Archivio mensile:Marzo 2013

ABC acquistare un’auto con la norma UNC DOC 01

bollo auto esenzioneSe state per acquistare un’auto usata possiamo aiutarvi nella scelta grazie alla norma UNC DOC 02, utile a verificare se il prezzo di vendita è davvero conveniente e se state acquistando da un venditore professionale (ma anche se acquisterete da un privato possiamo esservi di aiuto!).

Unione Nazionale Consumatori propone, infatti, un apposito servizio strutturato sulla base di un modulo contenete le informazioni che chiunque vi venda un’auto deve darvi: il risultato sarà l’indice IUP (Indice di uso pregresso), che è in grado di stabilire il livello di usura del bene che state per acquistare oltre che i costi per interventi “naturali”, ragionevolmente prevedibili, nel periodo di Garanzia Legale.

Se vi hanno proposto un contratto d’acquisto per un veicolo nuovo, chilometri zero, d’importazione parallela, nuovo o usato ed una garanzia convenzionale ulteriore, possiamo redigere un riesame dei documenti che individuerà le clausole non in linea con il Codice del Consumo e come operare a tutela dei vostri diritti.

Insomma, grazie alla nostra norma UNC DOC A02, acquistare un’auto usata è più facile, conveniente e sicuro!

Il servizio è gratuito e riservato agli associati; se non siete ancora soci contattateci attraverso lo sportello Auto e moto, anticipando che volete usufruire di questo servizio.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 31 luglio 2017
Aggiornamento: 26 marzo 2021

ABC salubrità alimenti

L’acquisto degli alimenti è una necessità per tutti e per essere sicuri di non andare incontro a brutte sorprese, è necessario seguire la regola fondamentale di rivolgersi esclusivamente da rivenditori, siano essi ambulanti o la grande distribuzione, che abbiano una regolare licenza rilasciata dalle Autorità Pubbliche. La “licenza” garantisce che c’è stato un controllo preliminare sulla serietà del rivenditore, che le strutture di rivendita sono in buone condizioni igieniche e che vengono seguite delle procedure di vendita idonee a garantire la salubrità degli alimenti. Inoltre esiste un sistema di vigilanza che assicura il rispetto costante delle regole.

Un altro aspetto importante, indipendentemente da questioni fiscali, è quello di farsi rilasciare uno scontrino che in definitiva rimane l’unica garanzia in caso di controversie che dovessero sorgere con i rivenditori per qualsiasi anomalia che dovesse essere accertata dopo gli acquisti. Queste anomalie sono prevalentemente di tipo merceologico, ma alle volte possono avere anche risvolti igienico sanitario. Per evitare ogni pericolo in questi casi i consumatori sono costretti a buttare via quello che hanno  acquistato con un evidente danno economico.

Le “anomalie” che più di frequente si presentano sono:

– Prodotti venduti oltre la data di scadenza

– Etichette poco “trasparenti”

– Prodotti che si presentano “deteriorati” al momento dell’apertura delle confezioni

– Presenza di “corpi estranei” nelle confezioni (pezzetti di vetro o di metalli, insetti, residui di vegetali, ecc.)

– Pesi non corretti

Per ognuna delle anomalie sopra riportate esistono diverse varietà che diviene difficile poter  descrivere nei dettagli. Tuttavia è necessario chiarire che nella maggior parte dei casi non esistono particolari problemi sanitari, ma si tratta prevalentemente di aspetti merceologici che si traducono in danni di carattere economico. Come esempio di questa situazione si ricorda che la data di scadenza riportata nelle etichette può avere la definizione  “Da consumare entro il…..”, oppure “Da consumare preferibilmente entro …”. Nel primo caso la data di scadenza è perentoria ed il mancato rispetto può essere causa effettiva di danno. Nel secondo caso generalmente il consumo anche dopo la data di scadenza potrebbe portare soltanto ad uno scadimento organolettico. In alcuni casi le “anomalie” dipendono dai produttori per difetti di fabbricazione, in altri invece ne sono responsabili i rivenditori che non rispettano delle buone norme di conservazione come, ad esempio, modificare le etichette o mettere in vendita prodotti scongelati e poi ricongelati. Alcune anomalie si possono osservare al momento dell’acquisto e quindi la cosa migliore è di evitare di prenderli segnalando al rivenditore quello che si è rilevato.

Il problema è più complicato quando ci si accorge dei difetti direttamente a casa e diventa oneroso dovere tornare al negozio lamentando il danno subito. Il rivenditore in questi casi potrebbe non riconoscere  il difetto e potrebbe aprire un contenzioso con il cliente nella convinzione che lo stesso difetto sia conseguente di un errato comportamento del consumatore. La risoluzione diretta delle controversie tra acquirente e rivenditore è la migliore “strategia” da adottare in quanto consente di risparmiare tempo e comunque di recuperare i soldi che si sono spesi.

Bisogna però ricordare che si tratta di una “scorciatoia” che non sempre permette di risolvere un eventuale problema alla radice. Esiste invece la strada “legale” della segnalazione agli organi di controllo delle anomalie riscontrate che possono intervenire direttamente nelle rivendite e risalire all’intera filiera di produzione di quell’alimento eliminando il pericolo eventuale. Esistono numerosi organi di controllo deputati proprio ad intervenire nelle situazioni di irregolarità.

Citando alcune delle strutture di intervento cui ci si può rivolgere esistono  le Aziende Sanitarie Locali (ASL) in cui sono presenti i Servizi di Prevenzione (SIAN e Servizi Veterinari), i Carabinieri dei NAS, l’Ispettorato “Repressioni Frodi”, il Corpo Forestale dello Stato. le Capinarie di Porto (per i prodotti ittici), le Polizie Locali. Nei casi in cui si rilevano “difetti” negli alimenti il comportamento da osservare per segnalarli alle autorità di controllo dovrebbe essere:

  1. conservare il prodotto, anche se è stato aperto, nella sua confezione originale e nelle condizioni in cui è stato acquistato  (congelatore o frigorifero o luogo fresco e asciutto).
  2. Conservare lo scontrino che comprovi la data di vendita ed il luogo dove è stato acquistato.
  3. Rivolgersi alla struttura di controllo che si ritiene abbia la competenza primaria. Ad esempio se c’è un problema di peso può essere chiamata la Polizia Urbana, se invece un cibo ha provocato una malattia alimentare è bene rivolgersi al SIAN della ASL di competenza territoriale.
  4. Consegnare alla struttura di controllo prescelta sia l’alimento che lo scontrino.

A questo punto le Autorità di controllo procederanno ad ispezioni e, sulla base di quanto avranno accertato, provvederanno ad attivare le necessarie misure preventive per evitare il ripetersi dell’incidente e provvederanno a emanare le eventuali sanzioni.

Il consiglio è quindi di tenere a portata di mano i recapiti delle varie strutture di controllo pubbliche esistenti nella zona in cui si abita e, se necessario, rivolgersi a loro con fiducia nella certezza di compiere un atto di prevenzione utile non soltanto per se stessi, ma per l’intera comunità.

Autore: Agostino Macrì
Data: 31 luglio 2017

 

ABC codice del turismo

ABC codice del turismo spiega tutto quello che c’è da sapere sul provvedimento entrato in vigore il 21 giugno 2011 (Decreto legislativo n. 79 del 23 maggio 2011) con l’intento di favorire lo sviluppo di una regolamentazione organica del settore turistico, ma anche per accrescere le tutele del turista-consumatore (che quindi non è più attualmente disciplinato dal Codice del Consumo come era in passato).

Una delle precisazioni di maggior rilievo riguarda l’equiparazione tra agenzie di tipo tradizionale e agenzie on-line: in caso di vacanza rovinata, dunque, chi ha acquistato un pacchetto all inclusive su Internet beneficerà  delle medesime tutele che sono riconosciute a chi acquista nei canali tradizionali.

Per quanto riguarda il diritto di ripensamento (tradizionalmente riconosciuto a chi acquista sul web), si prevede che per i pacchetti turistici venduti on-line, il venditore debba comunicare per iscritto l’esclusione del diritto di recesso; in caso contrario il consumatore potrà recedere anche dal contratto turistico.

Altro elemento degno di nota è quello previsto all’art. 43, laddove si precisa che si considera come inesatto adempimento “le difformità dagli standard qualitativi del servizio promessi o pubblicizzati”; all’art. 47 si prevede poi specificatamente il danno da vacanza rovinata (fino ad ora riconosciuto soltanto a livello giurisprudenziale), facendolo dipendere anche dal tempo di vacanza inutilmente trascorso e all’irripetibilità dell’occasione perduta.

Per il reclamo, che il consumatore può inoltrare in caso di disservizi turistici, inoltre, il Codice semplifica il percorso del consumatore perché oltre alla tradizionale raccomandata da inviare entro 10 giorni dal rientro, è possibile inviare il reclamo  anche con altri mezzi che garantiscano la prova dell’avvenuto ricevimento.

Scarica il Codice del Turismo

Da luglio 2018 ci saranno dei cambiamenti in materia di turismo grazie ad una nuova direttiva europea, leggi a riguardo Viaggi: cosa cambia con la nuova normativa europea

L’Unione Nazionale Consumatori offre ogni anno assistenza a migliaia di consumatori che ci segnalano danni da vacanza rovinata.

Se vuoi ricevere assistenza personalizzata, vai allo sportello Turismo-Viaggi

Per approfondimenti leggi anche: ABC vacanza sicura  Tutto su smarrimento bagaglio  Speciale autonoleggio

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 15 gennaio 2018

PREZZI: Istat, inflazione luglio rallenta a 1,1%

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Stangata per italiani in vacanza: in un mese + 21,6% per Villaggi vacanza e +15,1% per pacchetti vacanza nazionali

Roma, 31 luglio 2017 – “Bene il rallentamento dell’inflazione. Ma per gli italiani in vacanza si è registrata una vera e propria stangata. Chi è andato in ferie, infatti, ha subito aumenti inaccettabili, una speculazione bella e buona. Non è tollerabile che in un solo mese, da giugno a luglio, ci siano stati rialzi del 12,5% per il Trasporto aereo passeggeri, del 13,2% per il Trasporto marittimo, del 21,6% per i Villaggi vacanza e campeggi e del 15,1% per i Pacchetti vacanza nazionali (+15,1%)” ha dichiarato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando il dato dell’inflazione di luglio, scesa dall’1,2% di giugno all’1,1 per cento.

“Solo il trasporto ferroviario è rimasto stabile, mentre gli Alberghi sono calati, anche se su base annua registrano un incremento ragguardevole, del 5,1 per cento” conclude Dona.

Tabella su stangata vacanze relativa all’inflazione di luglio 2017

Voce Inflazione mensile Inflazione annua
Trasporto aereo passeggeri  +12,5 +13,8
Trasporto marittimo +13,2 +22
Villaggi vacanze, campeggi, ostelli +21,6 +7,5
Pacchetti vacanza nazionali +15,1 -1,9
Pacchetti vacanza internazionali +5,7 +4,2
Alberghi, motel, pensioni e simili -1,5 +5,1

 

ABC registro delle opposizioni

Ormai è evidente che il telemarketing nel nostro Paese ha assunto una forma aggressiva e spesso invadente. Veniamo contattati telefonicamente di continuo da società e imprese che vogliono pubblicizzarci o venderci qualcosa senza che ci risulti aver dato loro il permesso di utilizzare il nostro numero telefonico in tal senso.

Dal 1 febbraio 2011, il legislatore ha dotato i cittadini di un nuovo strumento per proteggersi dagli abusi e dalla violazione della propria privacy: si tratta del Registro pubblico delle opposizioni, che consente agli utenti, mediante iscrizione gratuita, di dichiarare esplicitamente il proprio diniego a ricevere chiamate promozionali da teleoperatori.

Che cos’è il Registro delle opposizioni?

Il Registro pubblico delle opposizioni è un servizio progettato per raccogliere le utenze degli abbonati presenti negli elenchi telefonici pubblici che non desiderano più essere contattati telefonicamente per scopi commerciali, promozionali o per il compimento di ricerche di mercato. Istituito con il D.P.R. del 7 settembre 2010, è attivo dal 1 febbraio 2011 ed è gestito dalla Fondazione Ugo Bordoni, istituzione di alta cultura e ricerca soggetta alla vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico.

Qual è lo scopo del Registro delle opposizioni?

Lo scopo del Registro è quello di regolamentare e normalizzare l’attuale gestione del telemarketing e salvaguardare la privacy degli abbonati che decideranno di non rendersi più raggiungibili dagli operatori del settore.

Qual è la novità?

L’istituzione del Registro modifica sostanzialmente le regole che sino ad oggi hanno disciplinato il rapporto tra telemarketing e tutela della privacy dei privati cittadini. La novità appare in tutta evidenza, se si tiene conto che il nostro sistema di privacy è improntato al principio c.d. dell’opt-in, per il quale il trattamento dei dati non è consentito, se non previa autorizzazione dell’interessato. Con l’introduzione del Registro, limitatamente al direct marketing (chiamata pubblicitaria con operatore) vige al contrario il principio c.d. dell’opt-out, in base al quale il trattamento dei dati è consentito, a meno che l’interessato non esprima il proprio dissenso, opponendosi allo stesso. In pratica, si è passati da un sistema nel quale chi fa telemarketing deve chiedere prima il consenso ai destinatari delle telefonate ad un sistema nel quale sarà possibile contattare tutti tranne coloro che hanno espressamente chiesto di non essere contattati.

Come funziona il Registro delle opposizioni?

Prima di avviare qualsiasi campagna promozionale tramite telefonata con operatore, l’impresa dovrà presentare istanza di accesso al Registro. L’impresa è obbligata a consultare il Registro al fine di “depennare” dalla sua lista di contatti tutti gli utenti presenti nel Registro stesso e che dunque hanno manifestato il loro diniego in tal senso. È da evidenziare che la nuova norma prevede in capo all’impresa il diritto di contattare tutte le utenze che non risultano iscritte nel Registro delle opposizioni e che incorrerà in sanzioni se dovesse procedere all’utilizzo di data base non aggiornati con il patrimonio informativo del Registro.

Scompare il numero riservato?

Il legislatore ha inoltre previsto per l’impresa l’obbligo di chiamare con un’utenza in chiaro, vietando le chiamate con numero riservato. Il telemarketer ha inoltre l’obbligo di informare il consumatore del suo diritto di opporsi a futuri contatti, iscrivendosi al Registro.

Come ci si iscrive al Registro delle opposizioni?

L’iscrizione al Registro delle opposizioni, completamente gratuita, è dedicata esclusivamente agli abbonati la cui numerazione è presente all’interno di elenchi telefonici pubblici.

L’iscrizione al registro è gratuita e può avvenire nelle seguenti modalità:

a) compilando un modulo elettronico via web dal sito http://abbonati.registrodelleopposizioni.it/abbonati/home-abbonato;

b) chiamando dal numero che si vuole inserire nell’elenco il numero verde 800.265.265 e fornendo i dati richiesti dal risponditore automatico;

c) compilando il modulo predisposto dal gestore del Registro (http://abbonati.registrodelleopposizioni.it/sites/default/files/Mod.RO-ABBONATO_FAX.pdf ) e inviandolo, con copia del documento di identità:

– per raccomandata a/r all’indirizzo “Gestore del registro pubblico delle opposizioni – Abbonati – Ufficio Roma Nomentano – Casella Postale 7211 – 00162 Roma”

– oppure per fax al numero 06.54224822;

d) inviando un modulo apposito per e-mail all’indirizzo “abbonati.rpo@fub.it” http://abbonati.registrodelleopposizioni.it/sites/default/files/Mod.RO-ABBONATO_email.pdf

Quanto dura l’iscrizione?

L’iscrizione è a tempo indeterminato, ma può essere revocata attraverso le modalità previste per l’iscrizione stessa. L’iscrizione decade quando cambia l’intestatario dell’utenza o quando l’utenza cessa. In questi casi deve essere fatta, eventualmente, un’ulteriore iscrizione. Le modalità per la revoca possono essere utilizzate anche per aggiornare e modificare l’iscrizione.

Ci si può iscrivere per più di un’ utenza telefonica?

Utilizzando le modalità’ a), c) o d) si può chiedere l’iscrizione di più numeri telefonici, a patto che siano intestati alla stessa persona (altrimenti andranno inviate richieste diverse).

Il Registro delle opposizioni mi protegge da qualsiasi pubblicità?

L’iscrizione nel registro non riguarda i consensi relativi all’invio di pubblicità ottenuti dalle aziende per vie diverse rispetto alla consultazione degli elenchi telefonici. Per esempio, se nel contratto di acquisto di un bene (o servizio) è stato dato il consenso all’utilizzo dei propri dati a fini pubblicitari, tale consenso continua a valere pur se il numero viene iscritto nel Registro delle opposizioni. Per revocarlo è necessario inviare una richiesta alla controparte contrattuale “titolare del trattamento” a cui e’ stato direttamente dato il consenso.

Il Registro mi protegge dalla pubblicità mediante fax, sms e posta elettronica?

No, l’istituzione del Registro è relativa alla protezione dei dati personali per impedire la pubblicità o la vendita diretta mediante l’impiego della telefonata con operatore. Dunque si pone una netta differenza tra il telemarketing telefonico e quello veicolato con i mezzi di comunicazioni elettroniche (chiamate automatiche, posta elettronica, telefax, mms, sms o di altro tipo): per quest’ultimo vale ancora il principio che prevede che l’utente, se non vuole essere contattato a scopo pubblicitario o per ricerche di mercato, deve semplicemente non dare il consenso a tale utilizzo. Cosa devo fare se vengo contattato telefonicamente nonostante mi sia iscritto al Registro? In tutti i casi in cui vengano violate le disposizioni che riguardano il Registro, ovvero quando nonostante l’iscrizione al Registro si ricevono chiamate da società che hanno preso i nostri dati dall’elenco telefonico, è possibile tutelarsi segnalando tale violazione al Garante della Privacy (che può comminare sanzioni), nonché diffidando formalmente la società chiamante. Non è ancora chiaro se la tutela dal telemarketing telefonico continuerà a valere anche per persone giuridiche, enti e associazioni. Infatti il recente decreto “salva-Italia” esclude questi ultimi dalla applicazione del Codice della privacy, mentre d’altra parte non modifica la definizione di “abbonato” e quindi, nei confronti del marketing telefonico, sembra continuare a tutelare le persone giuridiche nello stesso modo di quelle fisiche. Speriamo in un rapido chiarimento da parte del Garante.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data di pubblicazione: 14 aprile 2014
Data di aggiornamento: 31 luglio 2017

ABC etichette alimentari

etichetteQuesto ABC etichette alimentari è un’utile guida per aiutare il consumatore ad orientarsi negli acquisti. Come una vera e propria carta d’identità dei prodotti, infatti, le etichette raccolgono le informazioni utili che consentono di conoscere meglio gli alimenti e di guidare i consumatori verso acquisti consapevoli, senza indurli in errore.

Molto spesso i consumatori ci chiedono come deve essere fatta un’etichetta a norma di legge: innanzitutto, è bene sapere che, proprio secondo la legge, le informazioni devono essere facilmente leggibili e devono contenere obbligatoriamente le seguenti indicazioni:

  • denominazione del prodotto;
  • elenco degli ingredienti (in ordine decrescente rispetto alla quantità presente);
  • termini di scadenza;
  • modalità di conservazione;
  • nome dell’azienda produttrice;
  • sede dello stabilimento;
  • lotto di appartenenza;
  • luogo di origine, limitatamente ai casi previsti dalla legge;

Nonostante le norme siano rigorose, non sono però rari i casi di irregolarità e, secondo quanto ci viene segnalato ai nostri sportelli, le anomalie che si presentano più di frequente riguardano prodotti venduti oltre le data di scadenza, etichette poco trasparenti, pesi non corretti.

Ecco allora come difendersi:

  • evitare l’acquisto di alimenti che presentano etichette non facilmente comprensibili;
  • fare attenzione al prezzo al kilo o al litro;
  • ricordare che anche nel caso di prodotti sfusi, il venditore dispone di un elenco degli ingredienti a cui si può accedere, richiedendolo;
  • conservare sempre gli scontrini da esibire nel caso in cui ci si accorga di eventuali anomalie una volta arrivati a casa;
  • tornare dal rivenditore con l’alimento “anomalo” cercando di risolvere bonariamente il problema facendosi cambiare l’alimento o facendoselo rimborsare;
  • conservare il prodotto, anche se è stato aperto, nella sua confezione originale e nelle condizioni in cui è stato acquistato  (congelatore o frigorifero o luogo fresco e asciutto).
  • se il rivenditore non riconoscere  il difetto oppure si è verificato un danno a seguito del consumo dell’alimento non regolare bisogna seguire le vie legali rivolgendosi, a seconda del caso, alle strutture di intervento che sono le Aziende Sanitarie Locali (ASL) in cui sono presenti i Servizi di Prevenzione (SIAN e Servizi Veterinari), i Carabinieri dei NAS, l’Ispettorato “Repressioni Frodi”, il Corpo Forestale dello Stato, le Capitanerie di Porto (per i prodotti ittici), le Polizie Locali.

Per segnalare eventuali casi di difformità rinvenute, è possibile contattare l’Unione Nazionale Consumatori all’indirizzo segnalazioni@consumatori.it; per maggiori informazioni sul tema, visitare il blog www.sicurezzalimentare.it

Autore: Agostino Macrì
Data: 31 luglio 2017

ABC pratiche commerciali scorrette

Il Decreto Legislativo 2 agosto 2007, n.146, definisce come pratiche commerciali scorrette “qualsiasi azione, omissione, condotta o dichiarazione, comunicazione commerciale ivi compresa la pubblicità e la commercializzazione del prodotto, posta in essere da un professionista, in relazione alla promozione, vendita o fornitura di un prodotto ai consumatori”.

Quindi per “pratica commerciale” si intende qualsiasi azione, omissione, condotta, dichiarazione o comunicazione commerciale, ivi compresa la pubblicità diffusa con ogni mezzo (incluso il direct marketing e la confezione dei prodotti) e il marketing, che un professionista  pone in essere in relazione alla promozione, alla vendita o alla fornitura di beni o servizi ai consumatori. La pratica commerciale è scorretta quando, in contrasto con il principio della diligenza professionale, falsa o è idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico del consumatore medio che raggiunge o al quale è diretta.

Il Codice del consumo distingue le pratiche commerciali ingannevoli e aggressive.

Le prime (articoli 21-23 del Codice del consumo) sono idonee a indurre in errore il consumatore medio, falsandone il processo decisionale. L’induzione in errore può riguardare il prezzo, la disponibilità sul mercato del prodotto, le sue caratteristiche, i rischi connessi al suo impiego. L’Autorità considera illecite anche le pratiche che inducono il consumatore a trascurare le normali regole di prudenza o vigilanza relativamente all’uso di prodotti pericolosi per la salute e la sicurezza o che possano, anche indirettamente, minacciare la sicurezza di bambini o adolescenti.

Se l’impresa agisce con molestie, coercizione o altre forme di indebito condizionamento, il suo comportamento è considerato aggressivo (articoli 24-26 del Codice del consumo). L’aggressività di una pratica commerciale dipende dalla natura, dai tempi, dalle modalità, dall’eventuale ricorso alle minacce fisiche o verbali.

Il Codice del consumo indica le pratiche commerciali che devono essere considerate in ogni caso ingannevoli o aggressive. Sono di per sé ingannevoli, ad esempio, i comportamenti attraverso i quali l’operatore economico promette di vendere un prodotto a un certo prezzo e poi si rifiuta di accettare ordini per un certo periodo di tempo; afferma, contrariamente al vero, di avere ottenuto tutte le autorizzazioni; dichiara, per indurre in errore sulla particolare convenienza dei prezzi praticati, di essere in procinto di cessare l’attività commerciale. Sono invece di per sé aggressivi, ad esempio, i comportamenti che creano nel consumatore l’impressione di non potere lasciare i locali commerciali fino alla conclusione del contratto, le visite a domicilio nel corso delle quali il professionista ignora gli inviti del consumatore a lasciare la sua residenza o a non ritornarvi.

Autore: Dino Cimaglia
Data: 31 luglio 2017

conto corrente

ABC conto corrente

conto correnteQuesto ABC conto corrente dà la indicazioni principali per orientarsi tra le diverse offerte  della banche. La prima regola generale è non fare il confronto su una sola voce (canone,  tasso di interesse …), ma  valutare il costo totale annuo del conto, compreso il costo del bancomat, della carta di credito, del carnet assegni, dei bonifici etc etc..

Ecco i nostri 10 consigli:

1) Verificare i costi reali dell’offerta. Ciascun consumatore può confrontare le spese di gestione del conto corrente esaminando l’Indicatore Sintetico di Costo (ISC) che gli viene comunicato nell’informativa periodica di fine anno e che offre una misura complessiva del costo totale di gestione del conto e comprende tutte le spese e le commissioni che sarebbero addebitate a un cliente-tipo nel corso dell’anno, al netto degli interessi e delle commissioni su eventuali scoperti di conto corrente e degli oneri fiscali.

2) Durata dell’offerta. Le banche spesso fanno offerte allettanti per catturare nuovi clienti. Attenzione, però, le condizioni possono cambiare repentinamente o avere una durata limitata. Verificate, quindi, se la banca si impegna a tenere ferme le condizioni per un certo tempo (solitamente è un anno) e controllate cosa succederà allo scadere del termine. Attenzione, però: spesso le offerte vantaggiose che vi presentano quando aprite il conto sono collegate al verificarsi di determinati requisiti. Ad esempio, se non accreditate lo stipendio e domiciliate le utenze, niente vantaggi, oppure sul conto non dovete scendere sotto un certo ammontare.

3) Ridurre i costi e non badate al tasso di interesse. Il cliente è generalmente portato a sottovalutare i costi di gestione e a prestare maggiore attenzione al tasso di interesse. Sbagliato! Un conto corrente, con i rendimenti attuali, non deve essere considerato una forma di investimento. Il capitale deve restare in banca per garantirvi liquidità, per far fronte alle spese mensili ed in attesa di decidere che fare dei vostri soldi. Sia chiaro, però, che non vi arricchirete mai lasciando i vostri risparmi sul conto. Proprio per questo il tasso di interesse non deve essere considerato il parametro principale per valutare la convenienza di un’offerta rispetto all’altra, anche perché i tassi fluttuano continuamente, spesso verso il basso. Dunque bisogna cercare di ridurre al minimo i costi che, in un batter d’occhio, si mangiano quei pochi interessi maturati. E’ necessario contrattare, quindi, la riduzione dei costi. La voce più insidiosa e meno visibile nel rapporto tra correntista e banca è la scrittura, ossia la registrazione dell’operazione sul conto corrente. Il cliente, ad esempio, crede di avere il bancomat gratis, non essendoci commissioni. Non appena la cifra è prelevata sul conto, però, parte il costo della scrittura. Ogni riga nell’estratto conto ha un costo.

4) Conto a consumo o a pacchetto. Nei conti a consumo le spese dipendono dal numero di operazioni effettuate: più operazioni si fanno, più si spende. Invece i conti a pacchetto hanno un canone. I conti a pacchetto si distinguono in conti “con franchigia”, in cui il canone include un numero limitato di operazioni gratuite, e conti “senza franchigia”, in cui è possibile effettuare un numero illimitato di operazioni gratuite. Per chi utilizza molto il conto, più sono le operazioni a forfait e meglio è. Si fa in fretta, infatti, a superare il tetto massimo di operazioni a forfait. Nei conti a pacchetto, verificate nel canone annuale quali e quante operazioni sono incluse e, soprattutto, che succede se superate il tetto previsto. Le operazioni non incluse nel canone, infatti, costano parecchio. Per questo, se utilizzate molto il conto, è consigliabile un canone fisso che include tutto. Se invece fate frequentemente un’operazione e questa non è inserita nel pacchetto, valutate se vi conviene pagare un canone fisso. Attenti, comunque, alle banche che reclamizzano un canone indicando che è “tutto compreso”.  Spesso non è così. I bonifici, ad esempio, sono solitamente esclusi e in alcuni casi sono incluse le sole spese di scrittura o le operazioni fatte on line e fino ad un certo numero. Se invece avete una bassa operatività, ad esempio sul conto corrente accreditate solo la pensione e fate pochi assegni, allora conviene un conto a consumo, nel quale i costi sono direttamente rapportati al numero effettivo delle operazioni realizzate.

5) Meno sportello c’è e meglio è.  Alcune banche hanno introdotto una commissione per ogni prelievo allo sportello. In tal caso prelevate al bancomat. Online si risparmia sempre, quindi meglio fare le operazioni online piuttosto che allo sportello fa risparmiare. Ad esempio non chiedete l’estratto conto e la lista movimenti allo sportello. Anche i bonifici fateli via internet. Attenti al phishing.

6) Conti in rosso.  Attenti a non andare in rosso! Se lo fate, parte la mannaia. Oltre ad un tasso pazzesco sono previste commissioni di istruttoria veloce, in barba ai tentativi di eliminarle.

7) Chiudete i conti inutilizzati. Sembra strano ma molti hanno più di un conto, anche se ne utilizzano uno solo.

8) Estratto conto. Cercate di non pagare nemmeno le spese postali. Attivate il servizio internet, potrete controllare gratuitamente il conto ogni volta che vorrete. Se l’estratto conto è sbagliato meglio contestarlo nei tempi fissati dal contratto, solitamente 60 giorni dal ricevimento. L’articolo 1832 del codice civile vi dà comunque diritto di impugnarlo, per errori di scritturazioni o di calcolo, omissioni o duplicazioni (addebiti sbagliati o doppi), entro sei mesi dalla data di ricezione.

9) Carta di credito. Non usate la carta per prelevare, come se fosse un bancomat. Per la banca è come se fosse denaro anticipato e le commissioni sono esagerate. Se vi rubano la carta sono guai. Ogni scusa è buona per considerarvi responsabili dell’accaduto, per incauta custodia. Ma i problemi maggiori si hanno per la comunicazione del furto. Se avviene con ritardo colpevole le conseguenze sono a vostro carico. Segnalate, quindi, l’illecito prima possibile Ma come si deve notificare il furto della carta di credito? Fate subito la telefonata al numero verde dell’ente emittente. Cercate di far seguire immediatamente un fax in modo da avere la certezza dell’ora della comunicazione (altrimenti può valere il dettaglio delle chiamate nella bolletta telefonica). Mandate poi una raccomandata a/r di conferma con allegata copia della denuncia fatta alle autorità. In ogni caso, se perdete o vi è sottratta la carta, non disperate di poter recuperare le somme perse (Leggi a riguardo Carta clonata? La banca paga) Un ultimo consiglio: state alla larga dalle carte revolving. I costi sono esorbitanti.

10) Home banking.  Con la locuzione inglese home banking o online banking (letteralmente “banca da casa”), in italiano telebanca o banca a domicilio, si definiscono quei servizi bancari che consentono al cliente di effettuare operazioni bancarie da casa o dall’ufficio, mediante collegamento telematico. Sotto il generico titolo di home banking sono ricompresi sia servizi bancari di internet banking – che implicano una connessione con l’istituto bancario per mezzo di una rete informatica e tramite appositi portali web – che quelli di mobile banking – per i quali l’accesso avviene tramite reti GSM, GPRS e UMTS – come anche il phone banking che permette l’accesso ai servizi bancari per mezzo della rete di telefonia fissa e, solitamente, tramite l’utilizzo di sistemi di Interactive Voice Response o di operatori dei centralini. La telebanca ha avuto una grandissima diffusione negli ultimi anni anche in Italia.

In conclusione: le parole chiave sono “informarsi” e “contrattare”. Una volta aperto il conto, occorre verificare periodicamente le condizioni che vi applicano, anche attraverso le comunicazioni periodiche (documento di sintesi) alle quali sono tenute per legge, e chiedere immediati chiarimenti in caso di variazioni. Il consumatore raramente controlla e le banche ne approfittano. Provate a fissare un incontro con il direttore della vostra filiale e chiedetegli come mai il vostro collega di lavoro, in un altro istituto, ha condizioni migliori. Vedrete che magicamente vi si apriranno nuovi orizzonti. Chiedete di eventuali convenzioni (e approfittatene perché spesso chi fa parte di una determinata categoria di lavoratori ha di solito delle condizioni agevolate).

Ricordatevi in caso di variazioni il consumatore ha diritto di recedere dal contratto senza penalità. La modifica unilaterale delle condizioni contrattuali va comunicata per iscritto, con preavviso minimo di 30 gg. Entro 60 giorni dal ricevimento dalla comunicazione scritta, il cliente ha diritto di recedere senza penalità e senza spese di chiusura e di ottenere, in sede di liquidazione del rapporto, l’applicazione delle condizioni precedentemente praticate.

Chiudete il conto e cambiate banca. Se le condizioni non vi soddisfano, è ora di cambiare banca. Ricordatevi che per legge non ci sono più le spese di chiusura conto. Dunque, perché non ritornare a fare un giro delle banche concorrenti per vedere cosa vi offrono? Come chiudere il conto? prima di comunicare l’estinzione del conto conviene collaudare quello nuovo: togliete la gran parte dei soldi dal conto vecchio, in modo che non restino bloccati da lungaggini. Trasferite la domiciliazione delle utenze, i pagamenti rateali, l’accredito dello stipendio. Poi, dopo aver verificato che tutto è andato a buon fine, date alla banca l’ordine di chiusura, per iscritto e conservandone una copia con la data. LA chiusura del vecchio conto si può ottenere anche direttamente tramite la nuova banca che ne cura tutta la procedura in un breve termine di tempo previsto dagli accordi ABI. Non fatelo a fine anno. Restituite il bancomat e la carta di credito e gli assegni inutilizzati.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 31 luglio 2017

PAY TV: Sky fattura ogni 28 giorni, abbonamento sale dell’8,6%

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Esposto ad Autorità Comunicazioni: urge regolamentazione come per la telefonia, la cadenza delle fatture sia mensile

Roma, 28 luglio 2017 – La decisione di Sky di fare come le compagnie telefoniche, ossia di fatturare, a partire dal 1° ottobre, ogni 28 giorni invece che una volta al mese, determinando un rincaro implicito per gli abbonati dell’8,6%, finisce all’Autorità delle Comunicazioni.

L’Unione Nazionale Consumatori ha infatti presentato un esposto all’Authority chiedendo di “adottare una regolamentazione urgente che preveda, nel caso di offerte bundle (internet, telefono e pay tv), che la cadenza di rinnovo e fatturazione vada individuata nel mese, quale periodo temporale minimo, per consentire all’utente di avere una corretta e trasparente informazione sui consumi fatturati“.

“L’Authority è già intervenuta in tema di fatturazione stabilendo che, per la telefonia fissa, debba essere mensile e questo sia per favorire la comparabilità delle offerte sia per una maggiore trasparenza informativa. Purtroppo quella delibera si limitava a disciplinare la sola telefonia, fissa e mobile, dimenticando le rete televisive ed, in particolare, quelle offerte che nel pacchetto includono, oltre alla tv, anche il telefono fisso ed internet, come quelle di Sky e Fastweb o di Sky e Tim” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Nell’ esposto abbiamo chiesto all’Authority di colmare questo vuoto, disciplinando anche queste offerte. Libertà di impresa non significa poter fare contratti a proprio piacimento, senza alcuna regola, specie considerato che si tratta di contratti per adesione, con evidenti disparità tra utente e società, che fissa unilateralmente le clausole contrattuali” conclude Dona.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       

Tutto su smarrimento bagaglio

Tutto su smarrimento bagaglio spiega ai consumatori come comportarsi in caso di perdita, danneggiamento ritardo alla consegna del bagaglio registrato (cioè imbarcato) da parte di una compagnia aerea: si può avere diritto ad un risarcimento facendo reclamo nei confronti della compagnia aerea entro 7 giorni lavorativi dalla consegna del bagaglio (il termine complessivo per rivolgersi al giudice è di 2 anni).

Per quanto riguarda l’entità del risarcimento, occorre distinguere tra le Compagnie aeree comunitarie che aderiscono alla Convenzione di Montreal del 1999 (la maggior parte) e quelle che invece non vi aderiscono.

  • Nel primo caso, il passeggero ha diritto ad un risarcimento fino 1.000 DSP (Diritti Speciali di Prelievo), pari a circa 1.164 euro, per ciascun bagaglio registrato e in relazione al danno effettivamente subito.
  • Nel secondo l’entità del risarcimento è limitata a 17 DSP, pari a circa 19 euro per kg di bagaglio trasportato.
  • In entrambi i casi (voli nazionali e voli internazionali) è possibile aumentare il livello del risarcimento mediante la cosiddetta “dichiarazione di valore“, da effettuarsi al momento del check-in, che consente di elevare il limite di responsabilità della compagnia previo pagamento di un’apposita tariffa aggiuntiva da parte del passeggero: tale dichiarazione deve essere presentata sugli appositi moduli da richiedersi agli addetti al check-in.
  • Sarà bene, inoltre, prestare attenzione ai regolamenti delle varie compagnie (reperibili presso gli aeroporti) o comunque di leggere attentamente quanto riportato sul biglietto. Infatti, alcune compagnie indicano espressamente quali articoli non vengono accettati come bagaglio registrato.

Se vuoi richiedere la nostra assistenza in caso di smarrimento bagaglio, vai allo sportello Turismo – Viaggi.

Autore: Emanuela Dona
Data: 27 luglio 2017