Archivio mensile:Marzo 2013

COMMERCIO: la liberalizzazione degli orari non si tocca, nonostante gli scioperi

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

I commercianti annunciano scioperi a Pasqua per protestare contro le aperture  festive. Per Unc la deregulation sancisce la libertà di impresa di poter aprire senza vincoli anacronistici .

Roma, 30 marzo 2018 – Lo sciopero contro le aperture festive, previsto per la prossima Pasqua, secondo la Confcommercio conferma che la deregulation è stata un disastro per il settore e ha portato alla cessazione di almeno 90 mila piccoli negozi.

“I commercianti non prendano scuse! Se hanno chiuso molti piccoli negozi è per via della crisi e dei consumi che, per quanto in leggera risalita, sono ancora al palo. Se le famiglie si sono spostate dai negozi di vicinato alla grande distribuzione e ai discount è solo perché, non riuscendo ad arrivare alla fine del mese, sono in costante ricerca di offerte promozionali e sconti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Giù le mani, quindi, dall’apertura libera dei negozi e no alle speculazioni e ai tentativi di modificare una norma che sancisce la sacrosanta libertà di impresa di poter aprire senza vincoli anacronistici e restrizioni tipici di un’economia dirigistica che non funziona più in nessun paese al mondo” prosegue Dona.

“Non accettiamo, poi, che si usino strumentalmente i lavoratori come paravento. Il diritto al riposo settimanale del singolo lavoratore è sacrosanto e non ha nulla a che fare con l’apertura 24 ore su 24 o quella domenicale. Se, invece, di fare contratti di lavoro part-time di tipo verticale per il week-end ci sono commercianti che sfruttano i dipendenti, imponendo orari di lavoro impossibili, allora si combattano gli abusi ed i sindacati ed il legislatore si occupino di questo problema” conclude Dona

Le aziende rispondono su… svezzamento e carne bianca

Sto iniziando lo svezzamento del mio bambino e la pediatra mi ha consigliato di iniziare con la carne di pollo, posso stare tranquilla?

La carne in generale gioca un ruolo importante nella crescita dei piccoli, è una fonte primaria di alcuni nutrienti e micronutrienti solitamente assenti (come la vitamina B12), o scarsamente rappresentati (zinco, selenio, niacina e riboflavina), o meno biodisponibili (come il ferro) nei prodotti di origine vegetale. La carne serve a colmare un deficit di proteine e ferro del latte materno, dopo il sesto mese di vita, e favorire un sano sviluppo delle capacità neurologiche e psicologiche. È corretto prediligere tra le carni  quelle bianche fin dalle prime pappette: sono una ottima fonte di  proteine, hanno pochi grassi e di buona qualità, una elevata digeribilità e un ragionevole apporto calorico.

Autore: Unaitalia
Data: 4 aprile 2018

ENERGIA: bollette, dal 1° aprile elettricità a -8%, gas a -5,7%

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Risparmio di 105,5 euro, -44,5 euro per luce e -61 euro per il gas. Ribasso record per la luce.

Roma, 29 marzo 2018 – Secondo quanto stabilito da Arera, dal 1° aprile per la famiglia-tipo la bolletta dell’elettricità registrerà una flessione dell’8% mentre la bolletta del gas scenderà del 5,7%.

Secondo lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, per una famiglia tipo significa risparmiare, su base annua, 44,5 euro per la luce e 61 euro per il gas. Una minor spesa complessiva pari a 105,5 euro.

“Ottima notizia. Un calo inaspettato. Anche se le famiglie non potranno usufruire della diminuzione del prezzo del gas, visto che oramai nella maggior parte d’Italia i riscaldamenti si spegneranno il 15 aprile, il solo risparmio sull’elettricità, pari a 44,5 euro, non solo è notevole, ma rappresenta un record” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori.

ANTITRUST: Vittoria! Sanzionata Oscar Rent dopo l’esposto Unc

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Basta con la pratica di dare indicazioni ingannevoli sulla disponibilità delle auto e i tempi di consegna.

Roma, 29 marzo 2018 – L’Autorità Antitrust, grazie all’esposto dell’Unione Nazionale Consumatori, ha sanzionato per 300.000 euro la società Oscar Rent (oggi Xproject Cars Associated Loriga & Leila S.r.l.) per due pratiche commerciali scorrette, una ingannevole ed una aggressiva.

“Una vittoria dei consumatori che ci avevano segnalato la scorrettezza della pratica” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. 

“Ora speriamo che non si ripeta più l’abitudine di dare indicazioni ingannevoli sulla disponibilità delle autovetture offerte a noleggio e sui tempi di consegna” conclude Dona.

Il Banco dell’energia: per il contrasto alla povertà energetica!

Banco dell'Energia

In questi anni di crisi economica si è aggravato un fenomeno che riguarda molti consumatori : la povertà energetica! La fuel poverty è definita come l’impossibilità per una famiglia di far fronte alle spese energetiche di elettricità e gas per mantenere la propria abitazione sufficientemente calda d’inverno o fresca d’estate e per l’utilizzo delle apparecchiature elettriche minime indispensabili (illuminazione, frigorifero, ecc). Le cause sono determinate da diversi fattori: basso reddito, prezzi elevati di elettricità e gas, scarsa efficienza energetica delle abitazioni. Il fenomeno comincia a diventare importante tanto da essere studiato e affrontato sia a livello europeo che nazionale. Ad esempio in Italia da qualche anno è stato introdotto il Bonus Sociale proprio per cercare di aiutare le famiglie in difficoltà.

In questo contesto, A2A, una delle multiutility più importanti in Italia, si è fatta promotrice di una importante iniziativa per il contrasto della fuel poverty: il Banco dell’energia! L’iniziativa prevede la possibilità per i clienti di A2A di donare attraverso la propria
bolletta l’equivalente di quote di energia elettrica e gas a famiglie in difficoltà, clienti di qualunque operatore energetico. Naturalmente anche i clienti di altre imprese possono donare versando direttamente il contributo al Banco. I fondi raccolti nel 2017 sono equivalenti a un anno di luce per 2086 famiglie o a un anno di calore per 1038 famiglie.

Giovanni Valotti

Abbiamo intervistato il Prof. Giovanni Valotti, presidente del Gruppo A2A e del Banco dell’energia per farci raccontare quest’esperienza.

Il Banco dell’energia è una risposta concreta e innovativa al problema della fuel poverty, Cosa ha spinto A2A a mettere in campo questa iniziativa?

L’idea è nata durante la prima tappa del forumAscolto, il percorso di ascolto strutturato nei territori che A2A ha avviato nel 2015 a Brescia con l’obiettivo di favorire il confronto con la società civile sui temi legati alla sostenibilità. Il forum ha evidenziato la necessità di ragionare su un intervento che potesse contribuire a rispondere all’emergenza, sempre crescente, delle cosiddette nuove povertà: un numero sempre maggiore di famiglie che, per improvvisi problemi di lavoro, sociali o di salute, non riescono più a far fronte alle spese della vita quotidiana, a partire dal pagamento delle utenze di luce e gas.

Banco dell'Energia OnlusRiteniamo che, ad oggi, per un’impresa sia fondamentale superare il semplice concetto di valore economico in favore anche della creazione di valore sociale. E’ nato quindi il Comitato Banco dell’energia Onlus, costituito su iniziativa di A2A e delle Fondazioni AEM e ASM, da sempre vicine alle comunità di riferimento e impegnate a migliorare la qualità della vita delle persone nei territori in cui operano.

L’obiettivo del Banco dell’energia è proprio quello di aiutare con interventi mirati quelle famiglie che si trovano ad affrontare situazioni di temporanea vulnerabilità economica e sociale, e donare l’energia che può servir loro per “ripartire”.

Come farà il Banco dell’energia a raggiungere questo obiettivo?

Tramite il sostegno a progetti che a partire dalla distribuzione di beni di prima necessità o con il pagamento di spese urgenti, come le bollette di luce e gas, creino un percorso di sostegno per il recupero delle persone. Il Banco da un lato promuove e gestisce la raccolta delle donazioni, dall’altro eroga i fondi raccolti a Enti senza scopo di lucro   che si occuperanno dell’individuazione e del sostegno alle persone svantaggiate. Target prioritario degli interventi saranno famiglie fragili a rischio di povertà, che magari hanno visto diminuire le proprie entrate e non sono più in grado di sostenere le spese comuni quotidiane. Si tratta di persone che non rientrano nella rete assistenzialistica di associazioni ed enti che si occupano tradizionalmente di situazioni di povertà conclamata, e l’obiettivo sfidante è proprio questo: rivolgersi alle famiglie a rischio “scivolamento” verso la povertà.

A quasi due anni dalla nascita del Banco quali sono i risultati raggiunti?

Il 2017 è stato dedicato all’attività di raccolta fondi, di diffusione dell’iniziativa e di promozione del Bando. A gennaio il Banco dell’energia e Fondazione Cariplo hanno lanciato il Bando “Doniamo energia”, rivolto ad enti no-profit, che hanno presentato diversi progetti legati alla possibilità di intercettare precocemente le famiglie in difficoltà in Lombardia, di sostenerle nelle necessità più impellenti e di realizzare il loro reinserimento sociale con percorsi di recupero Al termine di questo percorso sono stati selezionati 15 progetti che riguardano la Lombardia.

Il “Bando”, per come è stato strutturato, rende possibile questa delicata individuazione delle famiglie bisognose ed il loro conseguente sostegno, prevede un costante monitoraggio dello stato di avanzamento delle attività, e la valutazione dei risultati conseguiti dai progetti stessi. Fondazione Cariplo si occuperà direttamente della gestione della rendicontazione da parte degli enti beneficiari e della valutazione e monitoraggio dell’impatto generato dai progetti sul territorio, condividendo in ogni fase i risultati di tale attività con il Banco dell’energia.

Per il biennio 2018-2019 il Banco dell’energia, sempre con il sostegno di A2A, si è impegnato con Fondazione Cariplo a stipulare un nuovo accordo per il lancio di un nuovo bando simile al precedente.

Utilizzando i fondi raccolti per finanziare progetti presentati da molte associazioni no-profit avete provato a mettere in moto un processo virtuoso e di “restituzione” da parte delle famiglie coinvolte. Ci spiega questa scelta?

L’intenzione è quella di costruire un modello di sostegno di tipo partecipativo anziché assistenzialistico. Un sistema di restituzione per il quale, una volta superato il momento di difficoltà, una persona possa diventare a sua volta sostenitore del Banco, magari contribuendo direttamente alla raccolta di fondi o attraverso forme di volontariato a beneficio della comunità. L’idea è che in questo modo sia possibile riattivare le risorse residue delle persone anche in situazioni di crisi, includere anche chi difficilmente accetterebbe una beneficenza “tradizionale”, e infine favorire meccanismi di tipo generativo a favore della comunità intera.

Quali sono i progetti che sono stati finanziati?

I 15 progetti vincitori del Bando riguardano diversi territori: 4 di essi si rivolgono a Milano e 4 alla provincia, precisamente al Comune di Baranzate, di Cassano d’Adda, di Cernusco sul Naviglio e di Sesto San Giovanni; 2 progetti interessano Brescia e provincia, mentre gli altri si rivolgono ai territori di Pavia, Crema, Cremona, Varese. Un progetto selezionato è legato a tutta la Regione Lombardia.

Si tratta di iniziative interessanti e innovative, sul sito www.bancodellenergia.it/bando/ è possibile consultarle tutte nel dettaglio.

Al momento A2A è l’unica azienda del settore che ha intrapreso questo percorso ma sarebbe importante che il modello venisse replicato anche da altre aziende del settore. Come possiamo lavorare assieme affinché questo avvenga?

A2A ha riconosciuto un problema che tocca sempre più persone attraverso la sua attività di ascolto e di partecipazione sul territorio. Ci auguriamo che anche altre aziende, siano esse operatori energetici o altre realtà, possano contribuire ad affrontare questo tipo di urgenza. E auspichiamo inoltre che questo nostro progetto con le sue modalità innovative di realizzazione, possa diventare una best practice sempre più replicata.

La riuscita del progetto Banco dell’energia è legata anche alla grande partecipazione dimostrata da amministratori e dipendenti di A2A, da aziende fornitrici e clienti, sindacati e pensionati, che colgo l’occasione di ringraziare nuovamente. Il ruolo dell’associazione consumatori è indispensabile per creare una relazione tra i cittadini e l’azienda, ed è inoltre fondamentale la loro capacità di diffondere questo tipo di iniziative.

 

La posizione di UNC sul contrasto alla povertà energetica

Questa importante iniziativa non riesce, naturalmente, a risolvere il problema della fuel poverty che invece dovrebbe essere affrontato in maniera strutturata attraverso innanzi tutto il potenziamento dello strumento del Bonus Sociale. Su questo tema da tempo come UNC chiediamo di ampliare la platea dei clienti vulnerabili aventi diritto al Bonus e aumentarne l’importo sino a coprire almeno il 50% della bolletta. Abbiamo chiesto, inoltre, di rivedere gli scaglioni ISEE, proporzionandoli rispetto al numero dei componenti delle famiglie ed elevandoli in modo da ricomprendere tutte le famiglie in stato di povertà relativa e infine definire una modalità di riconoscimento automatico del bonus.

Leggi la nostra posizione per una bolletta giusta.

Autore: Marco Vignola
Data: 29 marzo 2018

FISCO: reddito imprenditori supera quello dei dipendenti

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Secondo i dati resi noti dal ministero dell’Economia, il reddito degli imprenditori supera per la prima volta quello dei lavoratori dipendenti. Il differenziale è di soli 400 euro, si tratta di un traguardo simbolico e tanto ancora si deve fare per contrastare l’evasione.

Roma, 28 marzo 2018 – Secondo i dati resi noti oggi dal ministero dell’Economia, il reddito degli imprenditori supera quello dei lavoratori dipendenti.

“Anche se il traguardo è solo simbolico ed il differenziale è di appena 400 euro è la prima volta che si verifica il superamento e che, finalmente, gli imprenditori dichiarano più dei lavoratori dipendenti, 21.080 contro 20.680” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“E’ vero che gli imprenditori, come ribadito dal Mef, essendo titolari di ditte individuali, non rappresentano i datori di lavoro dei dipendenti, ma certo era un dato che in passato aveva suscitato indignazione, rappresentando comunque un evidente problema di evasione” prosegue Dona.

“E’ chiaro, comunque, che se l’82% delle tasse continua stabilmente ad essere pagato dai soli lavoratori dipendenti e pensionati vuol dire che la lotta contro l’evasione non è ancora iniziata. Per questo ci preoccupa che sia sparita dall’agenda di tutti i partiti in questa campagna elettorale” conclude Dona.

 

POVERTA’: 900 mila persone beneficiano di sostegni al reddito, ma non basta

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Secondo l’Inps e il Ministero del Lavoro le persone beneficiate da misure di contrasto alla povertà sono nel primo trimestre 2018 quasi 900 mila. Bene, per Unc, ma non basta, raggiunto solo il 15,5% delle famiglie povere. 

Roma, 28 marzo 2018 – Le persone beneficiate da misure di contrasto alla povertà sono nel primo trimestre 2018 quasi 900 mila, 251 famiglie per un totale di 870 mila componenti. E’ quanto riporta oggi l’Inps ed il Ministero del Lavoro.

“Bene, ma non basta. Il Rei è forse il provvedimento migliore varato nella precedente legislatura, ma il problema è che i dati di oggi attestano che finora la misura di contrasto alla povertà ha raggiunto appena il 15,5% delle famiglie in povertà assoluta, pari ad 1 milione e 619 mila famiglie, ed il 18,3% degli individui poveri, pari a 4 milioni e 742 mila” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. 

“Senza contare che l’importo medio mensile, pari a 297 euro, è talmente basso che non è nemmeno sufficiente per far uscire i beneficiari dalla soglia della povertà assoluta” prosegue Dona.

“Per questo chiediamo al prossimo Governo di triplicare gli stanziamenti” conclude Dona.

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Il nostro 2017 insieme

Oltre 50 mila soci, più di 125 mila iscritti alla newsletter, quasi 40 mila casi gestiti in un anno in 110 sedi diffuse in tutto il territorio: sono alcuni dei dati presenti nel Report dell’Attività 2017 dell’Unione Nazionale Consumatori.

Il 2017 è stato un anno importante per la nostra associazione, sia per quanto riguarda la crescita dell’organizzazione con ben 29 nuove sedi su tutto il territorio e quasi 30 mila nuovi iscritti tra sede nazionale e locali, ma anche dal punto di vista degli obiettivi raggiunti: basti pensare che grazie alle campagne #nondisturbarmi e #nofattura28giorni abbiamo ottenuto la modifica della normativa sul telemarketing e sulla fatturazione della telefonia.

In  crescita anche i numeri del nostro servizio assistenza: la sola sede centrale ha gestito nel 2017 circa 37.500 reclami. A fare la parte da leone, anche quest’anno sono i disservizi telefonici, seguiti da Energia, E-commerce, Auto e moto e Turismo. E’ la stessa telefonia a guadagnare il triste primato della multa più salata comminata dall’Autority su nostra segnalazione: neanche a dirlo si tratta dei 4.064.000 euro per Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb per la fatturazione a 28 giorni!

Ma non solo, il 2017 è stato l’anno di importanti campagne di comunicazione che hanno coinvolto migliaia di consumatori: oltre alle già citate #nondisturbarmi e #nofattura28giorni, continuiamo a portare avanti la battaglia per una maggiore trasparenza della pubblicità degli influencer sui social network e teniamo alta l’attenzione sui sempre più frequenti episodi di obsolescenza programmata. Ma in questi mesi abbiamo parlato tanto anche di canone Rai, di servizi non richiesti, di “fibra”, di bollette e di e-commerce per citare alcuni degli argomenti su cui la nostra associazione è in prima linea.

“I consumatori -commenta il Presidente Massimiliano Dona- stanno maturando una nuova sensibilità verso i temi di consumo: il clamore suscitato dal cambio di fatturazione e più recentemente dalla storia dei sacchetti della spesa a pagamento ne sono una prova, ma diventano più esigenti anche nei nostri confronti, chiedendo quali sfide affrontiamo quotidianamente e quali sono i risultati della nostra azione. Per questo è nato il Report Attività Consumatori 2017, utile per mettere un punto a quanto fatto finora, ma anche per guardare al futuro, ponendosi nuovi obiettivi (che raccontiamo nell’ultima pagina del Report)”. 

Per scoprire tutte le attività 2017 di Unc scarica il Report

Autore: Simona volpe
Data: 28 marzo 2018

Bankitalia: aumentano le disuguaglianze

È aumentata la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi e la quota di individui a rischio di povertà. Lo riporta l’indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie italiane.

L’indice di Gini del reddito equivalente, una misura sintetica di disuguaglianza che varia tra 0 e 1, nel 2016 è salito al 33,5 per cento, dal 32,9 per cento del 2014 (era 32,1% nel 2006, prima della crisi), tornando in prossimità dei livelli prevalenti alla fine degli anni novanta del secolo scorso.

E’ aumentata anche la quota di persone a rischio di povertà, cioè con un reddito equivalente inferiore al 60% di quello mediano (una soglia convenzionalmente usata per individuare il rischio di povertà e pari nel 2016 a circa 830 euro mensili), salita al massimo storico del 23% (19,6% nel 2006).

L’incidenza di questa condizione è più elevata tra le famiglie con capofamiglia più giovane, meno istruito, nato all’estero, e per le famiglie residenti nel Mezzogiorno. Nei dieci anni precedenti, seguiti alla crisi finanziaria globale, il livello della disuguaglianza, misurato dall’indice di Gini, è aumentato di 1,5 punti percentuali riportandosi in prossimità dei livelli toccati alla fine degli anni novanta del secolo scorso (34,3 per cento); per effetto della prolungata caduta dei redditi familiari, il rischio di povertà è più elevato rispetto a quel periodo, ma inferiore per i nuclei il cui capofamiglia ha più di 65 anni o è pensionato.

Alla fine del 2016 le famiglie italiane disponevano in media di una ricchezza netta, costituita dalla somma delle attività reali e delle attività finanziarie al netto delle passività finanziarie, di circa 206.000 euro (218.000 euro nel 2014). Il valore mediano, che separa la metà più povera delle famiglie dalla metà più ricca, era significativamente inferiore (126.000 euro, da 138.000 euro nel 2014), riflettendo la forte asimmetria della distribuzione.

Aumentano le diseguaglianze anche nella distribuzione della ricchezza. Nel 2016, la quota di ricchezza netta detenuta dal 30 per cento più povero delle famiglie, in media pari a circa 6.500 euro, è l’1 per cento; tre quarti di queste famiglie sono anche a rischio di povertà.

Il 30 per cento più ricco delle famiglie detiene invece circa il 75 per cento del patrimonio netto complessivamente rilevato, con una ricchezza netta media pari a 510.000 euro. Oltre il 40 per cento di questa quota è detenuta dal 5 per cento più ricco, che ha un patrimonio netto in media pari a 1,3 milioni di euro.

Il 10% delle famiglie più ricche possiede il 44% della ricchezza netta totale.

Ad avviso dell’UNC, l’aumento delle disuguaglianze attesta l’iniquità del Fisco, dovuta alla sistematica violazione dell’art. 53 della Costituzione, secondo il quale il nostro sistema tributario dovrebbe essere per la maggior parte costituito da imposte progressive.

Le attività reali (immobili, aziende, oggetti di valore) rappresentano l’87 per cento del patrimonio lordo delle famiglie italiane rilevato nell’indagine. Il loro valore, perlopiù determinato dalla casa di residenza, diviene però apprezzabile dal quarto decimo più povero, dove è in media pari a circa 70.000 euro, e sale fino a quasi 800.000 euro nella media del decimo più ricco delle famiglie. Per queste famiglie, la quota di attività finanziarie sul patrimonio lordo oscilla attorno al 10 per cento, avvicinandosi al 20 per cento solo per il 5 per cento più ricco. Per contro, circa il 70 per cento delle famiglie appartenenti al decimo più povero della popolazione non detiene attività finanziarie e circa metà non possiede attività reali; per chi le detiene, i valori sono contenuti (in media pari a circa 1.500 e 2.500 euro, rispettivamente).

Le passività finanziarie delle famiglie italiane rappresentano meno del 5 per cento del loro patrimonio lordo; la quota è di circa il 18 per cento se riferita alle sole famiglie indebitate (circa il 21 per cento del totale). Il valore medio delle passività di queste ultime è abbastanza omogeneo lungo gran parte della distribuzione della ricchezza netta, attorno a 50.000 euro; è tuttavia molto inferiore, circa 12.000 euro, per il 20 per cento delle famiglie più povere e molto superiore, 171.000 euro, per il 5 per cento delle famiglie più abbienti.

Tra il 2014 e il 2016 la ricchezza netta media è diminuita del 5 per cento a prezzi costanti, proseguendo la flessione avviatasi nel 2010. Come in passato, il calo è stato determinato prevalentemente dalla riduzione del valore degli immobili. Ha pertanto interessato prevalentemente i patrimoni dei proprietari, che sono più elevati: mentre la mediana e il nono decile della ricchezza netta sono diminuiti, a prezzi costanti, rispettivamente del 9 e di oltre il 6 per cento, il secondo decile è cresciuto di circa il 4 per cento.

I segreti dell’influencer marketing

Ci siamo lasciati a luglio 2017 con la moral suasion dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che invitava gli influencer ad etichettare in maniera trasparente le proprie foto, inserendo l’avvertenza #AD nei contenuti pubblicitari.  A distanza di qualche mese, a dicembre 2017, l’Antitrust si è dichiarata “soddisfatta” per l’esito degli interventi di moralizzazione e ha deciso di chiudere l’indagine sul fenomeno dei selfie sponsorizzati.

Eppure le cose non sembrano migliorate: non solo molti influencer continuano a pubblicizzare prodotti senza alcuna avvertenza circa il contenuto “commerciale”, ma si moltiplicano i micro-influencer (personaggi meno noti al grande pubblico ma con un importante seguito sul web) che pubblicano post pubblicitari non etichettandoli in modo trasparente. Qualcuno poi ha cominciato ad inserire l’hashtag #AD, ma lo fa ancora in modo improprio, ad esempio troppo in là nel testo di accompagnamento così da non essere facilmente visibile. Per questo motivo, dopo la chiusura del procedimento dell’AGCM, l’UNC continua a tenere sotto controllo il fenomeno nella convinzione che la strada per una maggiore trasparenza nei selfie pubblicitari è ancora lunga.

Ma intanto cerchiamo di capire meglio un fenomeno che ha generato nel 2016 un giro d’affari di circa 30 miliardi di dollari, con proiezioni che annunciano una crescita fino a 50 miliardi entro il 2019, attraverso la testimonianza  di Nicol, giovane influencer che ci svela alcuni retroscena di Instagram e non solo. 

Guarda la galleria fotografica con alcuni influencer

L’INFLUENCER DELLA PORTA ACCANTO, O FORSE NO

Siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione industrialeci spiega Nicol che nel 2014 ha aperto il suo primo canale Youtube in tema lifestyle, fashion e beauty (nicol Rossi e 10 e Lode). Tutto cominciò con i video home-made, ma poi anche in Italia abbiamo seguito il modello americano: personaggi ben strutturati, semplici all’apparenza, ma ben organizzati nella loro programmazione e spesso con un team alle spalle da far invidia ad una casa di produzione cinematografica. Si pensa sempre alle star del web come potenziali amici o ragazzi della porta accanto, peccando di ingenuità. Ci sono aziende che oggi fatturano milioni di euro il cui business è unicamente gestire questi personaggi”.

Di artigianale e spontaneo quindi è rimasto ben poco! Le chiediamo di spiegarci come funziona il contatto con l’azienda che vuole pubblicizzare un prodotto. “Molte aziende sono serie -risponde Nicol- hanno appositi uffici marketing o agenzie di comunicazione dalle quali ho imparato moltissimo negli anni. Altre, purtroppo, tentano di sfruttare i personaggi del web per tentare di vendere in modo discutibile ciò che hanno da mettere sul mercato”.

E veniamo al nocciolo della questione: perché non dichiarare semplicemente che si pubblicizza un prodotto? “Provate ad immaginare di guardare un video (di ogni genere, musicale, un film, ecc) che contiene al suo interno un prodotto sponsorizzato, essendo consapevoli che è sponsorizzato, in quanto accompagnato dal messaggio ‘pubblicità’. Ora provate ad immaginare di fare lo stesso, non sapendo però che lo stesso prodotto è sponsorizzato, o meglio, pensate di guardare quello stesso video, credendo che il vostro cantante, attore, personaggio preferito indossi quella maglietta, quegli occhiali, quelle scarpe perché le ama. Usa questi prodotti in più contesti, magari vi dice anche che quelle scarpe sono veramente comode e sono diventate le sue scarpe preferite. Le aziende e gli influencers sono consapevoli del fatto che c’è una gran differenza d’impatto sul consumatore tra il pubblicizzare un prodotto in modo asettico e farlo creando invece un feeling con il pubblico”.

Quindi il consumatore è impotente di fronte a questa poca trasparenza? “Prendiamo il caso di Instagram famosa piattaforma social dove solitamente l’azienda che vuole investire in questo tipo di sponsorizzazione raggiunge e contatta un gran numero di influencers. Questi dovranno pubblicare una foto con il prodotto da sponsorizzare, ma essendo l’azienda stessa a dettare lo stile della campagna, le foto avranno tutte lo stesso stile. Non solo, in queste foto possiamo notare quasi sempre una descrizione molto lunga, spesso con episodi di vita quotidiana. Serve a dare l’idea di un personaggio semplice, di cui ci si può fidare, ma leggiamo anche una descrizione chiara e precisa dei pregi del prodotto pubblicizzato. Ed ancora, i tag, sono spesso inusuali e fanno riferimento al prodotto. Questo permette all’azienda di verificare l’andamento della campagna di marketing seguendo quei precisi tag. Ma anche il consumatore può utilizzare questi indizi per capire che di spontaneo c’è davvero poco!

REGOLE E TRASPARENZA, È UNA SFIDA POSSIBILE?

Insomma, la nostra influencer conosce molto bene il mondo dei social e fornisce utili consigli: è senz’altro utile qualche accorgimento di autodifesa, ma noi vorremmo che il consumatore avesse delle regole certe a cui affidarsi e che il diritto alla trasparenza possa estendersi anche sui più nuovi canali di comunicazione.

Gli stessi big player del settore hanno ben compreso l’importanza di una regolamentazione per garantire la loro stessa professionalità; d’altra parte ormai per “influenzare” il popolo della Rete bastano poche migliaia di followers, il che rende se vogliamo più democratico il fenomeno, ma è ancora più difficile (e necessario) il controllo.

Arrivare ad una pubblicità che sia anche didattica come ai tempi di Carosello forse oggi è utopistico, ma probabilmente nel passato anche la credibilità del testimonial ha reso alcuni spot indimenticabili. Ancor di più oggi, la credibilità ha bisogno di regole e trasparenza!

Per saperne di più leggi La pubblicità degli influencer: interviene l’Autorità ma non basta

Autore: Simona Volpe
Data: 26 marzo 2018