Archivio mensile:Marzo 2013

TRASPORTI: Alitalia, pronto esposto ad Antitrust contro Fs

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Operazione Alitalia – FS: rischio riduzione concorrenza, ossia prezzi più elevati, riduzione delle corse.

Roma, 31 ottobre 2018 – “Annunciamo fin d’ora l’intenzione di presentare un esposto all’Antitrust nel caso Fs decida di acquistare rami d’azienda di Alitalia” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“E’ evidente, infatti, che l’operazione Fs-Alitalia presenta il rischio di una potenziale riduzione della concorrenza tra imprese che fino ad oggi hanno avuto, invece, una sana competizione, determinando, fino ad ora, un miglioramento del servizio per i consumatori” prosegue Dona.

“Pensiamo, ad esempio, alla tratta Milano Roma e alla rivalità tra aerei e Frecce Rosse. Il pericolo è che ora le due aziende possano concordare e coordinare la loro azione, imponendo ai consumatori prezzi più elevati, chiudendo l’accesso alle imprese che competono sullo stesso mercato, o riducendo il servizio. Un rischio per la competizione ed un danno possibile per i consumatori” conclude Dona.

E-Commerce: la spesa sale a 27,4 miliardi

Nel 2018 l’E-commerce in Italia supera i 27,4 miliardi di euro (+16% rispetto al 2017). La crescita del mercato in valore assoluto, pari a 3,8 miliardi di euro, è la più alta di sempre. Lo sostiene l’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm-Politecnico edizione 2018.

Il mercato legato ai prodotti cresce del 25% e raggiunge il 56% dell’E-commerce totale, raggiungendo i 15 miliardi, grazie principalmente ai risultati di informatica ed elettronica (4,6 miliardi, +18%), abbigliamento (2,9 miliardi, +20%), arredamento (1,4 miliardi, +53%) e cibo (1,1 miliardi +34%).

Secondo il rapporto, i servizi valgono 12 miliardi (+6%), all’interno di questi il turismo (9,8 miliardi, +6%), si conferma il primo comparto dell’E-commerce. Gli acquisti da smartphone, +40% rispetto al 2017, superano nel 2018 gli 8,4 miliardi di euro e costituiscono il 31% dell’E-commerce totale (era il 25% nel 2017). L’Export (ossia il valore delle vendite da siti italiani a consumatori stranieri) vale 3,9 miliardi di euro, il 16% del mercato complessivo. Il computer, pur restando il dispositivo preferito per fare shopping online, passa dal 67% del 2017 al 62% nel 2018.

I prodotti hanno complessivamente generato 230 milioni di ordini, con uno scontrino medio di circa 70 euro. I servizi, invece, valgono 12 miliardi (+6%) e hanno generato complessivamente 50 milioni di ordini negli ultimi 12 mesi, con uno scontrino medio di circa 230 euro.

Il tasso di penetrazione degli acquisti online sul totale degli acquisti al dettaglio raggiunge il 6,5%.

Il valore degli acquisti online nel mondo supererà i 2.500 miliardi di euro nel 2018. La Cina si conferma il primo mercato, con oltre 1.000 miliardi di euro (+19% rispetto al 2017) e un tasso di penetrazione dell’online sul totale al dettaglio pari al 18%. Seguono gli Stati Uniti con 620 miliardi di euro (+12%) e 17% di penetrazione e l’Europa con 600 miliardi di euro (+12%) e 10% di penetrazione.

Olio di semi e olio d’oliva

Marcello Ticca

La domanda dei consumatori: ho sentito dire che l’olio di semi è più leggero di quello d’oliva e apporta meno calorie. E’ vero?

 

La risposta di Marcello Ticca, nutrizionista e dietologo

Questa convinzione abbastanza assurda sopravvive stranamente anche negli anni Duemila ed anche in persone di buona cultura generale. È l’ennesima dimostrazione della forza di persuasione che possono avere gli slogan pubblicitari, alcuni dei quali per decenni hanno suggerito questa idea, anche se, come è logico, senza sostenerla apertamente, ma facendola abilmente passare come messaggio subliminale… È una idea che non ha alcun fondamento, né di tipo logico né di tipo chimico. Tutti gli oli, infatti, sono costituiti esclusivamente al 100% da grassi (e non potrebbe essere diversamente), e tutti gli oli forniscono la stessa quantità di calorie, vale a dire 9 chilocalorie ogni grammo, indipendentemente dalla loro provenienza e dal loro aspetto più o meno limpido o denso: è innegabile peraltro che questo ultimo particolare possa effettivamente trarre in inganno.

Ma il valore energetico è solo uno dei punti da prendere in esame. Infatti, se quanto ad apporto energetico vi è parità, è indiscutibile che l’olio d’oliva, e in particolare quello extravergine, sia l’olio migliore in assoluto per la alimentazione umana, per tanti motivi: ad esempio è l’unico ottenuto per semplice spremitura, senza trattamenti chimici, è il più equilibrato come composizione in acidi grassi e, come già accennato, contiene un centinaio di sostanze ad azione aromatizzante e insaporente (e quindi si presta ad essere impiegato in quantità moderate senza mortificare il gusto), oltre a tanti composti fenolici ad azione antiossidante, è capace di migliorare la digestione degli alimenti grassi ed è una ottima fonte di un acido grasso monoinsaturo – l’acido oleico – che, ricordiamolo ancora, riesce ad abbassare i livelli ematici del colesterolo ldl (quello “cattivo”) innalzando contemporaneamente quelli del colesterolo hdl (quello “buono”).

Anche alcuni oli di semi sono indubbiamente ottimi per la nostra alimentazione, ad esempio per l’apporto in vitamine A ed E e per la loro ricchezza in acidi grassi polinsaturi “essenziali” (ossia, da ricavare necessariamente dai cibi in quanto non sintetizzabili nel nostro organismo) che sono preziosi sia in quanto precursori di molecole con elevata attività biologica che come componenti delle pareti cellulari. Ma non è certamente casuale che in tutto il mondo l’olio extravergine d’oliva goda di una posizione di assoluto prestigio. Un prestigio pienamente giustificato dalle sue caratteristiche e che certamente non può essere scalfito da false leggende metropolitane circa un suo preteso apporto energetico più elevato di quello degli altri oli.

 

 


Vuoi saperne di più sull’alimentazione? Anche tu ti trovi davanti ai grandi dilemmi della tavola? Vuoi leggere tutti i luoghi comuni sul cibo? Li trovi nel libro di Marcello Ticca: Miraggi alimentari, 99 idee sbagliate su cosa e come mangiamo

 

Vuoi fare anche tu una domanda al nostro esperto? Scrivi a esperto@consumatori.it, ricordandoti di mettere in oggetto “nutrizionista”. I quesiti più interessanti saranno selezionati per avere una risposta in questa rubrica, continua a seguirci!

 

 

 

 

 

Il notaio risponde su… contratto di vitalizio

Che differenza c’è tra contratto di mantenimento, contratto di vitalizio alimentare e contratto di vitalizio assistenziale?

La dottrina distingue il contratto di mantenimento dai contratti di vitalizio alimentare e di vitalizio assistenziale.

  • Con il contratto di mantenimento la prestazione del vitaliziante è determinata con un generico riferimento al mantenimento del vitaliziato prescindendo dal bisogno di quest’ultimo.
  • Con il contratto di vitalizio alimentare un soggetto si obbliga a corrispondere a un altro gli alimenti, alloggio, vestiario, cure mediche ed in genere tutto quanto risulti necessario per vivere, in presenza e nei limiti di uno stato di bisogno.
  • Con il contratto di vitalizio assistenziale o contratto di assistenza «il vitaliziante si impegna verso il beneficiario a prestargli, principalmente, una assistenza morale ed un sostegno spirituale, ed eventualmente anche un’assistenza materiale. Pertanto la prestazione del vitaliziante è infungibile», salvo che le parti non abbiano diversamente pattuito

Fonte: Guida La terza età: strumenti patrimoniali, opportunità e tutele, Consiglio Nazionale del Notariato

Privacy online: i giovani si preoccupano di tutelarla?

Termini e condizioni di siti online possono rappresentare un labirinto in cui è facile perdersi: basti pensare che ogni giorno sul web accettiamo informative che spesso non abbiamo né il tempo né la voglia di leggere. In un mondo sempre più digitale è però fondamentale capire come difendere i propri dati e la propria privacy e i più esposti ai rischi sono proprio i giovani che troppo spesso navigano in modo non del tutto consapevole.

Siamo allora andati a parlarne direttamente con loro: cosa avranno dichiarato? Scoprilo guardando le nostre video-interviste.

Autore: Unione Nazionale Consumatori in collaborazione con Diregiovani.it
Data: 31 ottobre 2018

ISTAT: Pil fermo nel terzo trimestre

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Economia sta rallentando: le stime del Governo vanno rifatte alla luce dei nuovi dati Istat.

Roma, 30 ottobre 2018 – Secondo l’Istat, nel terzo trimestre del 2018 il prodotto interno lordo (Pil) è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente, ossia con una variazione pari a zero. Il tasso annuo di crescita è pari allo 0,8%.

“E’ di tutta evidenza che la nostra economia sta pesantemente rallentando e che la stima del Governo di avere una crescita nel 2018 pari all’1,2% è ormai, purtroppo, una chimera” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Di conseguenza salta anche la stima di avere nel 2019 un Pil a +1,5% e tutte le previsioni in rapporto al Pil, ossia deficit e debito, sia per il 2018 che per il 2019” prosegue Dona.

“Insomma, il Governo deve rifare tutti i calcoli, visto che le stime sono, alla luce dei dati di oggi, palesemente sballate” conclude Dona.

PUBBLICITA’: bene la pronuncia dello Iap sugli influencer di Iqos

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Dopo la nostra segnalazione allo Iap e il pronto intervento dell’Istituito di Autodisciplina, Philip Morris si impegna a rispettare la Digital Chart sulla pubblicità di Iqos.

Roma, 30 ottobre 2018 – “E’ solo un primo passo verso una maggiore etica nella comunicazione pubblicitaria dei prodotti del tabacco”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori commentando la decisione dell’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria (Iap) di sollecitare a Philip Morris il rispetto della Digital Chart, il Codice di condotta per le aziende che fanno pubblicità online.

Lo scorso luglio, infatti l’Unione Nazionale Consumatori denunciava che, durante il programma Temptation Island (andato in onda nei mesi estivi su Canale 5), veniva inquadrato l’apparecchio Iqos, il riscaldatore di tabacco prodotto dalla multinazionale Philip Morris: nei momenti clou della trasmissione, alcuni influencer, esibivano questa sigaretta innovativa tenendola in bella mostra, senza che comparisse alcuna indicazione utile a spiegare al consumatore la natura promozionale di questo product placement.

Adesso arriva l’iniziativa del’Istituto di Autodisciplina che invita l’azienda PMI (nonostante non aderisce allo IAP), a tenere conto delle indicazioni della Digital Chart sulla trasparenza dei contenuti promozionali online, anche nel caso, come quello in questione, di “dazioni gratuite” di prodotti.

“L’intervento dello IAP -commenta l’avvocato Dona- segna un’altra importante tappa nel percorso per la trasparenze della comunicazione degli influencer e in particolare dei prodotti del fumo, ma non basta. Riteniamo che sia necessario un intervento del Ministro della Salute, da noi più volte sollecitato, per chiarire quali siano i limiti della pubblicità di prodotti innovativi da fumo che, come è evidente, non sono esenti da rischi per la salute: non possono essere trattati come un altro normale prodotto, tanto nella pubblicità tradizionale che in quella più moderna fatta attraverso le celebrities online”.

 

Chiamate indesiderate, ok al prefisso unico e ora?

 

Novità sui call center: l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha individuato il prefisso unico per i call center, ossia il prefisso che distinguerà le telefonate di pubblicità, vendita e comunicazione commerciale dalle altre. Sarà lo 0844. Per le telefonate finalizzate, invece, ad attività statistiche sarà lo 0843.

In realtà la questione non è del tutto risolta, in quanto la legge n. 5 dell’11 gennaio 2018, entrata in vigore il 4 febbraio all’art. 2, prescrive che i call center debbano provvedere ad adeguare tutte le loro numerazioni telefoniche utilizzate per i servizi di call center entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ma poi consente un’alternativa: “oppure presentano l’identità  della linea  a  cui  possono  essere  contattati“.“ Il timore più che fondato, insomma, è che l’alternativa, diventi la regola generale!

COSA PREVEDE LA LEGGE

Il 4 febbraio è entrata in vigore la norma sulle chiamate indesiderate, anche se gli effetti previsti dalla legge non si sono ancora concretizzati. Vediamo intanto che cosa prevede questo testo che, con tutti i suoi limiti, dovrebbe mettere comunque un freno al telemarketing aggressivo:

  • potenziamento del registro delle opposizioni grazie all’introduzione di numeri di telefonia mobile (in precedenza era possibile scrivere solo i numeri fissi) e anche quelli assenti dagli elenchi pubblici;
  • una volta iscritti al registro, tutti i consensi dati in precedenza (sia online che offline) sono cancellati;
  • gli operatori dei call center devono indicare all’utente come hanno ottenuto i suoi dati personali (da elenchi pubblici o dall’acquisto di banche dati).

Una primissima parte della normativa con l’identificazione dei prefissi da parte dell’Agcom, dunque, è stata realizzata, adesso non ci resta che aspettare che i call center si adeguino alle nuove numerazioni. Inoltre siamo sempre in attesa di avere il  nuovo registro delle opposizioni, così come previsto dalla legge.

IL NOSTRO COMMENTO 

Come più volte denunciato dall’Unione Nazionale Consumatori (anche nell’ambito della campagna #NONDISTURBARMI), non esistevano fino a questa legge delle regole efficaci per contrastare l’aggressività dei call center per evitare le chiamate indesiderate; anche se la lobby dei call center ha fatto di tutto per affossare il provvedimento, riuscendo ad ottenere, con il solito ricatto occupazionale, un peggioramento del testo, resta comunque un passo avanti rispetto al precedente regime: la riforma è importante per ridurre le telefonate moleste. Per un giudizio definitivo dovremmo verificare la sua concreta attuazione.

Per questo motivo, l’Unione Nazionale Consumatori continuerà a vigilare sulla situazione e a raccogliere le segnalazioni di quanti riscontrassero pratiche scorrette rispetto a quanto previsto dalla legge.

Autore: Simona Volpe
Data: 30 ottobre 2018

Obsolescenza programmata, multe per Apple e Samsung: il parere dell’esperto

Apple_Samsung

Per Apple e Samsung è arrivata la prima condanna al mondo per obsolescenza programmata. Lo scorso 24 ottobre le due multinazionali sono state infatti multate dall’Antitrust al pagamento rispettivamente di 10 e 5 milioni di euro. Le due società, si legge in una nota dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, hanno infatti «indotto i consumatori – mediante l’insistente richiesta di effettuare il download e anche in ragione dell’asimmetria informativa esistente rispetto ai produttori – a installare aggiornamenti su dispositivi non in grado di supportarli adeguatamente, senza fornire adeguate informazioni, né alcun mezzo di ripristino delle originarie funzionalità dei prodotti». Per capire cos’è l’obsolescenza programmata, e avere un quadro completo del ciclo di “vita” delle batterie che alimentano gli smartphone e tutti gli altri apparecchi che acquistiamo, abbiamo chiesto il parere di un esperto, il direttore del Dipartimento Tecnologie Energetiche di Enea Gian Piero Celata.

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Gian Piero Celata, direttore del Dipartimento Tecnologie Energetiche di Enea.

Che cosa significa obsolescenza programmata?

Obsolescenza programmata o pianificata significa progettare e realizzare un’attrezzatura – un elettrodomestico, un computer o un cellulare – facendo in modo che non duri più di un periodo prefissato. Dunque, superato questo arco di tempo stabilito dai produttori, l’apparecchio acquistato inizia a non funzionare più, per cui siamo costretti a sostituirlo comprandone uno nuovo.

Secondo l’Antitrust qual è stato il danno provocato ai consumatori da Apple e Samsung?

Partiamo dal presupposto che gli smartphone sono dei piccoli computer. Gli sviluppatori producono periodicamente nuove versioni dei sistemi operativi di questi cellulari per migliorarne le capacità. Nel caso di Apple, l’ultimo sistema operativo che ha lanciato è stato iOS 11, tarato per i modelli più nuovi (8 e X). Il problema, per chi possiede i modelli precedenti, è che questo aggiornamento è troppo pesante. In pratica, i processori degli smartphone più vecchi, a causa dell’aggiornamento, vengono “tirati per il collo” sottoponendo le batterie a una richiesta di energia eccessiva, anche considerando lo stato di usura delle stesse dovuto ai 2-3 anni di esercizio. Ciò avrebbe potuto provocare lo spegnimento improvviso degli apparecchi. Trattandosi di un’anomalia che può danneggiare il cellulare, Apple ha deciso di modificare il sistema operativo pochi giorni dopo il suo lancio. La società ha confessato quanto accaduto e, come contropartita, ha offerto ai possessori dei modelli più obsoleti di cambiare la batteria degli iPhone al prezzo scontato di 29 euro piuttosto che di 89 euro.

Ritiene giusto, quindi, l’apertura di un procedimento da parte dell’Antitrust?

Non credo che Apple, nello specifico, abbia tutte le colpe che le vengono attribuite in Francia (dove l’8 gennaio la Procura di Parigi ha aperto un’indagine preliminare nei confronti della società per obsolescenza pianificata, ndr). Detto ciò, il fatto che si vada a indagare sul comportamento di queste società non può che far bene e contribuisce a tutelare i consumatori. Ci sono certamente dei casi più gravi, come quello dei produttori di stampanti.

Anche nel caso delle stampanti si registrano pratiche scorrette nei confronti dei consumatori?

Vi ricordate le prime stampanti a getto d’inchiostro? A un certo punto si bloccavano e mostravano la scritta “sostituire la cartuccia”. All’epoca si trattava di cartucce abbastanza costose che, addirittura, avevano un costo superiore rispetto a quello della stampante stessa. Eppure, prendendo in mano una cartuccia si sentiva che aveva un certo peso pur essendo “scarica”. Bastava aprirla, togliere e rimettere la cartuccia, l’inchiostro riprendeva regolarmente a uscire, e la cartuccia funzionava ancora per un numero di copie non lontano da quello al quale la stampa si era bloccata. In quel caso non c’era dietro una programmazione per far rompere il prodotto dopo un determinato periodo di tempo, ma veniva costretto l’utente a sostituire la cartuccia anche se in realtà c’era ancora dell’inchiostro. Quindi, truffa per l’utente e danno anche per l’ambiente.

Ci sono dei consigli che i consumatori possono seguire per “allungare” la vita degli apparecchi che acquistano? 

Non è possibile dire che un telefono è migliore rispetto a un altro. In termini di utilizzo, invece, qualche accorgimento si può avere. La cosa più importante di cui tenere conto riguarda i cicli di carica e scarica delle batterie che non possono andare oltre un certo numero. Oggi, se si usa al massimo uno smartphone – quindi mandando messaggi su WhatsApp, usando i social network, navigando su internet – arrivati alla sera il cellulare è scarico. Ciò vuol dire che si fanno almeno 365 ricariche all’anno, quindi una al giorno, se non di più. Considerato che una batteria ne sopporta in media complessivamente 1.000-1.500, dopo un certo numero di anni lo smartphone dovrà essere sostituito. Qualcosa si può fare: ad esempio, evitare che le batterie vadano sotto il 20%, non lasciarle sotto carica tutta la notte e, per non svegliarsi nel cuore della notte, attivare un dispositivo che blocca la ricarica una volta che ha raggiunto il 100%. Il modo più pratico è ricaricare il cellulare ogni volta che si può. In generale, non bisogna abusare di questi apparecchi e non ci si deve lasciare prendere dalla voglia di avere sempre e subito l’ultimo modello proposto dal mercato. 

UNC chiede che il parlamento italiano si doti di una legge contro l’obsolescenza programmata così come avvenuto in Francia. È d’accordo con questa proposta?

Che ci sia anche nel nostro Paese una legge che regoli questo tipo di situazioni è una cosa doverosa. Posso anche accettare che un apparecchio abbia una vita programmata ad esempio di tre anni, però mi deve essere comunicato nel momento in cui lo sto per comprare. È giusto dunque che si introduca una legge che tuteli in tal senso i consumatori. Non deve essere necessariamente una normativa aggressiva come quella francese, che prevede due anni di carcere e multe pari al 5% del fatturato annuo per chi commette illeciti, ma è importante che il cliente sia difeso. L’obsolescenza programmata è uno dei tre pilastri dell’economia capitalista insieme alla pubblicità e al credito al cliente. Va tutto bene purché tutto sia regolamentato e ci sia sempre la consapevolezza piena da parte di chi fa un acquisto.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 30 ottobre 2018

TELEMARKETING: arrivato il prefisso unico!

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Arriva il numero unico per riconoscere le telefonate moleste. Ma serve una modifica della legge, altrimenti sarà una beffa.

Roma, 29 ottobre 2018 – L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha individuato il prefisso unico per i call center, ossia il prefisso che distinguerà le telefonate di pubblicità, vendita e comunicazione commerciale dalle altre. Sarà lo 0844. Per le telefoniche finalizzate, invece, ad attività statistiche sarà lo 0843.

“Bene, ottima notizia. Finalmente viene data attuazione la legge n. 5 dell’11 gennaio 2018, entrata in vigore il 4 febbraio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Ora, però chiediamo alla nuova maggioranza parlamentare di modificare il testo della legge, dato che la deroga prevista dal testo, vanifica del tutto il prefisso unico e la delibera dell’Authority. Insomma una beffa ed una presa in giro per chi riceve telefonate moleste ad ogni ora del giorno” prosegue Dona.

La legge, infatti, all’art. 2, prescrive che i call center debbano provvedere ad adeguare tutte le loro numerazioni telefoniche utilizzate per i servizi di call center entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ma poi consente un’alternativa: “oppure presentano l’identità  della linea  a  cui  possono  essere  contattati“.

“Il timore più che fondato, insomma, è che l’alternativa, diventi la regola generale” conclude Dona.