Archivio mensile:Marzo 2013

E’ lecito registrare una telefonata? Ecco cosa prevede il Codice Privacy

Registrare una conversazione tra due persone, entrambe presenti ma all’insaputa dell’altro, è lecito e non richiede alcuna autorizzazione del giudice o della polizia. Portare con sé una microspia o un semplice smartphone con l’applicazione di registrazione vocale in modalità “on” non è illegale e il file audio può essere utilizzato per sporgere querela o in un giudizio civile (un risarcimento, un recupero crediti, ecc.). Ciò che è illecito, invece, è registrare una conversazione all’insaputa dell’altra persona in casa di quest’ultima, nella sua auto o mentre è sul suo posto di lavoro. Allo stesso modo è vietato dalla legge lasciare un registratore in una stanza e andare in un’altra sperando che gli “intercettati” si sentano liberi di parlare senza timore di essere controllati. Ma è legale registrare una telefonata? Essendo il telefono dell’altra persona collocato proprio nella sua abitazione, si può commettere reato di invasione della privacy. Cosa dicono a riguardo la legge e la giurisprudenza? È quello che cercheremo di spiegare in questo articolo.

Cos’è un’intercettazione telefonica

Anche se spesso si parla di “intercettazione telefonica” con riferimento alla registrazione di una chiamata fatta da chiunque, in realtà le «intercettazioni» sono solo quelle effettuate dalla polizia giudiziale su autorizzazione del giudice. Tali intercettazioni, volte alla ricerca della prova nei confronti dell’indagato, possono avvenire solo nel rispetto di determinati limiti (di spazio, di tempo e per specifici e gravi reati).

Se però la polizia ha le mani legate, il privato cittadino non le ha ed è sempre libero di registrare una conversazione o una telefonata senza dover chiedere il permesso alle autorità. Vedremo a breve come deve svolgersi tale attività per poter essere lecita.

Registrare una conversazione all’insaputa dei presenti

È lecito registrare una conversazione che si intrattiene tra più persone ed all’insaputa di tutti o solo di alcuni. Chi parla accetta anche il rischio di essere registrato, dice la Cassazione. È però necessario che:

  • alla conversazione partecipi colui che sta registrando. Questi non può limitarsi a lasciare il registratore e ad andare via, così facendo presumere agli altri di essere liberi di dire ciò che vogliono;
  • la registrazione non avvenga nei luoghi di privata dimora della “vittima”. Ad esempio, è illegale andare a casa di un amico o nel suo ufficio riservato e attivare il registratore. Bisognerebbe chiedergli invece di scendere in strada o di andare al bar e solo lì, in un luogo pubblico, attivare la microspia. È anche possibile registrare in casa propria quello che dicono invece gli ospiti.

Registrare una telefonata all’insaputa dell’altro

Così come è legale la registrazione di una conversazione tra presenti e all’insaputa di questi, la registrazione di una telefonata con un’altra persona ignara di essere “intercettata” non viola l’altrui privacy e, quindi, non costituisce reato (quello di «interferenze illecite nella vita privata» ). Questo perché, secondo la Cassazione, la registrazione non fa che fissare, su una memoria elettronica, ciò che è già “nostro” e fa parte del nostro patrimonio sensoriale, essendo stato captato dal nostro udito e immagazzinato nella nostra memoria. Insomma, poiché la conversazione diventa parte del nostro bagaglio di conoscenze, la registrazione di una chiamata su un file audio o video altro non è altro che una ripetizione di ciò che la nostra stessa memoria ha già compiuto: l’immagazzinamento di un fatto storico a cui abbiamo partecipato direttamente. Vietare la registrazione, del resto, sarebbe più o meno come comandare di “dimenticarsi di una conversazione” . Il che è assurdo.

Per citare le parole della Suprema Corte, la registrazione fonografica di una conversazione o di una comunicazione a opera di uno degli interlocutori non è riconducibile, quantunque eseguita clandestinamente, alla nozione di intercettazione, ma costituisce forma di memorizzazione fonica di un fatto storico, della quale l’autore può disporre legittimamente, anche a fini di prova nel processo. A tal fine nulla rilevando che sia stata la polizia giudiziaria a fornire al privato, che provvede alla registrazione, lo strumento per la registrazione.

Tale è stato anche l’orientamento espresso dalle Sezioni Unite della Cassazione nella famosa sentenza “apripista” del 2003  secondo cui la registrazione del colloquio, in quanto rappresentativa di un fatto, integra la prova documentale.

Posso far sentire ad altri o pubblicare la conversazione telefonica?

Se è legale registrare una telefonata, non lo è invece la pubblicazione del suo contenuto. Non si può quindi far ascoltare l’audio a una platea di uditori (ad esempio nel corso di una riunione di condominio), non si può pubblicare il file su internet o su un social network (a meno che si distorca il suono in modo da non far risalire all’autore della dichiarazione e vengano oscurati eventuali altri nomi citati nella conversazione). La legge vieta infatti solo la diffusione della conversazione  salvo ci sia il consenso di tutti coloro che vi hanno partecipato (e non solo di uno).

Resta chiaramente lecito far sentire il contenuto della registrazione telefonica a un giudice, a un carabiniere, a un poliziotto e a qualsiasi altra autorità preposta alla tutela dei diritti del cittadino.

Ad esempio, è possibile fa ascoltare il file nel corso di un procedimento disciplinare dinanzi al proprio datore di lavoro; in una causa di separazione o divorzio per dimostrare, ad esempio, l’altrui confessione di tradimento; o in un giudizio per il recupero di un credito, per provare l’ammissione del debitore.

Quali norme citare per considerare lecita la registrazione di una telefonata?

Sembrerà strano ma è proprio il Codice della Privacy  a consentire la registrazione di una telefonata eseguita all’insaputa dell’altro conversante. Ciò infatti è necessario «per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento».

Si può registrare una videoconferenza?

Le stesse regole previste per il telefono o lo smartphone valgono anche per le video conferenze. È lecito quindi registrare una chiamata via Skype o con qualsiasi altra applicazione per i video messaggi, fosse anche WhatsApp, Messenger, Google Hangout.

Fonte: https://www.privacyitalia.eu/
Data: 30 novembre 2017

La classifica delle truffe del Black Friday

Hai acquistato online i primi regali di Natale approfittando delle promozioni del Black Friday, ma le cose non sono andate esattamente come ti aspettavi? Puoi contattare i nostri esperti attraverso lo sportello dedicato alle truffe dell’ #Afterblackfriday per avere assistenza o semplicemente segnalare una scorrettezza.

Il Black Friday è una tradizione d’oltreoceano: dopo il  giorno del Ringraziamento (la festa che si celebra il quarto giovedì di novembre negli Usa e in Canada), infatti, i consumatori americani sono abituati a dare l’assalto ai grandi magazzini dove sono proposti sconti speciali allo scopo di favorire lo shopping e dare il via alle spese natalizie. Da qualche anno è diventato comune anche da noi e anzi la giornata degli sconti si è trasformata nella settimana del Black Friday con sconti e offerte speciali che si trascinano più a lungo.

Il problema è che non sempre le offerte sono così convenienti come vogliono farci credere: per questo motivo abbiamo lanciato la campagna #afterblackfriday per offrire assistenza ai consumatori che hanno fatto acquisti online in questi giorni, oltre a realizzare una indagine sui raggiri più diffusi durante queste settimane. Possiamo suddividere le segnalazioni che giungono ai nostri sportelli in tre principali filoni di scorrettezza: in testa alla classifica, le famose promozioni fino a esaurimento scorte per le quali a molti è sembrato più facile restare a bocca asciutta che cogliere l’affare. Una montagna di segnalazioni ci è giunta, ad esempio per una campagna lanciata dalla piattaforma e-price: secondo quanto riferito dai consumatori delusi, durante la black hour (cioè i sessanta minuti in cui si è concentrata l’offerta) era impossibile accedere al sito. L’operatore si è difeso imputando il disservizio al grande successo dell’iniziativa. 

Al secondo posto abbiamo registrato le classiche offerte gonfiate così da farle apparire scontate (esattamente come fanno i commercianti scorretti durante i saldi). Un consumatore ad esempio ci segnala che nella catena di elettronica Euronics hanno dimenticato di rimuovere i vecchi volantini così svelando un trucco vecchio come il mondo, ma evidentemente ancora in voga!

Al terzo posto della classifica dei reclami di questo post Black Friday, infine, il vero e proprio saccheggio perpetrato a danno dei nostri dati che vengono continuamente estorti con la scusa di consentire l’accesso a sconti e promozioni. Sul punto però si è espresso in maniera inequivocabile il Garante privacy: i consumatori devono poter navigare liberamente su un sito di e-commerce senza essere obbligati a rilasciare il consenso per finalità di marketing e promozione commerciale. Tanto più che il consenso deve essere libero: non si può obbligare l’utente a ricevere pubblicità solo per accedere alla vetrina online di un sito internet.

A queste lamentele si aggiungono i classici disservizi degli acquisti online: ritardo nella consegna, prodotti diversi rispetto all’ordine, ma anche difficoltà nel reso, nella richiesta di rimborso, prodotti difettosi e pubblicità ingannevoli.

Se anche tu se una vittima delll’after black Friday, contattaci attraverso lo sportello dedicato alle truffe dell’ #Afterblackfriday o scrivi sui social utilizzando l’hashtag #afterblackfriday.

Autore: Simona Volpe
Data: 30 novembre 2017

ACQUISTI: la classifica delle truffe del Black Friday

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Dopo le promozioni dei giorni scorsi, Unc presenta la classifica delle segnalazioni ricevute e attiva uno sportello dedicato proprio a #afterblackfriday

Roma, 30 novembre 2017 – “In molti hanno pensato di approfittare del Black Friday per i regali di Natale (e non solo), ma ora basta dare uno sguardo ai reclami raccolti dai nostri sportelli per capire che non sempre la convenienza è quella che vogliono farci credere!”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Presidente Unione Nazionale Consumatori all’indomani degli sconti e delle offerte speciali promosse negli ultimi giorni tra il Black Friday e il Cyber Monday (come viene definito il lunedì successivo dedicato allo shopping online).

“Il Black Friday è una tradizione d’oltreoceano -spiega Dona- dopo il  giorno del Ringraziamento (la festa che si celebra il quarto giovedì di novembre negli Usa e in Canada) i consumatori americani sono abituati a dare l’assalto ai grandi magazzini dove sono proposti sconti speciali allo scopo di favorire lo shopping e dare il via alle spese natalizie. Da qualche anno è diventato comune anche da noi e anzi la giornata degli sconti si è trasformata nella ‘settimana’ del Black Friday’, con sconti e offerte speciali che si trascinano più a lungo.”

“Il problema -prosegue l’avvocato Dona- è che tra offerte online, promozioni, saldi anticipati e quant’altro si genera una crescente confusione tra i consumatori. A confermarcelo è la grande quantità di reclami e segnalazioni che stiamo ricevendo in questi giorni agli sportelli dell’Unione Nazionale Consumatori. Per questo motivo abbiamo realizzato una indagine sui raggiri più diffusi durante queste settimane che possiamo riassumere in tre principali filoni di scorrettezza denunciati dagli utenti. In testa alla classifica, le famose promozioni ‘fino a esaurimento scorte’ per le quali a molti è sembrato più facile restare a bocca asciutta che cogliere l’affare. Una montagna di segnalazioni ci è giunta, ad esempio per una campagna lanciata dalla piattaforma e-price: secondo quanto riferito dai consumatori delusi, durante la black hour (cioè i sessanta minuti in cui si è concentrata l’offerta) era impossibile accedere al sito. L’operatore si è difeso imputando il disservizio al grande successo dell’iniziativa. 

Al secondo posto -aggiunge il Presidente Dona-  abbiamo registrato le classiche offerte gonfiate così da farle apparire scontate (esattamente come fanno i commercianti scorretti durante i saldi). Un consumatore ad esempio ci segnala che nella catena di elettronica Euronics hanno dimenticato di rimuovere i vecchi volantini così svelando un trucco vecchio come il mondo, ma evidentemente ancora in voga!

Al terzo posto della classifica dei reclami di questo post Black Friday, infine, il vero e proprio saccheggio perpetrato a danno dei nostri dati che vengono continuamente estorti con la scusa di consentire l’accesso a sconti e promozioni. Sul punto però si è espresso in maniera inequivocabile il Garante privacy: i consumatori devono poter navigare liberamente su un sito di e-commerce senza essere obbligati a rilasciare il consenso per finalità di marketing e promozione commerciale. Tanto più che il consenso deve essere libero: non si può obbligare l’utente a ricevere pubblicità solo per accedere alla vetrina online di un sito internet.”

A queste lamentele si aggiungono i classici disservizi degli acquisti online: ritardo nella consegna, prodotto diversi rispetto all’ordine, ma anche difficoltà nel reso, nella richiesta di rimborso, prodotti difettosi e pubblicità ingannevoli. Per far fronte a queste segnalazioni, l’Unione Nazionale Consumatori ha attivato uno sportello dedicato alle truffe dell’ #Afterblackfriday”. Per avere l’assistenza dei nostri esperti o segnalarci semplicemente delle scorrettezze vai sul sito www.consumatori.it o sulle pagine social utilizzando l’hashtag #afterblackfriday

TELEFONIA: con la fiducia al Dl Fisco, stop a bollette 28 giorni

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Vittoria dei consumatori, ora Agcom rimborsi.  Su equo compenso, invece, scelta anacronistica

Roma, 29 novembre 2017 – “La fiducia sul dl Fisco consente una grande vittoria per i consumatori che, almeno per una volta, riusciranno ad averla vinta contro i colossi delle telecomunicazioni, ottenendo il ripristino della bolletta mensile” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Ora chiediamo che l’Autorità delle Comunicazioni indennizzi i consumatori per il pregresso e che l’Antitrust vigili su eventuali aumenti” prosegue Dona.

“Certo il provvedimento contiene anche norme sbagliate, anacronistiche, come l’equo compenso, che di fatto ripristina le tariffe minime, danneggiando i consumatori. E’ incredibile che il legislatore si sia preoccupato di tutelare il professionista dal cliente forte e non il semplice cliente dal professionista troppo caro. Anche ipotizzando che lo strumento per tutelare il professionista da un cliente dal grande potere contrattuale sia la tariffa minima, ci si dimentica che si tratta comunque di casi numericamente insignificanti rispetto al danno che la reintroduzione della tariffa minima produrrà per la maggior parte della clientela, fatta di semplici famiglie, imprenditori e piccole aziende che vorrebbero ricevere assistenza ad un prezzo ragionevole” prosegue Dona.

“Infine, ci domandiamo se un professionista che assiste un grande gruppo sia davvero bisognoso di essere finanziariamente sorretto con le tariffe minime e non invece un giovane neolaureato che fa il suo ingresso nel mercato delle professioni” conclude Dona.

Milano: la città più smart

Milano è la smart City più avanzata in Italia, confermandosi al primo posto per il quarto anno consecutivo, staccando le altre città per crescita economica, mobilità sostenibile, ricerca/innovazione, trasformazione digitale, con ottimi risultati anche nella partecipazione dei cittadini.

La valutazione arriva da ‘ICity Rate 2017’, il rapporto annuale realizzato da FPA per fotografare la situazione delle città italiane nel percorso per diventare smart, ovvero più vivibili e più vicine ai bisogni dei cittadini. Ma in questa edizione il distacco del capoluogo lombardo è quasi azzerato, per l’introduzione di variabili ambientali come il consumo di suolo (Milano è al 97esimo posto) e qualità dell’aria (98esima). Al secondo posto la tallona Bologna, che ha solo due punti di distanza dal vertice (erano oltre 50 del 2016), potendo vantare il primato nell’energia e nella governance. Firenze si riprende il terzo posto che aveva perso lo scorso anno, in particolare grazie a politiche per turismo sostenibile e cultura, crescita digitale ed energia. Completano la top ten Venezia, Trento, Bergamo (risalita di ben 5 posizioni), Torino, Ravenna, Parma e Modena. In evidente ritardo, invece, le città del Sud: la prima è Cagliari, solamente 47esima.

All’ultimo posto c’è Trapani, preceduta da Vibo Valentia, Caltanissetta, Agrigento, Crotone, Catanzaro, Enna, Catania, Foggia e Benevento. Roma, infine, risale di quattro posizioni e si piazza al 17esimo posto grazie alla trasformazione digitale, alla cultura e al turismo.

L’esperto risponde su… rimborso treno

Sono arrivata tardi a un incontro di lavoro perché il treno che avevo prenotato ha subìto un ritardo. Ho diritto al risarcimento? 

Per tutte le categorie di treni è prevista un’indennità in bonus o in denaro pari al: 

  • 25% del biglietto per i treni Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca per ritardi tra 30 e 59 minuti: per questi treni si ha diritto solo a un bonus per l’acquisto di un altro biglietto e non alla restituzione del denaro; 
  • 25% del biglietto per tutti gli altri treni per ritardi tra 60 e 119 minuti; 
  • 50% del biglietto per ritardi superiori a 120 minuti. 

Non vengono invece riconosciuti indennizzi di importo inferiore ai 4 euro. 

La richiesta di indennità deve essere fatta entro 12 mesi dalla data del viaggio secondo i canali di contatto indicati da Trenitalia.

HAI BISOGNO DEL NOSTRO AIUTO? SCRIVICI ALLO SPORTELLO DEDICATO

Scopri tutte le nostre FAQ

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 29 novembre 2017

Il notaio risponde su… donazioni

E’ possibile riservarsi la disponibilità del bene donato trasferendone al beneficiario solo la titolarità, conservando la disponibilità materiale e il godimento per tutta la vita (es. un immobile)?

Si può ottenere mediante la donazione con riserva di usufrutto: la legge infatti prevede che “è permesso al donante di riservare l’usufrutto dei beni donati a proprio vantaggio”. Benché la legge faccia riferimento nella norma relativa alla riserva al solo usufrutto, si ritiene che detta riserva possa riguardare anche altri diritti reali di godimento come il diritto di abitazione, il diritto di uso, il diritto di superficie, altro. La legge consente inoltre di prevedere la riserva del diritto di usufrutto, oltre che a proprio vantaggio, anche a vantaggio di un’altra persona o di più persone congiuntamente (in quest’ultimo caso, mai in successione l’una rispetto all’altra ma con estinzione dell’usufrutto alla morte del più longevo dei beneficiari). Il ricorso a questa particolare forma di riserva in sequenza è molto diffuso nella pratica, soprattutto nel caso in cui un genitore, proprietario esclusivo della casa di abitazione, intenda donare la nuda proprietà della stessa ai propri figli, riservando l’usufrutto per sé e dopo la propria morte a favore del coniuge.

Guida “Donazioni consapevoli” Consiglio Nazionale del Notariato

Premio Dona, la casa dei consumatori di ieri, di oggi e di domani

Premio Dona 2017, il mondo dei consumatori e delle imprese ha risposto “presente” all’invito dell’Unione Nazionale Consumatori per l’undicesima edizione dell’evento dedicato alla memoria di Vincenzo Dona, il padre del movimento consumerista in Italia. Il 24 novembre, nella abituale cornice del Teatro Argentina di Roma, il presidente di Unc, Massimiliano Dona, ha aperto i lavori con un caloroso “benvenuti a casa”. Perché è di casa intelligente, di domotica e internet delle cose (IoT, Internet of things) che si è parlato in questa edizione del premio, nella convinzione che la rivoluzione digitale che sta entrando nelle nostre case porterà vantaggi e “comodità” per tutti, ma a patto che ci sia piena consapevolezza da parte dei consumatori.

PER RIVIVERE LE EMOZIONI DELLA GIORNATA CON LE FOTO, I VIDEO E MOLTO ALTRO, VAI ALLA PAGINA PREMIO DONA 2017

Casa intelligente, opportunità e rischi

Produttori e fruitori dell’innovazione si sono seduti allo stesso tavolo per un confronto a 360 gradi che, attraverso un carosello di suggestivi spot pubblicitari -dal bianco e nero de I Pronipoti ai contrasti emozionali su cui punta l’accattivante linguaggio odierno del marketing- ha preso per mano il consumatore aprendogli le porte di un futuro che sta già vivendo.  

Il titolo scelto per questa edizione del Premio Dona, “Home smart home” è stato scelto proprio per spiegare che qualunque sia il nostro concetto di abitazione -dalla casa sull’albero che sognavamo quando eravamo piccoli a quella iperconnessa- l’importante è “sentirsi a casa”, dentro e fuori le mura domestiche. “Pensando alla casa -ha spiegato Massimiliano Dona- siamo chiamati ad aggiornare la nostra cassetta degli attrezzi delle attenzioni da riservare ai nostri consumi e agli oggetti che popolano le nostre abitazioni. Se facciamo questo passaggio, non avremo alcun motivo per temere l’Internet delle cose”. Insomma, “sono ormai maturi i tempi per una crescita di consapevolezza collettiva. La domotica, i nostri dati che vengono costantemente monitorati, gli spazi in cui viviamo sorvegliati da micro-telecamere, il concetto di cyber security domestica, fanno tutti parte di un processo che non dobbiamo subire ma vivere. Solo così ci sentiremo ancora padroni delle nostre chiavi di casa”.

Casa intelligente: i protagonisti

Durante la mattinata dei lavori, il registro narrativo ha così seguito il doppio filone che anima l’“internet delle case”: sentimento e tecnologia, accoglienza e smart solutions. A essere raccontate sono le esperienze di chi sta costruendo, mattone su mattone, la casa del domani e offrendo soluzioni per renderla più comoda e attenta agli sprechi. Sul palco si sono alternati Gianni Bientinesi, Business Intelligence Director di Leroy Merlin; Riccardo de Bernardinis, Ceo di Ernesto.it; Massimo Bernardoni, Co-Founder di Airlite; ; Claudio Velardi, Presidente della Fondazione Ottimisti Razionali; Francesco Casoli, Presidente di Elica; Milvia Panico, Head of Corporate Communication & PR METRO Italia Cash and Carry; Barbara Covili, General Manager Mytaxi Italia; Giuliano Sciortino, Segretario Generale AVEDISCO (Associazione Vendite Dirette Servizio Consumatori); Mauro Berruto, Ad della Scuola HoldenGiulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano; Romano Righetti, Direttore External Affairs Vodafone Italia; Massimo Villa, Responsabile marketing Sviluppo Immobiliare BTicino; Daniele Lago, Ad LAGO; Francesco Morace, Sociologo e Presidente di Future Concept Lab. In mezzo, la performance sonora di Chiara Luzzana, Sound designer che ha fatto ballare la platea al ritmo dei rumori della casa e due tavole rotonde: la prima moderata dal giornalista di Largo Consumo, Armando Garosci, dal titolo “Quanto spreco” con protagonisti il Presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia, il Presidente di Federdistribuzione Giovanni Cobolli Gigli, il Presidente di Fondazione Banco Alimentare Onlus Andrea Giussani e il Direttore dell’Istituto Italiano Imballaggio Marco Sachet. La seconda moderata da Marco Vignola, Responsabile settore energia di UNC, con ospiti Mauro Fanfoni, Responsabile strategia e innovazione di Eni gas e luce, Marco Landoni, Direttore Marketing Edison Energia; Renato Cremonesi, Presidente di Cremonesi.

I premi

Momento particolarmente atteso è stato quello dell’assegnazione dei Premi. L’Associazione Peter Pan Onlus è stata insignita del Premio Vincenzo Dona per le personalità “per il quotidiano impegno nel regalare un sorriso a bambini e adolescenti affetti da malattie onco-ematologiche e per il lavoro di dare ospitalità alle loro famiglie, ricordando che la casa è prima di tutto accoglienza, condivisione e socializzazione”.*

Lo stesso premio è andato agli studenti dell’Istituto Professionale per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera Vincenzo Gioberti “per l’impegno nella formazione delle giovani generazioni come professionisti dell’accoglienza e per la passione nel favorire la crescita di consapevolezza nei giovani consumatori.”

Per la sezione “stampa”, il riconoscimento è andato alla rivista Home!; per la sezione “migliori tesi di laurea in materia di tutela dei consumatori” a Melissa Sessa dell’ Università di Roma La Sapienza per una tesi dal titolo “La smart home nella sua dimensione sociale”; per il comitato UNC alla delegazione di Senigallia (AN).

Il senso del Premio Dona 2017

Tanti spunti interessanti in questa lunga mattinata di confronto, ma affidiamo una possibile sintesi alle parole di Mauro Berruto, Amministratore Delegato della  Scuola Holden, e a Francesco Morace, sociologo e vincitore dell’edizione 2016 del Premio Dona.

Il messaggio di Berruto, una vita dedicata allo sport e alla formazione dei giovani e dei campioni, è stato molto apprezzato: raccontando la casa come un viaggio in cerca di accoglienza ha ricordato “il gesto a cui tendiamo da sempre. Tornare a casa è il motore che spingeva Ulisse verso Itaca 2800 anni fa, il desiderio che tutte le mattina ci entra in testa quando usciamo per raggiungere i nostri posti di lavoro o partiamo per viaggi brevi o lunghi che siano. Tornare a casa è l’obiettivo più genuino degli umani, dai tempi delle caverne a quelli dei grattacieli, perché la nostra “casa” evoca un senso di sicurezza, è un confine che tracciamo e che definisce il luogo del nostro sentirci protetti. Ma, come ha detto Claudio Magris, ‘Io penso che le frontiere vadano superate, ma anche mantenute assieme alla propria identità. Un modo corretto di viverle è sentirsi anche dall’altra parte’”.

Anche Francesco Morace ha portato in qualche  modo la riflessione sul concetto di abbattimento delle barriere in quanto la casa non è più il bozzolo sicuro in cui rifugiarsi, ma si va oltre:  “nella metamorfosi in atto nella nostra quotidianità, le qualità di vita tipiche della domesticità diventano pervasive e influenzano il vissuto degli uffici, dei mezzi di trasporto e di molte aree urbane. Nello stesso tempo la dimensione tecnologica dell’online modifica la progettazione delle case e dei suoi spazi di vita, adeguandosi ai nuovi comportamenti dei ConsumAutori”. Non solo, diventa fondamentale l’alleanza generazionale con nonni costretti a diventare tecnologici per rimanere connessi ai propri nipoti: nelle parole di Morace, come in quelle di Berruto, c’è il senso di questa giornata di lavori e dell’impegno quotidiano a difesa dei diritti dei consumatori che l’Unc porta avanti da quando è stata fondata nel 1955 da Vincenzo Dona.

Un impegno che si tramanda di generazione in generazione, come dimostra il sorriso del piccolo Vincenzo Dona, preso in braccio sul palco del Teatro Argentina dal papà Massimiliano per salutare simbolicamente il nonno nel giorno che porta il nome di entrambi

Consumatori di ieri, di oggi e di domani, l’appuntamento è alla prossima edizione!

Autore: Simona Volpe e Rocco Bellantone
Data: 29 novembre 2017

sondaggio gpl

GPL: ecco cosa ne pensano e come lo usano i consumatori

sondaggio gpl

Carburante per auto (83% delle risposte) ed energia per alimentare la casa (63% delle preferenze) : sono questi i due principali usi che i consumatori conoscono del GPL secondo quanto emerso dall’indagine UNC “GPL: COME E QUANDO USARLO”.

SCOPRI I RISULTATI COMPLETI DELLA SURVEY

Lo studio ha voluto indagare qual è la percezione delle persone sull’uso del GPL per alimentare le automobili: se per quasi 9 consumatori su 10 “auto a GPL” è sinonimo di risparmio, il 69% ritiene che sia un prodotto ecologico, mentre il 42% è attratto dalla libertà di movimento possibile anche in situazioni come quella dei blocchi del traffico. Otto consumatori su 100 pensano invece alla necessità di una maggiore informazione sulla sicurezza dell’autovettura e 7 su 100 credono che sia un prodotto innovativo.

Passando dall’automobile alla casa, abbiamo chiesto cosa fa venire in mente un’abitazione alimentata a GPL: sul podio troviamo l’energia pulita con il 56% delle preferenze, seguita dalla versatilità (45%) e della presenza capillare su tutto il territorio, anche in aree rurali e montane (36%). Chiudono la classifica a pari merito l’incremento dell’informazione per un uso in piena sicurezza e l’alto rendimento energetico (entrambi con il 14% delle preferenze).

In relazione alle proprietà ecologiche del GPL, il 60% sa che il gas emette un livello quasi nullo di polveri sottili, il 46% che ha basse emissioni di anidride carbonica, il 34% che non inquina falde sotterranee  e il 27% che non emette sostanze pericolose per l’ambiente. Infine, il 16% dei rispondenti ammette di non conoscere nessuna proprietà.

E per quanto riguarda gli usi alternativi del GPL? La possibilità di alimentare barbecue a GPL si classifica al primo posto con il 57% delle risposte, mentre il 31% dei partecipanti dichiara di non conoscere nessun uso alternativo; 24 consumatori su 100 sanno di poter produrre energia elettrica con un generatore a GPL e il 19% che con il GPL si può riscaldare una piscina.

Anche se lo studio non ha valore statistico e intende semplicemente fotografare il sentiment dei consumatori, l’ampio grado di partecipazione riscontrato (con quasi 900 risposte) è un dato molto significativo che evidenzia il diffuso interesse dei cittadini per il tema.

Il GPL è una fonte di energia utile per cucinare, scaldarsi ma anche per viaggiare in auto o andare in campeggio: qualsiasi sia l’utilizzo che se ne faccia, è importante che avvenga sempre in piena sicurezza. Per questo proseguiremo nella nostra attività di informazione ai cittadini, in modo che si accresca la loro conoscenza di questo gas, delle sue proprietà ecologiche e dei suoi usi alternativi e che ne venga garantito sempre un uso corretto e senza pericoli per se stessi e per l’ambiente.

SCOPRI I RISULTATI COMPLETI DELLA SURVEY

Autore: Sonia Galardo
Data: 29 novembre 2017

Pubblicità camuffata sui social, urge l’intervento dell’Antitrust

L’Unione Nazionale Consumatori ha sollevato nei mesi scorsi il problema dei selfie sponsorizzati e più in generale della pubblicità camuffata sui blog e i social network, chiedendo un intervento legislativo e presentando, nel mese di aprile, un esposto all’Antitrust e all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. A distanza di mesi l’Autorità non si è ancora pronunciata in maniera definitiva (ma ha inviato lettere di moral suasion alle aziende a ai principali influencer), tanto che nei giorni scorsi Unc ha presentato un’integrazione della denuncia, aggiungendo nuovi eclatanti casi

Non solo infatti molti influencer continuano a pubblicizzare senza alcuna avvertenza vari prodotti, ma si moltiplicano i micro-influencer che pubblicano post pubblicitari non etichettandoli in modo trasparente o inserendo l’hashtag #AD in modo improprio, cioè ad esempio troppo in là nel corpo del testo di accompagnamento così da non essere visibile al pubblico.

Ma cosa si intende per web influencer? Avrete notato che un crescente numero di celebrity, magari un tempo riservate e gelose della loro privacy, sono ormai molto attive nel postare sui social network foto a raffica della loro vita privata quotidiana, guarda caso in abbinamento con noti brand. Voglia di condividere o foto sponsorizzate? Desiderio di mostrare ai fan i propri gusti e le proprie esperienze o accordi commerciali con i proprietari dei marchi pubblicizzati?

Non è proprio così, basti pensare che già al tempo di Carosello si faceva un uso smodato di testimonial. Oggi le aziende hanno solo capito che oltre ai canali tradizionali, come televisioni, giornali, radio, ora si possono utilizzare i social come Facebook ed Instagram o il blog della star. E così i testimonial diventano web influencer! 

Accanto a  vere e proprie celebrità dello star system (da Belen a Fedez, da AnnaTatangelo a Mariano Di Vaio per citare alcuni dei più attivi sui social) che spesso pubblicizzano sui social network vari prodotti senza alcuna avvertenza, esiste tutta una serie di altri personaggi, cosiddetti “micro-influencer” (come le sorelle Chiara e Angela NastiEliana Cartella per citarne qualcuno) che pur non essendo noti al grande pubblico vantano un numero significativo di followers. 

Anche per questi casi l’Unione Nazionale Consumatori si è rivolta all’Autorità Garante della Concorrenza chiedendo di “attivarsi per accertare la legittimità di questa sorta di product placement sui social network“, ossia della pubblicità indiretta che compare in spazi non prettamente pubblicitari, generalmente senza essere segnalata come tale, di “verificare l’opportunità di interventi” e “di disporre i necessari provvedimenti allo scopo di: vietare l’ulteriore diffusione della pratica (…), ma anche di farsi parte attiva per il recepimento normativo di una disciplina adeguata a preservare le esigenze del consumatore on line.

Non ci resta che aspettare che l’Autorità si pronunci, nella convinzione che ci troviamo nel bel mezzo di una nuova era pubblicitaria per cui è fondamentale stabilire le regole del gioco!

Leggi “Selfie pubblicitari sui social: la nostra campagna per la trasparenza”

Autore: Simona volpe
Data: 29 novembre 2017