Archivio mensile:Marzo 2013

TRASPORTI: Ryanair deve dare info chiare sui rimborsi

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Antitrust dà 10 giorni a Ryanair  per adeguarsi. Accolte  le nostre tesi e denunce

Roma, 26 ottobre 2017 – L’Antitrust ha deliberato alcune misure cautelari contro Rynair che ora ha 10 giorni per adeguarsi. Per l’Authority la compagnia aerea deve informare i consumatori italiani “dei diritti nascenti dalla cancellazione dei voli operata nei mesi di settembre/ottobre del corrente anno, in modo da consentire loro di acquisire piena ed adeguata consapevolezza” dei loro diritti, in particolare quello “al rimborso e/o alla modifica gratuita del volo cancellato e alla compensazione pecuniaria, ove dovuta”.

“Bene, accolte le nostre tesi e le nostre denunce. Avevamo chiesto all’Antitrust di intervenire ai sensi dell’articolo 27, comma 3, del Codice del Consumo per far rimuovere alcune scritte sul sito ed evitare che fossero pregiudicati i diritti dei consumatori” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Fin dal 19 settembre avevamo evidenziato che sul sito della compagnia appariva una scritta sui rimborsi sbagliata, in violazione dell’art. 8 del Regolamento (CE) n. 261/2004. Ryanair, infatti, si regalava 2 giorni in più per rimborsare i consumatori, 7 giorni lavorativi invece dei 7 previsti. Ora speriamo che tutto questo abbia finalmente fine nei tempi prefissati dall’Authority” conclude Dona.

TELEFONIA: Calenda, su fattura 28 giorni misura pro-futuro

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Grande delusione non prevedere indennizzi per i consumatori. Pronti a intraprendere azioni legali

Roma, 24 ottobre 2017 – Il ministro dello sviluppo Carlo Calenda ha dichiarato oggi che sulla fattura a 28 giorni da parte delle società di tlc ci sarà una misura “pro-futuro” in manovra.

“Se quel pro futuro significa che non sarà previsto un indennizzo per i consumatori che stanno ora pagando l’8,63% in più del dovuto, allora è una grande delusione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Anche da parte dei partiti di maggioranza, vedasi la proposta dell’on. Morani del PD, è prevista la restituzione di quanto indebitamente percepito dalla compagnie telefoniche” prosegue Dona.

“Altrimenti saremo costretti ad intraprendere migliaia di azioni legali, intasare i Corecom o avviare interminabili class action per vedere restituire agli utenti l’incremento delle bollette verificatosi dall’entrata in vigore della delibera la 121/17/CONS al momento del varo della manovra” conclude Dona.

“E’ proprio su questo che fanno affidamento le compagnie telefoniche, per potersi arricchire alle spalle dei consumatori e delle famiglie” conclude Dona.

Energia: da ottobre luce -0,7%, gas +2,8%

Scende dal primo ottobre la bolletta dell’elettricità (-0,7%) mentre aumenta quella del gas (+2,8%).

Nel quarto trimestre del 2017, per la famiglia tipo, la bolletta dell’elettricità registrerà una diminuzione del -0,7%, mentre il gas un incremento del +2,8% influenzato soprattutto dall’atteso aumento delle quotazioni per il maggior consumo nella stagione autunnale. È quanto prevede l’aggiornamento delle condizioni economiche di riferimento per le famiglie e i piccoli consumatori in tutela dell’Autorità per l’energia.

In particolare, il calo dell’elettricità, pur in presenza di prezzi all’ingrosso previsti in moderato aumento, è sostanzialmente legato alla forte riduzione dei costi di dispacciamento, cioè dei costi sostenuti dal gestore della rete (Terna) per mantenere in equilibrio e in sicurezza il sistema elettrico, anche grazie ai provvedimenti dell’Autorità dei mesi scorsi, che hanno ricondotto alla normalità il relativo mercato all’ingrosso. Per il gas invece la prossima stagione autunnale, con consumi e quotazioni in aumento a livello europeo, implica, come atteso, l’aumento dei prezzi anche nei mercati all’ingrosso italiani.

In particolare, per l’elettricità la spesa (al lordo tasse) per la famiglia-tipo nell’anno scorrevole (compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2017) sarà di 520 euro, con una variazione del +4,2% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1° gennaio – 31 dicembre 2016), corrispondente a un aumento di circa 21 euro/anno. Nello stesso periodo la spesa della famiglia tipo per la bolletta gas sarà di circa 1.035 euro, con una sostanziale stabilità (+0,2%, corrispondente a circa 2 euro/anno) rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1° gennaio – 31 dicembre 2016).

Per famiglia tipo si intende una famiglia che ha consumi medi di energia elettrica di 2.700 kWh all’anno e una potenza impegnata di 3 kW e, per il gas, con consumi pari a 1.400 metri cubi annui.

Nel dettaglio, dal 1° ottobre 2017, il prezzo di riferimento dell’energia elettrica per il cliente tipo sarà di 19,589 centesimi di euro per kilowattora, tasse incluse, mentre per il gas sarà di 73,05 centesimi di euro per metro cubo, tasse incluse.

#nofattura28giorni: le dichiarazioni di Calenda e la diffida dell’Agcom a Sky

La scorsa settimana vi avevamo lasciati con la notizia della smentita dei rimborsi da parte di Tim e WindTre, ma anche con la proposta di legge dell’on. Morani che prevede l’obbligo della fatturazione dei servizi su base mensile.

Negli ultimi giorni abbiamo assistito a nuovi sviluppi nella vicenda sulla fatturazione a 28 giorni: l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha deciso di diffidare Sky Italia in relazione alla decisione di fatturare a partire dal primo ottobre ogni 4 settimane e non più su base mensile, chiedendo una completa informativa agli utenti, anche sull’esercizio del diritto di recesso.

Una buona notizia, dunque, alla quale ci sembrava essersi aggiunta quella legata alle dichiarazioni del ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, che aveva appunto dichiarato che l’intervento per evitare le cosiddette bollette a 28 giorni e riportare la fatturazione degli operatori tlc a un mesesarebbe arrivato o come emendamento al dl fisco o nella legge di bilancio.

A queste affermazioni ne sono però seguite delle altre: Carlo Calenda ha dichiarato che sulla fattura a 28 giorni da parte delle società di tlc ci sarà certamente una misura “pro-futuro” in manovra.

Se quel “pro futuro” significa che non sarà previsto un indennizzo per i consumatori che stanno ora pagando l’8,63% in più del dovuto, allora è una grande delusione. Anche da parte dei partiti di maggioranza, vedasi la proposta dell’on. Morani del PD, è prevista la restituzione di quanto indebitamente percepito dalla compagnie telefoniche.

Altrimenti saremo costretti ad intraprendere migliaia di azioni legali, intasare i Corecom o avviare interminabili class action per vedere restituire agli utenti l’incremento delle bollette verificatosi dall’entrata in vigore della delibera la 121/17/CONS al momento del varo della manovra. Ed è proprio su questo che fanno affidamento le compagnie telefoniche, per potersi arricchire alle spalle dei consumatori e delle famiglie.

Ecco perché è importante che continuiate a seguirci e aderiate alla nostra campagna #nofattura28giorni, chiedendo anche ai vostri amici di firmarla (basta un click qui: https://www.consumatori.it/nofattura28giorni ); chi può farlo, posti questo link sui forum o sulle proprie pagine di Facebook, Twitter e altri social.

Non è ancora vinta, ma l’unione fa la forza: tutti insieme possiamo fermare gli aumenti camuffati!

Per saperne di più, leggi Tutto quello che c’è da sapere su fatturazione a 28 giorni

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 25 ottobre 2017

Acquistare un’auto usata: i dieci consigli dell’esperto

Acquisto auto usata

Comprare un’auto usata è un’abitudine sempre più frequente tra gli italiani. Per aiutare i potenziali acquirenti a non fare la scelta sbagliata l’Unione Nazionale Consumatori ha realizzato una guida pratica con dieci consigli utili dell’esperto Raffaele Caracciolo, responsabile settore auto di UNC.

1) DOVE COMPRARE UN’AUTO USATA?

È preferibile acquistare un’auto usata da un venditore professionista piuttosto che da un privato. In caso di problemi si applica infatti il Codice del Consumo che prevede una vera e propria gerarchia di rimedi ai difetti di conformità: riparazione per eliminare il difetto e, nei casi più gravi, riduzione del prezzo, sostituzione del veicolo, risoluzione del contratto. Ma la protezione importante è che il professionista risponde di ciò che dice, anche se non lo scrive, e soprattutto deve fornire le informazioni per un “comportamento economico consapevole”. Attenti a ciò che vi chiedono di firmare; se trovate la classica formula “vista e piaciuta” lasciate perdere; la cassazione ha già cancellato l’illusione dei professionisti di poter escludere qualunque responsabilità dopo la vendita grazie a questa formula arcaica.

2) QUALI RISCHI SI CORRONO COMPRANDO UN’AUTO DA UN VENDITORE PROFESSIONISTA?

Il venditore professionista ha una pluralità di servizi disponibili (non solo vendita ma anche officina e assistenza in caso di riparazioni). Il venditore risponde in proprio direttamente all’acquirente della correttezza delle informazioni su cui il consumatore basa la decisione d’acquisto. Acquistare da un privato vuol dire che in caso di problemi spetterà all’acquirente provare l’esistenza di un vizio alla vendita, e comunque imbarcarsi in un procedimento difficile dalla durata imprevedibile.      

3) ESISTE UNA “LISTA NERA” DELLE AUTO DI SECONDA MANO DA EVITARE?

Non esiste una lista nera dei modelli di auto usate da evitare, né tantomeno una classifica delle vetture di seconda mano più affidabili. Pertanto è bene non lasciarsi sedurre dalle campagne di comunicazione delle case automobilistiche sull’usato sicuro. Generalmente, infatti, case automobilistiche diverse usano gli stessi blocchi di motore e cambi. Pertanto, è molto difficile sostenere che una determinata marca di usato sia più affidabile di un’altra.

4) A QUANTI CHILOMETRI UN’AUTO USATA NON È PIÙ UN AFFARE?

I veicoli moderni sono strutturati indicativamente per 350mila chilometri di percorrenza e 18 anni di vita. Pertanto, un’auto usata che ha già percorso 150mila chilometri potrebbe essere ancora a metà della sua vita. L’importante, però, è che sia tenuta bene e che sia stata sottoposta a controlli regolari. Un altro aspetto da considerare è che in generale un’auto a benzina è più affidabile nel tempo rispetto a un modello diesel. I probabili costi futuri per la manutenzione del veicolo sono oggettivamente determinabili sulla base di: equipaggiamenti presenti non comuni; percorrenza dichiarata; regolarità della manutenzione pregressa (se manca una documentazione attendibile che la manutenzione pregressa è stata eseguita secondo le prescrizioni del costruttore, il veicolo è più logoro di quanto indichi il contachilometri); eventuali interventi pregressi. Applicando la norma UNC DOC A01 il venditore può fornire una previsione analitica degli eventi ragionevolmente prevedibili durante il periodo di garanzia legale per lo specifico veicolo, definendo la soglia di percorrenza e/o di tempo per ogni intervento. Il risultato della norma è anche una valutazione sintetica dell’esemplare espressa in una scala da 0 a 100, dove 100 significa che non ci saranno interventi necessari durante il periodo di garanzia. Un veicolo di qualsiasi età e percorrenza se ha un rating di 79,00 è nella media. Ciò significa che l’acquirente potrebbe dover spendere il 14% del valore di riferimento del veicolo durante il periodo di garanzia legale.

5) DAL PUNTO DI VISTA BUROCRATICO COSA CONTROLLARE PRIMA DI ACQUISTARE UN’AUTO USATA?

Se si acquista un’auto di seconda mano da un privato è necessario accertarsi che non siano a carico del proprietario del veicolo ipoteche o fermi amministrativi. Per avere chiara la situazione basta chiedere una visura al PRA, il Pubblico registro automobilistico. È possibile recarsi di persona a uno sportello, compilare la domanda su Internet o rivolgersi a un’agenzia specializzata. Spesso però passa del tempo tra il momento in cui Equitalia fa scattare le sue “ganasce” e la registrazione del fermo amministrativo da parte del PRA. È in quest’intervallo che un privato può cercare di vendere la sua auto, approfittando del fatto che il fermo non è stato ancora registrato. Chi compra un’auto sotto fermo, purtroppo, lo eredita: cioè non può guidarla fino a che il vecchio proprietario non ha sanato la sua posizione. Inoltre è importante verificare sul libretto di manutenzione che siano riportati in ordine progressivo gli interventi effettuati negli anni. Oppure l’acquirente può farsi consegnare dal venditore le fatture dei vari tagliandi.

6) SE L’AUTO USATA ACQUISTATA PRESENTA DEI DIFETTI L’ACQUIRENTE PUÒ AVERE INDIETRO I SOLDI?

Se l’auto è stata acquistata da un professionista, l’acquirente ha diritto alla Garanzia legale di conformità che per legge dura 24 mesi dalla consegna. In questi due anni il compratore è garantito contro i difetti di conformità: ha diritto al ripristino delle condizioni del veicolo mediante riparazione. Se invece il danno è troppo grave o la riparazione troppo costosa per essere conveniente, si può arrivare anche alla risoluzione del contratto: l’acquirente restituisce la macchina, il venditore restituisce i soldi al netto del valore equivalente alla percorrenza fatta. Attenzione, però: la garanzia può essere limitata a un anno. Ciò vale solo se questa clausola è scritta sul contratto di vendita, altrimenti vige la durata biennale.

7) ANCHE IN CASO DI ACQUISTO DI UN’AUTO USATA DA UN PRIVATO L’ACQUIRENTE PUÒ CHIEDERE I SOLDI INDIETRO?

In questo caso il riferimento non è più il Codice del consumo ma il Codice civile che obbliga il venditore a offrire all’acquirente un bene esente da vizi. Occorre infine fare un’ultima precisazione: se si acquista un’auto usata da un concessionario, è lui a dover dimostrare che la vettura era in buone condizioni. Se invece l’auto usata viene acquistata da un privato, dovrà essere l’acquirente a dimostrare che era “difettosa”, cosa che per il consumatore non è affatto semplice da dimostrare.

8) IN CASO DI CONTENZIOSO GIUDIZIARIO DI CHI È LA COMPETENZA? E CHE SUCCEDE IN CASO DI CLAUSOLA VESSATORIA?

Il Foro competente è sempre quello del consumatore. Alcuni contratti di vendita possono avere la clausola in base alla quale il foro competente è quello del venditore ma si tratta di una clausola vessatoria, proibita dalla legge. Chi la inserisce, va incontro a sanzioni. Nel caso in cui sia presente una clausola vessatoria, essa non annulla tutto il contratto, ma se giudicata tale decade solo la clausola. Inoltre, l’acquirente danneggiato ha diritto di rivolgersi all’Antitrust (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, www.agcm.it) che avvierà un’indagine senza costi per il consumatore. Il professionista sanzionato dovrà invece pagherà multe salate.

9) È SICURO ACQUISTARE UN’AUTO USATA DALL’ESTERO?

Esistono delle opportunità di acquistare auto usate dall’estero. UNC raccomanda però sempre ai consumatori di affidarsi a operatori qualificati perché le procedure sono complesse e le truffe dietro l’angolo.

10) COME SI VERIFICA LA QUALITÀ DI UN’AUTO USATA?

Uno strumento utile per verificare la qualità di un’auto usata è la norma UNC DOC 01, un servizio creato dall’Unione Nazionale Consumatori attraverso cui è possibile capire se il prezzo di vendita proposto è davvero conveniente e se il venditore a cui ci si rivolge è un venditore professionale. Nel caso in cui invece l’acquisto è già stato effettuato, la norma indica come procedere se l’auto usata che si è acquistata non risponde alle attese dell’acquirente e se vi sono incongruità rispetto alle informazioni che erano state fornite dal venditore e alle condizioni che erano state concordate. Il servizio è gratuito e riservato agli associati. Se non siete ancora soci contattate UNC attraverso lo sportello Auto e moto, anticipando che volete usufruire di questo servizio. La risposta arriverà di norma entro 3 giorni lavorativi. La raccomandazione, però, è di avvalersene prima di avere problemi, perché prevenire è sempre meglio che curare.

Per assistenza sui temi dell’automotive contatta i nostri esperti attraverso lo Sportello Auto-Moto.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 23 ottobre 2017

TELEFONIA: Agcom diffida Sky su fattura 28 giorni

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Bene, molti consumatori ancora ignari di aver avuto rialzo dell’abbonamento dell’8,63 per cento

Roma, 20 ottobre 2017 – L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha deciso di diffidare Sky Italia in relazione alla decisione di fatturare a partire dal primo ottobre ogni 4 settimane e non più su base mensile, chiedendo una completa informativa agli utenti, anche sull’esercizio del diritto di recesso.

“Bene, è un primo passo. Ci sono abbonati che ad oggi non sanno ancora di aver subito un rialzo dell’8,63 per cento. E’ inaccettabile!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Nel mese di luglio abbiamo presentato un esposto all’Autorità delle Comunicazioni chiedendo di adottare una regolamentazione urgente anche per le offerte bundle (internet, telefono e pay tv), individuando nel mese il periodo temporale minimo. Speriamo avvenga al più presto, così come auspichiamo un intervento risolutore da parte del legislatore che stabilisca la fattura mensile per tutti: telefonia fissa, mobile e pay tv” conclude Dona.

GPL: come e quando usarlo

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Cosa ti viene in mente quando si parla di GPL? Raccontaci la tua opinione e alla fine del questionario leggi i consigli dell’esperto sull’uso sicuro.

Roma, 20 ottobre 2017 – “Conosci il GPL e le sue caratteristiche?” Raccontaci se e come lo usi rispondendo a 5 semplici domande: alla fine del questionario potrai leggere i consigli dell’esperto!”  E’ quanto si legge in una nota dell’Unione Nazionale Consumatori che ha lanciato la survey.
“Non tutti -spiega l’avv. Massimiliano Dona, Presidente dell’UNC – conoscono le proprietà e gli usi del GPL , sia ad esempio per alimentare le auto sia per l’utilizzo che se ne può fare in casa. Proprio per questo abbiamo realizzato la survey ‘GPL: come e quando usarlo’. La vostra opinione è importante -conclude Dona- partecipate numerosi e continuate a seguirci sul sito www.consumatori.ite sui nostri canali social per scoprire i nostri utili consigli”.
CLICCA QUI PER PARTECIPARE ALLA SURVEY  E SCOPRIRE I CONSIGLI DELL’ESPERTO

Etichette: sì all’obbligo di indicare lo stabilimento di produzione

etichette alimentari

Buone notizie: vinta la sfida per ottenere più informazioni in etichetta! Dal 5 aprile 2018, infatti, sarà applicabile in Italia l’obbligo di indicare sull’ etichetta dei prodotti alimentari la sede e l’ indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento.

La nuova normativa (pubblicata in Gazzetta ufficiale la scorsa settimana) prevede un periodo transitorio per lo smaltimento delle etichette già stampate senza questa informazione. Poi si dovrà indicare la località ove si trova lo stabilimento stesso e anche del suo indirizzo, qualora l’indicazione della località non sia sufficiente ad indentificare in modo agevole l’mpianto produttivo.

La legge prevede anche alcune eccezioni come ad esempio nel caso in cui  l’indicazione della sede dello stabilimento sia ricompresa nel marchio. Inoltre l’obbligo non si applica ai prodotti alimentari già regolamentati, come vini, spumanti, etc.

Il nuovo obbligo è stato introdotto con la finalità di garantire una più completa informazione al consumatore italiano e una migliore tracciabilità degli alimenti da parte degli organi di controllo, facilitando la gestione delle crisi in materia di sicurezza alimentare.

Seppure non siano mancate le polemiche (l’indicazione dello stabilimento in etichetta non è previsto a livello europeo e rappresenta un vincolo applicabile solamente alle aziende che producono o confezionano in Italia) si tratta di una buona notizia a giudizio di chi, come noi dell’Unione Nazionale Consumatori, si è battuto per ripristinare un diritto sacrosanto per i consumatori: quello di poter scegliere i prodotti che portiamo a tavola anche in base alla provenienza.

Intendiamoci non è qui messa in discussione la sicurezza o la qualità del cibo (esistono infatti regole europee che impongono a tutte le aziende che operano in ambito comunitario di rispettare rigorosi sistemi di autocontrollo) ma l’esclusione dell’indicazione dello stabilimento di produzione rappresentavo un serio passo indietro per la consapevolezza dei consumatori.

Mi spiego meglio: come è ormai noto, i marchi italiani nelle mani di gruppi stranieri sono parecchi e sono forse destinati ad aumentare per la crisi della nostra economia; in un mondo globalizzato, il fenomeno non è di per sé negativo a condizione però che gli acquirenti stranieri siano in grado di conservare l’impegno industriale in Italia. E invece ci sono multinazionali che delocalizzano e licenziano in Italia, continuando a vendere i prodotti con marchi italiani: in alcuni casi questo è un inganno per i consumatori perché a quel punto il prodotto perde qualcosa della sua identità.

Dunque, reintroducendo l’obbligo di indicare lo stabilimento di produzione in etichetta, si garantisce al consumatore una scelta informata di acquisto, che ragionevolmente può tendere a favorire gli alimenti realizzati in un determinato luogo da uno specifico produttore. Non solo per nazionalismo, ma anche come riconoscimento del valore delle tradizioni e della cultura alimentare dei singoli territori. 

Senza contare che, grazie a questa informazione, si  consente al consumatore di scegliere il prodotto più conveniente: l’indicazione dello stabilimento permette  infatti di capire se due prodotti (anche di marca diversa) sino realizzati dallo stesso produttore e quindi si può scoprire ad esempio che un tipo di biscotti del discount o del supermercato possono essere in alcuni casi uguali a  quelli di marca. 

Infine, aspetto da non trascurare, dal punto di vista sanitario, la disponibilità immediata dell’informazione della sede dello stabilimento nei casi di allerta, consente alle autorità di ricostruire la filiera e accorciare notevolmente i tempi di indagine in caso di emergenze, così riducendone anche l’impatto mediatico.

Cresce, insomma, la trasparenza per gli acquisti dei consumatori.

Autore: Massimiliano Dona
Data: 18 ottobre 2017

TELEFONIA: Calenda, misura bollette 28 giorni in dl fisco o manovra

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Accolta nostra richiesta. Finalmente una buona notizia per i consumatori

Roma, 18 ottobre 2017 – Il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha dichiarato ora che l’intervento per evitare le cosiddette bollette a 28 giorni e riportare la fatturazione degli operatori tlc a un mese arriverà o come emendamento al dl fisco o nella legge di bilancio.

“Ottimo! Accolta la nostra richiesta. Finalmente una buona notizia per i consumatori italiani!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Ora la speranza è l’intervento del legislatore non si limiti a ribadire quanto già deciso dall’Authority delle Comunicazioni con la delibera 121/17/CONS, mai sospesa da alcun Tar e, quindi, vigente, ma preveda sia l’estensione della fatturazione mensile anche alle pay tv e alla telefonia mobile sia l’immediata restituzione dei soldi ai consumatori” conclude Dona.

Corte dei Conti: rischio da arretramento su pensioni

Ogni arretramento sul fronte pensioni esporrebbe il comparto e quindi la finanza pubblica in generale a rischi di sostenibilità. Lo afferma il presidente della Corte dei Conti, Arturo Martucci che invita a confermare i caratteri strutturali della riforma Fornero, a partire dai meccanismi di adeguamento automatico di alcuni parametri (come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione).

L’azione di spending review portata avanti dal Governo in questi anni è stata condizionata dall’urgenza impressa dalla crisi, e dunque dalle esigenze di breve periodo. Ciò ha comportato il sacrificio di interi comparti (basti pensare al pesante declino dell’attività di investimento nelle infrastrutture pubbliche) e le difficoltà crescenti nell’offerta dei servizi alla collettività che, in alcuni settori, mostrano una riduzione significativa della qualità delle prestazioni.

La lotta all’evasione presenta per sua natura esiti incerti già nel breve periodo. Inoltre gli anticipi di imposta possono incidere sulla tenuta del gettito in un orizzonte temporale che si estenda oltre quello dell’urgenza del risanamento. La ricerca di risultati immediati e quindi su interventi non strutturali, potrebbe generare effetti distorsivi sull’assetto del nostro sistema fiscale, che, al contrario, sollecita riforme in grado di recuperare i principi di fondo cui dovrebbe ispirarsi.

Le anticipazioni di gettito implicite nelle diverse misure (maggiorazioni su ammortamenti, rivalutazione dei beni d’impresa …), potrebbero riflettersi negativamente sugli esercizi futuri. E un effetto analogo potrebbe derivare dall’estensione dei meccanismi di contrasto all’evasione, come split payment e reverse charge; se consentono di ridurre i rischi di evasione, accelerando nell’immediato i flussi di gettito all’Erario, espongono il sistema a future richieste di rimborsi da parte di contribuenti in credito.

Quella che si sta aprendo sarà una fase straordinariamente favorevole per la correzione del debito nonostante la risalita dei tassi incorporata nelle previsioni. E’ una occasione che non può essere persa.