente ed a preservare l’attuale normativa nazionale in materia“.

Il Ministro dei trasporti Delrio invece dichiara che l’incontro con i tassisti è dovuto a “una situazione da lungo tempo non regolamentata”. Così però il Governo sta facendo l’opposto di quello che avrebbe dovuto fare: invece di convocare le parti prima dell’approvazione dell’emendamento, le convoca dopo, mentre sono ancora in corso proteste irregolari ed in violazione della legge sugli scioperi.

Ma il punto è un altro: se il Governo vuole davvero dare garanzie anche dal lato dei diritti dei cittadini e togliere provvisorietà all’attuale situazione, come ha proposto la stessa l’Autorità dei trasporti, serve una soluzione organica che coniughi le esigenze del servizio taxi, del servizio di noleggio con conducente e dei nuovi servizi tecnologici per la mobilità.

L’Unione Nazionale Consumatori ha chiesto una serie di interventi: tra questi, la possibilità di praticare sconti e la fissazione di una tariffa solo massima; la possibilità di cumulare licenze, anche se con un tetto; l’eliminazione, per il servizio di noleggio con conducente, dell’assurdo obbligo di dover rientrare in rimessa dopo ogni singolo servizio; per servizi come Uber, requisiti di idoneità del guidatore e del veicolo, assicurazione per responsabilità civile aggiuntiva, conducente con più di 21 anni e almeno 3 anni di guida, riconduzione al regime del lavoro occasionale delle prestazioni dei conducenti non professionisti, etc.
Attendiamo di capire se l’annunciato decreto ministeriale terrà conto di queste proposte a garanzia dell’utenza. Si tratta di un salto di qualità necessario anche per stare al passo con i tempi in cui viviamo dove, se i tassisti vogliono restare davvero sul mercato, devono adeguarsi alla tecnologia dotandosi di strumenti tecnologici (solo alcune App già lo permettono) per assicurare ai consumatori servizi accessibili e di qualità, con la possibilità di recensire il taxi sul quale siamo saliti che non sempre è all’altezza di quello che è lecito aspettarsi.

Autore: Massimiliano Dona
Data: 22 febbraio 2017

FISCO: rappresenta 4 ricorsi su 10 per Cassazione

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Italiani costretti ad andare fino in Cassazione per norme fiscali poco chiare

Roma, 27 febbraio 2017 – “Se gli italiani sono costretti ad arrivare fino in Cassazione contro le decisioni delle commissioni regionali è perché evidentemente ritengono di aver subito un’ingiustizia ed i gradi di giudizio precedenti non sono bastati ad aver ragione. La prima riforma da fare, quindi, è quella di rendere le norme fiscali più chiari e semplici e fare in modo che il contribuente possa far valere fin da subito i suoi diritti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando i dati secondo i quali gli italiani nel 2016 hanno “litigato” col fisco per 32 miliardi e 4 ricorsi su 10 in Cassazione negli ultimi 5 anni sono relativi alla materia tributaria.

“Qualche passo avanti si è fatto nel 2016 con la promozione della compliance, ma gli adempimenti spontanei funzionano se il contribuente pensa di aver torto, non ragione” conclude Dona.

L’UNC ricorda che nel 2016 si sono ridotti i contribuenti che si sono rivolti alla Commissione tributaria provinciale, 85mila a fronte dei 107mila ricorrenti del 2015, – 20%. Ma questi passi avanti, come attestano i dati di oggi, evidentemente non sono sufficienti

E-COMMERCE: quanto sei digitale?

Comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori

Quanto e come i consumatori acquistano on line? Ecco la survey UNC per scoprirlo, partecipa anche tu, ti basterà rispondere a poche semplici domande!

Roma, 24 febbraio 2017 –  “Ti capita di acquistare on line? Cosa preferisci comprare? E come ti comporti se all’arrivo della merce scopri che non ti soddisfa? Sono queste alcune delle domande che troverete nella surveyE-commerce: quanto sei digitale?” realizzata dall’UNC nell’ambito del progetto “No problem – Assistenza, informazione, incontri con le Associazioni dei consumatori, finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico ai sensi del Decreto del 6 agosto 2015 e realizzato da UNC con la collaborazione di Adiconsum, Centro Tutela Consumatori e Utenti (CTCU) e U.Di.Con. CLICCA QUI PER PARTECIPARE ALL’INDAGINE

“L’e-commerce, nato e cresciuto lentamente negli anni, è oggi sempre più diffuso -spiega l’avv. Dona- ma dalle segnalazioni che riceviamo al nostro sportello non manca chi preferisce acquistare nei negozi fisici, chi denuncia l’inaffidabilità del sito sul quale ha effettuato l’acquisto o ancora chi lamenta un ritardo nella consegna della merce. Proprio per guidare i consumatori verso acquisti sicuri su Internet, abbiamo voluto indagare quanto sono digitali, qual è il loro comportamento nell’acquistare on line, quale modalità di pagamento utilizzano, cosa fanno se una volta arrivato il prodotto a casa non sono soddisfatti”.

Per partecipare, basteranno pochi minuti. Poi continua a seguirci, i risultati saranno presto pubblicati sul nostro sito www.consumatori.it!

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