Archivio mensile:Marzo 2013

NASPI e bonus 80 euro


 

La domanda dei consumatori: ho beneficiato della NASPI (indennità mensile di disoccupazione) per 2 anni, da settembre 2015 ad agosto 2017. Quest’anno facendo il 730 ho dovuto restituire i bonus di 80 euro presi nel 2017, perché non ho superato gli 8.000 euro di reddito.
E’ vero che non posso fare niente per recuperare il bonus?

 

La risposta di Gianluca Timpone, dottore commercialista.

Il lettore rientra all’interno di una delle categorie di lavoratori più a rischio restituzione del bonus di 80 euro poiché il suo reddito è inferiore al minimo utile a far sì che “l’imposta lorda superi la detrazione per lavoro dipendente” che è il presupposto principale per il diritto all’agevolazione fiscale.

Restituzione certa per chi lavora tutto l’anno e ha un reddito inferiore a 8.174 euro. Ebbene, il reddito minimo annuo, per chi ha lavorato tutto l’anno 2017 e/o ha beneficiato della NASPI, per il diritto al bonus di 80 euro è di 8.174 euro. Per consentire una verifica rapida se il diritto al bonus è spettante o meno, basti verificare se al punto 2 della sezione Dati Fiscali della Certificazione Unica 2018 il reddito è inferiore a tale cifra oppure se al punto 6 viene indicato 365 come numero di giorni lavorati nell’anno, allora non si avrà diritto ad alcun euro di Bonus Renzi. E nel caso quest’ultimo fosse già stato percepito occorrerà restituirlo totalmente, così come è accaduto al caso in esame.

Questo vale, per fare un esempio classico, per alcuni dei lavoratori che hanno avuto un contratto di lavoro part-time (si pensi al part-time al 50% di 20 ore settimanali) e non superano il reddito minimo perché per effetto del CCNL di settore hanno diritto ad una paga troppo bassa oppure per quelle persone che si trovano nella stessa situazione del nostro gentile consumatore che ci ha scritto. 

 
 

TimponeVuoi saperne di più sui temi fiscali? Ti chiedi cosa può fare un cittadino in vista di un pignoramento, di un fermo amministrativo di un suo bene o del sequestro di un immobile? Scopri di più nel libro di Gianluca Timpone: “Dammi tregua – In un sistema economico in continua evoluzione non vi è nulla di sicuro… tranne le tasse

 

Vuoi fare anche tu una domanda al nostro esperto? Scrivi a esperto@consumatori.it, ricordandoti di mettere in oggetto “commercialista”. I quesiti più interessanti saranno selezionati per avere una risposta in questa rubrica, continua a seguirci!

 

 

 

 

 

L’esperto risponde su… camicia bucata

Ho comprato una camicia in saldo, ma solo ora mi sono accorto che ha un buco sulla manica. Se torno al negozio, ho qualche speranza che me la cambino o essendo ormai passata una settimana non ne ho diritto?

Scontrino alla mano, può certamente tornare al negozio: nel caso il prodotto acquistato sia difettoso, si hanno due mesi di tempo (non 7 o 8 giorni) per denunciare il difetto del capo e per ottenere la sua sostituzione o riparazione. La scelta è del consumatore, salvo che il rimedio richiesto sia impossibile o eccessivamente oneroso per il venditore rispetto all’altra soluzione.  Se il cambio non è possibile, ad esempio perché manca la taglia, si ha diritto alla restituzione dei soldi (non ad un buono) o, se si preferisce, ad una riduzione del prezzo.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 1 agosto 2018

Influencer Marketing: aumenta la trasparenza, ma c’è ancora molto da fare

Abbiamo parlato spesso del fenomeno dell’ influencer marketing; del resto siamo stati i primi a sollevare in Italia il problema dei selfie sponsorizzati o meglio della pubblicità camuffata su blog e social network. Negli ultimi mesi ci siamo attivati sul tema attraverso esposti ad Antitrust e allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) denunciando molti casi di “pubblicità occulta”.

Influencer marketing: qualcosa comincia a cambiare 

Pare proprio che l’ azione di moral suasion dell’Antitrust abbia prodotto i suoi frutti: a luglio 2017 l’Autorità invitava gli influencer ad etichettare in maniera trasparente le proprie foto, inserendo l’avvertenza #AD nei contenuti pubblicitari.  Secondo i dati raccolti da Buzzoole, società che mette in contatto brand e influencer, negli ultimi 5 mesi sono stati ben 55.000 i post pubblicitari pubblicati con l’hashatag #ad o #adv su ben 15200 profili. La metà dei post correttamente etichettati proviene da Instagram, segue Twitter con il 30% e Facebook con l’11%.

I settori nei quali si è riscontrato il maggior uso degli hashtag “#ad” e “#adv” sono l’abbigliamento (scarpe comprese) per il 35%, il beauty (cosmetici, profumi) per il 22%, accessori (gioielli e orologi) il 13% e Food & Beverage 12%.

Influencer marketing: la nostra battaglia per la trasparenza

Anche se nel tempo le sue forme sono cambiate, la pubblicità ha sempre avuto l’obiettivo di influenzare i consumatori nella scelta di un prodotto o nel giudizio su un brand. Oggi siamo nel bel mezzo di una nuova “era pubblicitaria” che richiede un più moderno quadro di protezione: se si promuove un marchio o un prodotto commerciale, il consumatore ha il diritto di essere informato che si tratta di pubblicità?

L’Unione Nazionale Consumatori è stata la prima organizzazione a denunciare il fenomeno dell’influencer marketing scorretto (e proprio questo è stato il tema a dell’ultima edizione di Cose da non credere, l’evento che si è tenuto il 24 maggio 2018 al Museo MAXXI di Roma).

La strada per una totale trasparenza è ancora lunga (come dimostrano i dati emersi dalla ricerca di Buzzoole) ma le recenti decisioni delle autorità sul tema danno a noi di Unione Nazionale Consumatori l’energia per continuare la battaglia contro la pubblicità camuffata. Dal nostro osservatorio possiamo affermare che lo scenario è ancora in continua evoluzione: da un lato troviamo influencer più scrupolosi che utilizzano l’hashtag #ad, ma sono ancora molti coloro che trascurano questa regola rendendo difficile, se non impossibile, il riconoscimento della pubblicità ai consumatori. Eppure le regole ci sono: non solo le linee guida dell’Antitrust ma anche la Digital Chart dello IAP. Ed allora perchè non vengono rispettate? A chi fa comodo l’opacità della pubblicità? 

 

Autore: Giada D’Abruzzo
Data: 31 luglio 2018

Condizionatori e pompe di calore: le preferenze dei consumatori

Con l’arrivo dell’estate, sono in molti a scegliere di affidarsi a prodotti per la climatizzazione per far fronte al gran caldo, ma su cosa si orientano maggiormente le scelte dei consumatori? Per scoprirlo, abbiamo chiesto alcuni dati al comparatore di prezzi e prodottiPagomeno” con il quale abbiamo attivato una collaborazione: simili siti, gestendo le informazioni sugli interessi d’acquisto degli utenti, raccolgono infatti dati molto interessanti su ciò che interessa ai consumatori rispetto a settori specifici.

Dalla nostra inchiesta, risulta particolarmente interessante quanto emerge rispetto a condizionatori e pompe di calore. Cominciando dalla propensione al consumo che, ricordiamo, rivela Pagomeno, possiamo vedere come nei mesi di maggio e giugno si è registrato un +40% di propensione all’acquisto per condizionatori e simili. Maggior interesse per le pompe di calore a parete (con funzione rinfrescante) che cubano il 56,4% di propensione all’acquisto, rispetto ai condizionatori portatili (26,1%). Seguono i ventilatori con l’11,1%, i cui modelli più ricercati hanno quasi sempre il telecomando per permettere di spegnerli e accenderli comodamente dal divano.

Tra i primi 5 prodotti ricercati dagli utenti di Pagomeno nella categoria Climatizzazione e Riscaldamento, le pompe di calore a parete e i condizionatori portatili si contendono le posizioni. Troviamo 3 pompe di calore infatti e 2 condizionatori.

CONDIZIONATORI PORTATILI

Sono i classici impianti portatili per la climatizzazione. Se ne possono trovare modelli più semplici che utilizzano l’acqua per raffreddare l’aria o modelli più avanzati, con sostanze refrigeranti e deumidificatore. 
Top 5 Brand per intenzione d’acquisto:

  1. DeLonghi
  2. Argo Clima
  3. Olimpia Splendid
  4. Electrolux
  5. Midea

Top filtri utilizzati:

  1. Riscaldamento
  2. Deumidificazione
  3. Livello di rumore

Top 5 Prodotti per intenzione d’acquisto:

  1. DeLonghi Pinguino PAC AN97 Real Feel
  2. Argo Clima Relax
  3. Argo Clima Husky
  4. Olimpia Splendid Dolceclima Silent 10
  5. DeLonghi Pinguino Water-to-Air PAC WE128 ECO Silent

POMPE DI CALORE

L’interesse per le pompe di calore ha un trend meno in crescita rispetto agli altri prodotti per la climatizzazione, probabilmente perché chi decide di comprarli si muove in anticipo dovendo presumibilmente fare anche opere murarie in casa.

Top 5 Brand per intenzione d’acquisto:

  1. Daikin
  2. Mitsubishi Electric
  3. Samsung
  4. Midea
  5. Hisense

Top filtri utilizzati:

  1. Classe di efficienza energetica
  2. Deumidificazione
  3. Wi-Fi integrato – una funziona in linea con l’interesse crescente per la domotica.

Top 5 Prodotti per intenzione d’acquisto:

  1. Daikin ATXN35NB / ARXN35NB
  2. Daikin ATXN25KV / ARX25K
  3. Mitsubishi Electric MSZ-DM35VA / MUZ-DM35VA
  4. Daikin ATXS35K / ARXS35L
  5. Daikin ATXB25C / ARXB25C

Questa rubrica è stata realizzata in collaborazione con Pagomeno, il personal shopper online che confronta prezzi e prodotti per aiutare gli utenti a fare le proprie scelte d’acquisto in modo informato.

Vuoi dire la tua sul tema? Commenta nello spazio sottostante oppure scrivici all’indirizzo info@consumatori.it. La tua opinione per noi è importante!

Autore: Unione Nazionale Consumatori in collaborazione con Pagomeno
Data: 1 agosto 2018

PRIVACY: multa Vodafone per telemarketing in violazione normativa

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Bene, ottima notizia! Ora vanno varati i decreti attuativi per i prefissi unici.

Roma, 31 luglio 2018 – Il Garante per la Privacy ha comminato a Vodafone una sanzione amministrativa di 800.000 euro per aver svolto attività di telemarketing in violazione della normativa.

“Bene, ottima notizia! Ora, però, basta con le telefonate indesiderate o addirittura moleste. E’ urgente che siano varati al più presto i provvedimenti attuativi che servono a rendere definitivamente operativa la legge n. 5 dell’11 gennaio 2018. Nonostante la riforma sia entrata in vigore il 4 febbraio, infatti, mancano ancora i prefissi unici che servono ad identificare e distinguere le chiamate telefoniche per finalità statistiche da quelle per pubblicità, vendita e comunicazione commerciale. Numeri che dovevano essere individuati dall’Autorità delle Comunicazioni entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Speriamo comunque che questa sanzione abbia un potere dissuasivo rispetto ad un telemarketing ormai selvaggio” conclude Dona.

La sanzione fa seguito ad un precedente provvedimento con il quale il Garante aveva vietato all’operatore telefonico l’invio di sms e l’effettuazione di chiamate per finalità di marketing a chi non avesse manifestato uno specifico consenso o avesse addirittura chiesto di non essere più disturbato con offerte commerciali. Era emerso che in meno di due anni milioni di persone erano state contattate attraverso telefonate o sms senza il loro consenso. Le campagne promozionali avevano riguardato sia clienti attuali, sia quelli potenziali, sia quanti avevano cambiato compagnia.

Il Garante, quindi, ha contestato a Vodafone le violazioni previste dalla normativa privacy per l’effettuazione delle telefonate promozionali e l’invio di sms a un rilevante numero di utenti di telefonia fissa e mobile senza il loro consenso, nonché quella per aver realizzato gli illeciti utilizzando banche dati di particolare rilevanza e dimensioni.

Il Garante, pur considerando in termini favorevoli l’atteggiamento della società che ha intrapreso una serie di misure volte a mettersi in regola, ha ritenuto che le violazioni commesse fossero di maggiore gravità rispetto a precedenti applicazioni di sanzioni della medesima specie, tenuto conto sia dell’elevatissimo numero di contatti realizzati in meno di due anni, sia dei differenti canali di contatto utilizzati (telefono fisso, mobile, sms) che hanno innalzato in modo esponenziale il livello di invasività delle campagne promozionali, sia la grandezza dell’operatore.

“Spiagge sicure”: multe per chi compra da venditori abusivi

Spiagge_sicure_multe

Se per le vacanze estive avete scelto una meta in riva al mare, non dimenticatevi che quando si è in spiaggia ci sono una serie di regole da seguire. Alcune di queste sono state indicate in una recente direttiva del Ministero dell’Interno chiamata “Spiagge Sicure”. Il piano prevede azioni di controllo e contrasto di ogni forma di abusivismo commerciale nelle spiagge del nostro Paese. Multe salate sono previste sia per chi acquista oggetti contraffatti, sia per chi li vende senza autorizzazione.

Piano “Spiagge Sicure”: cosa prevede

Il piano “Spiagge Sicure” è un’operazione attraverso cui il ministero dell’Interno punta a contrastare contraffazione, illegalità e abusivismo commerciale nelle spiagge d’Italia. Un fenomeno che, secondo le ultime stime di Confesercenti, genera nel nostro Paese un volume d’affari sommerso pari a 22 miliardi di euro. Il piano prevede il coinvolgimento diretto delle amministrazioni comunali delle località di villeggiatura situate sul mare, le quali riceveranno dal Fondo Unico Giustizia (Fug) i soldi necessari per pagare gli straordinari agli agenti delle polizie locali per la sorveglianza delle spiagge. Obiettivo del piano è impedire ai bagnanti di comprare qualsiasi merce contraffatta – ad esempio teli da mare, vestiti, borse, occhiali da sole – che venga proposta loro da venditori ambulanti che operano senza autorizzazione.

L’importanza dell’aspetto sanitario

Acquistare merce falsa da venditori ambulanti privi di autorizzazione non è solo illegale ma presenta dei rischi anche per la salute. Basti pensare ai giocattoli – come paletta e secchiello o le pistole d’acqua – che spesso si comprano in spiaggia per far contenti i propri figli ma che, trattandosi di merce fabbricata senza alcun rispetto delle norme, potrebbero nuocere gravemente alla loro salute. Sempre in tal senso, il Ministero dell’Interno ha inoltre lanciato inoltre un altro appello ai bagnanti affinché evitino di farsi fare massaggi o tatuaggi da persone che non posseggono né alcuna licenza né alcun titolo professionale per fornire questo tipo di servizi. Anche in questi casi, il rischio di incorrere in infezioni – considerato lo scarso o inesistente rispetto delle norme igieniche in spiaggia e la mancanza di garanzie sui prodotti che vengono utilizzati – è altissimo.

Chi può effettuare i controlli?

Il compito di vigilare sulle spiagge spetta agli agenti della polizia urbana che dovranno verificare non solo che in spiaggia non operino venditori ambulanti privi di autorizzazione, ma anche che nei pressi delle spiagge non vengano affittati abusivamente magazzini o alloggi per custodire la merce contraffatta.

Quali multe sono previste?

Per chi acquista merce contraffatta da venditori ambulanti irregolari le multe variano da 100 a 7.000 euro. Oltre alla sanzione amministrativa, possono scattare anche il reato e la sanzione per ricettazione se la merce acquistata è rubata e se l’acquirente ne è consapevole. Per i venditori irregolari, sono previste multe che vanno da 2.582 euro a 15.493 euro più la confisca della merce e delle attrezzature.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 26 luglio 2018

Airbnb nel mirino dell’UE. E in Italia cosa succederà?

AIRBNB_prezzi_poco_trasparenti

“Allineare i termini e le condizioni alle norme dell’UE in materia di tutela dei consumatori” ed “essere trasparente in merito alla presentazione dei prezzi”. Sono queste le condizioni poste a metà luglio ad Airbnb dalla Commissione europea e dalle autorità responsabili della tutela dei consumatori nei Paesi membri dell’Unione. La società ha tempo sino alle fine di agosto per conformarsi alle leggi europee. In caso contrario, andrà incontro a misure coercitive. Sul caso siamo intervenuti anche noi con una richiesta di chiarimenti inviata ad Airbnb Italy. Ma andiamo per ordine.

Quali sono le pratiche scorrette di Airbnb segnalate dall’UE?

Secondo l’UE Airbnb, il noto portale online attraverso cui è possibile prendere in affitto appartamenti e case anche per brevissimi periodi, non è sufficientemente trasparente sui prezzi che presenta agli utenti. Alla società sono state inoltre riscontrate da Bruxelles altre pratiche commerciali sleali. Tra queste, la più comune è quella di non consentire ai visitatori del sito di distinguere in maniera chiara e inequivocabile tra attività di accoglienza privata e professionale, dunque se l’offerta viene fatta da un privato o da un professionista. Si tratta di una differenza sostanziale poiché, in base al profilo di chi propone l’offerta, cambiano le norme relative alla protezione dei consumatori. L’UE ha inoltre chiesto ad Airbnb di attenersi alla direttiva sulle clausole contrattuali abusive: ciò significa che, al momento dell’accettazione dell’offerta, i consumatori devono essere informati dei loro diritti in modo chiaro e comprensibile così come vengono messi a conoscenza degli obblighi che hanno nei confronti della società e di chi dà loro in affitto l’appartamento. L’UE, infine, ha intimato alla società di fornire sul proprio sito un link facilmente accessibile per la risoluzione online delle controversie in linea con quanto previsto dal regolamento ODR (Regolamento UE n. 514/2013, Online Dispute Resolution).

Quali sono le condizioni poste dall’UE?

A fronte di queste osservazioni, l’UE ha chiesto ad Airbnb di parametrarsi nel più breve tempo possibile alle norme previste dall’Unione per la tutela dei consumatori. Tra gli interventi più urgenti richiesti da Bruxelles, come detto, c’è una maggiore trasparenza sui prezzi presentati ai consumatori: in pratica, da ora in avanti Airbnb dovrà presentare il prezzo totale dell’affitto di un immobile, comprese dunque tutte le tasse e le tariffe obbligatorie applicabili (ad esempio servizio e pulizia). E se il prezzo finale non potrà essere calcolato in anticipo, la società dovrà comunicare al consumatore in modo chiaro che potrebbero essere applicati altri costi aggiuntivi. Entro la fine di agosto Airbnb dovrà proporre soluzioni dettagliate su come si conformerà alla legislazione UE, e se le sue proposte non saranno considerate soddisfacenti potrebbero scattare misure coercitive a carico della società.

La lettera inviata dall’UNC

Da parte nostra non si è fatta attendere una presa di posizione netta a tutela dei consumatori. Abbiamo inviato una richiesta di chiarimenti ad Airbnb Italy, chiedendo di essere informati sulle eventuali iniziative che la società intende attuare per adeguare le sue pratiche commerciali alle vigenti normative europee in materia di consumo. La nostra è un’iniziativa per rispondere alle tante segnalazioni pervenute ai nostri sportelli di assistenza da parte di consumatori che lamentano principalmente la mancata trasparenza sull’identità dell’offerente (privato o professionista), sul prezzo complessivo del servizio e sul foro da adire nel caso in cui si intendano intraprendere azioni giudiziarie nei confronti di Airbnb. Prezzi totali ben visualizzati da subito, indicazione di eventuali spese addizionali, distinzione netta tra le tipologie di offerte (dunque se arrivano da privati o da professionisti), informazioni chiare su come rescindere un contratto o su come denunciare un disservizio. Sono questi i motivi della nostra lettera inviata ad Airbnb. Questi gli elementi rispetto ai quali chiediamo maggiore trasparenza e più rispetto nei confronti dei consumatori. In attesa di essere informati sugli interventi di compliance che la società intende adottare, ci riserviamo l’opzione di sottoporre le pratiche commerciali sleali segnalate dagli organismi UE all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per l’accertamento di eventuali violazioni del Codice del Consumo. Un’azione decisa per tenere alta l’attenzione sulla vicenda, creare da subito le basi per un confronto vero e fare un ulteriore passo in avanti verso i consumatori.

Se vuoi ricevere assistenza personalizzata, vai allo sportello Turismo-Viaggi

Autore: Rocco Bellantone
Data: 26 luglio 2018

TRASPORTI: esposto all’Antitrust contro Ryanair per il check-in on line

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Denunciata Ryanair per la sovrattassa di 55 euro prevista per chi non rispetta i termini per il check-in on line.

Roma, 25 luglio 2018 – Nuovi guai per Rynair. L’Unione Nazionale Consumatori ha presentato un esposto all’Antitrust contro la compagnia irlandese che dal 13 giugno ha ristretto i termini per poter effettuare il check-in on line gratuito, senza che scatti la penale di 55 euro, passando da 4 a 2 giorni.

“Abbiamo denunciato questa pratica commerciale all’Antitrust perché questa sovrattassa non è indicata in modo chiaro e trasparente” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Il costo della penale, infatti, non è indicato né nei Termini e Condizioni né nel “Regolamento Ryanair su argomenti specifici”, né nelle “Domande Frequenti”, bensì è scritto in corrispondenza della voce “Tassa Check-In” che si trova nella “Tabella Supplementi Facoltativi”.

“E’ evidente che non si tratta di un supplemento facoltativo, dato che non è una somma pagata per fruire di un servizio migliorativo rispetto a quello base o, comunque, di una spesa che il consumatore può decidere liberamente se acquistare o meno, come avviene per servizi extra, ad esempio i posti con spazio extra per le gambe o l’imbarco prioritario. Si tratta, invece, di un costo a scopo di penale” conclude Dona.

Da qui la segnalazione all’Antitrust affinché accerti se la pratica commerciale di Ryanair è scorretta e presenta eventuali profili di ingannevolezza ai sensi degli articoli 20 e seguenti del Codice del Consumo.

LAVORO: procura di Genova apre inchiesta su Qui! Group per buoni pasto

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Bene l’apertura dell’inchiesta, ma ora serve una soluzione politica per l’indennizzo.

Roma, 20 luglio 2018 – La Procura di Genova ha aperto un’inchiesta su Qui! Group, la società con sede a Genova che si occupa della fornitura di buoni pasto ora non più accettati in alcun esercizio.

“Bene l’apertura dell’inchiesta per indagare e fare chiarezza sui mancati pagamenti di Qui! Group. Ora, però, serve una soluzione politica. I lavoratori, infatti, anche in caso di eventuale processo penale, difficilmente potrebbero riuscire ad ottenere un risarcimento, considerato che, nell’elenco dei creditori, verrebbero dopo gli esercenti che in questi mesi non hanno ricevuto i pagamenti da parte della società genovese e che non esiste un rapporto contrattuale tra i dipendenti e la società genovese” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Ecco perché occorre che gli enti che hanno consegnato ai loro dipendenti i ticket di Qui! Group indennizzino i lavoratori per l’impossibilità di poter utilizzare i buoni pasto, ritirando anche quelli inevasi. Saranno semmai gli enti stessi, poi, a rivalersi per i danni subiti, agendo legalmente nei confronti di Qui! Group” conclude Dona.

PUBBLICITÀ: Temptation Island, esposto ad Antitrust e Iap per iQuos

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Pubblicità durante il programma di Canale 5 della iQuos, il riscaldatore di tabacco prodotto dalla Philip Morris.

Roma, 20 luglio 2018 – L’Unione Nazionale Consumatori interviene contro il reality di Canale 5 “Temptation Island”, presentando un esposto all’Antitrust e allo Iap, l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria.

Durante il programma, infatti, i protagonisti, nei momenti clou, estraggono la iQuos, il riscaldatore di tabacco prodotto dalla multinazionale Philip Morris, tenendola in bella mostra.

“In questo caso non solo si pubblicizza un prodotto che proprio ieri il ministro della Salute del Regno Unito ha vietato, ritenendo infrangesse il divieto di pubblicizzare il tabacco ed i prodotti del tabacco, ma si fa anche in modo poco trasparente, rendendo la pubblicità occulta. Da qui i nostri esposti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“La pubblicità deve essere sempre chiaramente riconoscibile come tale. Ma il fatto grave è che utilizzando personaggi televisivi per promuovere la Iqos, si cerca di far passare il messaggio di un prodotto fashion, moderno, rendendo ancor più insidioso questo product placement. Ecco perché ci appelliamo a Mediaset perché intervenga immediatamente, senza aspettare il pronunciamento delle Authority” prosegue Dona.

L’associazione di consumatori era già intervenuta nei giorni scorsi contro la pubblicità Iqos presente in aeroporti e stazioni, chiedendo l’intervento dell’Antitrust, Agenzia delle Dogane e Monopoli (ex AAMS).

“Questa mattina abbiamo presentato l’esposto al ministero della Salute, chiedendo al ministro Giulia Grillo di agire come il suo omologo del Regno Unito, Steve Brine, a tutela della salute dei consumatori” conclude Dona.

Ieri, infatti, il ministro della Salute del Regno Unito ha inviato alla Philip Morris una lettera formale, ordinando di rimuovere dai negozi e da ogni altro luogo i poster pubblicitari che fanno riferimento a prodotti del tabacco “più salutari” (healthier).