Archivio mensile:Marzo 2013

ANTITRUST: Tar conferma multa a Apple e Samsung per obsolescenza

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Bene, ma ora serve legge come in Francia contro l’obsolescenza programmata.

Roma, 31 gennaio 2019 – Il Tar del Lazio ha per ora confermato la multa da 5 milioni di euro data dall’Antitrust a Samsung e quella da 10 milioni a Apple per pratiche commerciali scorrette, non concedendo la sospensiva del provvedimento dell’Authority

“Bene, ottima notizia! Ma ora serve una legge contro l’obsolescenza programmata come quella francese” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Anche il Parlamento deve fare la sua parte per tutelare il consumatore. Non si tratta solo degli smartphone o del problema degli aggiornamenti dei software. Il fenomeno riguarda anche i beni fatti apposta per rompersi appena esaurita la durata della garanzia, l’irreperibilità dei pezzi di ricambio che rendono irrecuperabile un prodotto ancora in ottime condizioni” prosegue Dona.

“Va resa obbligatoria la fornitura di pezzi di ricambio per 10 anni dopo che il prodotto è uscito dalla linea di produzione” conclude Dona.

Fatturazione elettronica: cos’è e per chi è obbligatoria


 

La domanda dei consumatori: sento tanto parlare di fatturazione elettronica: che differenza c’è con la fatturazione cartacea e per chi è obbligatoria?

 

La risposta di Gianluca Timpone, dottore commercialista.

La fatturazione elettronica è identica alla fatturazione cartacea, vale a dire richiede gli stessi dati, con la differenza che per poterla emettere si utilizzano un pc e un software messo a disposizione direttamente da parte dell’Agenzia delle Entrate. 

E’ obbligatoria per tutti quelli che hanno la partita IVA, ad esclusione di quelli che optano ad esempio per i cosiddetti regimi agevolati che sono quelli che consentono a chi non ha un fatturato elevato (vale a dire al di sotto dei 65.000 euro) di poter essere esentati dall’emissione della fatturazione elettronica. 

Altre categorie che non hanno l’obbligo della fatturazione elettronica sono i medici e gli odontoiatri in quanto obbligati alla comunicazione dei dati da tessera sanitaria. 

Il privato consumatore che acquista un prodotto ha il diritto qualora ne faccia richiesta di ricevere la fattura ed in tal caso l’emittente ossia il venditore emetterà una fattura in formato cartaceo fermo restando la comunicazione all’Agenzia delle entrate della fatturazione elettronica utilizzando il codice convenzionale pari a sette zeri, che stanno ad indicare che trattasi di consumatore privato. Per consentire a tutti di prendere dimestichezza con questo nuovo strumento fino a luglio non saranno applicate sanzioni in caso di errori o ritardi nell’emissione della fatturazione elettronica.

 

 

TimponeVuoi saperne di più sui temi fiscali? Ti chiedi cosa può fare un cittadino in vista di un pignoramento, di un fermo amministrativo di un suo bene o del sequestro di un immobile? Scopri di più nel libro di Gianluca Timpone: “Dammi tregua – In un sistema economico in continua evoluzione non vi è nulla di sicuro… tranne le tasse

 

Vuoi fare anche tu una domanda al nostro esperto? Scrivi a esperto@consumatori.it, ricordandoti di mettere in oggetto “commercialista”. I quesiti più interessanti saranno selezionati per avere una risposta in questa rubrica, continua a seguirci!

 

 

 

 

 

PREZZI: la classifica delle città più care d’Italia del 2018

L’Unione Nazionale Consumatori ha condotto uno studio stilando la classifica completa delle città più care del 2018, in termini di aumento del costo della vita, sulla base dell’inflazione registrata dall’Istat.

Il capoluogo con i maggiori rincari del 2018 è Bolzano dove l”inflazione record dell’1,9% determina, per una famiglia tipo, una stangata pari a 632 euro su base annua.

Al secondo posto Reggio Emilia che, con un incremento dei prezzi pari all’1,8%, registra una spesa annua supplementare di 505 euro, terza Forlì/Cesena, dove l’inflazione dell’1,7% implica un’impennata del costo della vita pari a 477 euro.

Al quarto posto Lecco che, con rialzo dei prezzi dell’1,7%, ha un salasso, per una famiglia media, pari a 472 euro su base annua. Al quinto posto, Ravenna. Ben 4 città dell’Emilia Romagna sono nella top ten della classifica (Reggio Emilia, Forlì, Ravenna e Bologna), mentre sono 2 quelle della Toscana (Pistoia al 7° posto e Arezzo in ottava posizione) e della Lombardia (oltre a Lecco, Lodi).

Le 3 città con i minori rincari del 2018 sono, invece, Potenza, che con l’inflazione media più bassa, +0,3%, registra, per una famiglia tipo, un aggravio annuo di spesa di appena 63 euro, Ancona, il capoluogo di regione più conveniente, dove la seconda inflazione più bassa (+0,4%) genera un esborso aggiuntivo di soli 87 euro e Caltanissetta, +0,6%, con un aumento del costo della vita pari, nel 2018 a 117 euro.

Anche se nel 2018 l’inflazione media è rimasta allo stesso livello del 2017, +1,2%, per le famiglie si tratta di rincari che hanno peggiorato pesantemente la loro condizione, dato che gli stipendi e le pensioni non sono certo aumentati quanto il rialzo del costo della vita.

Per una famiglia media italiana la spesa è salita lo scorso anno di 285 euro. Nessun lavoratore dipendente ha avuto un incremento della retribuzione così consistente. Finché tutto aumenta, tranne quanto le famiglie percepiscono, è chiaro che i consumi resteranno al palo, ed il Pil non potrà salire in modo significativo, dato che fino a quando le famiglie non acquistano le imprese non vendono.

 

Tabella n. 1: Classifica delle città più care del 2018, in termini di spesa aggiuntiva annua (in ordine decrescente di spesa)

N Città Inflazione media 2018
1 Bolzano 1,9
2 Reggio Emilia 1,8
3 Forlì-Cesena 1,7
4 Lecco 1,7
5 Ravenna 1,6
6 Lodi 1,6
7 Pistoia 1,6
8 Arezzo 1,5
9 Cuneo 1,5
10 Bologna 1,4

L’azienda risponde su… pneumatici

Quanto dura uno pneumatico e quando deve essere sostituito?

I pneumatici, unico contatto tra il veicolo e il suolo, sono determinanti per la sicurezza stradale. Da qui l’importanza di averli in perfetto stato, ovvero ben gonfi, non usurati oltre il limite di legge, adatti al periodo stagionale e senza danneggiamenti sui fianchi. Il consiglio è quello di affidarsi per la manutenzione ed il cambio ad un gommista professionista che saprà dare indicazioni su quando sostituirli: il “fai da te” è vietato.

Per legge le gomme degli autoveicoli, vanno sostituite quando lo spessore del battistrada arriva al limite di 1,6 mm. Degli indicatori di usura, detti ponticelli, posti nei principali intagli, affiorano sul piano del battistrada.

Ma quanto dura un pneumatico? A parità di prodotto, la durata è principalmente influenzata da alcuni fattori che sono: le condizioni di utilizzo, cioè una combinazione tra stile di guida e caratteristiche del veicolo sul quale il pneumatico è montato, a cui si aggiungono stato di conservazione, manutenzione periodica e  corretto immagazzinamento (vedi Raccomandazioni ETRTO scaricabili dal sito www.pneumaticisottocontrollo.it )

Per condizioni di utilizzo si intendono: carichi, velocità, mantenimento delle corrette pressioni di gonfiaggio, tipologia e condizioni delle strade, urti dovuti a buche/marciapiedi, esposizione ad agenti atmosferici come sole, acqua, sale.

Per condizioni di immagazzinamento si intendono invece tutti quei fattori che possono influire sull’invecchiamento del prodotto: temperatura, umidità, fonti di calore, luce e raggi ultravioletti, contatto o vicinanza con altre sostanze quali ad esempio solventi, idrocarburi, olii e grassi, archi elettrici.

La durata di un pneumatico dipende da una serie di elementi diversi, non prevedibili all’atto della produzione e quindi non è possibile determinarla preventivamente. Infatti, a livello normativo, non esistono prescrizioni o limitazioni di impiego direttamente riferite o collegabili alla data di fabbricazione, né effetti specifici sulle condizioni commerciali.

Autore: Fabio Bertolotti_Direttore Assogomma
Data:
30 gennaio 2019

 

ANTITRUST: verificare se Amazon rimuove recensioni negative

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

L’Unione Nazionale Consumatori ha depositato una segnalazione all’Autorità Antitrust sulla rimozione da parte di Amazon di recensioni degli utenti, quando queste sono negative: va accertato se configura pratica scorretta.

Roma, 30 gennaio 2019 – ”Una recensione negativa da parte del consumatore che ha subìto disservizi da parte di un venditore o è insoddisfatto dopo l’acquisto di un prodotto, non può essere rimossa arbitrariamente dalla piattaforma: si lede il diritto alla corretta informazione del consumatore!”, afferma Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, in merito alla segnalazione depositata presso l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato perché indaghi sulla cancellazione da parte di Amazon di commenti negativi degli utenti.

Amazon avrebbe rimosso dalla sua piattaforma internet alcune recensioni negative di utenti in relazione a prodotti acquistati online: su questo aspetto l’Unione Nazionale Consumatori ha ricevuto infatti diverse lamentele di consumatori che si sono visti cancellare i propri commenti negativi pubblicati sul sito di Amazon perché (sostiene la piattaforma) non sarebbero conformi alle Linee Guida diffuse dalla Società stessa. “Il punto è che a noi sembrano normalissimi commenti del tutto conformi alla policy della piattaforma: se fossero stati cancellati solo perché negativi, Amazon avrebbe realizzato un comportamento arbitrario! Non ha alcun diritto di rimuovere un commento negativo solo per evitare di spaventare altri acquirenti, anzi è proprio questo il valore informativo delle recensioni, seppur fondate su esperienze di acquisto insoddisfacenti”, conclude l’avv. Dona auspicando che “l’Autorità faccia chiarezza al più presto”.

Hai bisogno di una visita medica? Approfitta della nostra convenzione con il Coni!

Mese della donna

Crescono i vantaggi per i soci dell’Unione Nazionale Consumatori grazie alla convenzione che l’associazione ha rinnovato con l’Istituto di Medicina e Scienza dello Sport, struttura sanitaria e scientifica di Coni Servizi che si trova a Roma (http://www.medicinaescienza.coni.it/).

L’accordo, rinnovato per la terza volta dopo il successo degli anni passati, prevede un reciproco impegno per la diffusione di una corretta cultura della prevenzione in campo medico sanitario, offrendo la possibilità di usufruire di prestazioni sanitarie e consulenze agevolate presso il centro di Largo Piero Gabrielli, 1. 

Numerosi i vantaggi applicati ai soci di Unc (e ai loro familiari) a cominciare dallo sconto del 30% su tutto il tariffario dell’Istituto per ogni servizio e del 20% per servizi a domicilio (fisioterapia e prelievo ematico). Tutte le visite possono essere effettuate su prenotazione (tel: 06/32729300; whatsapp: 337 1675573; email: prenotazioni.privati@coni.itpresso l’IMSS nei seguenti orari: dal lunedì al venerdì 8.00/20.00; il sabato 9.00/13.00.  

Inoltre per tutto il mese di marzo sono previsti sconti speciali per tutte le donne: Scarica il volantino! 

L’Unione Nazionale Consumatori non svolge attività di promozione o pubblicità commerciale avente per oggetto beni o servizi prodotti da terzi e non intende realizzare alcuna connessione di interessi con imprese di produzione o di distribuzione: ai sensi di quanto previsto dal Codice del Consumo, il presente accordo è finalizzato esclusivamente a esigenze di tutela dei consumatori ed educative a favore degli iscritti.
L'immagine di una confezione di sacchetti biodegradabili

Sacchetti biodegradabili, un anno dopo la norma restano tanti problemi irrisolti

L'immagine di una confezione di sacchetti biodegradabili

A un anno di distanza i sacchetti biodegradabili per l’acquisto di prodotti sfusi nei supermercati non hanno inciso sui comportamenti dei consumatori. A dirlo è una recente ricerca condotta dall’Istituto Nielsen. Dallo studio è emerso che il 97% degli italiani conosce sia la normativa con cui sono stati introdotti gli shopper biodegradabili e compostabili ultraleggeri (il decreto del 3 agosto 2017 n. 123, nel quale all’articolo 9-bis è stato aggiunto il recepimento della direttiva 2015/0720/Ue), sia che per utilizzarli per pesare e prezzare i prodotti sfusi nei punti vendita della distribuzione moderna è previsto un pagamento. Al contempo, però, l’indagine rivela che la normativa, tesa ridurre l’utilizzo di plastica, è stata recepita in due modi diametralmente opposti dai cosiddetti ‘alto-acquirenti’ e ‘basso-acquirenti’ di ortofrutta. Per i primi, ovvero per coloro che acquistano quantità sopra la media di prodotti nel comparto, i contenuti della normativa sono condivisibili in quanto incentivano comportamenti maggiormente rispettosi nei confronti dell’ambiente (all’interno di questa categoria lo pensa il 14% degli intervistati in più rispetto alla media degli italiani). Per i secondi, invece, l’introduzione dei sacchetti biodegradabili ha avuto come principale effetto l’aumento dei prezzi di frutta e verdura (7% in più rispetto alla media). Quest’ultima categoria, dunque, non si è fatta influenzare dallo ‘spirito ambientalista’ della normativa continuando a preferire i prodotti confezionati piuttosto che quelli sfusi perché più comodi e pratici.

Servono sacchetti più resistenti

I dati più interessanti della ricerca sono però altri due. Il primo è che nessuno dei due gruppi di acquirenti (alto-acquirenti e basso-acquirenti) ha dichiarato di aver cambiato le proprie abitudini di acquisto a seguito dell’introduzione dei sacchetti biodegradabili. Il secondo, invece, riguarda i player del settore. A loro il 69% degli intervistati chiede sacchetti bio più resistenti in modo da poter percorrere tragitti medi-lunghi con la spesa in mano senza il timore che la sporta si rompa. Inoltre il 64% suggerisce una diversificazione dei formati delle buste così da poterle riciclare e usarle a casa per la raccolta dei rifiuti organici.

Metà delle buste è fuori norma

Come dimostrato da questa ricerca, la legge che un anno fa ha introdotto i sacchetti biodegradabili per i prodotti sfusi nei supermercati non ha affatto risolto tutti i problemi del comparto. La criticità principale è connessa ai controlli, considerato il fatto che secondo le ultime stime di Assobioplastiche degli 80 milioni di chili di buste della spesa in circolazione circa la metà non è a norma.

Le nostre richieste

Quello segnalato da Assobioplastiche non è però l’unico problema da risolvere. Almeno altri due riguardano, infatti, direttamente i consumatori, costretti a pagare un extra per i sacchetti biodegradabili (tra 1 e 5 centesimi per quelli della grande distribuzione, fino a 10 centesimi nei piccoli esercizi). Insomma, una vera e propria tassa nonostante la direttiva Ue 2015/720, recepita dalla norma italiana, non prevede questo costo aggiuntivo. L’altro problema rimanda alle tante segnalazioni arrivate in questi mesi ai nostri sportelli di scontrini su cui è stato battuto automaticamente il sovraprezzo delle buste nonostante non fossero state utilizzate.

Qualcosa si è mosso nel marzo scorso quando una sentenza del Consiglio di Stato ha dichiarato che i sacchetti di plastica per frutta e verdura si possono portare da casa purché “idonei a preservare l’integrità della merce e rispondenti alla caratteristiche di legge”, dunque monouso, nuovi, adatti per gli alimenti e compostabili (vale a dire biodegradabili in 3 mesi). Questa decisione, però, non risolve il problema del rispetto della normativa sulla tara. Segno che c’è ancora molto da lavorare per trovare la giusta sintesi tra diminuzione della produzione di plastica, tutela dell’ambiente e del consumatore. Con quest’ultimo che, finora, in questa vicenda ha pagato il prezzo più caro. 

Autore: Rocco Bellantone
Data: 28 gennaio 2019

PREZZI: la classifica delle città più care d’Italia del 2018

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Sul podio Bolzano, Reggio Emilia e Forlì-Cesena. Le città più convenienti: Potenza, Ancona e Caltanissetta.

Roma, 26 gennaio 2019 – L’Unione Nazionale Consumatori ha condotto uno studio stilando la classifica completa delle città più care del 2018, in termini di aumento del costo della vita, sulla base dell’inflazione registrata dall’Istat.

Il capoluogo con i maggiori rincari del 2018 è Bolzano dove l”inflazione record dell’1,9% determina, per una famiglia tipo, una stangata pari a 632 euro su base annua.

Al secondo posto Reggio Emilia che, con un incremento dei prezzi pari all’1,8%, registra una spesa annua supplementare di 505 euro, terza Forlì/Cesena, dove l’inflazione dell’1,7% implica un’impennata del costo della vita pari a 477 euro.

Al quarto posto Lecco che, con rialzo dei prezzi dell’1,7%, ha un salasso, per una famiglia media, pari a 472 euro su base annua. Al quinto posto, Ravenna. Ben 4 città dell’Emilia Romagna sono nella top ten della classifica (Reggio Emilia, Forlì, Ravenna e Bologna), mentre sono 2 quelle della Toscana (Pistoia al 7° posto e Arezzo in ottava posizione) e della Lombardia (oltre a Lecco, Lodi).

Le 3 città con i minori rincari del 2018 sono, invece, Potenza, che con l’inflazione media più bassa, +0,3%, registra, per una famiglia tipo, un aggravio annuo di spesa di appena 63 euro, Ancona, il capoluogo di regione più conveniente, dove la seconda inflazione più bassa (+0,4%) genera un esborso aggiuntivo di soli 87 euro e Caltanissetta, +0,6%, con un aumento del costo della vita pari, nel 2018 a 117 euro.

“Anche se nel 2018 l’inflazione media è rimasta allo stesso livello del 2017, +1,2%, per le famiglie si tratta di rincari che hanno peggiorato pesantemente la loro condizione, dato che gli stipendi e le pensioni non sono certo aumentati quanto il rialzo del costo della vita” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Per una famiglia media italiana la spesa è salita lo scorso anno di 285 euro. Nessun lavoratore dipendente ha avuto un incremento della retribuzione così consistente. Finchè tutto aumenta, tranne quanto le famiglie percepiscono, è chiaro che i consumi resteranno al palo, ed il Pil non potrà salire in modo significativo, dato che fino a quando le famiglie non acquistano le imprese non vendono” conclude Dona.

 

Tabella n. 1: Classifica delle città più care del 2018, in termini di spesa aggiuntiva annua (in ordine decrescente di spesa)

N Città

(a)

Inflazione media 2018 (c)
1 Bolzano 1,9
2 Reggio Emilia 1,8
3 Forlì-Cesena 1,7
4 Lecco 1,7
5 Ravenna 1,6
6 Lodi 1,6
7 Pistoia 1,6
8 Arezzo 1,5
9 Cuneo 1,5
10 Bologna 1,4

 

ANTITRUST: dubbi su Apple e i prodotti riparabili solo dalla casa madre

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

L’Unione Nazionale Consumatori ha depositato una segnalazione all’Autorità Antitrust su nuovi modelli di computer Apple che sembrano impedire ai consumatori di effettuare riparazioni al di fuori dei centri della stessa casa madre. 

Roma, 25 gennaio 2019 – “Che sia un centro autorizzato o indipendente, il consumatore dovrebbe poter scegliere liberamente dove rivolgersi per la riparazione del proprio computer Apple, per motivi di fiducia, convenienza o quant’altro”, afferma Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori in merito alla segnalazione depositata presso l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sui nuovi computer Mac di Apple.

Secondo informazione diffuse recentemente, infatti, Apple avrebbe installato su alcuni suoi prodotti un chip idoneo ad impedire le riparazioni da parte di tecnici diversi da centri autorizzati dalla casa madre. La stessa Azienda californiana ha confermato che, per motivi di tutela della sicurezza dei dispositivi, il chip renderà impossibili alcune riparazioni da parte di terzi “non certificati”.

“Va chiarito -spiega l’avv. Dona- se da tale pratica derivi un danno per i consumatori e un vantaggio per Apple nel settore delle riparazioni, dove l’iniziativa potrebbe essere limitativa della concorrenza e della libertà di scegliere il soggetto riparatore a cui rivolgersi”.

ANTITRUST: segnalazione sui toner Prink. Va chiarito se sono rigenerati. AGGIORNAMENTO

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

L’Unione Nazionale Consumatori ha depositato una segnalazione sulla trasparenza delle etichette dei toner compatibili e rigenerati. Serve più chiarezza anche per il programma “Prink Love Nature”.

Roma, 27 novembre 2018 – “C’è una notevole differenza tra prodotti ‘compatibili’ e ‘rigenerati’ ed è bene che Prink chiarisca in etichetta la tipologia dei suoi toner, per evitare di far cadere in errore i consumatori”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, in merito alla segnalazione depositata presso l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sui prodotti a marchio Prink.

Agli sportelli di Unc sono giunte diverse segnalazioni di consumatori che lamentano di aver acquistato presso negozi Prink dei toner di tipologia compatibile, seppure fossero stati presentanti e venduti come toner rigenerati: i prodotti “compatibili”, infatti, sono beni nuovi di fabbrica con delle caratteristiche identiche agli originali in termini di qualità e quantità di stampa; quelli “rigenerati”, invece, vengono prodotti sostituendo i componenti di una cartuccia o toner già utilizzati.  “La differenza sostanziale tra le due tipologie -spiega Massimiliano Dona- è che i toner ‘rigenerati’ potrebbero assicurare maggiore rispetto dell’ambiente tanto da essere definiti ‘ecocompatibili’: per questo è fondamentale che l’azienda fornisca ai consumatori valide informazioni sui prodotti in commercio anche in rapporto al prezzo delle due diverse tipologie.”

“Auspicheremmo inoltre maggiore trasparenza sul programma ‘Prink Love Nature’, attraverso il quale l’azienda dichiara la propria attenzione per l’ambiente -conclude l’avvocato Dona- il logo della campagna dovrebbe essere presente soltanto sui toner che consentono una significativa riduzione del consumo di plastiche e un conseguente beneficio sull’ambiente, non su tutti gli altri prodotti che non sono stati sottoposti ad un procedimento di riciclo”.

AGGIORNAMENTO: in data 23 gennaio 2019, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso il procedimento, deliberando che non sussistono a riguardo elementi sufficienti per un approfondimento istruttorio, ai sensi dell’art. 5, comma 1, lett. c del “Regolamento sulle procedure istruttorie in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, pratiche commerciali scorrette, violazione dei diritti dei consumatori nei contratti, violazione del divieto di discriminazioni e clausole vessatorie”, adottato dall’ Autorità con delibera del 1° aprile 2015.