Archivio mensile:Marzo 2013

PUBBLICITÀ: Camera approva odg sui selfie pubblicitari

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Il Governo si è impegnato ad intervenire. Dopo l’Antitrust, esposto anche all’Autorità delle Comunicazioni

Roma, 29 giugno 2017 – “Grazie alla nostra sollecitazione, l’on Sergio Boccadutri ha presentato un ordine del giorno che è stato approvato ieri dalla Camera durante l’esame del ddl concorrenza sul tema della pubblicità promossa in modo occulto dai web influencer” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

L’odg impegna il Governo ad intervenire a livello legislativo “affinché l’attività dei web influencer sia regolata, permettendo ai consumatori di identificare in modo univoco quali interventi realizzati all’interno della rete internet costituiscano sponsorizzazione“.

L’Unione Nazionale Consumatori, che aveva sollevato il problema dei selfie sponsorizzati e più in generale della pubblicità camuffata sui blog ed i social network, presentando nei mesi scorsi un esposto all’Antitrust, ha nel frattempo chiesto l’intervento anche dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

“Il nostro obiettivo è avere regole chiare e condivise e che, accanto ad ogni foto sponsorizzata, compaia sempre una didascalia di accompagnamento che informi correttamente il fan del carattere promozionale del messaggio. Anche online serve maggiore trasparenza e la pubblicità deve essere chiaramente riconoscibile, soprattutto se a farla sono personaggi famosi, i cosiddetti influencer, che hanno un largo seguito di followers, spesso adolescenti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“In Gran Bretagna e negli Stati Uniti hanno già preso sul serio la questione e la Competition & Markets Authority e la Federal Trade Commission (FTC), le authority che in quei paesi si occupano di tutelare il consumatore e la concorrenza, sono già intervenute, richiamando imprese e celebrità e stilando le regole da seguire. Chiediamo che anche in Italia si faccia altrettanto. Ecco perché l’ordine del giorno approvato ieri dalla Camera è importante” conclude Dona

RAI: contratto Fazio e dichiarazione Maggioni inaccettabili

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Palinsesto deludente: nessuna vera novità. Chieste le dimissioni della Maggioni

Roma, 28 giugno 2017 – “Il contratto del conduttore Fabio Fazio da 2,8 milioni a stagione è inaccettabile per il servizio pubblico almeno tanto quanto la dichiarazione di ieri della presidente della Rai, Monica Maggioni, secondo la quale l’azienda non avrebbe retto in termini di sistema nel caso il conduttore fosse transitato in un’altra emittente” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Nessuno è insostituibile, come dimostra la storia della tv. In ogni caso se la più grande azienda di comunicazione d’Italia dipendesse davvero da un solo uomo, saremmo tutti nei guai e vorrebbe dire comunque che la Maggioni non sta svolgendo bene il suo compito” prosegue Dona.

“Per questo chiediamo le sue dimissioni. Se programmi di informazione e di utilità sociale come l’Arena di Giletti spariscono senza colpo ferire mentre per altri si concedono deroghe milionarie, è evidente che non si è compresa la missione che dovrebbe svolgere il servizio pubblico” prosegue Dona.

L’associazione ricorda che il canone, ora inserito in bolletta, si giustifica, come attesta la sentenza della Consulta n. 284 del 26/6/2002, a condizione che la Rai abbia una diversa “qualità della propria programmazione” non piegata “alle sole esigenze …. della raccolta pubblicitaria, e non omologando le proprie scelte di programmazione a quelle proprie dei soggetti privati…”.

“L’opposto di quanto avvenuto ora. Quanto al palinsesto presentato oggi, nessuna vera novità, almeno sul piano dell’informazione, che dovrebbe restare la mission principale dell’azienda. Una ragione in più per le dimissioni della Maggioni” conclude Dona.

TELEMARKETING SELVAGGIO: un codice etico per dire “stop”

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

L’UNC, con la collaborazione di AssoCall, ha realizzato un’indagine per scrivere insieme regole di condotta ben definite. Partecipa anche tu per dire “stop” alle chiamate indesiderate!

Roma, 28 giugno 2017 – Cosa ti disturba di più quando ricevi una chiamata da un contact center? Saresti favorevole a un consenso “a tempo limitato” per la ricezione delle chiamate commerciali? Sono queste alcune fra le domande che troverete nella surveyChiamate indesiderate: come difendersi”, realizzata dall’Unione Nazionale Consumatori con la collaborazione di AssoCall, Associazione Nazionale dei Contact Center Outsourcing.

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“E’ inarrestabile -spiega l’avv. Massimiliano Dona, Presidente dell’UNC- il flusso di quei consumatori che scrivono ogni giorno ai nostri sportelli perché non ne possono più di essere tartassati a tutte le ore del giorno con proposte commerciali e promozioni. Purtroppo -incalza l’avv. Dona- ad oggi non esistono regole severe ed efficaci e per questo abbiamo già da tempo lanciato una petizione per dire stop alle chiamate indesiderate e presentato le nostre proposte al Garante per la privacy, tra cui un  meccanismo di corresponsabilità tra l’azienda che avvia la campagna e il call-center che fa le telefonate e un potenziamento del Registro delle opposizioni prevedendo la possibilità di iscrivere anche i numeri di cellulare e soprattutto che, una volta iscritto il proprio numero, si possano ‘cancellare’ tutti i precedenti consensi. Inoltre -prosegue Dona- per rafforzare ancor di più la protezione dei consumatori e garantire loro un teleselling finalmente rispettoso, abbiamo sottoscritto un accordo con AssoCall finalizzato alla redazione di un vero e proprio codice etico con delle regole di condotta ben definite”.

“Il protocollo di intesa -spiega Massimiliano Dona- prevede la costituzione di un osservatorio per il monitoraggio della normativa privacy e della gestione del rapporto con il consumatore attraverso sistemi di comunicazione a distanza. Accanto a ciò, abbiamo voluto realizzare anche una instant survey che ci consenta di capire qual è il sentiment dei consumatori su quelle che ritengono essere le maggiori criticità del telemarketing selvaggio. Per questo, Vi invitiamo a partecipare numerosi!”

“Da parte nostra -ha dichiarato Leonardo Papagni, presidente di AssoCall- sottoscrivendo questa intesa, dimostriamo ancora una volta di essere in prima linea per trovare soluzioni che preservino le famiglie da ripetute chiamate moleste e consentano di raggiungere un equilibrio tra la tranquillità dei consumatori e il legittimo svolgimento della nostra professione, rispettando le leggi, nella trasparenza più assoluta, considerato che si tratta di un settore che in Italia conta 240 aziende e circa 80mila lavoratori”.

“È, per questo, un comparto molto importante per l’economia del nostro Paese” , ha aggiunto il presidente AssoCall, “che non può essere messo in cattiva luce ed esposto alle critiche di consumatori e opinione pubblica per la condotta sleale di pochi. I consumatori devono essere tutelati, così come le aziende hanno diritto a svolgere il proprio lavoro, senza essere demonizzate. Il lavoro fianco a fianco con UNC servirà a capire se queste soluzioni sono condivise dagli utenti e se possono essere argomento di proposte legislative che vedano d’accordo aziende da un lato e associazioni di consumatori dall’altro”.

 

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Libertà di condivisione: i tuoi link “sono in pericolo”?

Tra un po’ ci toccherà pagare anche l’aria che respiriamo, dice un vecchio adagio popolare. Adattandolo al contesto odierno, tra un po’ ci toccherà pagare anche quello che condividiamo (online). Non è fantascienza ma uno scenario molto concreto di cui si discute lontano da qui – in Commissione Europea – ma che ci riguarda molto da vicino.

Hai mai sentito parlare di link tax? Una “tassa” che obbligherebbe siti web, social media e aggregatori di notizie a pagare per pubblicare poche righe che servono a raccontare l’articolo che poi andrai a leggere su un altro sito. Hai presente quelli che ti “annunciano” le notizie, clicchi su quella che ti interessa e vai sul sito di chi ha pubblicato il contenuto? Ecco, immagina di non poter trovare più le notizie sui tuoi siti preferiti, quelli che leggi ogni giorno per informarti, oppure non poter più condividere liberamente una ricetta con un’amica. Una situazione paradossale, visto che il web è (fondamentalmente) libertà di condivisione e di espressione, vero?

Se ci tolgono la possibilità di linkare liberamente quello che vogliamo non diventa più difficile informarci e capire come comportarci, anche nelle nostre scelte di acquisto come consumatori? Non dimentichiamo che anche noi, come Associazione di consumatori raggiungiamo milioni di cittadini grazie ai link disseminati attraverso la rete che raccontano le nostre attività e le nostre denunce.

Fare a meno di tutto questo è possibile? O peggio potrebbe accadere che i fornitori di servizi dell’informazione (cioè gli editori che pubblicano le notizie online) potrebbero scaricare la maggiorazione di costo sugli utenti finali, quindi su te e tutti gli altri che usano Internet. Facendo una semplificazione, alla fine per i link dovremmo pagare noi o peggio dovremmo addirittura smettere di utilizzarli. Impossibile!

Cosa si prospetta?

La proposta di direttiva avanzata dal governo tedesco in Europa di cui si parla da diverso tempo è uno di quegli esempi in cui un valore da preservare (il riconoscimento di un diritto di un editore di avere un pagamento se qualcuno utilizza in modo parziale i suoi contenuti) deve essere contemperato non tanto con la logica della libera condivisione del web (quando un sito utilizza quei contenuti per “annunciare” i tuoi contenuti ti sta portando traffico) quanto con il diritto dei cittadini di accedere al maggior numero di informazioni in modo agevole ed economico.

Peraltro questa nuova regolamentazione europea rischierebbe di portare danno agli stessi editori: se ci pensi bene, il principio su cui si basa il business di tantissimi siti è proprio questo: annunciare il contenuto di un secondo sito (ritenuto autorevole) e convogliare il proprio traffico su quest’ultimo. Se offro traffico costruendo la risposta alla domanda (diretta) dell’utente attraverso “l’anticipo” di una parte del tuo contenuto – consistenti, spesso, davvero in “poche parole” – ti sto creando un danno o un beneficio? La domanda è complessa ma non vogliamo che i consumatori ne paghino le conseguenze. Scenari possibili sono:

  • chiusura di molti piccoli portali di news
  • aumento della pubblicità sui siti
  • abbassamento della qualità delle notizie
  • ridotta libertà di condivisione e di espressione.

Insomma, non è proprio un bello spettacolo quello che si prospetta, vero? I pericoli sono reali e nemmeno così tanto impossibili. Se verrà approvata una direttiva come quella proposta verrà introdotto un vero e proprio nuovo diritto economico alla condivisione di “poche parole” (che si chiama Ancillary Copyright, ricordatelo bene) E il danno collaterale non sarà trascurabile. Alla fine saranno i consumatori a dover pagare ma oggi possono fare tanto per impedire che si realizzino gli scenari prospettati.

Rischiare di non poter più condividere sul proprio profilo social le notizie oppure un contenuto divertente come un “meme” potrebbe ridurre la consapevolezza stessa del pubblico dei consumatori che usano il web per informazioni allo scopo di fare scelte sempre più razionali e documentate.

Per questo l’Unione Nazionale Consumatori ha lanciato la Campagna informativa #PocheParole.

Adesso sta a te decidere se firmare o meno la nostra petizione che aspetta soltanto la tua opinione!

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 28 giugno 2017

SHARING ECONOMY: le esperienze dei consumatori

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Cosa pensano le persone della sharing economy? Scopri i risultati della survey UNC

Roma, 27 giugno 2017 – “Un nuovo paradigma che può coesistere con la ‘vecchia’ economia: è così che il 62% dei partecipanti alla nostra indagine vede la sharing economy”: è quanto si legge in una nota dell’Unione Nazionale Consumatori che ha lanciato la survey “Sharing economy: condividi la tua esperienza” realizzata nell’ambito del progetto “No problem-Assistenza, informazione, incontri con le Associazioni dei consumatori”, finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico (ai sensi del Decreto 6 agosto 2015). “E ancora -prosegue l’UNC- se 21 consumatori su 100 ritengono che sia un modello economico destinato a soppiantare quelli tradizionali, solo 13 su 100 pensano che sia semplicemente una moda del momento”. LEGGI I RISULTATI COMPLETI DELLA SURVEY

Lo studio ha poi indagato sull’esperienza diretta delle persone rispetto all’economia della condivisione: il 33% dei rispondenti ha prenotato servizi di ospitalità alternativa gratuiti o alloggi a pagamento da privati, sempre il 33% ha usufruito del car sharing, mentre solo il 4% dell’home cooking. Resta invece un 38% che non ha mai provato servizi di sharing economy, ma alla domanda “In futuro pensi di usare la sharing economy” quasi il 60% ha risposto “Sì, senz’altro”, rispetto a un 21% di consumatori ancorati ai vecchi modelli economici che ha risposto “No, mai”.

E qual è l’opinione sulla qualità dei servizi offerti? 33 consumatori su 100 hanno dichiarato che si tratta sempre di servizi di qualità, mentre la maggioranza ritiene che siano di qualità solo qualche volta. Tra i vantaggi della sharing economy, il risparmio economico è in cima alla lista (50% delle preferenze), subito seguito dal poter incontrare nuove persone anche grazie al sistema di feedback (46% delle risposte) e dall’opportunità di reinventarsi in un nuovo lavoro (42%). Tra i limiti, invece, il 38% dei partecipanti ritiene ci sia il doversi affidare a persone sconosciute, il 25% preferisce acquistare anziché condividere e sempre il 25% non crede abbia limiti; infine, il 17% pensa sia un modello adatto solo per i più giovani.

“La sharing economy -dichiara l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’UNC- può accrescere il benessere dei consumatori aumentando le possibilità di scelta, riducendo i costi, offrendo servizi innovativi. E’ quindi importante rimuovere gli ostacoli alle nuove forme dell’economia della condivisione, al contempo favorendo e intensificando strumenti che possano essere garanzia di sicurezza, proprio come le recensioni di altri utenti che hanno già provato il servizio prima di noi”.

LEGGI I RISULTATI COMPLETI DELLA SURVEY

Sharing economy: l’esperienza dei consumatori

sharing economy surveyUn nuovo paradigma che può coesistere con la “vecchia” economia: è così che il 62% dei partecipanti alla nostra indagine “Sharing economy: condividi la tua esperienza” vede la sharing economy.

La survey è stata realizzata nell’ambito del progetto “No problem-Assistenza, informazione, incontri con le Associazioni dei consumatori”, finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico (ai sensi del Decreto 6 agosto 2015).

E ancora se 21 consumatori su 100 ritengono che sia un modello economico destinato a soppiantare quelli tradizionali, solo 13 su 100 pensano che sia semplicemente una moda del momento. LEGGI I RISULTATI COMPLETI DELLA SURVEY

Lo studio ha poi indagato sull’esperienza diretta delle persone rispetto all’economia della condivisione: il 33% dei rispondenti ha prenotato servizi di ospitalità alternativa gratuiti o alloggi a pagamento da privati, sempre il 33% ha usufruito del car sharing, mentre solo il 4% dell’home cooking. Resta invece un 38% che non ha mai provato servizi di sharing economy, ma alla domanda “In futuro pensi di usare la sharing economy” quasi il 60% ha risposto “Sì, senz’altro”, rispetto a un 21% di consumatori ancorati ai vecchi modelli economici che ha risposto “No, mai”.

E qual è l’opinione sulla qualità dei servizi offerti? 33 consumatori su 100 hanno dichiarato che si tratta sempre di servizi di qualità, mentre la maggioranza ritiene che siano di qualità solo qualche volta. Tra i vantaggi della sharing economy, il risparmio economico è in cima alla lista (50% delle preferenze), subito seguito dal poter incontrare nuove persone anche grazie al sistema di feedback (46% delle risposte) e dall’opportunità di reinventarsi in un nuovo lavoro (42%). Tra i limiti, invece, il 38% dei partecipanti ritiene ci sia il doversi affidare a persone sconosciute, il 25% preferisce acquistare anziché condividere e sempre il 25% non crede abbia limiti; infine, il 17% pensa sia un modello adatto per i più giovani.

La sharing economy  può accrescere il benessere dei consumatori aumentando le possibilità di scelta, riducendo i costi, offrendo servizi innovativi. E’ quindi importante rimuovere gli ostacoli alle nuove forme dell’economia della condivisione,  al contempo favorendo e intensificando strumenti che possano essere garanzia di sicurezza, proprio come le recensioni di altri utenti che hanno già provato il servizio prima di noi.

LEGGI I RISULTATI COMPLETI DELLA SURVEY

Autore: Sonia Galardo
Data: 27 giugno 2017

BANCHE: gli azionisti lasciati senza alcuna tutela!

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

In sede di conversione del decreto legge “salvabanche” devono essere assunte misure a tutela degli azionisti

Roma, 26 giugno 2017 – “Incredibilmente l’operazione di salvataggio di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca non comprende gli azionisti e cioè centinaia di migliaia di persone alle quali sono state vendute fraudolentemente le azioni, poi rivelatesi carta straccia”. E’ quanto dichiara l’Avv. Valentina Greco, legale dell’Unione Nazionale Consumatori, che prosegue: “si stigmatizza con forza la decisione del Governo che non può lontanamente pensare di lasciare sul lastrico tutti coloro che alle due banche hanno affidato i risparmi di una vita”.

“Sarebbe opportuno – incalza Valentina Greco – che il Governo si comportasse responsabilmente modificando il decreto legge appena approvato, restituendo così tutela a soggetti del tutto incolpevoli, vittime di gravissimi illeciti recentemente accertati dalla Consob, che ha pubblicato numerosi provvedimenti sanzionatori a carico delle due banche”.

Dieci mosse per sbarazzarsi delle chiamate indesiderate

Stop Chiamate IndesiderateEcco il nostro decalogo per difendersi dalle chiamate indesiderate:

1) Non date mai il vostro consenso al trattamento dei dati, senza aver letto cosa state firmando.

2) Firmate solo il consenso obbligatorio, quello cioè necessario per fruire del servizio che vi interessa, evitando accuratamente di mettere altre firme (o flaggare caselle) per fini commerciali o per la cessione di dati a terzi che non devono essere obbligatori.

3) E’ nostro diritto sapere dove è stato reperito il nostro numero (cioè il soggetto a cui abbiamo ceduto i dati per usi pubblicitari). Il nostro consenso può essere revocato inviando una raccomanda A/R con la richiesta di cancellazione. Inoltre si può fare una segnalazione al Garante della Privacy o alla Polizia Postale.

4) Iscrivetevi al registro delle opposizioni. E’ gratis. Funziona male, ma è meglio di niente… registrodelleopposizioni.it

5) Se quando alzate la cornetta, non sentite parlare (chiamate mute), riattaccate. Si tratta, solitamente, di un call center (la chiamata è effettuata da sistemi automatizzati e solo dopo che avete risposto viene passata all’operatore, sempre che ce ne sia uno libero). Nel dubbio, quindi, riattaccate. Se era un vostro parente che non aveva campo, richiamerà…

6) Mai accettare l’attivazione di un contratto al telefono, anche se vi sembra conveniente e l’operatore non intende ingannarvi. Non è possibile, infatti, che in così breve tempo possano illustrarvi l’offerta in modo esaustivo. Se volete cambiare fornitore, insomma, meglio andarselo a cercare. Anche se il contratto che vi viene offerto al telefono è effettivamente migliore di quello che avete attualmente, è assai probabile che, cercando, se ne trovi uno ancora più conveniente. Per luce e gas, ad esempio, è bene andare sul Trova offerte dell’Autorità per l’energia ed il gas. Potrete così confrontare tutte le offerte disponibili.

7) Se vi chiamano al telefono per vendervi qualcosa, non sempre purtroppo l’educazione viene ripagata!  Potreste ritrovarvi abbonato vostro malgrado. Se vi siete iscritti al registro delle opposizioni, potete, se volete, interrompere il discorsetto dell’operatore e chiedere il nome della società per conto della quale vi sta chiamando. Poi, dopo aver fatto presente che siete iscritti al registro delle opposizioni e che quindi non potevano chiamarvi, fare una segnalazione al Garante della privacy segnalando il trasgressore. E se dall’altra parte trovate un operatore troppo insistente (e in alcuni casi maleducato), riattaccate!

8) Attenti alle truffe. Se vi annunciano una vincita al telefono, non credeteci. Un classico è la truffa degli alberghi. Vi dicono che avete vinto una vacanza e che non dovete far altro che andare a ritirare il premio in un albergo, solitamente di lusso e prestigioso. Scoprirete, troppo tardi, che si tratta della vendita di una multiproprietà.

9) Mai dare i vostri dati al telefono. Mai dare, ad esempio, il Pod della luce o il Pdr del gas che trovate sulla fattura oppure il vostro codice fiscale. Se vi hanno detto che sono i vostri gestori, ma vi chiedono il Pod e Pdr, vi stanno truffando. I nostri venditori questi dati li sanno già e non hanno alcun bisogno di chiederveli.

10) Mai dire “Si” al telefono, perché potrebbero tagliare la registrazione della telefonata e far risultare che avete voluto accettare il contratto.

Firma la nostra petizione e dì la tua su Facebook e Twitter attraverso l’hashtag #nondisturbarmi

Per informazioni e assistenza scrivi a telefonia@consumatori.it

RC AUTO: Ivass, prezzi giù a 420 euro

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Bene calo prezzi rc auto, ma non basta. Resta elevato divario con Europa

Roma, 23 giugno 2017 – Secondo i dati resi noti oggi dall’Ivass, i prezzi dell’Rc auto sono scesi, in media, a 420 euro ed il divario rispetto a Germania, Francia e Spagna si è ridotto a 140 euro.

“Bene, ma non basta. Il divario con l’Europa, infatti, non solo resta ma si riduce con minore velocità rispetto al passato. Dai 234 del 2011 si era passati ad una differenza di prezzo di 182 euro nel 2014 fino a 150 euro nel 2015. Ora si scende di appena 10 euro. Troppo poco. Il differenziale è ancora una voragine intollerabile che andrebbe colmata al più presto” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

ENERGIA: sì a emendamenti approvati ieri

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Su energia va aperto tavolo di confronto tra consumatori e fornitori

Roma, 23 luglio 2017 – “Gli emendamenti al disegno di legge sulla concorrenza approvati ieri dalle Commissioni della Camera su energia ed rc auto sono un passo avanti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Sull’rc auto si chiarisce definitivamente che anche le assicurazioni sui rischi accessori non si rinnovano tacitamente e si risolvono automaticamente alla loro scadenza naturale, così da aumentare la mobilità del consumatore. Mentre sull’energia si prevede la fine dell’obbligo di passare al mercato di salvaguardia per quei consumatori che al 1° luglio 2019 non avranno ancora scelto il proprio fornitore” prosegue Dona.

“Attualmente nel mercato di salvaguardia si paga il 20/30% in più rispetto al mercato tutelato. Sarebbe stato un sopruso bello e buono” prosegue Dona.

“Ora per sapere che fine faranno i consumatori che non hanno scelto al 1° luglio 2019 il loro fornitore bisognerà attendere il decreto del ministero dello Sviluppo economico di cui al comma 68 e 69. Per questo chiediamo al Governo di aprire immediatamente un tavolo di confronto con le associazioni di consumatori e le compagnie” conclude Dona.