Archivio mensile:Marzo 2013

HOME BANKING: il 60% dei consumatori è abbastanza soddisfatto, ma il 34% vorrebbe una maggiore assistenza

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

I risultati della survey “Consumatori e banche al tempo di Internet” realizzata dall’UNC con la collaborazione di Agos.

Roma, 29 ottobre 2018 – “Il 63% dei consumatori ha un accesso online al proprio conto in banca, il 60% si dichiara abbastanza soddisfatto del servizio e il 34% vorrebbe che fosse migliorata l’assistenza in caso di necessità”. E’ quanto emerge dalla survey “Consumatori e banche al tempo di Internet” lanciata dall’Unione Nazionale Consumatori sul sito www.consumatori.it e sui suoi canali social e realizzata con la collaborazione di Agos, una delle primarie società finanziarie italiane specializzate nel credito al consumo.

“Ai nostri sportelli -spiega l’avv. Massimiliano Dona, Presidente dell’UNC- riceviamo spesso segnalazioni o semplici richieste di informazioni da parte di utenti che utilizzano i servizi di home banking. Abbiamo dunque voluto realizzare questa survey per indagare in che modo Internet abbia cambiato e stia continuando a modificare il rapporto tra consumatori e banche, qual è il grado di soddisfazione degli utenti e quali aspetti vorrebbero che fossero migliorati”.

“Il sondaggio -prosegue Dona- seppur non abbia valore statistico e intenda semplicemente fotografare il sentiment degli utenti, ha avuto un significativo riscontro (quasi 1.200 risposte), a dimostrazione di come ormai il web sia parte integrante della nostra vita e anche l’home banking sia diventato un’importante realtà”.

Entrando nel vivo dello studio, quasi la metà dei consumatori ha dichiarato di avere una carta di credito e una carta prepagata (anche non legate al conto corrente), mentre la percentuale sale al 63% per il possesso di bancomat. Inoltre, il 55% afferma di non aver bisogno di una linea di credito (vale a dire di una somma messa a disposizione dalla banca sul proprio conto) disponibile accedendo al proprio conto online, mentre il 32% ci penserebbe su a seconda dei costi da sostenere; infine, il 12% sostiene invece che ne avrebbe necessità.

Proseguendo nell’analisi dei dati, alla domanda “Hai un accesso online al tuo conto in banca”, ben il 63% ha risposto di aver accesso online a un conto (mentre solo il 5% ha dichiarato di non averlo) e il 37% ha dichiarato di effettuare una connessione al proprio conto online due/tre volte a settimana. Per quanto riguarda invece il livello di soddisfazione, il 60% dei consumatori si dichiara abbastanza soddisfatto, il 26% molto soddisfatto e il 7% poco soddisfatto.

Infine, abbiamo chiesto ai consumatori cosa vorrebbero fosse migliorato nel servizio: il 37% non ha nulla di cui lamentarsi, mentre il 34% dei partecipanti vorrebbe un’assistenza migliore in caso di necessità. Chiudono la classifica l’esigenza di avere più servizi (24%) e la velocità di navigazione (15%).

“I dati emersi -afferma Massimiliano Dona- evidenziano come i consumatori vedano di buon grado la rivoluzione digitale operata dalle banche, ma mettono in luce anche quelli che ad oggi risultano gli aspetti più critici, proprio come la necessità di un’assistenza più adeguata. E proprio questo -conclude Dona- è un punto centrale sul quale prosegue il nostro impegno a tutela dei consumatori, sia continuando a realizzare campagne di sensibilizzazione e informazione sia sollecitando una maggiore attenzione al cliente da parte degli istituti bancari”.

“Abbiamo letto con grande interesse i risultati della survey realizzata in collaborazione con Unione Nazionale Consumatori -afferma Flavio Salvischiani, Direttore Strategia, Assicurazioni e Nuovi Business di Agos-. La ricerca conferma la velocità del cambiamento in corso nei comportamenti dei consumatori, fenomeno a cui assistiamo quotidianamente nelle nostre interazioni con clienti e partner. Quindi, accanto all’innovazione digitale per proseguire nella facilitazione di accesso e utilizzo ai servizi tipicamente transazionali,  la capacità di aiutare i clienti e supportarli nei momenti critici rimarrà un fattore determinante per conquistare e mantenere la loro fiducia. Per questa ragione, l’obiettivo del nostro piano strategico come Agos è di essere 100% digital e 100% human, che significa coniugare chiarezza, semplicità ed efficienza alla vicinanza al cliente. Sono convinto che siamo sulla strada giusta, come mi sembra confermino i risultati che abbiamo ottenuto da questa indagine”.

SCOPRI I RISULTATI COMPLETI DELLA SURVEY

Home banking: scopri cosa pensano i consumatori

Il 63% dei consumatori ha un accesso online al proprio conto in banca, il 60% si dichiara abbastanza soddisfatto del servizio e il 34% vorrebbe che fosse migliorata l’assistenza in caso di necessità. E’ quanto emerge dalla survey “Consumatori e banche al tempo di Internet” lanciata dall’Unione Nazionale Consumatori sul sito www.consumatori.it e sui suoi canali social e realizzata con la collaborazione di Agos, una delle primarie società finanziarie italiane specializzate nel credito al consumo.

Il sondaggio, seppur non abbia valore statistico e intenda semplicemente fotografare il sentiment degli utenti, ha avuto un significativo riscontro (quasi 1.200 risposte), a dimostrazione di come ormai il web sia parte integrante della nostra vita e anche l’home banking sia diventato un’importante realtà.

Entrando nel vivo dello studio, quasi la metà dei consumatori ha dichiarato di avere una carta di credito e una carta prepagata (anche non legate al conto corrente), mentre la percentuale sale al 63% per il possesso di bancomat. Inoltre, il 55% afferma di non aver bisogno di una linea di credito (vale a dire di una somma messa a disposizione dalla banca sul proprio conto) disponibile accedendo al proprio conto online, mentre il 32% ci penserebbe su a seconda dei costi da sostenere e il 12% manifesta questa necessità.

Proseguendo nell’analisi dei dati, alla domanda “Hai un accesso online al tuo conto in banca”, ben il 63% ha risposto di avere accesso online a un conto (mentre solo il 5% ha dichiarato di non averlo) e il 37% ha dichiarato di effettuare una connessione online due/tre volte a settimana. Per quanto riguarda invece il livello di soddisfazione, il 60% dei consumatori si dichiara abbastanza soddisfatto, il 26% molto soddisfatto e il 7% poco soddisfatto.

Infine abbiamo chiesto cosa vorrebbero fosse migliorato nel servizio: il 37% non ha nulla di cui lamentarsi, mentre il 34% dei partecipanti vorrebbe un’assistenza migliore in caso di necessità. Chiudono la classifica l’esigenza di avere più servizi (24%) e dalla velocità di navigazione (15%).

SCOPRI I RISULTATI COMPLETI DELLA SURVEY

Autore: Sonia Galardo
Data: 29 ottobre 2018

MUSICA: secondary ticketing, Tar conferma multe a Viagogo

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Ottima notizia, altra vittoria sui biglietti dei concerti.

Roma, 25 ottobre 2018 – Il Tar del Lazio ha confermato le multe inflitte dall’Antitrust a Viagogo, uno dei maggiori distributori al mondo di biglietti per avvenimenti sportivi, musicali, per la vicenda del secondary ticketing.

“Ottima notizia. Vittoria dei consumatori ed un altro passo avanti per la battaglia che abbiamo condotto a tutela degli spettatori dei concerti e per garantire i loro diritti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Chi va ad un concerto, infatti, non solo ha diritto a pagare il prezzo senza dover ricorrere a bagarini, ma che il prezzo finale sia anche chiaro e trasparente fin dall’inizio della transazione, al primo contatto, quale posto specifico sta acquistando, insomma che le informazioni siano complete” conclude Dona.

ANTITRUST: multa Apple e Samsung per obsolescenza programmata

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Bene, ma ora serve legge come in Francia contro l’obsolescenza programmata.

Roma, 25 ottobre 2018 – L’Antitrust ha imposto una multa di 5 milioni di euro a Samsung e 10 ad Apple per pratiche commerciali scorrette per gli aggiornamenti dei software degli smartphone.

“Bene ottima notizia, ma non basta. Serve una legge come quella francese” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Il Parlamento italiano deve fare la sua parte, intervenendo con una legge contro l’obsolescenza programmata. Non si tratta solo degli smartphone o del problema degli aggiornamenti dei software, ad esempio per i computer. Il fenomeno è ormai vastissimo e riguarda anche i beni fatti apposta per rompersi appena esaurita la durata della garanzia o l’irreperibilità dei pezzi di ricambio, che spesso rendono irrecuperabile un prodotto ancora in buone condizioni, dalle lavatrici alla stampanti” prosegue Dona.

“Va resa obbligatoria la fornitura di pezzi di ricambio per 10 anni dopo che il prodotto è uscito dalla produzione” conclude Dona.

L’Unione Nazionale Consumatori aveva presentato l’esposto all’Antitrust contro la Samsung e la Apple, pur non risultando tra i segnalanti.

L’esperto risponde su… vacanza “sicura”

Vorrei partire per godermi qualche giorno di relax con la mia famiglia prenotando un pacchetto turistico. Dato che se ne sentono di tutti i colori, vi chiedo: a cosa bisogna stare attenti per evitare “fregature”?

Ecco a cosa bisogna stare attenti per evitare brutte sorprese e godersi a pieno il proprio relax!

PRIMA DI PARTIRE

  • richiedere copia del contratto che si sottoscrive, accertando che faccia chiaro riferimento alle offerte contenute nel catalogo informativo (in questo caso le indicazioni fornite da depliants e brochures saranno vincolanti per l’organizzatore);
  • se si sottoscrive una polizza di assicurazione, leggere attentamente le condizioni contrattuali (attenzione alla previsione di franchigie, spese non rimborsabili, etc.);
  • qualora la destinazione sia un paese straniero, verificare la necessità di adempimenti burocratici o sanitari (documenti di espatrio, visto di ingresso, vaccinazioni, etc.);
  • opporsi, per iscritto, ad eventuali richieste di ulteriori esborsi da parte dell’agenzia quando mancano meno di venti giorni alla partenza (entro tale termine la legge vieta qualsiasi maggiorazione del prezzo e se l’aumento eccede il 10% del costo complessivo del pacchetto, il consumatore potrà comunque recedere dal contratto);

DURANTE LA VACANZA

  • il soggiorno deve svolgersi esattamente come previsto (ogni modifica del programma o della sistemazione alberghiera legittimano il consumatore al rimborso del prezzo per la prestazione non goduta oltre al risarcimento del danno);
  • rivolgersi ai rappresentanti dell’organizzazione sul posto per segnalare ogni difformità rispetto al contratto di viaggio (è utile precostituire la prova scritta delle lamentele inoltrate);
  • documentare gli eventuali disagi tramite fotografie, dichiarazioni sottoscritte da altri turisti, fatture di spesa (saranno indispensabili per ottenere dal Giudice il risarcimento dei danni).

AL RIENTRO

  • entro 10 giorni dal rientro, nel caso di difformità o disservizi, formalizzare un reclamo con richiesta di rimborso a mezzo lettera raccomandata a.r. indirizzata all’agenzia di viaggi, al tour operator e per conoscenza all’Unione Nazionale Consumatori;
  • conservare, in ogni caso, il catalogo, la documentazione di viaggio e la documentazione comprovante l’eventuale inadempimento del tour operator.
    L’Unione Nazionale Consumatori offre ogni anno assistenza a migliaia di consumatori che ci segnalano danni da vacanza rovinata.

Se vuoi ricevere assistenza personalizzata, vai allo sportello Turismo-Viaggi

Da luglio 2018 sono entrate in vigore norme in materia di turismo, per approfondire  Viaggi: cosa cambia con la nuova normativa europea

Autore: Anna Antico
Data:  24 ottobre 2018

Il significato psicologico di Halloween

Fino a poco tempo fa, ci si mascherava solo a carnevale: i più piccoli giravano per le strade, travestiti da super eroi o principesse, lanciando coriandoli e stelle filanti. Da qualche anno, invece, è  sbarcata anche in Italia la festa di halloween. La notte del 31 ottobre, quindi, grandi e piccini, si travestono da spaventosi fantasmi, streghe cattive, vampiri assetati di sangue, clown assassini, mummie o zombie. Tutti questi costumi rappresentano personaggi immaginari, ma spaventosi che durante tutto l’anno vengono “dimenticati” ma che per l’occasione diventano accessibili a tutti. Come ogni festa popolare, anche quella di halloween ha un significato psicologico, infatti nasconde il desiderio di esorcizzare ciò che l’uomo tefesme da sempre, la morte. Il giorno successivo, infatti, si svolge la  ricorrenza cristiana della commemorazione dei defunti. Perciò scherzare sulla morte risulta essere un modo per sottrarsi all’angoscia della fine e perdita della vita. Tale festa ci permette un approccio più gioioso e meno drammatico attraverso il quale ci possiamo avvicinare a ciò di cui abbiamo paura provando ad affrontarla.

Halloween è quindi una festa che a livello psicologico è positiva sia per i grandi sia per i più piccoli. Ai primi, infatti, ricorda che la la morte non è una dimensione opposta, ma speculare alla vita e che come tale, spaventa e ha bisogno di essere in qualche modo controllata anche attraverso un  finto cappello da strega. Ai più piccoli, invece, insegna ad avvicinarsi ad essa in modo graduale e giocoso, insomma in una modalità che per loro è possibile comprendere.

Autore: Eleonora Iacobelli
Data: 24 ottobre 2018

Contratti fantasma: le nostre proposte per fermare le truffe

immagine firma contratto

Con l’avvicinarsi della fine del mercato di tutela nel settore energetico si registra in Italia un aumento dei contratti fantasma per le forniture di luce e gas. Lo certificano le segnalazioni che continuano ad arrivare agli sportelli dell’Unione Nazionale Consumatori. Sono tante, infatti, le persone che si sono viste attivare a loro insaputa nuove utenze. Ma come è possibile che un consumatore si ritrovi a essere cliente di un gestore senza aver mai firmato un contratto? Proviamo a fare chiarezza su cosa sta succedendo, sugli escamotage e sulle tecniche utilizzate dai truffatori per fare questi raggiri e sulle contromisure che andrebbero adottate per arginare questo fenomeno.

Come “funzionano” le truffe?

Se fino a pochi anni fa i venditori porta a porta falsificavano le firme degli utenti sui contratti o, in tempi più recenti, erano gli operatori telefonici a estorcere un “sì” alla cornetta per attivare forniture non richieste, oggi le tecniche utilizzate per far firmare a utenti inconsapevoli i contratti fantasma sono ancora più aggressive. Uno dei casi più comuni è quello dell’agente che prende di mira un condominio, citofona a un appartamento a caso e con una scusa banale (dicendo, ad esempio, di dover consegnare un pacco) si intrufola nell’androne del palazzo andando in cerca di bollette lasciate dal postino sul bancone della portineria o che fuoriescono dalle cassette della posta. Preso possesso della bolletta, l’agente ha in mano una serie di dati personali dell’utente malcapitato molto importanti: nome e cognome della persona, il suo indirizzo, il suo codice fiscale e, soprattutto, il numero che identifica la fornitura energetica (per il gas è il PDR, per l’elettricità il POD). Per il truffatore sono informazioni più che sufficienti per avviare il trasferimento dell’utenza: gli basterà, infatti, falsificare la firma su un contratto precompilato.

Come viene aggirata la legge?

Purtroppo non c’è più l’obbligo da parte dei venditori della cosiddetta check-call per verificare la correttezza dell’attivazione di una nuova utenza. In pratica, si trattava di una chiamata di conferma che il fornitore doveva fare al nuovo cliente per sapere se fosse stato veramente lui a richiedere il contratto. Alcune aziende continuano comunque ad effettuare la chiamata, ma questa contromisura è facilmente aggirabile: il truffatore, infatti, inserisce sul contratto precompilato il suo numero di telefono. In questo modo, sarà lui a rispondere a nome dell’utente alla chiamata di verifica dell’operatore. L’unico obbligo rimasto è quello dell’invio del contratto in forma cartacea o di metterlo a disposizione dell’utente su supporto durevole. Anche questa, però, è una contromisura poco efficace aggirabile indicando un indirizzo di spedizione o di email errato.

Attenzione a chi vi contatta a nome dell’Associazione dei Consumatori

Ma non solo. Da molti consumatori abbiamo ricevuto delle segnalazioni di sedicenti operatori che chiamano per proporre nuovi contratti a nome della nostra Associazione. Dunque i truffatori non solo si fingono operatori di un gestore di energia (ma anche di telefonia) inventando aumenti e costi non veritieri delle bollette, ma si stanno spingendo oltre citando nel corso della telefonata con gli utenti anche una fantomatica “Tutela del Consumatore” che rappresenterebbe una sorta di garanzia nella scelta di un altro gestore. Purtroppo non sono pochi quelli che cadono in questo tranello. Senza dimenticare che per la nostra Associazione si tratta di un evidente danno di immagine. L’utente che infatti digita sui motori di ricerca le parole “Tutela del Consumatore” finirà quasi sicuramente sul nostro sito.

Le nostre proposte

Tutto ciò dimostra che le tutele previste dall’Autorità per l’energia si stanno rivelando inadeguate per smascherare i contratti fantasma. Ecco le nostre proposte per far fronte a questa truffa e tutelare i diritti dei consumatori: 

  • I gestori di energia non possono più limitarsi a dichiararsi parte lesa dalle agenzie che operano per loro conto nel libero mercato: devono fare di più verificando in modo puntuale l’attendibilità di queste agenzie;
  • Le contromisure messe in atto dall’Autorità dell’energia sono facilmente aggirabili, motivo per cui servono norme più garantiste ed efficaci per fermare i truffatori;
  • Il cliente deve essere messo nelle condizioni di poter comunicare in maniera più semplice e veloce con il fornitore energetico a cui si affida. Troppo spesso, infatti, l’assistenza del servizio di call center non è sufficiente per intervenire concretamente e risolvere un problema. Serve pertanto rendere più efficiente la gestione dei reclami. In questo modo si attiverebbero anche molte meno procedure di conciliazione;
  • Non va l’automatismo nell’attivazione delle procedure di recupero del credito: perché il nuovo operatore, quello che (in buona fede?) crede di avere diritto a un pagamento, passa subito la pratica al recupero crediti?
  • Infine, secondo quanto previsto dalla Delibera n. 228 del 2017 gli importi fatturati dal nuovo operatore (quello al quale sono stati trasferiti a insaputa dell’utente) devono essere comunque pagati dal consumatore, seppure nel limite minimo previsto dalla stessa ARERA (Autorità regolazione per energia reti e ambiente). Si tratta però chiaramente di una regola ingiusta, e la spiegazione è ovvia: per quale motivo il consumatore dovrebbe pagare una cifra, seppur minima, per un contratto che non ha mai sottoscritto? Ci stiamo battendo per cambiare la normativa così da scoraggiare queste truffe.

In attesa di risposte, i nostri sportelli continueranno a gestire questi casi e ad assistere i consumatori danneggiati. E i risultati finora ci stanno dando ragione: sono tante, infatti, le persone per le quali abbiamo chiesto e ottenuto dalle aziende il rimborso integrale delle somme versate.

HAI BISOGNO DEL NOSTRO AIUTO? SCRIVICI ALLO SPORTELLO ENERGIA

Autore: Rocco Bellantone
Data: 23 ottobre 2018

Il conto corrente di base e il reddito di cittadinanza

Il conto corrente di base è oggi uno dei maggiori strumenti per favorire l’educazione e l’inclusione finanziaria presenti sul mercato. Si tratta di una particolare tipologia di conto corrente introdotta nel nostro ordinamento dal giugno 2012, ma che a seguito della piena attuazione della direttiva europea 2014/92 (c.d. direttiva PAD – Payment Accounts Directive), avutasi con il decreto legislativo 15 marzo 2017, n. 37, ha ricevuto nuova e più importante regolamentazione. Il nuovo conto europeo di base è gratuito per particolari categorie di soggetti, e questo è il grande vantaggio rispetto a tutti gli altri conti correnti offerti dal sistema creditizio. Infatti, i cittadini con ISEE non superiore agli 11.600 euro e i pensionati con ISEE lordo non superiore ai 18.000 euro hanno diritto a vedersi riconosciuto il conto a “canone 0” (non si paga neanche l’imposta di bollo, come pure si riceve gratuitamente l’informativa periodica su base trimestrale).

Il conto di base, lo si intuisce dal nome stesso, prevede una serie (per tipologia e numero) di operazioni incluse che il soggetto può compiere durante tutto l’anno. Vi è una differenza quanto a numero di operazioni effettuabili tra il conto di base per i cittadini e quello dedicato ai pensionati. Ad esempio, nel conto di base per i pensionati sono considerati 12 prelievi gratuiti allo sportello, a fronte dei 6 per quello dedicato ai cittadini; viceversa per questi ultimi col loro conto sono inclusi 12 pagamenti ricorrenti tramite bonifico SEPA (compreso l’accredito dello stipendio), a differenza del conto base per i pensionati che ne prevede solamente 6.

Che cosa potrebbe fare il legislatore

A ben vedere, le differenze tra le due tipologie di conto sono minime e ben farebbe il legislatore italiano ad intervenire in modo da renderli del tutto uniformi. Il costo per il sistema bancario sarebbe del tutto trascurabile e ovviamente bilanciato dalla ratio stessa del conto: nel momento in cui si opta per una misura di inclusione sociale e di innalzamento del livello di alfabetizzazione finanziaria 6 o 12 operazioni non modificano il quadro. C’è da rilevare come tutte le banche accanto al conto gratuito di base stiano iniziando a prevedere, per tutti i soggetti che non rientrano nei parametri reddituali fissati dal legislatore, conti correnti di base modellati su quello di derivazione europea a canone agevolato (20/30 euro l’anno con, sostanzialmente, le stesse caratteristiche del conto di base comunitario).

Conto di base e reddito di cittadinanza

Guardando alla situazione attuale, e al contesto in cui il conto di base si trova ad operare, non si può non evidenziare che se effettivamente la misura del reddito di cittadinanza vuole essere uno strumento per “far crescere”, allora sarebbe opportuno, per aumentare il grado di alfabetizzazione finanziaria delle fasce più deboli della popolazione, che il reddito di cittadinanza venisse erogato/appoggiato su un conto corrente di base. La crescita di un Paese passa (e passerà sempre di più) per un aumento del grado di inclusione finanziaria e di alfabetizzazione economica, e il conto corrente di base è uno strumento che va proprio in questa direzione.

Autore: Stefano Cherti (Professore di Diritto Privato_Università degli Studi di Cassino)
Data: 24 ottobre 2018

ISTAT: sommerso e illegale valgono 210 miliardi

Nel 2016, l’economia non osservata, ossia la somma dell’economia sommersa e delle attività illegali, vale circa 210 miliardi di euro (209,819 mld), pari al 12,4% del Pil. Era 207,351 mld nel 2015 (12,6% del Pil), 212,889 mld nel 2014 (13,1% del Pil), 206,490 mld nel 2013 (12,9%).

Lo riporta l’Istat. Il valore aggiunto generato dall’economia sommersa (che va dalle sotto-dichiarazioni all’impiego di lavoro irregolare, dagli affitti in nero alle mance) ammonta a poco meno di 192 miliardi di euro (191,838 mld), quello connesso alle attività illegali (produzione e traffico di droga, prostituzione e contrabbando di tabacco), incluso l’indotto, a circa 18 miliardi (17,981).

Le stime al 2016 confermano la tendenza alla discesa dell’incidenza della componente non osservata dell’economia sul Pil dopo il picco del 2014 (13,1%). Si riscontra infatti un’ulteriore diminuzione di 0,2 punti percentuali dopo quella di 0,5 punti registrata nel 2015.

La composizione dell’economia non osservata registra variazioni limitate.

Nel 2016, la componente relativa alla sotto-dichiarazione pesa per il 45,5% dell’economia non osservata (era 44,9% nel 2015), pari a 95,383 miliardi di euro. La restante parte è attribuibile per il 37,2% all’impiego di lavoro irregolare (37,3% nel 2015), pari a 78,010 miliardi, per l’8,8% (era 9,6% nel 2015) alle altre componenti (fitti in nero, mance e integrazione domanda-offerta), pari a circa 18,445 miliardi, per l’8,6% alle attività illegali (in aumento dall’8,2% dell’anno precedente).

Le Altre attività dei servizi (33,3% nel 2016), il Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (23,7%) e le Costruzioni (22,7%) si confermano i comparti dove l’incidenza dell’economia sommersa é più elevata.

Anche il peso della sotto-dichiarazione sul complesso del valore aggiunto risulta più rilevante nei medesimi settori: 16,3% nei Servizi professionali, 12,4% nel Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione e 11,9% nelle Costruzioni. Nel Manifatturiero, l’incidenza è relativamente elevata nella Produzione di beni alimentari e di consumo (7,5%) e molto contenuta nella Produzione di beni di investimento (2,3%).

La componente di valore aggiunto generata dall’impiego di lavoro irregolare incide maggiormente nel settore degli Altri servizi alle persone (con un peso del 22,8% nel 2016), dove è principalmente connessa al lavoro domestico, e nell’Agricoltura, silvicoltura e pesca (16,4%).

Nel 2016, le unità di lavoro irregolari sono 3 milioni 701 mila, in prevalenza dipendenti (2 milioni 632 mila), in lieve diminuzione rispetto al 2015 (rispettivamente -23 mila e -19 mila unità). Il tasso di irregolarità, calcolato come incidenza delle unità di lavoro (ULA) non regolari sul totale, è pari al 15,6% (-0,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente).

L’incidenza del lavoro irregolare è particolarmente rilevante nel settore dei Servizi alle persone (47,2% nel 2016, in calo di 0,4 punti percentuali rispetto al 2015), ma risulta significativo anche nei comparti dell’Agricoltura (18,6%), delle Costruzioni (16,6%) e del Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (16,2%).

Nel 2016, le attività illegali considerate nel sistema dei conti nazionali hanno generato un valore aggiunto pari a 16,7 miliardi di euro, con un incremento di 0,8 miliardi rispetto all’anno precedente. I consumi finali di beni e servizi illegali sono risultati pari a 19,9 miliardi di euro (+0,9 miliardi rispetto al 2015), che corrispondono all’1,9% del valore complessivo della spesa per consumi finali.

L’incremento complessivo è determinato dal traffico di stupefacenti il cui valore aggiunto sale nel 2016 a 12,6 miliardi di euro.

Nucleo familiare


 

La domanda dei consumatori: siamo una coppia non sposata e abbiamo una bambina. Il mio compagno (che premetto è separato ed ha altri figli con un’altra donna) non ha la stessa residenza mia e di mia figlia. Il suo reddito rientra nel mio ISEE familiare o il mio nucleo familiare risulta monogenitoriale?

 

La risposta di Gianluca Timpone, dottore commercialista.

Per rispondere compiutamente alla domanda occorre partire dalla definizione di nucleo familiare sulla base del quale valutare la possibilità di beneficiare o meno delle prestazioni agevolate che si intendono richiedere. Molto spesso ai fini ISEE la corretta individuazione del nucleo familiare genera spesso diversi dubbi e non poche difficoltà. Ecco le regole da seguire per evitare errori sulla scorta  la sua esatta composizione dell’articolo 3, comma 1, D.P.C.M. 159/2013 (Riforma ISEE) dove viene fissata la regola generale secondo la quale il nucleo familiare del richiedente è costituito dai soggetti componenti la famiglia anagrafica (l’insieme delle persone che coabitano e hanno la stessa residenza, legate da un vincolo di matrimonio, di parentela, di affinità, di tutela, di adozione o affettivo, ndr) alla data di presentazione. 

Nel caso di specie parlando di persone conviventi che hanno residenze diverse fanno parte del medesimo nucleo familiare, ma devono scegliere di comune accordo a quale dei due stati di famiglia bisogna fare riferimento, ossia qual è la residenza familiare, pertanto se la scelta del compagno convivente è quella di considerare come nucleo familiare quello con presenza dei figli, la signora ai fini ISEE dovrà esclusivamente produrre redditi ad essa afferenti, senza far confluire quelli del proprio compagno.

Considerazioni a parte meritano la presenza di figli maggiorenni che convivono con uno o entrambi i genitori questi fanno parte del nucleo familiare del genitore con il quale convivono; nel caso in cui, invece, non siano conviventi con i genitori, ma siano a loro carico ai fini IRPEF e non siano coniugati e/o abbiano figli, fanno parte del nucleo familiare dei genitori. Il figlio maggiorenne coniugato e/o con figli, infatti, anche se a carico IRPEF di altre persone, fa nucleo a sé, in quanto in tal caso si applica esclusivamente il criterio anagrafico. Se il figlio maggiore d’età non convive con nessun genitore ed è a carico IRPEF di entrambi, nel caso in cui i genitori facciano parte di nuclei familiari distinti, fa parte del nucleo di uno dei genitori, da lui identificato.

Naturalmente il figlio maggiorenne non convivente con i genitori e non risultante a loro carico fa nucleo a sé..

 

 

TimponeVuoi saperne di più sui temi fiscali? Ti chiedi cosa può fare un cittadino in vista di un pignoramento, di un fermo amministrativo di un suo bene o del sequestro di un immobile? Scopri di più nel libro di Gianluca Timpone: “Dammi tregua – In un sistema economico in continua evoluzione non vi è nulla di sicuro… tranne le tasse

 

Vuoi fare anche tu una domanda al nostro esperto? Scrivi a esperto@consumatori.it, ricordandoti di mettere in oggetto “commercialista”. I quesiti più interessanti saranno selezionati per avere una risposta in questa rubrica, continua a seguirci!