Archivio mensile:Marzo 2013

TELEFONIA: bollette a 28 giorni, multe da 2,4 mln a Tim e Wind Tre

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Bene, ottima notizia! E’ la legge del contrappasso!

Roma, 30 novembre 2018 – Sanzioni per un totale di circa 2,4 milioni di euro sono state inflitte dall’Autorità delle comunicazioni a Tim e a Wind Tre in relazione alle modifiche contrattuali relative alla nota vicenda delle bollette a 28 giorni. In questo caso, però, la multa è relativa alla modalità con la quale, nel mese di aprile 2018, dopo aver ripristinato la fatturazione mensile, si è effettuata la rimodulazione tariffaria, aggiustando il vecchio aumento dell’8,6%.

“Bene, ottima notizia! E’ la legge del contrappasso! Anche se la multa è certo inferiore all’illecito guadagno ottenuto dalle compagnie telefoniche per non aver rispettato fin dal 23 giugno 2017 la fatturazione mensile, è una bella notizia che siano state multate per quando poi sono state costrette a tornarci per via dell’entrata in vigore della legge 4 dicembre 2017, n. 172” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“La trasparenza e la completezza delle informazioni sono sempre un diritto del consumatore. A maggior ragione il diritto di recesso, che non può essere esercitato senza un’informazione esaustiva e chiara” conclude Dona.

TELEFONIA: pubblicità Wind con Fiorello finisce all’Antitrust

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

La pubblicità All inclusive – Limited edition finisce all’Antitrust. Offerta ballerina tra Facebook e sito Wind: quale vale?

Roma, 29 novembre 2018 – La pubblicità della Wind, quella con Fiorello, finisce all’Antitrust. L’offerta All inclusive – Limited edition, infatti, cambia a seconda di dove si vede. Sul sito di Wind, l’offerta è pubblicizzata diversamente rispetto alla pagina ufficiale di Wind su Facebook (cfr. foto e link sotto riportati).

Su Facebook costa 8.99 euro al mese, per 40 giga, minuti illimitati, 100 sms e 100 giga in regalo per un anno, nessun vincolo e attivazione gratuita.

Sul sito Wind costa 9,99 euro al mese, per 30 giga, minuti illimitati, 100 sms e 100 giga in regalo per un anno, attivazione gratuita, ma solo per le nuove sim; inoltre, come scritto nelle condizioni contrattuali, in caso di recesso prima dei 24 mesi è addebitato un importo di 10 euro.

“Un’offerta decisamente ballerina e strana, considerato che su Facebook non solo costa meno, ma hai addirittura più giga. Quale vale? Un mistero! Un enigma che chiediamo all’Antitrust di risolvere, verificando la correttezza della pratica commerciale e della pubblicità” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

L’offerta Wind su Facebook

L’offerta Wind sul sito

TELEFONIA: no ad alzare limiti elettrosmog per il 5G

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Vodafone chiede di alzare i limiti sull’elettrosmog per fare le reti 5G, ma non si fa baratto con la salute dei cittadini.

Roma, 28 novembre 2018 – Per realizzare le reti 5G, secondo il responsabile Affari istituzionali di Vodafone Italia, Michelangelo Suigo, appare quanto mai necessario il supporto delle istituzioni e della politica ed è indispensabile l’adeguamento dei limiti di emissione elettromagnetica a quanto previsto a livello europeo.

“No! Giù le mani dai limiti fissati dall’Italia. Non si baratta la rete 5G con la salute dei cittadini ed il rispetto del principio di precauzione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Ricordiamo che l’Agenzia IARC, che è parte dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), ha già classificato l’esposizione ai campi magnetici come possibili cancerogeni e che per alcuni ricercatori si dovrebbe passare a probabile cancerogeno.

La riscossione degli Oneri Generali di Sistema nelle bollette elettriche: le nostre proposte per far sì che non pesino sui consumatori!

All’inizio di quest’anno è sorta una polemica in merito ad una delibera dell’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) che stabiliva che una parte degli Oneri Generali di Sistema non incassati per morosità sarebbe stata riversata su tutti i consumatori di energia elettrica, anche su coloro che hanno sempre pagato regolarmente.

Come Unione Nazionale Consumatori ci siamo immediatamente mossi per segnalare quello che consideriamo un vero e proprio sopruso, per sfatare le immancabili fake news che puntualmente si diffondono in questi casi e per richiedere un incontro e un intervento urgente al Ministro dello Sviluppo Economico dell’epoca anche a seguito delle precisazioni dell’ARERA che da tempo segnalava alle istituzioni l’urgenza di un intervento legislativo.

Abbiamo anche lanciato la campagna #bollettagiusta per chiedere ai futuri governati di impegnarsi per far pagare equamente l’energia che consumiamo.

Anche a seguito del clamore suscitato in questi mesi si è aperto un forte dibattito per una ridiscussione generale delle modalità di riscossione degli Oneri, vero problema a monte di tutto il resto, fino alla risoluzione presentata alla Camera che che impegna il Governo a proporre opportune iniziative normative d’urgenza volte a definire un sistema efficace di garanzia e tutela dei clienti finali sugli oneri generali di sistema e di recupero degli oneri non riscossi, anche potenziando gli strumenti sanzionatori e di controllo sui comportamenti opportunistici, al fine di evitare il riversamento diretto degli oneri generali a carico dei clienti finali, e in particolare di quelli domestici. 

Nell’ambito della discussione della risoluzione abbiamo partecipato alle audizioni presso la X° Commissione Parlamentare (Attività produttive, Commercio e Turismo) in cui abbiamo presentato il documento con le nostre analisi e proposte sul tema:

Clicca per scaricare l’intero documento

Autore: Marco Vignola
Data: 27 novembre 2018

Corte dei Conti UE: passeggeri degli aerei poco tutelati

Compensazioni automatiche in caso di gravi ritardi dei voli, più trasparenza da parte delle compagnie aeree e maggiore consapevolezza dei diritti dei passeggeri: è la ricetta della Corte dei Conti dell’Ue per tutelare meglio di quanto avviene oggi i viaggiatori europei. Le raccomandazioni alla Commissione europea sono il frutto di un’indagine condotta dalla Corte dei Conti in diversi Stati membri, tra cui l’Italia, e di sondaggi sui passeggeri. Il quadro che ne emerge, racchiuso in una relazione presentata a Bruxelles, non è incoraggiante. Secondo il rapporto, i diritti dei passeggeri sono riconosciuti dalle norme comunitarie, ma si è costretti a lottare per farli valere. La normativa Ue prevede il diritto alla compensazione se il proprio volo è cancellato senza il preavviso previsto o se ha subito un ritardo di più di 3 ore rispetto all’orario di atterraggio, a meno che non si verifichi una circostanza eccezionale la cui definizione dovrebbe essere formulata in modo più preciso. La relazione chiede perciò una revisione della normativa comunitaria che introduca l’obbligo per le compagnie aeree di dichiarare entro 48 ore le cause del disservizio e, quando quest’ultimo non è dovuto a una circostanza eccezionale, di pagare in automatico, senza una richiesta specifica, la compensazione ai passeggeri che hanno fornito le informazioni necessarie al momento dell’acquisto del biglietto. Il rapporto raccomanda inoltre di prendere misure per incoraggiare la consapevolezza dei passeggeri sui propri diritti, visto che nel 2017 più della metà degli intervistati (il 61%) non lo era. Servono inoltre standard minimi di informazione da parte delle compagnie aeree verso i consumatori.

L’UNC auspica che questa raccomandazione sia presa seriamente in considerazione dalla Commissione Ue. Oltre ad una revisione dei diritti dei passeggeri, serve, comunque, anche un rafforzamento dei poteri delle Authority, a livello nazionale ed europeo, in modo che scattino sanzioni che abbiano reale efficacia deterrente in caso di violazione dei diritti dei consumatori e di pratiche commerciali scorrette, quale quella di non riconoscere gli indennizzi automatici previsti dalla Carta del passeggero.

Il notaio risponde su… diritti successori

Come influiscono la comunione legale o la separazione dei beni sui diritti successori?

Se non si compie una scelta diversa – al momento della celebrazione del matrimonio o anche in seguito, con un’apposita convenzione matrimoniale – il regime sarà quello della comunione legale dei beni. Se vige quest’ultimo gli acquisti effettuati anche da uno solo dei coniugi “cadono in comunione”, mentre con la separazione dei beni i coniugi conservano la titolarità esclusiva dei beni acquistati durante il matrimonio.

Da un punto di vista successorio non vi è nessuna interferenza fra il regime patrimoniale della famiglia e i diritti ereditari dei coniugi, che rimangono gli stessi. Possono invece crearsi ricadute sulla consistenza dei beni che cadono in successione: ad esempio, se un coniuge acquista un immobile in regime di separazione dei beni alla sua morte esso andrà interamente in successione; se invece l’immobile è acquistato in regime di comunione, andrà in successione per una metà del suo valore.

Guida “Il Matrimonio” Consiglio Nazionale del Notariato

Comparatori e dati: rischi e opportunità

Utenze, assicurazioni, vacanze, prodotti e persino servizi funebri: i comparatori online sono strumenti sempre più diffusi che permettono ai consumatori di confrontare prezzi e tariffe per scegliere l’offerta più adatta alle proprie esigenze. L’utilizzo è semplice: basta inserire sul sito o attraverso l’app i propri dati ed ecco comparire offerte e prodotti disponibili.

In alcuni casi l’acquisto si effettua direttamente online, in altri il consumatore utilizza i comparatori per farsi un’idea dei prezzi e poi compra in negozio. Anche per chi vende, i comparatori rappresentano una buona opportunità per incrementare traffico e conversioni affiliandosi al “motore di ricerca”. Ad alimentare l’algoritmo sono i dati, un autentico oro nero, fondamentale per migliorare l’incontro tra domanda e offerta e protagonisti della dodicesima edizione del nostro Premio Vincenzo Dona che si è tenuto lo scorso 16 novembre a Roma.

Per cercare di capire il mondo dei comparatori e avere maggiori informazioni sull’utilizzo dei nostri dati, ne abbiamo parlato con alcune delle aziende leader del settore (Facile.it, Mutuionline.it e Pagomeno).

L’IMPORTANZA DEI DATI

Mauro Giacobbe, Ad di Facile.it, Roberto Anedda, direttore Marketing di Mutuionline.it e Tiziano Barbagallo, country manager di Pagomeno, sono concordi nel sottolineare l’importanza dei dati per un comparatore online.

“Grazie ai dati conosciamo gli utenti e possiamo offrire il migliore dei servizi -afferma Giacobbe di Facile.it e aggiunge – proprio tramite i dati e la comunicazione a noi di questi si crea la prima base della fiducia fra comparatore ed utente”.

Sulla stessa linea Anedda di Mutuionline.it: “più il comparatore riesce a trovare offerte profilate, corrispondenti alle esigenze degli utenti, più offre loro un servizio migliore e per farlo ha bisogno dei dati. Non solo: questi dati ci servono per capire se la nostra struttura e i nostri meccanismi rispondono alle richieste degli utenti che arrivano sul sito, in modo da migliorare alcuni servizi ed estenderli se serve.”

Barbagallo di Pagomeno sottolinea: “grazie ai dati degli utenti possiamo migliorare l’esperienza dei consumatori sul sito e allo stesso tempo migliora il matching tra domanda e offerta, portando così vantaggi sia alle aziende sia ai consumatori.

DATI E PRIVACY

La più grande paura dei consumatori nell’utilizzo di molti servizi online è che cedendo i propri dati si rischiano violazioni della privacy. Eppure, sembrerebbe che anche grazie alla nuova normativa GDPR le aziende del digitale siano molto sensibili al tema.

“La cura dei dati personali degli utenti è massima -rassicura Facile.it ciascuno di essi viene conservato nel miglior modo possibile, in assoluta ottemperanza agli obblighi di legge e per i periodi che essa indica di caso in caso.”

Il Regolamento prevede l’introduzione di nuove figure professionali responsabili del trattamento dei dati, anche nel rapporto con terzi, a riguardo afferma il direttore Anedda di Mutuionline.it: “nell’informativa sulla privacy che viene sottoposta all’utente nel momento in cui entra in contatto con noi e autorizza l’utilizzo dei suoi dati, facciamo in modo che sia ben chiaro quali sono i diversi livelli di autorizzazione disponibili. Quindi ai nostri utenti non arriveranno mai mail o telefonate da parte di operatori commerciali terzi con i quali non erano mai entrati in contatto.” Aspetto a cui tiene anche Pagomeno: “rispettiamo in modo molto stringente la nuova normativa GDPR -afferma Barbagallo non prendiamo di default il consenso al trattamento dei dati con finalità di marketing perché riteniamo debba essere una scelta consapevole del consumatore.”

IL FUTURO DEI COMPARATORI

Il mondo dei comparatori sta crescendo, come sottolinea Giacobbe, che aggiunge: “negli scorsi anni il confronto ha dimostrato di essere un enorme beneficio per i consumatori, anche spingendo le aziende a mettersi in concorrenza fra di loro, con evidente beneficio per i consumatori”.

Eppure, ci sono ancora delle profonde differenze tra il mercato italiano e quello europeo: una parte della società italiana è rimasta molto tradizionalista -afferma Aneddasui servizi legati in particolare ad aspetti finanziari e assicurativi c’è ancora molta diffidenza e timore di un rapporto a distanza, senza un riferimento personale. In Paesi come Germania o Gran Bretagna i comparatori sono la regola, in Italia c’è ancora molto da lavorare in termini di sensibilizzazione dei consumatori, ai quali va spiegato che ci si può rivolgere anche ai comparatori online e avere un servizio sicuro, semplice e che può fare risparmiare.”

Per Barbagallo il futuro ha il volto dell’intelligenza artificiale: “la vera sfida sarà riuscire ad integrare la comparazione di prezzi online e offline, ad esempio con dei servizi di geo-localizzazione che avvisino l’utente quando è disponibile il miglior prezzo in un dato luogo o momento.”

Insomma, anche in questo caso, l’intelligenza dei dati non può prescindere da quella dei consumatori!

Autore: Simona Volpe
Data: 27 novembre 2018

Vademecum per il risparmio sicuro

A cosa prestare attenzione prima di fare un investimento? Leggi il nostro vademecum e contattaci per assistenza:

1) Informarsi in anticipo: questa è la prima regola e valutare più prodotti. Siete sicuri che non ci siano prodotti che offrono risultati migliori? Se avete dubbi aspettate a decidere! Ma comunque non fatevi ingolosire perché un alto rendimento comporta sempre un rischio elevato. E poi considerate il rating (il grado di affidabilità) della società, ma ricordate che le agenzie  (Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch) sono pagate per dare il rating e in passato anche rating buoni hanno tradito i risparmiatori.

2) Verificate l’interlocutore. Fate attenzione a mediatori non autorizzati e diffidate di certe pubblicità, possono essere ingannevoli. Non tutti possono proporre un investimento ma solo i soggetti autorizzati: le Società di Intermediazione mobiliare (SIM), le società di gestione di risparmio (SGR), gli intermediari finanziari iscritti all’albo tenuto da Banca d’Italia, gli agenti di cambio. E naturalmente le banche, ma è bene ricordare che queste non sono consulenti indipendenti.

3) Non firmate subito. Prendete una pausa di riflessione. Meglio leggere con calma a casa i prospetti informativi prima di prendere qualsiasi decisione. Se non avete tutto chiaro, fatevi aiutare da chi è più esperto.

4) Attenzione alla parola. Banche e  promotori sono obbligati a rilasciare documentazione scritta concernente le condizioni e il rischio dell’investimento che stanno proponendo. Le promesse fatte a voce non hanno alcun valore e difficilmente sono dimostrabili.

5) Attenzione al profilo di rischio: il questionario di profilazione MIFID va redatto con scrupolo e senza cedere alla tentazione di dichiararsi esperti se non lo siamo. Rifiutate di aggiornare il profilo di rischio solo per acquistare un determinato titolo.

6) Separazione tra crediti e vendite di prodotti: rifiutate la diffusa pratica di erogare mutui o finanziamenti solo a patto che il consumatore acquisti azioni, obbligazioni o polizze.

7) Diversificate il portafoglio. Mai investire tutto in un solo prodotto finanziario (sarebbe dovere di correttezza dell’intermediario evitare eccessi di concentrazione) e controllate almeno mensilmente l’andamento del titolo: un consumatore consapevole deve monitorare costantemente il proprio portafoglio.

8) Cambiate investimento solo quando siete convinti. Per ogni compravendita di titoli pagate una commissione. Ogni switch è un affare per la banca e per il promotore, ma per voi è un costo certo! Quindi contenete le operazioni allo stretto necessario. In ogni caso fate attenzione ai costi, sono sempre nascosti, ma incidono! I costi riguardano spese o commissioni, ma anche il deposito amministrato sul quale sono collocati i titoli e i costi del conto corrente.

9) Diffidate di prodotti complessi. Se non siete esperti il loro acquisto rischia di essere un atto di fiducia nella banca. No in particolare a: obbligazioni strutturate, strumenti derivati (swap, option, futures, ecc.). Attenzione ai prodotti emessi in valuta diversa dall’euro, si corre anche il rischio di cambio.

10) Mai firmare in bianco. L’acquisto di qualsiasi prodotto finanziario deve avvenire solo con un ordine scritto. E’ possibile l’acquisto on line e telefonico; quest’ultimo deve essere registrato (per provare, eventualmente, la corretta esecuzione dell’ordine che hai dato alla banca) e deve in ogni caso essere confermato per iscritto. Per quanto riguarda i pagamenti, attenzione agli assegni: mai versare il controvalore dell’investimento in contanti, con assegni intestati al promotore o all’impiegato bancario. Se versate l’ammontare al promotore potete farlo solo con un assegno non trasferibile intestato alla banca (alla SIM o all’SGR) e dovete ricevere immediatamente copia dell’ordine d’acquisto.

In conclusione, se ritenete che l’intermediario non abbia svolto bene i propri doveri, potete fare un esposto all’ufficio reclami dell’intermediario (banca, società finanziaria, ecc.). Questo è obbligato a rispondervi entro 30 giorni. Se non siete soddisfatti (o la risposta non perviene entro 30 giorni), per contenziosi inferiori a 100.000 euro, potete rivolgervi all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), il vecchio Ombudsman bancario, che però non è competente per attività di investimento quali la compravendita di azioni e obbligazioni o le operazioni in strumenti finanziari derivati, che sono di competenza del sistema di conciliazione e arbitrato della Consob.  In alternativa potete presentare un esposto alla Consob e alla Banca d’Italia. Infine c’è l’autorità giudiziaria, cioè il tribunale civile o penale.

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Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 27 novembre 2018

Blocchi alle auto: perché complicano la vita ai consumatori

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Dallo scorso primo ottobre in molte città italiane sono state introdotte delle severe limitazioni alla circolazione delle vetture più inquinanti, tra cui le auto diesel di tipo Euro 3 o di categoria inferiore. Tra le città interessate da questi blocchi ci sono Milano, Torino, Bologna e Verona, mentre divieti più stringenti scatteranno a Roma dall’inizio del 2019. L’obiettivo è tenere ferme il maggior numero di giorni possibile le auto che inquinano di più e spingere sempre più automobilisti a muoversi con i mezzi pubblici. I problemi per i consumatori, però, non mancano. Vediamo di cosa si tratta.

Dove sono stati introdotti i blocchi

Ad oggi le limitazioni alla circolazione delle vetture più inquinanti sono state introdotte in Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto e saranno in vigore fino al 31 marzo del 2019. Queste regioni hanno aderito all’Accordo bacino padano, un programma sottoscritto nel 2017 insieme al Ministero dell’Ambiente e finalizzato a migliorare la qualità dell’aria. Il programma si applica nelle aree urbane dei comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti. Le limitazioni saranno estese alla categoria Euro 4 entro il 1 ottobre 2020 e alla categoria Euro 5 entro il 1 ottobre 2025. L’accordo prevede inoltre misure per regolare l’uso degli impianti di riscaldamento a legna, limitare l’accesso alle Ztl, promuovere il car-sharing, incentivare la sostituzione delle auto vecchie con vetture meno inquinanti, ridurre le emissioni inquinanti delle attività agricole.

A Milano per le auto diesel Euro 3 e per i diesel di categoria inferiore il divieto è previsto da lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 19.30. Dal 21 gennaio 2019 entrerà inoltre in vigore l’area B: si tratta di una zona a traffico limitato e a basse emissioni estesa per circa il 72% dell’intero territorio comunale e sorvegliata attraverso 186 telecamere ai varchi d’ingresso. Nel capoluogo lombardo da ottobre 2019 anche le auto Euro 4 saranno bloccate, mentre lo stop per le Euro 5 sarà valido dal 2022.

A Torino il blocco per i diesel Euro 3 e inferiori è in vigore dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 19. In Emilia Romagna il blocco è invece già stato esteso anche ai veicoli Euro 4. A Bologna e negli altri centri interessati lo stop è dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 18.30 e durante le domeniche ecologiche. Stessi giorni e stessi orari, ma solo per i diesel Euro 3 e inferiori, valgono anche per il Veneto.

Sanzioni e deroghe

Chi non rispetta questi divieti va incontro a multe salate. Il Codice della Strada prevede infatti sanzioni che vanno da un minimo di 163 euro a un massimo di 658 euro per chi circola con veicoli soggetti a limitazione del traffico senza autorizzazione.

Le limitazioni non sono uguali in tutti i Comuni delle quattro regioni che hanno aderito all’Accordo. Sono diverse le città in cui sono infatti previste delle deroghe. A Verona, ad esempio, possono non rispettare il divieto le persone che hanno un Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) pari o inferiore a 16.700 euro, che hanno più di 70 anni e i portatori di handicap.

Inoltre, in base alle rilevazioni sui livelli di emissioni di PM10 effettuate periodicamente dall’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale), le limitazioni alla circolazione possono essere estese per un determinato lasso di tempo anche ai veicoli diesel Euro 4.

I problemi per i consumatori

Come detto, le restrizioni possono dunque variare di regione in regione e, in alcuni casi, anche di comune in comune nella stessa provincia. Questa situazione frammentata implica non pochi problemi per i possessori di auto. In linea di massima, per sapere se la sua auto in regola il consumatore può consultare le informazioni aggiornate sul sito del proprio Comune o della propria Regione. I casi critici, però, non mancano. Come fa ad essere certo di non incappare in sanzioni un lavoratore che deve attraversare in macchina nell’arco della stessa giornata più province? Per non parlare del fatto che ci sono strade con tratti in deroga e altri, invece, in cui è in vigore il divieto. Accade, per esempio, nella provincia di Como dove la strada provinciale 41 è in deroga dal confine con il Comune di Milano fino al Comune di Inverigo. Da qui, poi, inizia il divieto fino al Comune di Erba. È chiaro che in situazioni del genere consultare Internet potrebbe non bastare e bisognerebbe chiamare gli uffici competenti del Comune, della Regione o dei vigili urbani. Difficile però sperare di avere risposte chiare e in tempi brevi.

È giusto che ogni regione abbia un certo margine di manovra rispetto alla definizione di queste limitazioni, considerato che ognuna di esse ha a che fare con livelli di inquinamento diversi. Ma l’assenza di una normativa a livello nazionale, e dunque di paletti validi in tutta Italia, non potrò che creare situazioni ambigue, disagi, abusi, nonché una sistematica violazione del diritto del consumatore a essere correttamente informato su questi divieti.

A ciò si aggiungono almeno altri due aspetti critici. Il primo riguarda la violazione del criterio di proporzionalità dell’azione amministrativa. Tradotto in termini più semplici, significa che seppur per livelli di emissioni di sostanze inquinanti di pochissimo superiori, ci sono automobilisti impossibilitati a circolare con il proprio mezzo per tutta la settimana lavorativa e altri che, invece, possono farlo. L’altro aspetto, ancora più grave, riguarda il fatto che questi blocchi non considerano le condizioni economiche che impediscono a tantissime famiglie e lavoratori di avere da parte i soldi necessari per sostituire la vettura che hanno con una più nuova ed ecologica. In questi anni sono stati concessi incentivi – peraltro pochi e insufficienti – solo per sostenere l’acquisto di veicoli nuovi e mai usati. Ma molti liberi professionisti – dall’idraulico all’elettricista, magari anche vicini alla pensione – non hanno né la possibilità né l’interesse a fare un investimento del genere perché non potrebbero recuperarlo negli anni in cui potranno continuare a svolgere la loro attività.

Il tema, purtroppo, è complesso perché, oltre che i problemi alla salute dovuti all’inquinamento, c’è l’aspetto più ampio legato alle questioni ambientali ed energetiche. Il comparto della mobilità rappresenta infatti una delle principali cause di inquinamento e di emissione di gas nocivi causa del riscaldamento globale, i cui drammatici effetti sono sotto gli occhi di tutti. Gli interventi necessari ad affrontare questa emergenza sono impellenti ed è ormai tracciata la strada che vedrà nei prossimi anni la transizione a veicoli completamente elettrici, ibridi o alimentati da carburanti meno impattanti come il gpl e il metano.

In conclusione, se il principio alla base di questi blocchi è giusto e condivisibile perché mira a diminuire le fonti di inquinamento nelle nostre città e dell’intero pianeta, a non andare bene sono i criteri utilizzati per metterlo in pratica. Rivederli è un’azione necessaria per venire incontro alle necessità quotidiane di milioni di consumatori.

Autore: Rocco Bellantone
Data: 26 novembre 2018

BANCHE: bene il richiamo dell’Antitrust sui sovrapprezzi ma servono sanzioni

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

L’Autorità Antitrust ha ribadito che il sovrapprezzo per l’uso di carte di credito e di debito è sempre vietato. Per Unc oltra la moral suasion servono interventi concreti.

Roma, 26 novembre 2018 – L’Autorità Antitrust ha ribadito oggi che il sovrapprezzo per l’uso di carte di credito e di debito è sempre vietato, e costituisce una violazione dell’art. 62 del Codice del Consumo.

“Bene il richiamo dell’Antitrust, ma non basta più la moral suasion, servono sanzioni!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Non è accettabile che alcuni tabaccai facciano pagare un sovrapprezzo di 1 euro per l’acquisto di sigarette o marche da bollo per il solo fatto si usa la carta di credito. Potevamo accettare un margine di tolleranza non appena entrata in vigore la legge, ma il decreto legislativo n. 218/2017 è stato pubblicato in Gazzetta nel lontano 13 gennaio 2018. Di tempo, insomma, per adeguarsi e conoscerlo ne è passato fin troppo. Qui si tratta di furbetti del quartierino, e ai furbetti, purtroppo, non bastano gli inviti” conclude Dona.

L’Antitrust ha ricevuto numerose segnalazioni riguardanti l’applicazione di un supplemento di prezzo per l’acquisto di vari beni e servizi (quali biglietti e abbonamenti del trasporto pubblico, servizi di lavanderia, bevande e alimenti) mediante carta di credito / debito. Inoltre, sono pervenute diverse segnalazioni riguardanti l’applicazione da parte di tabaccai di un sovrapprezzo (spesso pari a 1€) in occasione dell’acquisto con carta di debito/credito di sigarette, marche da bollo, biglietti per trasporti pubblici.

L’art. 62 del Codice del Consumo stabilisce che i venditori di beni e servizi ai consumatori finali “non possono imporre ai consumatori, in relazione all’uso di determinati strumenti di pagamento, spese per l’uso di detti strumenti”.

Il divieto generalizzato per il beneficiario di un pagamento di imporre al pagatore spese aggiuntive, rispetto al costo del bene o del servizio, in relazione all’utilizzo di strumenti di pagamento è stato ribadito nella direttiva (UE) 2015/2366, recepita dal decreto legislativo 15 dicembre 2017, n. 218.

In applicazione di tali norme, i venditori di qualsiasi bene o servizio al dettaglio non possono applicare supplementi sul prezzo dei beni o servizi venduti nei confronti di coloro che utilizzino, per effettuare i propri pagamenti, strumenti quali ad esempio carte di credito o di debito, qualsiasi sia l’emittente della carta.

L’Autorità è già intervenuta in numerosi settori per sanzionare l’applicazione di supplementi per l’uso di certi mezzi di pagamento: trasporto aereo, vendita al dettaglio di elettricità e gas naturale, vendita online di servizi di viaggio, servizi di rinnovo degli abbonamenti ai trasporti pubblici e di agenzia automobilistica.

Ora, però, si rivolge agli esercenti commerciali, ivi inclusi i dettaglianti specializzati, anche di piccola dimensione (tabaccai, ferramenta, lavanderie, macellerie, frutterie ecc), invitandoli a conformarsi alle prescrizioni del Codice del Consumo e del D.Lgs. 218/2017, eliminando ogni supplemento di prezzo, riservandosi di attivare i propri poteri sanzionatori.