Archivio mensile:Marzo 2013

ENERGIA: bollette, dal 1° gennaio elettricità -5,4%, gas +0,8%

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Risparmio di 22 euro per famiglia tipo nel mercato tutelato: -30,5 euro per luce e +8,50 euro per il gas.

Roma, 27 dicembre 2019 – Secondo quanto stabilito da Arera, , l’Autorità per l’energia elettrica ed il gas, dal 1° gennaio per la famiglia-tipo, nel mercato tutelato, la bolletta dell’elettricità registrerà un calo del 5,4% mentre quella del gas salirà dello 0,8%.

Secondo lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, per una famiglia tipo significa pagare nel 2020 (non, quindi, secondo l’anno scorrevole, ma dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020, nell’ipotesi di prezzi costanti), 30,50 euro in meno per la luce e 8,50 euro in più per il gas. Un risparmio complessivo pari, quindi, a 22 euro.

“Ottima notizia. Una dimostrazione del buon funzionamento del mercato di tutela e di come sia stato quanto mai opportuno rinviare la sua fine dal 1° luglio 2020 al 1° gennaio 2022. Con il mercato libero, infatti, sarebbero cessati gli acquisti sul mercato all’ingrosso dell’elettricità da parte di Acquirente Unico, con effetti negativi sui prezzi finali pagati dalle famiglie” conclude Vignola.

Connettersi ad internet senza problemi

Recenti statistiche prevederebbero che già nel 2020, il 30% popolazione italiana avrà accesso alla nuova tecnologia 5G, anche se nel nostro Paese siamo ancora in corsa per l’adeguamento infrastrutturale che dovrebbe permettere di ampliare la copertura in fibra ottica, in sostituzione della più conosciuta ADSL, per la connessione internet.

A che punto siamo con l’avanzamento tecnologico e con il miglioramento dei servizi al cittadino? Come si possono individuare i servizi internet migliori senza avere sorprese dopo aver sottoscritto il contratto? Come scoprire se l’offerta è coerente di quella pubblicizzata?

I consumatori non sono sempre in grado di riconoscere quando l’offerta di un operatore è davvero valida e adeguata alle proprie esigenze, che siano personali o di lavoro. Le verifiche e gli accorgimenti che possono aiutare, nonché le azioni da intraprendere per accedere ai servizi più adeguati, sono spiegati nella Guida “La tua connessione a internet”.

SCARICA QUI LA GUIDA
“LA TUA CONNESSIONE A INTERNET”

L’accesso alla fibra ottica per navigare su internet e poi il 5G consentiranno di creare una Rete ad alte prestazioni grazie alla quale si potrà parlare realmente di smart home con elettrodomestici intelligenti; all’interno degli ospedali sarà possibile monitorare da remoto i pazienti, migliorando la qualità delle cure mediche; verrà sviluppata maggiormente la guida autonoma; addirittura potremmo considerare l’acquisto di un prodotto visto solo tramite un ologramma. Queste tecnologie avanzate strizzano l’occhio anche all’ambiente: il loro utilizzo favorisce una gestione ottimale dei consumi energetici, la riduzione degli sprechi e diminuzione dei blackout.

Per approfondire su tutte queste novità…

SCARICA QUI LA GUIDA “LA TUA CONNESSIONE A INTERNET”

Autore: Angela Tassone
Data: 19 dicembre 2019

ENERGIA: bonus sociale diventa automatico

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Parlamento approva il bonus automatico per le bollette dl luce, gas e acqua, ma dal 1° gennaio 2021.

Roma, 18 dicembre 2019 – Il Dl Fisco è diventato legge e tra le novità è stato finalmente previsto, dal 1° gennaio 2021, l’automatismo del bonus sociale per acqua, luce e gas.

“Bene. Ottima notizia. Erano troppe le famiglie che pur essendo in povertà energetica non chiedevano l’attivazione del bonus per avere uno sconto sulle bollette di luce e gas. Arera stima che i percettori effettivi del bonus siano solo il 30-35% degli aventi diritto” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Ora sarà finalmente riconosciuto automaticamente, attraverso lo scambio di dati tra Inps e Sistema informativo integrato gestito da Acquirente unico. Unico rammarico è scatterà solo dal 1° gennaio 2021, mentre avremmo preferito scattasse dal 1° luglio 2020” conclude Vignola.

Di seguito ricordiamo i requisiti previsti dal 1° gennaio 2020 per ottenere il bonus:

  • nucleo familiare con indicatore ISEE non superiore a 8.256 euro;
  • nucleo familiare con almeno 4 figli a carico (famiglia numerosa) e indicatore ISEE non superiore a 20.000 euro;
  • nucleo familiare titolare di Reddito di cittadinanza o Pensione di cittadinanza.

PESCE A TAVOLA: i consumatori preferiscono quello fresco, con attenzione alla provenienza e all’aspetto

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Convinti delle proprietà nutrizionali benefiche del pesce, apprezzato anche per il suo gusto, 6 consumatori su 10 preferiscono quello fresco, con un occhio alla provenienza e un altro all’aspetto. Ecco i risultati della survey UNC…

Roma, 18 dicembre 2019 – “Proprietà benefiche (70% delle risposte) e piacere per il palato (66%) sono le principali ragioni che spingono i consumatori a mangiare pesce, la cui scelta di acquisto, con preferenza per quello fresco, dipende principalmente dalla provenienza (66%) e dall’aspetto (63%).  Questi i primi risultati emersi dalla survey Pesce a tavola: quali abitudini?’ lanciata dall’UNC sul sito  www.consumatori.it e sui suoi canali social e realizzata con la collaborazione di Assoittica, Associazione Nazionale delle Aziende Ittiche”. E’ quanto rende noto la prima associazione di consumatori in Italia.

“Il sondaggio -spiega Massimiliano Dona, presidente dell’UNC- seppur non abbia valore statistico e intenda semplicemente fotografare il sentiment degli utenti, ha avuto un significativo riscontro (oltre 600 risposte), a conferma dell’attenzione sempre crescente che i consumatori mostrano verso un’alimentazione sana ed equilibrata.”

Entrando nel vivo dello studio, quasi la metà dei consumatori dichiara di mangiare pesce due/tre volte alla settimana e il 32% una volta a settimana, con un’importante preferenza per il pesce fresco (61% delle risposte), seguito dal pesce congelato/surgelato (35% delle preferenze).

Tra le motivazioni principali nel consumo di pesce, troviamo le proprietà benefiche di questo alimento, evidenziate dalle donne ancor più che degli uomini (74% vs 66% delle risposte).

Proseguendo nell’analisi dei dati, il costo (indicato da 32 consumatori su 100) e il poco tempo a disposizione da dedicare alla preparazione di questo alimento (31% delle scelte) sembrano rappresentare un freno ad un consumo maggiore di pesce. “Un dato questo -commenta Dona- che evidenzia come prezzi e tempo siano due variabili che oggi più che mai incidono fortemente sul comportamento di consumo delle persone.  Basti pensare -conclude il presidente dell’UNC- che proprio il prezzo conquista il podio, al terzo posto con quasi il 50% delle preferenze, tra le variabili che maggiormente orientano le scelte di acquisto”.

“Lo studio condotto in collaborazione con l’Unione Nazionale Consumatori -dice il Segretario Generale di Assoittica Italia, Giuseppe Palma- “è stato uno strumento utile per capire da un lato cosa pensa il consumatore del prodotto ittico e dall’altro lato per fornire utili indicazioni per il prodotto ittico del futuro. Ovviamente l’associazione si muove su delle specifiche indicazioni che sono la sicurezza alimentare, la tracciabilità e la sostenibilità. In questo caso specifico infatti abbiamo notato con piacere che oltre il 40% degli intervistati consuma 2-3 volte a settimana il prodotto ittico. Inoltre -prosegue Palma- insieme all’Unione Nazionale Consumatori dovremmo aumentare sempre più questa percentuale, perché l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) suggerisce di mangiare almeno 2 pasti a base di pesce a settimana se non 3-4 in ragione dei notevoli effetti positivi che un’alimentazione ricca di prodotti ittici porta per la salute”.

“Ci siamo inoltre resi conto -continua il dott. Palma- che è fondamentale informare un consumatore sempre più attento alla propria alimentazione, che richiede di essere sempre più informato sulle caratteristiche del prodotto che consuma. Proprio in funzione di questo -conclude Palma- l’associazione è particolarmente attenta a tutte le indicazioni previste dalla normativa in materia di etichettatura e possiamo sicuramente confermare che i prodotti ittici, nell’ambito dell’agro alimentare, siano tra gli alimenti con il maggior contenuto di informazioni in etichetta”. 

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ISTAT: turismo, nel 2018 record presenze

Nel 2018 nuovo record storico di presenze di clienti negli esercizi ricettivi italiani con 428,8 milioni e 128,1 milioni di arrivi. Sono i dati del report Istat sul movimento turistico in Italia nel 2018.

Con una quota del 13,6% sul totale della Ue28, l’Italia è il terzo Paese in Europa per numero di presenze negli esercizi ricettivi, dopo Spagna e Francia.

Rispetto all’anno precedente, i flussi turistici aumentano del 4% in termini di arrivi (quasi 5 milioni in più) e del 2% in termini di presenze (8,2 milioni di notti in più). Le presenze risultano in crescita per gli esercizi alberghieri (+1,6%), ma soprattutto per quelli extra-alberghieri (+2,7%); questi ultimi (campeggi, villaggi turistici, alloggi in affitto, agriturismi, ostelli per la gioventù, case per ferie, rifugi di montagna, bed and breakfast) hanno registrato un incremento degli arrivi del 6,5%, il doppio di quello, già significativo, degli esercizi alberghieri (+3,2%). Si consolida così un trend che ha visto salire il peso degli esercizi extra-alberghieri in termini sia di arrivi (dal 19,2% del 2008 al 24,5% del 2018) sia di presenze (dal 32,6% al 34,8%).

Continua la dinamica positiva della domanda interna di turismo, con un aumento sia degli arrivi (+3,6%) sia delle presenze (+1,1%) di clienti residenti in Italia. Il rialzo della clientela residente ha interessato soprattutto le presenze nelle strutture extra-alberghiere (+1,7% rispetto al 2017).

Nel 2018 sono aumentati del 18,1% i viaggi effettuati dai residenti pernottando negli esercizi ricettivi italiani.

Un andamento particolarmente positivo riguarda la componente non residente: rispetto al 2017, gli arrivi crescono del 4,4% e le presenze del 2,8%; queste ultime salgono soprattutto nel settore extra-alberghiero (+3,6%, a fronte del +2,3% degli alberghi). La dinamica positiva dei clienti fa sì che le presenze degli stranieri superino, come già nel 2017, quelle dei clienti italiani (216,5 milioni le presenze dei non residenti e 212,3 milioni quelle dei residenti).

La permanenza media, ossia il numero medio di notti trascorse negli esercizi ricettivi, è pari a 3,35 notti per cliente e risulta in lieve calo per tutte le componenti del turismo, con riferimento alla tipologia della clientela e dell’offerta. La maggiore flessione riguarda il settore extra-alberghiero (-0,18 notti contro -0,05 notti degli alberghi).

Le vacanze rappresentino circa l’85% dei viaggi effettuati dai residenti pernottando negli esercizi ricettivi italiani (91,0% delle notti), in aumento del 13,9% rispetto all’anno precedente (+8,3% in termini di notti), consolidando il trend positivo registrato a partire dal 2016.

Oltre il 90% delle vacanze trascorse negli esercizi ricettivi in Italia avviene per ragioni di riposo, piacere o svago (+15,3% rispetto al 2017). Le altre motivazioni sono residuali e includono le visite a parenti o amici (4,3%), i trattamenti di salute/cure termali (2,5%) e i motivi religiosi (1,8%).

I viaggi di lavoro sono il 15,2% di quelli trascorsi negli esercizi ricettivi, pari al 9% delle notti: nel 2018, per la prima volta, crescono marcatamente (+48,8%), dopo aver registrato un calo ininterrotto nei tre anni precedenti.

Le riunioni d’affari sono tra le prime motivazioni dei viaggi di lavoro e ne rappresentano una quota del 20%, tornando così al livello raggiunto nel 2014. I viaggi di lavoro per prendere parte a congressi, convegni o altri eventi confermano la loro rilevanza collocandosi al secondo posto (18,7%), seguiti dalle missioni di lavoro (11,8%). I viaggi per svolgere docenze, partecipare a mostre, fiere o esposizioni, svolgere attività di rappresentanza, vendita o simili si attestano a quote pari a circa l’8% dei viaggi di lavoro. Il 13,6% è invece legato ad altre motivazioni, dalla mobilità per ragioni professionali (autotrasportatori, autisti, ecc.) agli spostamenti per la ricerca di lavoro (concorsi, colloqui, esami per abilitazioni professionali, ecc.).

Considerando la variazione annua dei flussi per regione di destinazione, nel 2018 gli aumenti più consistenti in termini di presenze hanno interessato Lazio (+8,5% rispetto al 2017), Umbria (+8,3%), Campania (+6,1%) e Sardegna (+5,0%). Le uniche regioni con presenze in flessione: Marche, Liguria e Lombardia.

Complessivamente, le regioni con il maggior numero di presenze si confermano il Veneto (16,1% delle presenze totali degli esercizi ricettivi italiani), il Trentino-Alto Adige (12,0%, con la Provincia autonoma di Bolzano al 7,8% e la Provincia autonoma di Trento al 4,2%), Toscana (11,1%), Emilia-Romagna (9,5%) e Lombardia (9,1%). In queste cinque regioni si concentra il 57,8% delle presenze turistiche in Italia, pari a oltre la metà (52%) di quelle relative ai clienti residenti e a quasi due terzi (63,5%) di quelle dei non residenti.

Alcuni territori italiani sono meta di una clientela prevalentemente straniera: tra questi la Provincia autonoma di Bolzano (69,0%), il Veneto (67,7%), il Lazio (62,3%) e la Lombardia (60,0%). Alcune regioni del Centro e del Sud, invece, hanno un bacino di attrazione quasi esclusivamente nazionale: Molise (92,0% di presenze di clienti residenti sul totale regionale), Basilicata (88,6%), Abruzzo (86,3%), Marche (82,2%), Calabria (77,8%) e Puglia (76,6%).

Autore: Mauro Antonelli
Data: 18 dicembre 2019

Pesce a tavola: i risultati della survey UNC

pesce

Qual è il comportamento dei consumatori relativo al consumo di pesce? Lo abbiamo chiesto proprio a loro, ai consumatori, invitandoli a rispondere alla survey Pesce a tavola: quali abitudini?’ lanciata dall’UNC sul sito www.consumatori.it e sui suoi canali social.

Dall’indagine, realizzata con la collaborazione di Assoittica, l’Associazione Nazionale delle Aziende Ittiche, è emerso che proprietà benefiche (70% delle risposte) e piacere per il palato (66%) sono le principali ragioni che spingono i consumatori a mangiare pesce, la cui scelta di acquisto, con preferenza per quello fresco, dipende principalmente dalla provenienza (66%) e dall’aspetto (63%).  

Entrando nel vivo dello studio, quasi la metà dei consumatori dichiara di mangiare pesce due/tre volte alla settimana e il 32% una volta a settimana, con un’importante preferenza per il pesce fresco (61% delle risposte), seguito dal pesce congelato/surgelato (35% delle preferenze).

Tra le motivazioni principali nel consumo di pesce, troviamo le proprietà benefiche di questo alimento, evidenziate dalle donne ancor più che degli uomini (74% vs 66% delle risposte), seguite dall’aspetto, mentre la medaglia di bronzo va al prezzo (quasi il 50% delle preferenze).

Proseguendo nell’analisi dei dati, il costo (indicato da 32 consumatori su 100) e il poco tempo a disposizione da dedicare alla preparazione di questo alimento (31% delle scelte) sembrano rappresentare un freno ad un consumo maggiore di pesce. Un dato questo che evidenzia come prezzi e tempo siano due variabili che oggi più che mai incidono fortemente sul comportamento di consumo delle persone.  Sempre il prezzo conquista il podio, al terzo posto con quasi il 50% delle preferenze, tra le variabili che maggiormente orientano le scelte di acquisto.

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Autore: Sonia Galardo
Data: 18 dicembre 2019

L’esperto risponde su… costi di ricarica

Ho fatto una ricarica di 10 euro al telefono ma il credito è di 9, come è possibile? Non avevano tolto i costi di ricarica?

Stiamo ricevendo molte segnalazioni relative a questa problematica dove le società stanno arbitrariamente attivando, al momento della ricarica, dei servizi aggiuntivi non richiesti dal consumatore. Stiamo monitorando il comportamento delle aziende e stiamo valutando come procedere. 

Vi consigliamo di attivarvi inoltrando un formale reclamo chiedendo la restituzione dell’importo. L’importo addebitato in ricarica è ingiustificato in quanto il servizio non è richiesto volontariamente dal consumatore.

Autore: Unione Nazionale Consumatori
Data: 18 dicembre 2019

Osteoporosi: 10 idee smart per prevenirla

Cosa accomuna il 33% delle donne e il 20% degli uomini italiani over 50? L’osteoporosi, una delle patologie più comuni tra la popolazione (con ben 5 milioni di casi diagnosticati) e anche una di quelle in costante aumento. Un’avanzata silenziosa su cui riaccende ogni anno i riflettori la Giornata mondiale dell’osteoporosi, che si celebra il 20 ottobre e che è stata voluta dall’OMS proprio per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su questa diffusa patologia e sull’importanza della prevenzione.

Sono due gli “ingredienti” della ricetta ufficiale per prevenire l’osteoporosi: corretta alimentazione e regolare attività fisica. Ma in Italia lo scenario è preoccupante: gli italiani sono molto sedentari e nella loro dieta non c’è abbastanza calcio, il minerale anti-osteoporosi per eccellenza.

Inoltre, la moda delle diete sbilanciate, l’eccessivo consumo di prodotti integrali, di caffè, tè e alcolici, l’eccesso di sale, la ricerca di acqua a basso contenuto di sali minerali, e i bassi consumi di prodotti lattiero-caseari stanno peggiorando la situazione e stanno accrescendo il rischio di osteoporosi.

Un’efficace strategia di prevenzione dell’osteoporosi non può prescindere, dunque, dalla corretta alimentazione, dall’assunzione di acqua ricca di sali di calcio  con la giusta quantità di prodotti lattiero-caseari.

5 VALIDI MOTIVI PER CUI I PRODOTTI LATTIERO-CASEARI  SONO FONDAMENTALI NELLA PREVENZIONE DELL’OSTEOPOROSI

  1. I prodotti lattiero-caseari, insieme all’acqua, sono la più importante fonte alimentare di calcio, il minerale anti-osteoporosi per eccellenza. Invece, quando con la dieta non si assume abbastanza calcio, l’organismo lo va a “pescare” nelle ossa, rendendole così più fragili.
  1. I prodotti lattiero-caseari apportano un calcio dall’elevata biodisponibilità, molto più facile da assimilare rispetto a quello presente negli alimenti vegetali. Merito del rapporto ottimale tra calcio e fosforo, dell’assenza di antinutrienti (come l’acido fitico), presente in molti ortaggi, come spinaci e pomodori, e nei legumi) e della presenza di vitamina D che ne facilita l’assorbimento osseo.
  1. I prodotti lattiero-caseari sono indispensabili per “farsi le ossa”, perché permettono il corretto sviluppo dello scheletro e la crescita. Consumarne pochi oppure eliminarli dall’alimentazione, in gravidanza o durante la crescita, può compromettere lo stato di nutrizione, provocando deficit di molte sostanze (come fosforo, magnesio, zinco, vitamina A, riboflavina, vitamina B12) e avere ripercussioni negative sulla salute.
  1. I prodotti lattiero-caseari sono un’importante fonte di proteine di alta qualità, indispensabili per la salute ossea, e senza effetti negativi collaterali. Lo si evince dal documento di consenso elaborato da ESCEO (The European Society for Clinical and EconomicAspects of Osteoporosis, Osteoarthritis and MusculoskeletalDiseases) e IOF (International Osteoporosis Foundation) che, dopo una revisione sistematica della letteratura, ha sottolineato i benefici sulla salute scheletrica di un adeguato introito dietetico di proteine di qualunque origine e la mancanza di evidenze che il carico acido derivante dal consumo di proteine, specialmente animali, sia associato a un aumentato rischio di osteoporosi o frattura, come spesso invece paventato dai detrattori del latte vaccino.
  1. Lo yogurt aiuta a combattere i disturbi gastrointestinali che possono aumentare il rischio di carenze di calcio, di osteoporosi e di fratture, soprattutto in chi soffre di intolleranze alimentari. La celiachia e altri disturbi a carico dell’apparato gastrointestinale possono causare problemi nell’assorbimento dei nutrienti contenuti negli alimenti. Questo predispone a maggiori rischi di deficit di calcio e aumenta quindi il rischio di osteoporosi e di fratture. In queste situazioni lo yogurt si rivela un alimento molto utile, perché, essendo ben accettato dall’organismo, garantisce un adeguato apporto di calcio e di vitamina D anche a chi soffre di intolleranze alimentari.

Ma come inserire i latticini in una corretta alimentazione e rispettare le 3 porzioni giornaliere di latte o yogurt e le 3 porzioni settimanali di formaggi suggerite dalle Linee guida per una sana alimentazione italiana? Oltre alle modalità classiche di consumo (come fare colazione con latte o yogurt, scegliere come snack un bicchiere di latte o uno yogurt da bere, pranzare con un piatto di formaggi)

10 SOLUZIONI SMART PER ASSUMERE PIÙ CALCIO OGNI GIORNO

  1. Mettere 125 ml di latte nel frullato di frutta fresca → 150 mg di calcio
  2. Condire la pasta con 2 cucchia di robiola → 176 mg di calcio
  3. Accompagnare la bistecca con 3 cucchiai di salsa allo yogurt → 85 mg di calcio
  4. Farcire il panino al prosciutto crudo con 60 g di formaggio spalmabile → 66 mg di calcio
  5. Spolverare 1 cucchiaio di grana sulla pasta → 117 mg di calcio
  6. Aggiungere 1 vasetto di yogurt all’insalata di frutti di bosco → 120 mg di calcio
  7. Completare l’insalata di pomodori con 30 g di mozzarella a dadini → 105 mg di calcio
  8. Insaporire le verdure alla griglia con 30 g di scamorza a fettine → 154 mg di calcio
  9. Gustare l’aperitivo con un bocconcino da 30 g di pecorino → 182 mg di calcio
  10. Arricchire l’insalata di riso con 30 g di provolone → 216 mg di calcio

Autore: Unione Nazionale Consumatori in collaborazione con Assolatte
Data: 18 dicembre 2019

Quando gli animali diventano troppi?

Gli animali d’affezione possono essere compagni di vita ideali per l’uomo, che a sua volta può assicurare loro le risorse necessarie a sostentamento, cure e socializzazione. Il ‘meccanismo’ di una buona convivenza, però, si inceppa nei casi in cui il numero di animali detenuti in casa supera la capacità di gestione da parte del proprietario, sfociando in vero e proprio accumulo di animali.

Nelle situazioni più gravi, quest’ultimo può essere accusato del reato di abbandono.

Come si passa dall’affetto all’accumulo di animali?

Alcune persone confondono l’obiettivo di dare rifugio, ospitalità e protezione con l’esigenza di soddisfare il proprio bisogno di possedere animali e di controllarli. Questo bisogno rende secondarie le esigenze degli animali, finendo per incidere negativamente sul loro benessere e la loro salute.

L’impossibilità di garantire a tutti gli animali un trattamento adeguato, infatti, spesso associata proprio al sovraffollamento e al conseguente degrado delle condizioni igieniche ambientali, finisce per causare disagi e sofferenze.

In molti casi, queste situazioni restano confinate all’interno di appartamenti o altro tipo di abitazioni, nelle quali non viene fatto entrare nessuno e dalle quali agli animali non è consentito di uscire.

Quando il peggioramento progressivo dello stato sia degli animali sia dei luoghi arriva a produrre effetti di disturbo verso l’esterno, percepiti dai vicini, scattano le segnalazioni e i conseguenti accertamenti da parte delle autorità sanitarie. Così il problema emerge.

Accumulo di animali: un problema di rilevanza civile, penale e sociale

Gli odori e i rumori causati dagli animali nei contesti condominiali, quando superano la normale tollerabilità, sono considerati “immissioni” e chiunque ne sia causa può essere chiamato a risponderne, obbligato a farli cessare e a risarcire eventuali danni (art. 844 c.c.).

Qualora si riscontri che tali immissioni derivano dalla presenza di un grande numero di animali (a volte anche di più specie diverse), letteralmente “accumulati” in spazi abitativi inadeguati e, per questo, incompatibili con la loro natura ed etologia e causa di gravi sofferenze, il responsabile può essere denunciato per “abbandono” di animali.

Il codice penale, infatti, considera tale anche la detenzione di animali domestici nelle condizioni sopra descritte (art. 727 c.p.).

La punizione è severa, può essere l’arresto fino ad un anno o l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Inoltre, si rischia la confisca degli animali.

Proprio di recente, la Corte di Cassazione ha confermato la pena per abbandono a una donna, che deteneva 33 gatti in appartamento, in pessime condizioni igieniche e costringendoli a una vita assolutamente inadatta alle loro esigenze di felini domestici (sentenza n. 1510/2019). I gatti sono stati confiscati.

Le vittime sono sia gli animali sia le persone

L’incapacità di una persona di accudire gli animali di cui si circonda, di tenerli puliti, di curarli e alimentarli adeguatamente è la causa del disagio e della sofferenza degli animali, ma anche il segnale di un profondo disagio della persona stessa.

Spesso, la perdita del controllo della situazione dipende dal fatto che non si riesce a percepirla come problematica. Questo, a sua volta, può derivare da disturbi psichici e comportamenti compulsivi.

La legge punisce chi causa sofferenze agli animali, ma in questi casi la repressione penale non basta, se non si risolve anche il problema sociale.

Autore: Paola Fossati (animalidacopagnia.it)
Data: 16 dicembre 2019

I migliori deumidificatori per affrontare l’inverno

L’umidità in casa è certamente fastidiosa tutto l’anno, ma è in inverno che provoca i disagi maggiori. Biancheria che non asciuga mai, sensazione di freddo intenso anche con il riscaldamento a pieno regime, formazione di muffa e condensa: tutti segnali che il tasso di umidità è troppo alto.

Poiché l’umidità in eccesso può portare anche a problemi respiratori, meglio attrezzarsi con un deumidificatore per mantenere sotto controllo la percentuale di vapore acqueo nell’aria. Con l’aiuto di QualeScegliere.it abbiamo analizzato i tipi di deumidificatore in commercio, i vantaggi e svantaggi di ciascuna tipologia e quali sono le applicazioni giuste per ciascuna di esse.

Deumidificatore a condensazione

La più classica delle tipologie è quella a condensazione: la “cattura” dell’umidità avviene sfruttando il principio della condensazione, vale a dire la naturale tendenza del vapore acqueo a tornare allo stato liquido a contatto con una superficie fredda.

Questo tipo di deumidificatore è dotato di un compressore che raffredda un liquido refrigerante immesso in una serpentina, che diviene dunque fredda. Una ventola forza il passaggio dell’aria attraverso la serpentina e qui il vapore acqueo si condensa e viene convogliato nella tanica di raccolta. Un successivo passaggio dell’aria attraverso una seconda serpentina calda fa in modo che il flusso in uscita non sia freddo ma a temperatura ambiente, con una variabilità massima di 2 °C.

Deumidificatore ad essiccazione

Una tipologia di più recente introduzione prevede l’imprigionamento dell’umidità per adsorbimento, cioè imprigionando le particelle di acqua tra i pori di un disco in zeolite, materiale noto per questa sua caratteristica.

In questo caso l’aria viene convogliata attraverso un disco realizzato in questo materiale, che però raggiunge in fretta la saturazione: per questo il disco ruota esponendo progressivamente al flusso d’aria sezioni non sature, mentre quella saturata viene asciugata dal passaggio accanto a una serpentina calda. L’acqua confluisce nella tanica di raccolta e l’aria torna nell’ambiente leggermente riscaldata.

Deumidificatore termoelettrico o Peltier

Questo terzo tipo di deumidificatore è in realtà molto diverso dagli altri due poiché è adatto solo ad ambienti molto piccoli, come cabine armadio e sgabuzzini, e a tassi di umidità non eccessivi.

Il principio fisico sfruttato è l’effetto Peltier, ovvero la possibilità di convertire un flusso di corrente elettrica in un differenziale di temperatura. Il modulo di Peltier interno al deumidificatore si compone di due piastre di metalli diversi attraversate dall’elettricità: una delle due si raffredda, dando luogo alla condensazione e raccolta dell’umidità, l’altra si scalda e il suo calore viene dissipato attraverso un semplice dissipatore uguale a quelli usati per raffreddare i processori nei PC.

Qual è la migliore tipologia di deumidificatore?

Ciascuna delle tipologie che abbiamo illustrato presenta vantaggi e svantaggi. Per semplicità proviamo a riassumerli tutti in una tabella:

La comparazione rende evidente in primo luogo la grande differenza nelle prestazioni tra le due tipologie “principali” e i deumidificatori termoelettrici o Peltier: con una capacità deumidificante così bassa è naturale che non siano adatti ad altro che piccoli e piccolissimi spazi e a livelli di umidità non eccessivi.

I deumidificatori a condensazione sono ancora i più comuni, pertanto il range di prezzo è così ampio come illustrato in tabella, ma presentano qualche limite. A causa della presenza del compressore il peso e le dimensioni di questi apparecchi sono notevoli, dunque gli eventuali spostamenti da una stanza all’altra possono essere molto scomodi: si può prediligere un modello a condensazione se si ha bisogno di deumidificare un singolo locale della casa. La temperatura di esercizio, ovvero quella a cui il deumidificatore funziona correttamente, non scende sotto i 15 °C, temperatura alla quale si può formare ghiaccio sulla serpentina e diventa necessario per la macchina investire più energia nello sbrinamento che nella deumidificazione. Non si tratta dunque di modelli adatti a stanze fredde quali possono essere cantine o stanze non riscaldate.

I meno diffusi deumidificatori ad essicazione hanno alcuni vantaggi. Sono notevolmente più leggeri e quindi più adatti all’utilizzo in locali diversi, sono più silenziosi perché privi di compressore e sono più efficaci nell’asciugatura della biancheria, dato che emettono aria leggermente più calda rispetto all’ambiente. Inoltre non patiscono il freddo e funzionano correttamente anche a temperature prossime allo zero: perfetti dunque per i locali più freddi.

Per quanto riguarda l’apparente divario nella capacità deumidificante dei modelli ad essiccazione e a condensazione, dobbiamo fare un chiarimento: nel caso dei primi la stima è infatti piuttosto precisa, mentre quella dei deumidificatori a condensazione è riferita a condizioni se vogliamo un po’ estreme, ovvero un tasso di umidità dell’80% a 30 °C. Questa stima va dunque corretta in base alle reali condizioni di utilizzo: il più delle volte la temperatura sarà intorno ai 20 °C. Correggendo dunque le stime di fabbrica al ribasso di un 30-40% si otterrà una deumidificazione ipotetica più vicina alla realtà e potremo constatare come non ci sia un grande divario con i cugini ad essiccazione.

Quale deumidificatore per quale stanza?

Con le informazioni fin qui esposte dovrebbe essere semplice scegliere il deumidificatore più adatto a seconda delle proprie esigenze. Offriamo comunque un ulteriore specchietto che chiarisca quale debba essere la prima ed eventualmente la seconda scelta di deumidificatore in base al locale dove lo si dovrà utilizzare:

Qual è il livello di umidità ideale?

Il livello di umidità ideale per il nostro comfort dipende dalla temperatura dell’ambiente: secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) non dovremmo mai vivere al di sotto del 20% e al di sopra dell’80% di umidità. Questa tabella illustra efficacemente la corrispondenza ideale tra temperature e umidità secondo la prestigiosa organizzazione:

Questa rubrica è stata realizzata in collaborazione con QualeScegliere.it, sito che mette a disposizione strumenti utili e pratici da consultare per aiutare i consumatori nella scelta fra oltre 430 categorie di prodotti.

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Autore: Unione Nazionale Consumatori in collaborazione con Qualescegliere.it
Data: 16 dicembre 2019